Traitor’s Heart (1999) Incubi dal passato

Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
L.

Nel mitologico mondo degli action anni ’90, accanto ai miti assoluti protagonisti di queste pellicole ed ispiratori del nostro testosteronico ego, affiorarono ben presto fiacchi se non addirittura sordidi emulatori: non erano attori di Serie B, erano brutte copie delle brutte copie delle brutte copie delle brutte copie degli attori di Serie B. E a nessuno interessa riesumarne le ignobili gesta, no??? Sbagliato! Noi adepti dello Zintage, non li lasceremo soffocare sotto chilometri di meritata carta igienica, non tireremo lo sciacquone. Non sia mai!
Pertanto oggi evochiamo… Bryan Genesse! Non vi dice nulla? Buon per voi: se volete salvarvi non proseguite nella lettura, altrimenti… a vostro rischio e pericolo. Anche perché il film che mi sono sorbito col citato attorucolo protagonista ha un titolo che è tutto un programma: Traitor’s Heart – Incubi dal passato (di Danny Lerner), in Italia dal marzo 2001). Eh, sì, siamo in presenza proprio di incubi dal passato. Nulla da eccepire.

Bryan Genesse

Comunque la pellicola in oggetto non inizierebbe mica male: vediamo in campo aperto un elicottero e un nugolo di soldati, i movimenti sono rallentati e una sonorità lirica conferisce al tutto un afflato epico. Sono stupito: che sia un degno omaggio ad Apocalypse Now? Il dubbio, invero blasfemo, svapora quando la scena si sposta alcuni anni dopo e vediamo il faccino inespressivo e ostile alla recitazione di Bryan Genesse che, nomato Nick Brody, da buon padre di famiglia è con i suoi a guardare i fuochi d’artificio, da buon padre di famiglia amoreggia con battute insulse, da buon padre di famiglia perde il figlio tra la folla. Insomma, si capisce dalle prime battute che non è un genio.

Ritrovato il pargolo lo contattano dei tizi sconosciuti per rivelargli qualcosa di segreto mentre noi veniamo a sapere che, per un incidente, ha perso la memoria ricordando solo gli ultimi cinque anni. Wow, il mistero si infittisce. Ma le fievoli attese sono vanificate quando uno dei tizi sconosciuti (sì, ormai chiamiamoli così) gli accenna il fatto che lui faceva parte di un commando salvo poi sbiancare quando ode il rumore di un elicottero. Ora, effettivamente quell’elicottero comincerà a sparare palesando le sue intenzioni minacciose ma, dico io, si può rabbrividire solo perché si sente l’appressarsi di un mezzo di locomozione che in fin dei conti non è un carro armato? Mah.

Nella stessa scena arrivano figuri bellicosi che fanno fuori il nuovo amico di Bryan e attentano alla vita del nostro: questi fa una (una, non di più) mossa marziale e un salto fuori dall’auto con tale goffaggine che mi sono convinto che avrebbero dovuto ingaggiare una controfigura anche per fargli versare lo zucchero nel caffè. Stolti a non farlo. Come se non bastasse il regista si fa prendere la mano con le esplosioni: ad un certo punto qualsiasi cosa entra in contatto salta in aria un po’ come devono aver fatto i due neuroni gravitanti nella chiorba dell’anfitrione del film… chiunque esso sia.

E visto che ormai è una discesa senza freni, c’è da sbellicarsi quando il protagonista va al commissariato a denunciare quanto accaduto: prima un vecchino pare solidale con lui e si erge a testimone ma poi viene fuori che stava parlando di un probabile attacco marziano (che gag! Che gag!) poi il detective manifesta il suo scetticismo con un elegante «I fuochi d’artificio fanno male al cervello, vada da un dottore».
Oddio, se pensiamo che in quella scena Bryan ha perso le tracce del figlio, viene quasi da dargli ragione. Grandi eventi anche in seno alla famiglia Genesse: si susseguono liti che mettono in evidenza le infinitesimali capacità recitative anche della moglie (al confronto dei due il bimbo pare Robert De Niro) e lo sventurato protagonista, perseguitato dagli incubi, commenta perplesso «Tutte le volte che vedo schiantarsi l’elicottero, non è un elicottero… è una barca!».

E perplessi siamo tutti noi: partorisci certe frasi, certi dubbi amletici e non vuoi essere preso per sciroccato? T’hai visto un bel mondo, Bryan, ma nel mondo normale, reale, certe cose le dicono i pazzi. Ecco. È bene che tu lo sappia. L’unica attenuante che gli concedo è che si trova in buona compagnia: basti pensare al momento in cui sale su un taxi guidato da un folle col turbante, i due imbastiscono una conversazione sui fuochi d’artificio (ancora? Ma che fissa è?), poi arrivano dei malintenzionati che vogliono far fuori il prode Genesse e gettano nell’auto una specie di onnipresente fuoco d’artificio (sono serio, non scherzo) che però non esplode.
Insomma, pare un festone: ma il taxista si allarma così tanto che fugge blaterando di dover dare da mangiare ai suoi bambini in Pakistan?

Seguono inseguimento, esplosioni, consueta goffaggine, imbarazzi vari. E poco dopo altra scena madre, anzi scena padre visto che a quest’ultimo si rivolge un protagonista sempre più confuso che quando vede una foto che lo ritrae vestito da soldato, in un paesaggio brullo, con altri e in età matura chiede spiegazioni al genitore il quale risponde «Ma è una foto di Halloween!». Sì. E gli asini volano. Sono anche ritornato indietro per vedere nuovamente la foto e risultare ancor più costernato al suono della definizione “Halloween”. Chiaramente il nostro ci crede. Ma non c’erano dubbi in proposito.

