Autostop rosso sangue (1977) 40 anni di violenza stradale

Dopo aver festeggiato i trent’anni in Italia di The Hitcher, dopo aver parlato del suo sequel e del suo remake, è necessario parlare del film che dieci anni prima affrontava un tema molto simile, anche se in maniera totalmente diversa: Autostop rosso sangue del celebre Pasquale Festa Campanile, pellicola che in questi giorni compie 40 anni.
Tutte le fonti vi diranno che è sceneggiato da Aldo Crudo partendo dal romanzo La violenza e il furore di Peter Kane: non credeteci!
Chi segue la rubrica “Italian Pulp” del mio blog “Gli Archivi di Uruk” sa che Aldo Crudo è stato un vulcano di narrativa di genere, che ha scritto sotto decine di pseudonimi diversi: vista la notorietà all’epoca di Henry Kane, ecco spuntare un fantomatico Peter Kane…
Che il film sia stato scritto dall’italianissimo Aldo Crudo lo dimostra l’ANICA (Archivio del Cinema Italiano), che infatti non parla né di Peter Kane né di sedicenti romanzi.

Per vederlo in italiano, tocca andare all’estero…

Il film esce nelle sale italiane il 25 marzo 1977. Inedito in VHS, non esistono tracce di una sua distribuzione in Italia. L’unico modo per vederlo nella nostra lingua… è comprare la pregiata edizione DVD francese, che ha anche l’audio italiano.
Uscito in Blu-ray sia negli USA che in Giappone – come si vede dalle locandine qui sotto – è conosciuto in tutto il mondo… TRANNE che in Italia, dove si ristampano milioni di volte gli stessi titoli e si lasciano inediti tutti gli altri…

Sulla questione di quanto l’etichetta “rosso sangue” piaccia agli italiani ho già abbondantemente parlato in questo post su Grano rosso sangue.

Un primo piano di Franco Nero che mira a lungo prima di uccidere un cervo ci fa capire quanto fosse diversa l’Italia del 1977: oggi i rumorosi animalisti sparerebbero a Franco Nero!
All’epoca si poteva aprire un film così, e infatti Michael Cimino ripete la scena identica nel dicembre successivo, con Il cacciatore: film adorato anche dagli animalisti…

Il cacciatore Nero

Walter Mancini (Nero) è un giornalista fallito ed ubriacone. Aver sposato Eve (Corinne Cléry), la figlia del suo capo, ha solo peggiorato la situazione: ora deve dimostrare quanto vale sia alla moglie che al suocero, e questa pressione è troppo forte per lui.
Durante una vacanza in cui si mostra particolarmente sgradevole i due, tra un litigio e del sesso riparatore, raccolgono a bordo l’autostoppista Adam Konitz: vedere i ricci diabolici di David Hess, crudele protagonista de L’ultima casa a sinistra (1972) di Wes Craven, film venerato in Italia tanto da farne un plagio, fa capire che la situazione si metterà molto male.

Io un autostoppista così non lo farei salire…

Si scopre subito che Konitz sta scappando con la refurtiva di un colpo, due milioni di dollari che gli assicureranno una bella vita oltre il confine messicano, e quello che inizia è un gioco tra il gatto e il topo che palesemente fuoriesce dai limiti del genere thriller.
Il discorso ambisce ad essere una critica sociale, immancabilmente – per gli anni – è una critica alla borghesia rappresentata dal giornalista e sua moglie, il cui crollo dei valori non fornisce più chiavi interpretative per la violenza totale e immorale dei giovani come Konitz.

Come non fidarsi di una faccia così?

Ad un certo punto arrivano pure i due altri complici del rapinatore, due “checche” le chiamano, perché sono anni in cui l’omosessualità non è un tabù impronunciabile o materia di commedie spernacchianti. Lo stesso i due non ne escono bene, perché il messaggio è sempre che chi si allontana dalla via tracciata dai padri non può che finir male.

