T.N.T. (1997) Missione esplosiva

Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
L.

«Ciao, mi chiamo T.N.T. – Missione esplosiva, sono un film e faccio parte dei mitici anni ’90». Come, come, come? Volete dirmi che nella decade in cui, nel cinema d’azione, saltava in aria persino l’aria stessa c’era una pellicola che si fregiava di un titolo così impegnativo? Pancia mia fatti capanna: non vedo l’ora di gustarmi deflagrazioni in grado di sminuzzare ’gni cosa.
Tuttavia, già nei titoli di testa, qualcosa mi turba: il protagonista. Perché tra i tre motivi che valgono la nostra diffidenza verso i francesi (oltre alla testata di Zidane e al colpevole ostracismo verso il bidet) figura anche quello di aver dato i natali alle forme squadrate e alla scarsa vena recitativa di Olivier Gruner. Ma magari in questo lungometraggio se la cava. Magari.

Il nostro è un veterano della Guerra del Golfo che ora lavora sotto copertura per una società privata detta “di neutralizzazione tattica”. Insomma, eliminano dalla circolazione signori della guerra e trafficanti. Per far capire che Alex (ossia Gruner) è un reduce tormentato ce lo fanno vedere pensieroso inframezzando immagini e parole tratte dai telegiornali dell’epoca. Ci rendiamo conto? Per risparmiare tempo, denaro e fatica non si sono manco scomodati di girare qualche scena di repertorio col protagonista… protagonista. Meglio un Bruno Vespa che ti spiega, didascalico, l’avvenuto. Ci potevano piazzare anche un plastico, ormai che c’erano. Spero che si siano tenuti le cartucce migliori per le millemila esplosioni attese.

Ed in effetti il buon Alex è coinvolto in una missione dove assistiamo a cinque minuti buoni di “salti in aria assortiti”. È cosa buona e giusta. Peccato che l’artista marziale francese risulti troppo presto e troppo nettamente l’unico del suo team ad avere un cuore d’oro (salvando un ostaggio) e che gli attori di contorno risultino talmente cani da non essere credibili nemmeno nel frangente in cui si sbriciolano per le detonazioni. Fin qui comunque tutto (sufficientemente) bene. Poi, ecco il dramma.
I nostri devono far fuori un narco messicano ed eseguono a suon di garrule bazookate ma, sventuratamente, muore una bambina. No, non avete capito. Il dramma non è la dipartita dell’infante ma la piega insensata e patetica imboccata dal film a partire da quell’esatto istante: Gruner urla un «Ti prego Dio, nooo!» che presto diventerà il grido di battaglia del basito spettatore, prende l’orsacchiotto dell’innocente vittima, si ritira e, con nastri compromettenti in suo possesso, minaccia di svelare le malefatte della sua ex squadra. Addio esplosioni. E addio logica: può un veterano di guerra risultare traumatizzato per la morte di una bambina? Sarebbe come se un chirurgo rinunciasse ad operare una persona perché c’è troppo sangue. Imperdonabile.

La cosa forse più imperdonabile è però rappresentata da ciò in cui si trasforma il protagonista; questi, rifugiatosi in Colorado, diventa un perfetto e tristissimo padre di famiglia: bacia la sua ragazza, bacia il suo cane, è amico dello sceriffo, discute amabilmente con i ragazzi della zona, augura a chiunque un «meraviglioso buongiorno». La nausea cresce quando vedi che col cane ci gioca addirittura a carte e constati, sconsolato, che l’animale in questione è di gran lunga l’attore più in parte dell’opera. Sarà scontato dirlo ma è così. E visto che T.N.T. – Missione esplosiva si è ormai tramutato in T.V.B. – Mulino Bianco si prosegue su questa falsariga: quando taluni buzzurri lo provocano senza motivo alcuno lui, stoico e perfetto, si trattiene dal menarli e passa alle maniere forti solo nel momento in cui ciò è davvero inevitabile (esibendo così per la prima volta le sue doti marziali) e nello stesso frangente respinge, integerrimo, i tentativi di approccio della figlia adolescente dello sceriffo.

Il percorso di beatificazione ha però il suo culmine quando in palestra allena delle gaudenti signore tra cui una che esibisce delle zinne talmente enormi da dare vita al frangente più esplosivo del film. E poiché il nostro rifiuta persino le avances della popputa fanciulla te vorresti strozzarlo: se entro la fine della pellicola non vedo le mammelle di tale Barbara non rispondo di me stesso.
Nel frattempo, finalmente aggiungo io, lo rintracciano i suoi ex commilitoni (tra cui un inutile e sprecato Eric Roberts): lui si militarizza come un Rambo dei poveri (anzi, dei barboni) allenandosi in vetta ad un monte col sole nascente in una scena esageratamente urticante.

Traci Adell

Ma ad “urticarci” sono anche battute discutibili come quando, di fronte allo sceriffo ferito, esclama «Se ti azzardi a morire non ti rivolgo più la parola» (…) o anche il fatto che, tra una sparatoria ed una mossa marziale, la resa dei conti finale non avrà come protagoniste le tanto attese detonazioni, soffocate evidentemente in un inizio illusorio.

