Arrival (2016) Supposte nel cielo

arrivalChe emozionante Interstellar (2014), me lo sono rivisto per riammirare le lente immagini di grandi cieli e le inquadrature tristi dai colori virati come piace ai grafici fighetti, il tutto avvolto nel flautato abbraccio della musica di Hans Zimmer che imita Philip Glass che rende straziante ogni minuto e, seguendo la sceneggiatura, annulla lo spazio ed il tempo e tutto diventa circolare.
Però questa nuova visione di Interstellar ha avuto un difetto: non so per quale ragione ci sia scritto Arrival, forse è un errore di battitura…

Perché su Interstellar c'è scritto Arrival?

Perché su Interstellar c’è scritto Arrival?

Che intrigante Epoch (2001), me lo sono rivisto per rigustarmi l’idea di strane entità aliene che si presentano sulla Terra con titaniche strutture oblunghe, che appaiono in varie parti del mondo con il loro messaggio imperscrutabile. Malgrado non rappresentino una concreta minaccia gli equilibri politici del nostro bellicoso pianeta vanno in tilt e appena si sa che i cinesi vogliono bombardare una di queste strutture l’esercito americano entra in allerta: gli alieni non hanno fatto nulla eppure la guerra sta per scoppiare da sola. Una nascita aiuterà a capire il mistero.
Però questa nuova visione di Epoch ha avuto un difetto: non so per quale ragione ci sia scritto Arrival, forse è un errore di battitura…

Perché su Epoch c'è scritto Arrival?

Perché su Epoch c’è scritto Arrival?

Che strano, ho visto due film ma il tempo trascorso corrisponde solo ad uno: che io sia entrato in un loop temporale e ci sia qualcuno che mi parla dalla biblioteca di casa?
Ah, mistero risolto: non ho visto due film, ho visto un solo film che li ricalca entrambi. Indovinate come si intitola?

Com'è che si intitola 'sto film?

Com’è che si intitola ‘sto film?

Non sono un fan del canadese Denis Villeneuve, ma come regista è impeccabile: a parte una lunghezza di tempi che sfida i maestri asiatici, crea prodotti che non esito a definire esteticamente perfetti. Il problema sono le storie, la cui scelta è la parte che più detesto del regista.

arrival_dIl suo Arrival – dal 19 gennaio 2017 nei cinema italiani (fonte ComingSoon.it) – è sceneggiato dal discutibilissimo Eric Heisserer – “colpevole” di Final Destination 5 (2011) ma soprattutto di quell’orripilante orripilantezza de La cosa (2011) – che adatta per lo schermo il racconto Storia della tua vita (Story of Your Life, 1998) di Ted Chiang, raccolto in Italia nell’antologia Storie della tua vita (Stampa alternativa & Graffiti 2008; Frassinelli 2016). Per una splendida analisi del testo di Chiang vi rimando subito al blog Storie da birreria.
Già il Moro del citato blog identifica alcune dotte “ispirazioni” del racconto, ed io non escludo che il citato Epoch abbia spiluccato dal testo di Chiang…
A tal proposito vi ricordo che il citato blog ha anche recensito il film.

Costipato dalla fantascienza moderna? Suppostone dal cielo per te! (Photo by Jan Thijs © 2016 Paramount Pictures)

Costipato dalla fantascienza moderna? Suppostone dal cielo per te!
(© 2016 Paramount Pictures)

Il compositore non è Zimmer/Glass bensì l’islandese Jóhann Jóhannsson, fidato collaboratore del regista, che al contrario degli altri film qui ricalca nota per nota Zimmer/Glass e per tutta la lunga (e non sempre motivata) durata del film ci strazia il cuore con una musica perfetta che pecca solo di furberia, visto che è troppo forte la scopiazzata da Interstellar.

Da una versione alternativa del film...

Da una versione alternativa del film…

Mentre la musica ci riempie le orecchie vediamo la dottoressa Louise Banks (la sempre brava Amy Adams, che ho apprezzato recentemente in Animali notturni) che viene incaricata di tradurre i messaggi alieni di una razza che è venuta a trovarci, con astronavi oblunghe a forma di supposta che seguono fedelmente tutto quanto già visto in Epoch: quando il cinema di serie A copia dal cinema di serie Z, allora sì che è la fine del mondo…

Forest Whitaker fa Forest Whitaker e forestwhitakereggia in giro: facciamo finta che non l’abbiamo visto, così magari se ne va.

