The Naked Prey (1965) La preda nuda

preda-nudaIl ciclo “Hounds of Zaroff” vede anche operazioni davvero curiose, dove cioè la caccia all’uomo non è organizzata da un riccone eccentrico bensì da un intero popolo.
Non sarà forse un titolo troppo attinente, ma mi piace parlare di questo strano The Naked Prey, prodotto, diretto e interpretato dal divo degli anni Quaranta Cornel Wilde.

Il variopinto inizio dei variopinti titoli di testa

Il variopinto inizio dei variopinti titoli di testa

Presentato al San Sebastian Film Festival il 3 giugno 1965 ed uscito in patria il 23 marzo 1966, il film sbarca sugli schermi italiani il 13 giugno 1966 con il titolo La preda nuda: un titolo decisamente ammiccante quanto fuorviante.
Arriva nelle TV locali dal 29 aprile 1981 e non ho trovato tracce di distribuzione in VHS. La A & R Productions lo porta in DVD dal 21 luglio 2016 e la Golem Video lo ristampa – promettendo una rimasterizzazione in HD – dal 22 febbraio 2017.

Tipico safari bianco

Tipico safari bianco

Il film è in pratica muto: a parte le poche parole scambiate dai protagonisti senza nome, quei pochi dialoghi che servono alla storia… si eseguono a gesti!
C’è un safari in Sud Africa e ovviamente gli occidentali non hanno alcun riguardo per le usanze di quei selvaggi che vivono nudi in situazioni primitive: non stupisce che questo indispettisca il capo (Ken Gampu), che ordina un massacro.
Uccisi in strani e sadici modi tutti i bianchi, perché non volevano partecipare all’usanza del sacrificio rituale di un animale, rimane solo uno in vita (Cornel Wilde) a cui è riservato il gioco più divertente per i guerrieri: la caccia all’uomo.

Tu corri corri, noi insegue insegue, poi uccide uccide

«Tu corri corri, noi insegue insegue, poi uccide uccide»

Lasciato nudo nell’Africa selvaggia, il protagonista dovrà sopravvivere in un ambiente ostile senza alcun aiuto e soprattutto sfuggire ai cacciatori che il capo tribù – novello Zaroff – gli ha sguinzagliato contro.
Strizzando entrambi gli occhi a Tarzan, molto di moda all’epoca, il film è un classico survival dove il protagonista bianco alla fine capisce e rispetta i selvaggi e tutti sono più buoni.
Di avventura non ce n’è molta, più che altro presenta le solite scene esotiche di animali selvaggi che tanto piacciono agli spettatori tarzanidi.

Quando vai per giungle, è un attimo che diventi Tarzan

Quando vai per giungle, è un attimo che diventi Tarzan

Il successo del kolossal Zulu (1964) era ancora forte e molte sequenze possono esserne considerate figlie, ma alla fine a forza di strizzare gli occhi il regista e protagonista è rimasto cieco: cita, cita… ma Tarzan quando arriva?
Poca avventura o semplicemente un prodotto molto datato, semmai davvero all’epoca sia stato apprezzato. Il conte Zaroff si fa una risata in faccia al capo tribù…

L.

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6 risposte a The Naked Prey (1965) La preda nuda

  1. Cassidy ha detto:

    Leggendo mi sono ritrovato a pensare proprio a quel pietrone miliare di “Zulu”, poi sono arrivato all’ultimo capitolo in cui lo hai citato, come direbbe la socia di Tarzan 😉 Cheers

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  2. Giuseppe ha detto:

    Con “cita, cita… ma Tarzan quando arriva?” posso solo inchinarmi in segno di grande rispetto e ammirazione 😉
    E, citando:
    Capo tribù: “Allora, capito istruzioni? Tu in PERICOLO, SA, ma non dice niente… è PARTITA tua lingua, per caso?”
    Wilde: “Non sono sicuro di aver sentito bene…”
    Capo tribù: “COSACCOsa? Ma io CON TE ha parlato RUSSO, forse? Non è che tu prova a ridertela sotto BAFFI, eh?” 😀
    P.S. Cornel Wilde ha avuto anche a che fare con i Gargoyles, in un interessante e omonimo film tv del 1972…

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Onorato di averti divertito e sì, ho scoperto che l’attore ha fatto un mare di roba dagli anni ’40 in poi, sebbene non ricordi di averlo mai visto.

      "Mi piace"

      • Giuseppe ha detto:

        In effetti, nonostante quella moltitudine di titoli, credo che dalle nostre parti sia riuscito a “bucare lo schermo” assai meno (ovviamente Gargoyles non fa testo, non essendo mai arrivato in Italia) rispetto ad altri illustri colleghi. Io, per dire, lo ricordo più per alcune sue regie -comprese quelle dove dirigeva e basta senza recitare, come il post-apocalittico “2000: la fine dell’uomo”- che non per tutto il resto…

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