Future Kick (1991)

kinopoisk.ru

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Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
L.

La nostra realtà, ahinoi, è ormai costellata da dipendenze brutte brutte: c’è chi ha un conto in sospeso con la bilancia non riuscendo a privarsi di leccornie ad ogni ora del giorno, c’è chi fatica a uscire dal tunnel delle sostanze stupefacenti, c’è chi ha fatto della nicotina la sua compagna di vita. E poi c’è chi, come il sottoscritto, ha un rapporto morboso con i filmacci. Talmente morboso che anche i buoni propositi vanno spesso a farsi benedire: è il caso di quel «Non vedrò mai più film con Don “The Dragon” Wilson» pronunciato in tempi non sospetti.
Ma quando ti trovi davanti un titolo come Future Kick non è facile resistere: le facoltà mentali si ottenebrano, la salivazione si azzera, le vene pulsano…e dopo pochi secondi ti ritrovi come inebetito davanti allo schermo. È andata proprio così. Ed è andata male.

futurekick_a

Scopriamo il, anzi, i perché: una voce fuori campo ci parla di un futuro in cui sono state costruite colonie sulla Luna perché la vita sulla Terra, tra guerre e violenze, è sempre più ardua ed è in mano a strutture di stampo fascista chiamate Corporazioni, Corporazioni che, per mantenere l’ordine, hanno creato dei cyborg con tanto di sentimenti (noti come “cyberon”) che ora sono perseguitati e fuorilegge perché resisi conto che il vero problema sono le Corporazioni stesse.
Mentre apprendiamo tutto ciò e scorrono immagini a dir poco amatoriali per cui la base sulla Luna sembra fatta (sembra?) con le Lego e le immagini della galassia provocano brividi di puro terrore nella famiglia Angela, i vari Blade Runner, Robocop, Terminator, Atto di forza si stanno rivoltando nella bobina. Massima solidarietà da parte mia. Ma cercate di solidarizzare anche con me che mi devo beccare un Wilson protagonista nelle vesti di Walker, l’ultimo cyberon ancora esistente.

Ancora esistente perché siamo sì in un futuro con colonie spaziali e cyborg ma, incredibilmente, i poliziotti che lo inseguono per accopparlo lo fanno con auto talmente antiquate da far credere che ad un certo punto vi scenda Dick Tracy e usano le armi con parsimonia preferendo le buone vecchie arti marziali in cui il nostro eccelle. Quando si dice avere un gran bel budget. Per fortuna il budget non ha impedito al fantasioso regista di tinteggiare il notevole personaggio di Howard, che non è il papero che salverà il mondo non possedendone la statura e il carisma.
Ho detto tanto ma non tutto: il tizio in questione sta indagando sulla New Body, una società di chirurgia genetica che per rifornirsi di organi si avvale addirittura dei servigi di un serial killer che estrae i cuori alle sue vittime per rivenderli. Peccato che il buon Howard intervalli un’ispezione meritoria ed ineccepibile dal punto di vista etico frequentando strip, bordelli e bettole, andando a prostitute, scommettendo clandestinamente, assistendo a spettacoli dove chi perde muore. C’era una volta la coerenza.

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In questo apocalittico futuro devono averne perse le tracce. Così, quando il serial killer citato in precedenza, lo fa fuori, lo spettatore vive un piccolo dramma: meno Howard si traduce in meno tette per tutti. Difficile non sentire un groppo in gola. E il dramma lo vive anche la moglie del defunto (tale Nancy), sì, lo so cosa state pensando, è la moglie più cornutazza della storia, più di quelle che condividevano col faraone migliaia di schiave sessuali, embè? Magari cerca l’assassino per complimentarsi.
In ogni caso, come in quasi tutti i film targati Wilson, la trama precipita in un gorgo da cui fatica ad uscire trascinandosi blandamente nei minuti a venire: la consorte-cervo gira qua e là senza costrutto, il serial killer la pedina uccidendo con metodi anche fantasiosi (decapitazione tramite scalette, vi gusta?) ma senza un perché, il nostro dragone si cimenta in risse imbastite giusto per fargli dare qualche “future kick”. Insomma, nulla di ciò che accade costituisce un reale progresso nella visione, nemmeno gli onnipresenti spogliarelli che senza il compianto Howard che si lecca i baffi hanno perso il loro lato poetico.