Aspettate... ma stiamo ancora girando Star Wars: Rogue One? (Photo by Jan Thijs © 2016 Paramount Pictures)

Aspettate… ma stiamo ancora girando Star Wars: Rogue One?
(Photo by Jan Thijs © 2016 Paramount Pictures)

Se almeno il racconto originale – stando all’analisi del Moro che vi ho citato – inseriva un elemento intrigante tipico della fantascienza hard, cioè l’analisi tecnica che magari a molti lettori non può piacere – in questo caso l’accurata analisi del linguaggio alieno e i tentativi di decifrarlo – nel film non gliene frega niente a nessuno: l’amore è universale e non ha bisogno di decifrazione, così è più importante mostrare gli occhioni languidi della dottoressa Banks sullo sfondo di infinite sequenze inondate da musica d’organo. Gli alieni fattoni e i loro sbuffi di fumo sono puro onanismo grafico, quello che piace ai grafici fighetti che amano le belle immagini anche se non significano una mazza.
Bei paesaggi, colori di moda, lunghe immagini struggenti, tutto reso esteticamente perfetto. Ma tutto pura apparenza inconsistente ed eterea: non è un film, è uno slideshow dei possibili filtri grafici da applicare a delle sequenze video…
La sostanza c’è, ma è un briciolo di materia immerso in un oceano di pura apparenza superficiale: purtroppo è questo che va di moda…

Questo ideogramma significa: «Rollane un'altra, sorella» (Photo by Jan Thijs © 2016 Paramount Pictures)

Questo ideogramma significa: «Rollane un’altra, sorella»
(Photo by Jan Thijs © 2016 Paramount Pictures)

Al di là della puntigliosità del Zinefilo, Arrival è un godibile film intimista, con un’attrice bravissima e bravi attori che ogni tanto appaiono in video senza avere molta importanza. È un “harmony di fantascienza” ma non lo dico come offesa: prendo semplicemente atto che il genere è storicamente una tappezzeria per altri generi, e che negli ultimi anni va di moda la fantascienza rosa.
Arrival è un film che parla dei sentimenti della dottoressa Louise Banks, delle sue emozioni e del concetto del suo tempo, sullo sfondo di un qualcosa che qualcoseggia in lontananza, sfocato e misterioso. Se Interstellar faceva finta di parlare di viaggi spaziali, interessato in realtà solo all’amore e alle emozioni del protagonista, se Passengers ha tentato di spacciare per thriller fantascientifico la più sdolcinata e zuccherosa delle love story, Arrival almeno è onesto: non gliene frega niente della fantascienza, ciò che conta è la resa grafica delle emozioni che esplodono nel cuore della protagonista.
E, ripeto, non lo dico come critica: è semplicemente un dato di fatto.

Ho tradotto il loro messaggio, dice «Leggete il Zinefilo!»

Ho tradotto il loro messaggio, dice «Leggete il Zinefilo!»

Epoch, pur se girato coi piedi e con attori traballanti, pur se un filmetto di infima categoria, è fantascienza allo stato puro, di stampo classico e godibilissimo: Arrival è la stessa identica storia che però è girata decisamente meglio e piena di sentimenti intensi: sta allo spettatore decidere se gli interessa l’argomento. Però nessuno lo informa, lo spettatore, perché se no si capisce che è una scopiazzata furbetta: a questo pensa il Zinefilo!
I trailer assolutamente ingannevoli che girano sicuramente non sono onesti: sembra quasi un film di fantascienza…

L.

Vi ricordo anche l’imperdibile recensione della Bara Volante.

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36 risposte a Arrival (2016) Supposte nel cielo

  1. Cassidy ha detto:

    Ti ho letto con un occhio solo (mezzo chiuso) e ti condivido sulla fiducia, perché ho visto il film ieri, ma devo ancora scriverne, e preferisco buttare giù il commento prima di leggere pareri.

