Street Knight (1993) Il cavaliere della strada

cavalierestradaLascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
L.

Devo ammettere che a volte, in preda a preoccupanti raptus autodistruttivi della mia dignità professionale, mi capita di tradurre i nomi degli attori americani in italiano e i risultati sono ovviamente bislacchi. Basti pensare allo “storico” Gavino Pancetta alias Kevin Bacon. Così quando mi sono approcciato a Jeff Speakman non ho potuto fare a meno di dare libero sfogo al mio scetticismo. Come? Si chiama “Gofffredo Uomo Che Parla” uno che dovrebbe affidarsi sempre e solo a nerboruti cazzotti misti a calci?
Però, oh, magari mi sbaglio. Magari sono vittima di pregiudizi. Magari ho votato Donald Trump. Allora guardiamo un suo film e speriamo nella smentita.

© 1993 Cannon Films

© 1993 Cannon Films

La scelta cade su Il cavaliere della strada. Ok, il titolo promette bene. L’inizio un po’ meno nel senso che il nostro Jeff (l’agente Jake Barrett) va a trattare con un folle che tiene in ostaggio una bambina, che si sente il mondo contro e che arriva a dire «Mi vogliono tutti morto, soprattutto questa bambina». Sicuro. E poi ammazza l’innocente fanciulla dinanzi a un costernato “uomo che parla”. Bravo Jeff, ottimo inizio. Ma sarà un peccato veniale, un errore di gioventù. Andiamo avanti.

© 1993 Cannon Films

© 1993 Cannon Films

In città c’è una tregua tra bande giovanili ma c’è chi mira a farla finire per tenere occupate le forze dell’ordine e fare i propri comodi. Si tratta di un gruppo paramilitare composto da ex poliziotti corrotti e capeggiato da tale Franklin (un Christopher Neame che interpretava il cattivo anche nel “norrisiano” ed osceno Hellbound e ciò, nel circuito Zintage, costituisce una mirabile medaglia al merito). Così, in un agguato, vengono trucidati i membri di una delle due gang per far ricadere la responsabilità sull’altra. Tutti messicani in base alla legge per cui i primi a morire in un action made in USA negli anni ’90 devono essere appartenenti a una minoranza etnica. Rigorosamente.
Ah, e l’altra banda indovinate da chi è formata? Neri, of course. Protagonista inetto, razzismo, pazzia a cianfo. Procediamo verso l’abisso o sbaglio?

© 1993 Cannon Films

© 1993 Cannon Films

Nel frattempo un poro sventurato, nomato Carlos, ha assistito all’agguato suddetto, ha fatto perdere le proprie tracce e il nostro, ormai ex poliziotto ed attuale meccanico, dopo varie titubanze accetta su richiesta della sorella del disperso l’incarico di ritrovarlo. Alla notizia che tale Carlos è scomparso da due giorni la prima riflessione dell’agente-operaio è la seguente: ma sarà con una ragazza o con gli amici, no? Bravo Sherlock Holmes, ti chiedono aiuto e tu pensi sia una scappatella? Mah.
Il “mah” si estende a un’altra scena ravvicinata dove un amico di Carlos è catturato dai complottasti per avere informazioni: per convincerlo a parlare piantano un coltello nella coscia di un altro ostaggio e il tipo canta come un uccellino, poi vorrebbero qualche soffiata in più e per persuaderlo sparano in testa all’ostaggio di prima. Il nostro che fa? Sputa ai sequestratori e viene giustamente ucciso. Sfugge solo a me la logica per cui il nostro temeva più una fi*a nella coscia che non un buco in testa? Ripeto: sfugge solo a me? Non credo.

cavalierestrada_eNel frattempo si susseguono scene e constatazioni così scontate da far impallidire i saldi di fine stagione: la love story tra il protagonista e la sorella di Carlos (love story priva di climax e, soprattutto, di qualsivoglia scena bollente); le abilità marziali del protagonista purtroppo palesate ad intermittenza e in scene posticce che nulla aggiungono al filone principale; il fatto che i capibanda sono così saggi che il nero pare Martin Luther King e il messicano parlamenta con Jeff come fosse un suo parente stretto e non un ex sbirro. E quest’ultima cosa è doppiamente deleteria: perché toglie credibilità alle gang (che già non ci sguazzavano nella credibilità) e perché, lasciandole nel disagio e nell’attività criminale, non elimina il razzismo ma lo rende solo più politicamente corretto e quindi sottile. Che poi quando il boss di colore si trova in uno strip club acquistando finalmente uno spessore che ce lo rende simpatico e permettendoci di intravedere qualche zinna alla Serena Grandi… lo freddano. Ma come? Proprio ora? Quando si dice “nel posto sbagliato al momento sbagliato”.