Quando finalmente avviene il contatto tra Walker e Nancy, che lo ingaggia come cacciatore di taglie, quella sensazione di “troppo tardi” resta appiccicosa sulla pelle anche se il regista ci prova a fornire qualche scossone all’assopito spettatore come quando si scopre che lo scagnozzo del serial killer (uno svalutatissimo Chris Penn) è un cyborg. Oibò, che colpo di scena, ora sono tutt’occhi. Non l’avessi mai fatto: poco dopo, in virtù di un racconto di Wilson, scorrono immagini di una battaglia spaziale, immagini a dir poco raffazzonate che sembrano frutto di un “copia & incolla” da Guerre stellari. Ormai potevano infilarci anche un Jabba the Hutt, un Chewbecca e simili. Invece no. Dobbiamo sorbirci The Dragon e un  finale che lascia interdetti (non saprei dire se in positivo o negativo) ma che in ogni caso non riesce a celare una sensazione di malessere. Insomma, anno nuovo… vita vecchia. Vecchi filmacci, vecchio Wilson, vecchie dipendenze. Sigh.

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

– Altri post di Willy l’Orbo:

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13 risposte a Future Kick (1991)

  1. Cassidy ha detto:

    Si può fare tutto, tranne smettere di guardare filmacci, quello proprio non si può 😉 Cheers!

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  2. Denis ha detto:

    Grazie della citazione,volevo diventare un’occulto supersovrano,Chris Penn era Jagger nell’orrendo fim di Kenshiro,ma il film è ambientato in Florida? ^_^

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      In questa rece tra l’altro ho citato diversi film grandiosi…il tutto per descrivere quella porcheria che è Future Kick…direi che li ho decisamente “sprecati” visto l’utilizzo!

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      • Giuseppe ha detto:

        Però hai incuriosito anche me, Willy, tanto che ho voluto dare un’occhiata almeno ai minuti iniziali oltre che a quel collage di battaglie spaziali, e ti posso dire che alcune scene a basso budget decenti -pur se montate male- sono prese di peso da “Il pianeta del terrore” di Bruce Clark e da “I magnifici sette nello spazio” di Jimmy Murakami (ad esempio, la breve sequenza di assemblaggio degli androidi: chi non avesse mai visto il film di Murakami potrebbe forse credere che si stiano davvero assemblando dei cyberons “originali”. E di sicuro questo giochetto sarà stato ripetuto più di una volta, magari con ritagli di un altro titolo ancora): produzioni cormaniane quindi tutto in famiglia, è il caso di dire 😉
        Quanto al serial killer:
        “Non cominciamo a criticare, perché nel lavoro che faccio io ci metto sempre il cuore, capito? Sì, va bene, non il MIO, ma adesso non è che ci dobbiamo sempre attaccare ai dettagli!”
        (Dopo aver eliminato Howard): “Alla fine ti ho fatto ritrovare la coerenza, sbirro: adesso sia tu che la tua indagine siete proprio andati a finire insieme a puttane… AHAHAHAH! E adesso seguimi, scagnozzo cibernetico, che mi servi per il colpo di scena”
        (Escono dal personaggio) Penn : “Ah, perché ci sono rimaste ancora delle scene? Nostre, intendo, originali, non prese da altri film! Questo sì che sarebbe un bel colpo”
        Lottimer: ” Chris, qui si va al risparmio: se non fanno il copia & incolla poi non rimangono più i soldi per pagare Don!”
        Penn: “Ah, adesso si spiegano un sacco di cose: le basi lunari Lego, le macchine di Dick Tracy, le “galassie” ruspanti…” 😀

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Giuseppe raddoppia: oltre alla “controrecensione” anche dettagli sul dietro le quinte dell’immonda produzione! E il fatto di averti portato a vederne anche solo pochi minuti…mi fa gonfiare il petto per l’orgoglio 🙂

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      • Giuseppe ha detto:

        E non escludo, un giorno, di vedermelo per intero… giusto per andare a caccia di tutti quei “ritagli” rubati che, da soli, sono migliori del film vero e proprio 😉

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