    In ogni caso sappi che ti ho invocato due volte, ad inizio film quando ho detto “Lucius aveva ragione, questo è Epoch”, e a fine film quando ho concluso con “Questa roba a Lucius non è piaciuta sicuro”, mi sa che ci ho preso 😉

    A grandissime linee, esteticamente bellissimo, ma se ti piace l’Hard Sci-fi, questo film ad un certo punto tradisce il concetto, devo dire che il film mi è piaciuto, ma è chiaro che è un compromesso tra Hard Sci-Fi e emozioni da dare in pasto al grande pubblico. Ripasso poi a leggerti come si deve giuro! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha in effetti mi fischiavano le orecchie 😀
      Tolta la maschera da thriller fantascientifico, anche a me è piaciuto in fin dei conti: parla di emozioni talmente intense che di sicuro colpiscono 😉
      Sono curiosissimo di leggerti ^_^

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      • Cassidy ha detto:

        Esatto, bisogna venire a patti con il fatto che ad un certo punto il film lascia i cordoni della fantascienza e inizia a parlare di emozioni, tra oggi e domani butto giù il commento. Cheers!

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      • Evit ha detto:

        Ammiro sempre la tua capacità di analisi di genere.
        Sono andato a vedere questo film come con Rogue One, aspettando di trovare una merda di cui sparlare, invece porca miseria ne sono rimasto molto colpito. Credo che se fossero andati più sulla fantascienza non avrebbe avuto senso di esistere. Definiamo un nuovo genere: fantascienza “ambient”.
        Viullanueavevillevue mi piace! Posso dirlo grazie a questo film, manca meno di un anno alla sua disfatta con Blade Runner, goditelo finché fa film “intimi”, che il polpettone sequel-remake-reboot hollywoodiano lo distruggerà!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        LUI farà Blade Runner 2??? Hai fatto bene ad avvertirmi, così non vedrò neanche il trailer. Farà una fighettata tutta colori a palette pregiate, roba talmente superficiale e priva di spessore che la gente impazzirà: sarà il film dell’anno, altro che critiche 😀

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      • Evit ha detto:

        Sei cattivissimo! Ahah! Però se già non ti piace il primo Blade Runner dovremo incatenarti per il seguito.
        A me preoccupa solamente che il regista non abbia la stessa libertà creativa su un film come Blade Runner, temo infatti che gli studios detteranno legge sul set proponendoci soltanto l’ennesimo “soft-reboot” nostalgico che mi farà incazzare come Episodio 7

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        È sicuro che non lo vedrò mai di mia spontanea volontàA 😀
        Già mi tocca ancora sentire deliri tipo che il primo film è cyberpunk, non voglio neanche pensare alle minchiate osannanti che diranno sul remake: per fortuna dopo un mese non lo ricorderà più nessuno, così mi rilasserò 😛

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      • Evit ha detto:

        È un cyberpunk “light”, “per tutti”… perché il vero cyberpunk solitamente al cinema si traspone malissimo e resta di nicchia (come pure la letteratura eh).

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Poi il cyberpunk ha un difetto grave: è un movimento letterario nato nel 1984 per raccontare storie di computer collegati in rete, craccati da pirati informatici con un proprio slang, mentre Blade Runner è del 1982 e non ha computer nella storia, né rete, né pirati. Ma sono solo pignolerie etrusche 😛
        Attribuire ad un film qualità letterarie, peraltro inesistenti alla sua nascita, è la nuova frontiera della critica osannante 😀

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      • Evit ha detto:

        Si può dire però che l’aspetto estetico della città e degli arredi di Blade Runner siano stati poi la base per le scenografie di gran parte delle trasposizioni cinematografiche del cyberpunk.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Si può dire tutto, e sicuramente il futuro buio e pieno di pubblicità invasiva è diventato canone obbligatorio per qualsiasi film che si svolga nel futuro, ma vederci collegamenti con un movimento letterario brevissimo è dovuto credo al fatto ché la parola “cyberpunk” suoni figa. Tipo distopico, aggettivo che ormai trovi infilato ovunque come una volta era utopico: sono giochi letterari che però hanno poco a che vedere col film.
        Curiosamente non si parla mai del perché si chiama “Blade Runner”… 😛
        http://inviati.altervista.org/Inviati_speciali/dottori_spaziali.htm

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      • Evit ha detto:

        Non sapevo l’origine ma il significato l’avevo capito lo stesso ahah!