E allora, visto che anche la mia amica Barbara non si è fatta rivedere, sono andato a cercarmela su internet. E l’ho trovata. Adempiendo così ad un principio di benessere sociale: perché in questo film una reale sensazione di missione esplosiva io l’ho provata solo quando ho visto ballonzolare quelle protuberanze. Giustizia è fatta.

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

– Altri post di Willy l’Orbo:

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6 risposte a T.N.T. (1997) Missione esplosiva

  1. Cassidy ha detto:

    «T.N.T. – Missione esplosiva si è ormai tramutato in T.V.B. – Mulino Bianco si prosegue su questa falsariga» Si questa sono morto 😉 Filmaccio in puro stile Willy, ma forse la signorina potrebbe diventare materiale per il Zinnefilo 😉 Cheers!

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  2. Giuseppe ha detto:

    T.N.T. – Missione esplosiva: un film così esplosivo, ma così esplosivo che non si fa scrupoli a mettere in scena un “neutralizzatore tattico” micidiale come può esserlo Alex! E come può essere così micidiale, vi starete chiedendo? Beh, l’interprete è nientemeno che l’artista marziale francese Oliver Gruner, capace di mettere le sue doti al servizio dei personaggi in modo da renderli imbattibili agli occhi del pubblico: una tecnica particolarmente realistica e pericolosa -e in questo caso si verifica sempre più volte che gli stuntmen siano assicurati- è quella detta del “Fetido colpo del colpevole ostracismo verso il bidet”, con la quale riesce a neutralizzare a distanza gli avversari, causando loro grande sofferenza senza nemmeno toccarli. Altra dolorosa tecnica è quella detta del “Vendetta di testa dell’infangato onore di mia sorella” ma la capocciata data è talmente forte da avere l’effetto di far dimenticare ogni volta le battute del copione, quindi si tende ad evitare di usarla… comunque, non commettiamo l’errore di credere che Oliver non riesca ad essere sofferto e introspettivo quando vuole. Il reduce deve essere pensieroso? Benissimo, allora lui pensa ai telegiornali d’epoca! Dove non appare mai ma solo perché l’umiltà e la saggezza raggiunte con la disciplina marziale gli impongono di non prevaricare sugli altri (Willy è del parere che invece si tratti di una poverata per massimizzare il risparmio. E ha ragione lui)… da qui, evidentemente, proviene anche quell’inopportuno cuore d’oro che ha voluto infondere al suo personaggio fra un’esplosione, una bazookata e sbriciolamenti vari di compagni non indispensabili. Un cuore che lo porta ad una denuncia urlata (in forma di preghiera apparente) dell’indifferenza divina circa le umane sorti nei conflitti bellici, facendola seguire da una brillante quanto incompresa citazione di Mr. Bean -con l’orsacchiotto- per poi passare al momento umoristico della minaccia ai commilitoni tramite i nastri dei telegiornali d’epoca che usava per entrare meglio nel ruolo del pensieroso, fatti passare per compromettenti (Willy casserebbe questa mia arzigogolata interpretazione di quella che considera semplicemente una piega insensata e patetica. E ha ancora ragione lui). Poi abbiamo l’evoluzione del personaggio da veterano traumatizzato a Oliver Bacia Tutti ( e tutti gli vogliono bene, il che fa presumere non stia usando la tecnica del bidet), uno talmente pacifico e tranquillo da far vincere il suo cane a carte anche se ha capito perfettamente che sta barando… per non parlare della sua equilibratissima filosofia anti-buzzurro, che si potrebbe riassumere in “perlomeno io ti meno solo se proprio non posso farne a meno”, accompagnata dal ferreo rigore morale verso la figlia dello sceriffo (“Quantomeno ho già chi me lo mena quindi smetti di menarmela”) non meno che nei confronti delle sue procaci allieve in palestra. Niente lo smuove, nemmeno l’atmosfera alla Mulino Bianco è troppo per lui (magari provare almeno a chiedersi “ma bianco di che? Farina o…” smuovendo così nella sua mente il ricordo di quando andava a caccia di trafficanti di quell’altra farina là) finché non arrivano i commilitoni spingendolo a un ulteriore sofferto sviluppo caratteriale del suo Alex, trasformandolo in RamBarbone (ovverossia il Rambo Barbone o PoverRambo), che ha l’urticante coraggio di non rivolgerti nemmeno la parola se sei morto e si allena sui monti al sol dell’avvenire… quell’avvenire che, curiosamente, Oliver Gruner è lo stesso più o meno riuscito ad avere anche dopo aver fatto questo film 😀 😀

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    🙂 🙂 🙂 Splendida controcopertina…più introspettiva del solito! Su RamBarbone e la tecnica del bidet sono morto (cit.Cassidy)!!!

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    …e grazie per avermi dato più volte ragione! Non me lo merito, tanto onore 🙂

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