Proseguo la visione un po’ abbacchiato e quando Jeff trova Carlos mi devo sorbire un inseguimento macchina-cavallo in cui ovviamente trionfa il secondo “maneggiato” a dovere dal protagonista. Rabbrividisco al pensiero che il titolo della pellicola possa essere stato partorito da questa insignificante scena equestre. Rabbrividisco ma temo. E mentre si va a grandi falcate verso il solito finale stereotipato dove provate a indovinare chi trionfa, torno a riflettere sul nome del nostro attore.

cavalierestrada_dEffettivamente Jeff combatte poco; tuttavia, al contempo, perennemente accigliato, non è che parli molto: niente battutacce così stile action, niente sboronate (unica, lodevole, eccezione un «hasta la vista baby» con tanti di citazione di Schwarzenegger), niente termini pittoreschi. Niente. E quindi, suggerisco sommessamente, ti saresti dovuto chiamare Jeff Nothingman. Per onestà intellettuale. Perché l’etichetta con cui ci si presenta è importante. Anche se non ho mai pensato di addentare l’inerme Kevin Bacon.

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

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9 risposte a Street Knight (1993) Il cavaliere della strada

  1. Cassidy ha detto:

    Goffredo Parlatore 😉 Con i nomi tradotti a braccio in italiano con me si vince facile! Il protagonista poi sembra la versione da discount di Nathan Fillion. Cheers!

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  2. Denis ha detto:

    Che i neri e messicani fossero sempre i delinquenti negli anni’90 e ossodato aggiungerei gli irlandesi magari con Trump tornerà quel tipo di ideologia nei film comunque e cosi che gli americani vedono gli “altri”.
    Quindi film della Cannon scadente?

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  3. Giuseppe ha detto:

    E, come da prassi, Willy ci fornisce spunti interessanti per esaminare aspetti del film che a una prima veloce analisi potrebbero benissimo sfuggire ai più… Jeff Speakman/Goffredo uomo che parla: la locandina -come vediamo- afferma che “lui è l’arma perfetta”, d’accordo, ma siamo sicuri che questa sia la giusta lettura? Perché se lui è armato di poche parole e con queste dimostra di saper soltanto combinare casini irrimediabili, allora sicuramente c’è un dettaglio che non torna ma che può fare una grande differenza, per noi. Nella fattispecie, parlo di un verbo (“è”) da correggere in congiunzione (“e”) con tutto quello che ne segue, compreso in primis il declassamento Goffredo dal ruolo di protagonista assoluto della locandina: non più “Lui E’ l’arma perfetta” quindi, ma un assai più coerente “Lui E l’arma perfetta” che essendo una pistola è per l’appunto perfetta per un autentico pistola come lui… del resto, con il suo mestiere, potrebbe forse rischiare di mettere a repentaglio la vita di un ostaggio affidandosi solo alla sua moderatamente influente parlantina? Eh, ci sa tanto di sì:
    Jeff/Jake: “Non peggiorare la tua posizione, lascia andare quella bambina. Cosa ti potrebbe mai fare, una bambina?”
    Folle: “Cosa? Mi vuole morto, ecco cosa! Mi vogliono tutti morto! E lei più di chiunque altro: è un complotto, sbirro, lo capisci? Un complotto contro di me!”
    Jeff/Jake: “Ti stai ascoltando, uomo? Vuoi convincermi che ci credi davvero a quello che dici? I complotti son roba da ragazzine! Ops (cazzo…)
    Folle: “ALLORA LO VEDI CHE AVEVO RAGIONE IO, EH?”
    BANG!
    Christopher Neame (speranzoso): “Cos’è, hanno sparato al regista, per caso? Così la finiamo con questa tortura? Ah, no, per un attimo ho dimenticato che sul set si usano solo armi di scena (si allontana sconsolato, fino ad andare a sbattere su di un membro della gang messicana disteso a terra)… ecco, basta che mi distragga un attimo e come niente inciampo subito in uno stereotipo!”
    Quanto allo sputo con le ovvie conseguenze, posso azzardarmi a tentare una possibile spiegazione: sotto minaccia hanno chiesto all’amico di Carlos ulteriori soffiate e lui, non sapendo più cos’altro dire ai sequestratori, ha effettivamente provato a soffiare con tutte le sue forze e si sa, non ci vuole niente in condizioni estreme a far partire anche un po’ di saliva. E se succede, è facile che il sequestratore dal grilletto facile fraintenda…
    Per finire in bellezza, che dire dell’inseguimento cavallo-macchina? Ha senso che un meccanico a cavallo possa vincere il confronto con un’automobile? Beh, da un certo punto di vista la cosa non è poi così campata per aria: un meccanico deve pur averla in ogni circostanza una perfetta conoscenza dei cavalli (che poi si trovino dentro o fuori di un motore… non stiamo qua a spaccare il blocco motore in quattro) 😀 😀

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