        Non dico che sia legato alla letteratura, nata ufficialmente dopo (anche se a livello concettuale già dal 1981-1982), ma che BR l’abbia influenzata visivamente almeno nelle sue trasposizioni cinematografiche questo è, credo, palese. In tal senso BR anticipa alcune cose di contorno del cyberpunk e, per usare un termine brutto, sbagliato e abusato, è veramente un film “visionario”, però chi parla di Cyberpunk di solito lo fa senza averli letti ma fa appiglio proprio a quel generico gusto estetico derivativo visto in decine di film successivi e quindi derivativi, senza la cura per le fonti che invece lo Zinefilo etrusco ha. Io dopo un’intera antologia di Gibson ho deciso che il genere in forma scritta non da per me (questo c’entra niente con Blade Runner ma finisco sempre per ribadirlo)

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        L’esponente più famoso, Gibson appunto, non piace neanche a me, a parte alcune atmosfere. Gli preferisco di gran lunga Rudy Rucker, che in un’intervista polemica disse di aver inventato lui e pochi altri il genere, a cui poi si è agganciato Gibson. (Non saprei, li lascio litigare tra di loro 😛 )
        Un aspetto che mi intriga del genere è il crollo della sacralità del corpo umano, che ho ritrovato descritta alla perfezione nell’universo manga di Alita: il corpo come semplice risultato di innesti era in fondo presente già nel “vero” Blade Runner, ma ovviamente al cinema non rende bene. Splendido il racconto di Rucker in cui prima di trasferire la sua mente in un corpo nuovo comincia a descrivere se stesso al nastro registrato che dovrà poi passare la sua “personalità” al nuovo corpo… scoprendo che l’umanità non è nella fisicità di un corpo…

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      • Evit ha detto:

        Mi hai fatto tornare in mente che Captain America 2 è molto più Cyberpunk di Blade Runner. Questo va detto ai vari critici che parlano di “Blade Runner icona cyberpunk”.

        Se mi capiterà tra le mani darò una chance a questo Rucker proprio perché me lo consigli tu. Di Gibson me ne sono piaciuti pochissimi di quei racconti. Alcuni erano completamente incomprensibili per via di quel gergo inventato ma un po’ sospetto la traduzione italiana. Non li ho mai letti in inglese, magari risulterebbero più digeribili in lingua originale. Alla fine me ne sono rimasti in memoria pochissimi e due dei tre memorabili sono rimasti impressi solo perché già ne esisteva una trasposizione cinematografica ed era più chiaro che cazzo stesse accadendo nel racconto altrimenti quasi incomprensibile.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ovviamente immagine che per la sceneggiatura del secondo BR abbiano rispettato il romanzo-sequel di K.W. Jeter e i fumetti che sono nati in questo universo narrativo 😀

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      • Evit ha detto:

        Il romanzo che ha seguito però non sapeva se continuare la storia del film o quella del libro, ha fatto un piccolo pastrocchio a suo modo.

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  2. marco1946 ha detto:

    A me è piaciuto. E dovrò anche recensirlo, mannaggia la mia pigrizia!
    In sintesi, posso anticipare che il pregio maggiore è Amy. ME LA MANGEREI CRUDA, TRA DUE FETTE DI PANE
    Se al suo posto ci fosse stata la coetanea Alessia Merz, che facevano gli alieni? Morivano dalle risate o ci sterminavano tutti?

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  3. loscalzo1979 ha detto:

    Devo vederlo, poi vi racconto

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  4. Denis ha detto:

    Cuore di Z e budget di B + Amy Adams che da giovane serviva in shorts e canotta in una catena di ristoranti per arrapati,ieri ho visto questo di Vincenzo Natali,Cypher un film alla Philip K Dick,stanotte su Iris c’è un capolavoro di bruttura italica Il treno l’ha recensito Doppiaggi Italioti e Bollmacco narra di un treno assassino in Serbia! ti sconsiglio di vederlo!