Lui, lei e l’altro

E la coppia? Gli anni Settanta sono un periodo di accese discussioni, in cui la famiglia “tradizionale” cambia per sempre – checché ne dicano i moralisti del Duemila – e gli equilibri tra uomo e donna saltano in aria. Non a caso per tutto il film è la moglie Eve che guida l’auto, gesto che storicamente è affidato al maschio della coppia: sarebbe da fare una ricerca, ma mi azzardo a dire che non esistano altri film italiani in cui la donna guida e l’uomo fa il passeggero.
Eve è la nuova donna italiana, che non può più essere moglie perché l’uomo non è più marito: l’equilibrio di coppia è cambiato e non se ne trova un altro. E ancora oggi, dove le coppie sposate sono meno dei panda, non lo si è evidentemente trovato.
Ad un certo punto Walter dice che ormai sono tutti omosessuali, semplicemente perché ognuno se ne sta col suo sesso: uomini da una parte e donne dall’altra. Non c’è più contatto, non c’è più dialogo.
Eve risponde che è vero, perché ormai il sesso è egoistico. Walter usa il corpo della moglie per masturbarsi, senza alcuna considerazione per lei, mentre il criminale fa l’amore con la sua pistola: chiunque sia la compagna non ha alcuna importanza.

Un chiaro momento di crisi di coppia

Malgrado la presenza di David Hess e il “sangue” nel titolo, il film è morigeratissimo: quel paio di scene che sono state tagliate sono davvero poca roba anche per l’epoca.
Al contrario del film di Craven, dove la sessualità era livida e totalmente priva di erotismo, qui Konitz sa apprezzare la bellezza di Eve, spesso mezza nuda e provocante, e fa l’amore con lei. All’inizio del film abbiamo visto Eve e Walter fare tutto tranne che l’amore, quindi la scena con il criminale è più potente: la donna viene scopata dal marito ma amata dal criminale. E questo separa per sempre la coppia.

La nuova coppia italiana…

Forse una certa lungaggine nel finale si poteva evitare, ma in fondo serve a far capire che questo non è un thriller ma un film “a tema”, che oltre alla coppia pensa anche all’ingordigia: e se vi ritrovaste sul sedile posteriore una valigia con due milioni di dollari… cosa fareste? Quanto prevarrebbe la morale che la civiltà vi ha inculcato?
Quello che segue è il veloce passaggio dalla borghesia a quella criminalità che tanto deplora.

Malgrado le apparenze, questo non è un film violento, sebbene analizzi la violenza del suo tempo. È un film durissimo che parla dell’Italia di quel momento e della disgregazione di ogni valore: come si fa a combattere il male se nel cuore non si ha più una goccia di bene?
A distanza di quarant’anni il suo messaggio è più forte che mai, perché l’incomunicabilità della coppia italiana è identica – semmai peggiorata – e i “valori di una volta” sono solo peti emessi dalle bocche dei politici in campagna elettorale. Forse oggi questo film meriterebbe di essere proiettato molto più che nel ’77…

L.

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20 risposte a Autostop rosso sangue (1977) 40 anni di violenza stradale

  1. Cassidy ha detto:

    Mi piace moltissimo questo tuo viaggio in autostrada, mi manca questo film, e a parte I vari momenti che sembrano usciti da film più famosi, davvero sembra più moderno della sua età anagrafica, o forse è solo questo strambo Paese a forma di scarpa ad essere invecchiato male. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      È incredibile che sia uscito in Blu-ray giapponese e neanche in VHS italiana!
      Io l’ho scoperto per puro caso, eppure Franco Nero è molto citato da noi, purtroppo non sempre con criterio…

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      • Giuseppe ha detto:

        Forse, essendo fra i film che più di qualche spunto di riflessione lo offrono ancora oggi, non è poi così strano che in Italia gli abbiano fatto “terra bruciata” attorno: se lo spettatore prova a riflettere poi gli viene il mal di testa… e così, magari, riscopre che una testa per riflettere ancora ce l’ha. Mica vorremo correre questo rischio…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Hai ragione, è un titolo pericolosissimo per lo spettatore medio, che deve vegetare davanti allo schermo 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Che se smette di vegetare son cazzi, eh. Qui parliamo di Franco Nero, gente: passando da Aldo Crudo a Enzo Castellari, poi Il cittadino si ribella 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Aldo Crudo era un esperto di gialli a tinte forti da portare in edicola: peccato sia un nome dimenticato del glorioso Italian Pulp…

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      • Giuseppe ha detto:

        Già… magari dimenticato in primis da chi sostiene di aver a suo tempo amato moltissimo Larry Marshall, Mike Chandler o Thomas Wright.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ah, vedo che sei un intenditore anche in questo campo ^_^

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      • Giuseppe ha detto:

        Eh, di autori sotto copertura ne so qualcosina anch’io… per fare un esempio sci-fi, fossi mai riuscito a mettere le mani su di un romanzo “americano” di Clark Darlton, avrei saputo di star leggendo qualcosa dello stesso teutonicissimo autore del mitico Perry Rhodan: l’indimenticato (almeno da me) Walter Ernsting 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Grande nome! Io adoravo il suo collega William Voltz, che ho conosciuto con “La leggenda dei robot” e subito letto tutto quello (poco) che riuscivo a trovare.
        Nella sf gli pseudonimi abbondano copiosi…

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      • Giuseppe ha detto:

        William Voltz (l’ho ancora da qualche parte, La leggenda dei Robot), Karl-Herbert Scheer, Kurt Mahr… che ricordi 😉
        E pensiamo poi a quell’autore famosissimo che trovava comodamente tutti gli pseudonimi che gli servivano nel proprio nome -intero- di battesimo: John Wyndham Lucas Parkes Beynon Harris 😉

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  2. Vincenzo ha detto:

    Questo devo vederlo, da appassionato di road movie (anche se io prediligo quelli della New Hollywood)… Comunque non è il primo film con Franco Nero che viene considerato maggiormente all’estero piuttosto che in Italia. Penso a La battaglia della Neretva o anche al bellissimo Gott Mit Uns

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Mi aggrego al coro di coloro che non l’hanno visto e che devono assolutamente rimediare…grazie per lo spunto! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Temo che non essendo mai uscito in home video sia uno dei film meno visti di Franco Nero, e se non l’avessi incontrato per puro caso – studiando il “Rosso sangue” in Italia – non ne avrei mai saputo nulla neanch’io. Eppure quando parlano di Franco Nero a tutti brillano gli occhi: perché non rispolverare i suoi titoli, almeno in DVD?

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  4. Mahatma K. B. ha detto:

    Grandissimo film e ottima recensione.
    Una curiosita’: l’aiuto regista era il giovane Neri Parenti, ancora lontano dai “fasti” dei cinepanettoni.
    Un saluto.

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  5. Vincenzo ha detto:

    L’ho visto stasera, in versione uncut. Ho letto – ma tu che hai approfondito saprai sicuramente confermare o smentire – che all’estero la versione tagliata mancava del finale cinico, concludendosi con l’incidente… fosse così stravolgerebbe completamente il senso del film…
    Comunque un bel road-movie all’italiana… incredibile che in Italia non lo abbiano distribuito in home video… penso per le solite italiche ragioni moralistiche, non c’è altro motivo, perché il film in sé è valido…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non ho approfondito le versioni estere, e davvero sarebbe assurdo tagliare il finale: tutto il senso della storia cadrebbe!
      Penso ci siano più che altro ragioni di diritti e menate varie, perché altri film più violenti e cinici hanno avuto una distribuzione. Sarebbe bello pensare ad un “potere” che dice “No, questo film è troppo cinico e bastardo, non lo distribuite”, temo invece sia più banale cialtroneria italiana, di cui abbiamo prove schiaccianti ogni giorno…

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