Gazzetta Marziale 9. C’era una volta in Cina

Per tutto il 2010 ho presentato su ThrillerMagazine i 40 titoli della collana “Bruce Lee e il grande cinema delle arti marziali” (targata Gazzetta dello Sport), ogni settimana corrispondente alla loro uscita in edicola: mi piace recuperare quei pezzi per ampliare la sezione “marziale” del blog.

9. Once Upon a Time in China

(sabato 15 maggio 2010)

Bruce Lee e il grande cinema delle arti marziali” (Gazzetta dello Sport) arriva alla nona uscita presentando in edicola un film che ha segnato un’epoca, ha confermato il successo del regista e dell’attore principale nonché di un personaggio caro alla tradizione cinese: Wong Fei-Hung.
Già dagli anni Quaranta il medico e maestro cinese è stato personaggio protagonista di numerose pellicole, il cui interprete più famoso è stato Kwan Tak-hing: più di sessanta pellicole dal 1949 all’80! In seguito ha avuto il volto di Jackie Chan, Gordon Liu, Vincent Zhao e molti altri, ma a livello internazionale il suo interprete più celebre è di sicuro Jet Li nel ciclo iniziato con Once Upon a Time in China (Wong Fei Hung, 1991) del genio vietnamita Tsui Hark.

Siamo agli inizi del Novecento e la Cina sta subendo l’ennesima invasione della sua storia: stavolta ad occupare le sue terre e a minacciare la sua cultura ci sono gli occidentali. Wong Fei-hung (Jet Li) ha creato una milizia di combattenti per opporsi alla ferocia delle bande di gweilo, gli stranieri che operano senza pietà sul territorio, aiutati da bande di cinesi traditori. Questi hanno stretto un patto con gli usurpatori e mandano i propri connazionali in America a fare i coolies, in pratica a fare gli schiavi per i bianchi. Fei-hung dovrà quindi affrontare due nemici: gli invasori e i propri connazionali rinnegati.

Il successo del film è talmente immediato che subito si mette in cantiere un seguito… ed un altro, ed un altro ancora. Per tutti gli anni Novanta i sei film del ciclo con le peripezie dell’oppresso popolo cinese tengono banco nei botteghini di Hong Kong e di tutto il mondo, riuscendo addirittura ad arrivare (con molti sforzi) anche in paesi disinteressati al genere come l’Italia.

Lo stile tipico di Tsui Hark, un fiume di azione vorticosa e destabilizzante per lo spettatore, viene molto mitigato dallo svolgimento pacato della storia, dalla recitazione posata e flemmatica di Jet Li e – perché no? – dal proposito di creare un prodotto più digeribile a livello visivo per il pubblico estero. Hark riduce al minimo l’uso vertiginoso della macchina da presa, limitandolo alla scene di combattimento che restano spettacolari come suo solito, affidate per l’occasione alla coreografia di Yuen Woo-ping.
Da sottolineare la presenza di Rosamund Kwan, celebre attrice di Hong Kong che tornerà in tutti i film del ciclo, oltre che in altri di Jet Li come Dr. Wai (1996). Altri nomi di spicco nel cast: da Simon Yam, celebre in seguito per i suoi ruoli polizieschi, a una fugace apparizione di Shih Kien, il perfido Han de I 3 dell’Operazione Drago; da Jackie Cheung, bravo cantante-attore che deve il suo nome ad una stretta rassomiglianza con il più famoso Jackie, a Kent Cheng che, data la sua stazza, si è sempre specializzato in ruoli comici extralarge. Menzione d’onore va a Yuen Biao, decano del cinema di genere ingiustamente sconosciuto in Italia.

Una curiosità. Il combattimento finale viene eseguito in equilibrio su varie scale all’interno di un magazzino. Nel 2001 il coreografo Xin Xin Xiong – amico e collaboratore di Tsui Hark, nonché presente in tutti i film del ciclo di Wong Fei-hung dal secondo in poi – lo riproporrà pressoché identico nel film D’Artagnan (The Musketeer) di Peter Hyams, con protagonisti Justin Chambers (l’Alex di Grey’s Anatomy) e Tim Roth.

Jet Li nel ruolo del celebre maestro Wong Fei-hung

Nel nostro Paese questo primo episodio arriva in modo nebuloso. Ricordiamo che il 1999 è l’anno italiano di Jet Li: l’uscita nei cinema di Arma letale 4, prima prova statunitense dell’attore cinese, fa nascere la richiesta di altri suoi film. La prima a rispondere è la Cecchi Gori che presenta in videocassetta La vendetta della Maschera Nera (Hak hap / Black Mask, 1996); Once Upon a Time in China rientra in un’iniziativa della Dimension che nel maggio 2001 fa arrivare nelle videoteche del nostro Paese sei film di Jet Li in lingua originale sottotitolati in italiano; in questa stessa versione pare veda un passaggio anche nella trasmissione “Fuori Orario” (Rai3). Lo stesso anno la pay-TV trasmette in esclusiva L’ultimo combattimento di Wong (1994), quinto episodio del ciclo con Vincent Zhao nel ruolo principale al posto di Jet Li; il film vedrà l’anno successivo un’edizione DVD della Elleu, ma intanto nel 2001 la Cecchi Gori risponde con la versione in videocassetta di C’era una volta in Cina e in America (1997), sesto ed ultimo episodio del ciclo, stavolta con l’autorevole firma di Sammo Hung.

Si dovrà attendere il finire della prima decade del 2000 per avere in digitale i primi tre episodi del ciclo, usciti grazie alla Dall’Angelo Pictures. E il quarto film? Aspettiamo fiduciosi che qualche distributore italiano abbia la bontà di colmare la lacuna.

L.

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