Comunque viene fuori che Bryan era un soldato addestrato per uccidere, che il padre citato era un attore prezzolato, che la moglie sapeva tutto, che ha un fascicolo che vogliono i cattivi perché incrimina un senatore corrotto, bla bla bla. E quando il protagonista si confronta con lo stesso senatore, l’onorevole gli rivela la natura dell’incidente perdi-memoria e lo definisce una “scoria umana”. Non sono del tutto contrario a tale epiteto offensivo. Soprattutto se allargato alla filmografia di Bryan Genesse, alla trama della pellicola, alla regia, insomma a quegli “incubi dal passato” che, in un clamoroso esempio di comicità involontaria, richiama finanche il titolo. Quegli incubi che solo uno sciagurato di dimensioni bibliche può avere l’ardire di rievocare: il sottoscritto.

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

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19 risposte a Traitor’s Heart (1999) Incubi dal passato

  1. Conte Gracula ha detto:

    Ho solo due rimpianti, con questa categoria di film: il primo è quello di averne visti alcuni, il secondo è quello di non ricordare i titoli.
    Mamma mia, ‘sto incubi dal passato (che non mi è capitato di vedere) pare a dir poco scritto coi piedi: non il peggiore del suo genere, ma lotta con le unghie, i denti e i fuochi d’artificio!

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  2. Cassidy ha detto:

    Willy oggi ha ripescato addirittura Bryan Genesse, con i suoi film si va dritti sparati in zona Z 😉 Cheers

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  3. Giuseppe ha detto:

    Urca, nientepopodimeno che Bryan Genesse: ricordo di averlo visto in Progettato per uccidere 2, secondo capitolo di un’incoerentissima saga (o, per rimanere zintage, dovrei forse dire Zaga? 😉 ) avente in pratica come unico trait d’union l’androide interpretato da Frank Zagarino… nella sua ruspante e assoluta mancanza di qualsivoglia pretesa, una parte tutto sommato da non buttar via. Sto parlando dell’androide, ovvio, mica di Genesse, ci mancherebbe altro. Se penso che nel film recensito da Willy è pure un pessimo stereotipadre (padre stereotipato al peggio delle sue possibilità) dal quale è ovvio che un ragazzino vorrebbe tenersi lontano il più possibile, anche a costo di perdersi apposta tra la folla…
    Figlio: “Non ne posso più di stare a guardare fuochi d’artificio in continuazione o di sopportare lui e mamma con i loro amoreggiamenti insulsi oltre che recitati malissimo, quindi mi confonderò tra tutta questa gente tanto prima che se ne accorga, sveglio com’è… evvai, finalmente libero! LIBERO! Basta botti, basta battute insulse, basta…”
    Tizi sconosciuti: “Guarda questo bambino, dev’essersi perso… tranquillo, piccolo, adesso ti riportiamo subito da tuo padre!”
    Figlio: “NNOOOOO! Non voglio tornare da quel pirla che sbianca ogni volta che passa un elicottero!”
    Uno dei tizi sconosciuti: “Ecco, a proposito, noi dobbiamo parlare di questo a tuo padre, perché lui non si ricorda che…AAAH!!”
    (Contemporaneamente abbiamo in scena Genesse terrorizzato, l’elicottero ostile per garantire l’effetto sbiancante e dei tizi bellicosi uno dei quali ha appena eliminato il tizio sconosciuto di cui sopra)
    Tizio bellicoso (al gruppo): “E adesso tutti addosso a Genesse, come da copione, per farlo saltare fuori dall’auto e farci stendere dalla sua mossa marziale!”
    Altro tizio bellicoso: “Dalle sue mosse, volevi dire…”
    Tizio bellicoso (sempre al gruppo): “E invece volevo proprio dire quello che ho detto! Arrivati a questo punto, quanti spettatori credete che avremmo già perso, eh? Tranne Willy, chiaro… Se Bryan facesse altre mosse chi le vedrebbe, anche nel remoto caso le facesse bene? No, no, una basta e avanza! Del resto, vedete che la sua controfigura sta mettendo le zollette nel caffé, perché già quella è una scena troppo pericolosa per lui: e non ha nemmeno tutti i torti, visto che tra poco Danny si farà prendere la mano a tal punto da far esplodere pure lo zucchero”
    Che dire, poi, dell’incubo dello schianto stile Transformers con cui si passa dall’elicottero a una barca? E’ possibile che, nella rivelazione finale del senatore, il nostro Bryan/Brody abbia scoperto di essere sì un soldato addestrato a uccidere rimanendo però quel portento di completa mancanza di “genio” che è sempre stato? Tanto da scendere da un elicottero per sgranchirsi le gambe senza accorgersi di essere ancora in volo sopra un corso fluviale cadendo così su di una barca sottostante piena di fuochi d’artificio, sbilanciandola per via dell’urto e facendola schiantare sulla riva nel tentativo di riprenderne il controllo, provocando così la multicolore esplosione dell’intero contenuto? Magari destinato ai festeggiamenti del 4 luglio e costato un discreto gruzzolo di dollari finiti letteralmente in fumo? E che per questa sua prodezza si si guadagnato l’appellativo di scoria umana? Chissà, ma per ora siamo giunti al momento di concludere con un’immagine poetica e surreale suggeritami dallo stesso Willy
    Asino (si libra planando a bassa quota): “Eh, ma se il protagonista è arrivato a credere alla cazzata della foto di Halloween, allora gli asini volano” 😀

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Quando ho letto stereotipadre e zaga ho pensato di aver già avuto la mia parte di beatitudine ma poi sono arrivato al caustico commento dell’asino e, insomma, dulcis in fundo 🙂 🙂 🙂

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