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  5. Il Moro ha detto:

    Grazie della citazione e della divertente recensione!
    Non riesco ad andare al cinema già da un bel po’ e non so se riuscirò a vedere arrival, ma dopo tutte le recensioni positive questa almeno mi da un’idea effettiva di com’è il film! Appena lo vedrò mi farò un’idea mia…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sicuramente è un bel film da vedere, e mentirei se dicessi che non mi è piaciuto: sono trovate di sceneggiatura troppo intense per non scioglierti il cuore. Ma il fatto che mi sia commosso non vuol dire che non mi accorgo che mi stanno coglionando: è una sceneggiatura furba e scopiazzante che serve solo a mostrare bei colori e paesaggi mozzafiato: dalla tua recensione scopro che l’ideona finale è tutta del romanzo di Chiang, qui il regista si è limitato ad acchiappare il grande pubblico. Non è una colpa, è che a me (che non sono nessuno) non piace 😉

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Boh, a me questa fantascienza “intimista” non è che mi ispiri molto, forse cerco troppo i buoni vecchi alieni che spaccano c**i, fatto sta che mi pare la nuova versione del futuro distopico ggggiovane “intimista” che a sua volta era la nuova versione del vampireggiare pallido e assorto “intimista”. Ma magari lo vedo e mi ricredo. Chissà.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti dico solo che è più rosa di Passengers! 😀
      Scherzi a parte, hai detto benissimo: quello che Twilight ha fatto con la narrativa vampiresca – da creature della notte a giovani innamorati – sta avvenendo nella fantascienza, genere che per gustare ancora in formule storiche bisogna guardare in piccole produzioni di infima fattura…

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  7. gioacchino di maio ha detto:

    Il film seppure gradevole pare costruito tutto sulla figura di Amy Adams, uno sci-fi al femminile con tocchi new age, dove gli uomini stessi fanno da soprammobile. Le inquadrature sono tutte su di lei, tanto che pare uscita da Animali notturni, dove per la prima volta, mi pare, a parte il citato Epoch, le astronavi aliene non sono circolari, e dire che hanno assoldato davvero un fisico britannico Stephen Wolfram per essere realistico alla 2001 di Kubrick. 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Potevano risparmiare i soldi, visto quanto peso hanno le astronavi nel film 😀
      Ogni scelta sembra dettata da esigenze grafiche, perché gli spettatori non sembrano essere molto appassionati di cinema ma di sicuro amano la grafica, il design e tutto ciò fa smart e Apple Generation. Un’inquadratura bella, con bei colori e una bella gradazione alla moda, vale pù di una trama.

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  8. Giuseppe ha detto:

    “Perché su Interstellar c’è scritto Arrival?”
    Perché Arrival campeggia meglio al centro dello schermo: volevamo forse un “InterstellArrival” che avrebbe finito per uscire dai bordi? E, ad essere del tutto onesti, senza tagliare niente, un “InterstellArrival’Epoch” poi come ce lo mettevano sulle locandine? 😛
    A parte scherzi penso che la sua componente -come giustamente dici- intimista lo renda almeno degno di una visione e quindi me lo vedrò, senza particolare fretta… Intanto a Eric StronzHeisserer non posso perdonare di aver sostituito un Ronald D. Moore al quale non potrebbe nemmeno allacciare le scarpe proprio ne “La cosa” del 2011 (se le presenti e future generazioni vivranno nella ferrea convinzione che quel prequel dovesse riuscire male fin dall’inizio lo dobbiamo in gran parte a lui, ancor prima che al test screening che ha portato a “ricoprire” digitalmente lo splendido lavoro tradizionale della Amalgamated Dynamics) e, tra le altre cose, i suoi alieni mi paiono tanto una versione molto ingentilita della crudele e non meno aliena specie “456” -al netto del linguaggio, che ai “456” non crea nessun problema- vista nella terza stagione di Torchwood.
    P.S. Anche qui, comunque sembra che ci troviamo in presenza di un altro di quei casi in cui la fantascienza lascia sempre più che siano altri generi a servirsi massicciamente di lei, e non viceversa (per stare nello specifico: ieri, una limitata componente “Harmony” sarebbe stata tutt’al più uno strumento -e nemmeno l’unico, all’interno di una stessa narrazione- per raggiungere lo scopo. Oggi rischia di ESSERE lo scopo 😦 )…

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  9. ItaCinephile ha detto:

    non un semplice Sci-Fi, si tratta di un genere nuovo. A me è piaciuto molto: qui la mia recensione: https://theitacinephile.wordpress.com/2017/01/24/arrival-di-dennis-villenevue-2017/

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  10. Evit ha detto:

    Non poteva non arrivare la nostra discussione post-visione… Petar lo desiderava tanto!

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