Fantascienza e Arti marziali

Giunto è il momento di parlare di uno dei connubi meno sviluppati (e studiati) del cinema: quello che unisce la storica e blasonata fantascienza con la meno blasonata e più recente arte di menar le mani in video. Solamente i marzialissimi anni Novanta potevano avere il coraggio di sviluppare il genere “fantascienza marziale“, creare cioè prodotti indiscutibilmente legati a tematiche fantastiche ma interpretati da star marziali più o meno note (più o meno brave).
Per l’occasione ripesco un mio vecchio speciale, apparso su ThrillerMagazine il 27 gennaio 2010, aggiornandolo con le novità scoperte nel frattempo. È solamente una panoramica su questo sotto-genere non riconosciuto – vi sfido a trovare l’etichetta “fantascienza marziale” o roba simile in qualsiasi catalogo! – ed è mia intenzione, pian piano, approfondire poi ogni titolo: tornate quindi anche in futuro a visitare la pagina, perché troverete link ad approfondimenti vari.

Specifico che a parte rari casi, che meritavano la menzione, ho riportato solo film distribuiti in Italia, anche se spesso in modo frammentario.

Fantascienza & Arti marziali

Come in molti altri casi, è un film con Jean-Claude Van Damme ad aprire nuove strade per la rinascita del cinema marziale in Occidente, avvenuta sul finire degli anni Ottanta. È proprio un film con protagonista l’allora men che trentenne attore belga ad aprire la nostra rassegna di fantascienza ed arti marziali: si tratta di Cyborg di Albert Pyun, presentato in patria nell’aprile 1989 ma giunto in Italia solamente in home video agli inizi degli anni ’90, in piena Van Damme-mania. Il regista in tempi recenti ne ha presentato un’edizione “Director’s Cut” che non dimostra altro se non la sua totale follia riguardo all’intero progetto…

Il mondo del XXI secolo non è un bel posto: i pochi sopravvissuti ad una sorta di olocausto nucleare sono ridotti alla barbarie, e (come se non bastasse) una terribile pestilenza li sta decimando. Degli scienziati hanno però trovato una cura alla nuova peste, e l’affidano alla memoria interna di una donna-cyborg (Dayle Haddon) che ha la missione di portarla dove potrà essere sintetizzato un vaccino.
Il viaggio sarà ovviamente pieno di pericoli e insidie, e come “compagno di viaggio” avrà Gibson (Van Damme), un guerriero dal tormentato passato.

Il film è girato visibilmente in economia (vengono sfruttati i teatri di posa preparati per il sequel di Masters of the Universe, che non venne mai girato per lo scarso successo del primo film) e l’assenza di un coreografo influisce parecchio sulla qualità dei combattimenti, ma lo stesso rimane una perla per amanti del genere. Sia per l’ancora acerbo Van Damme, sia per i ruoli secondari interpretati da attori famosi nel circuito (Vincent Klyn, nel ruolo del perfido Fender, Ralph Möller e Stefanos Miltsakakis).

Malgrado un incidente grave sul set (uno stuntman perse l’occhio e citò Van Damme per danni), che di solito segna l’insuccesso di un film, Cyborg inaugura un filone di B-movie incentrato su combattenti del futuro: un universo che scaturisce dalla mente del regista Albert Pyun, e di cui avremo modo di parlare più avanti.
Da segnalare comunque che malgrado le molte critiche (anche da parte di Van Damme stesso, che non amò mai il film), nel 1993 Michael Schroerder firma Cyborg 2, con Elias Koteas e una giovanissima Angelina Jolie; non pago, lo stesso regista torna l’anno successivo con Cyborg 3: The Recycler: tutti titoli che, comunque, con le arti marziali non hanno nulla a che vedere.

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Non è chiara la sua data di uscita in patria, ma nel 1991 incontriamo uno dei peggiori titoli di questa rassegna: il dilettantesco Karate Cop, scritto, prodotto ed interpretato da Ronald “Ron” Marchini, e che in Italia ha avuto una fugace apparizione in TV su TMC2.

Nel futuro la società (tanto per cambiare) è tornata alla barbarie: l’unico ad opporsi alle angherie di bande di teppisti è un poliziotto incorruttibile, esperto in karatè.

Del film non vale la pena parlare oltre, merita invece una menzione Marchini, non solo per aver scritto dei libri di arti marziali, ma perché fu battuto per solo mezzo punto al Tak Kubota’s All-Stars Tournament di Los Angeles. L’avversario che lo vinse era Chuck Norris!

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Nel maggio 1991 esce ad Hong Kong un film che non si limita a fondere fantascienza ed arti marziali, ma ci aggiunge dossi massicce di commedia all’italiana (cioè con battutacce e poppe sparse). Scritto e diretto da Jamie Luk, ecco Robotrix (女機械人 / Nu ji xie ren), ancora inedito in Italia.

La dottoressa Sara (Hui Siu-dan) e la sua assistente robotica Anna (la giunonica Amy Yip) hanno creato una ginoide per scopi militari: Eve R27. Quando lo scienziato pazzo Ryuichi Sakamoto (Chung Lin) rapisce il figlio di un ricco sceicco, è il momento di mostrare quanto sia utile una ginoide d’assalto.

Nel cercare di difendere il figlio dello sceicco dal rapimento, rimane uccisa la poliziotta Linda (Chikako Aoyama), e la dottoressa Sara pensa bene di trapiantare i suoi ricordi ancora “caldi” così come le sue generose forme nella ginoide: Eve R27 diventa ora in tutto e per tutto una donna… con una sana curiosità sessuale!
Anche Sakamoto rimane quasi ucciso nello scontro e si autotrapianta in un robot (Billy Chow): lo scontro finale sarà in pratica… tra Robocop e Terminator!

Fra elementi di commedia e poppe generose c’è spazio anche per spettacolari combattimenti in stile Hong Kong

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Nel luglio 1992 ritroviamo Van Damme in un ruolo fantascientifico, affiancato dal famoso Dolph Lundgren: il film è I nuovi eroi (Universal Soldier, che ruba il titolo ad un film del 1972 con George Lasenby) di un ancora poco conosciuto Roland Emmerich (che in seguito si farà un nome con Independence Day). Il budget per il film è decisamente alto, gli stuntman e le scene d’azione sono di prim’ordine, ma quello che ne soffre è la marzialità, ridotta allo scontro finale fra i due attori protagonisti.

L’esercito statunitense crea un’unità molto particolare: UniSol (Universal Soldier), formata da uomini addestrati che hanno un solo difetto… sono morti! Soldati caduti in battaglia, infatti, vengono riportati in una specie di semi-vita e manovrati come robot. Ma tracce del loro passato lentamente tornano a galla, riproponendo antichi rancori, soprattutto fra Luc Devereux (Van Damme) e Andrew Scott (Dolph Lundgren), che si uccisero a vicenda nel Vietnam. La nuova unità perderà ben presto il controllo…

Il film, onestamente, non è del tutto riuscito, anche perché le aspettative erano alte e gli strumenti a disposizione di ottima qualità: con una sceneggiatura più forte forse il film sarebbe diventato un cult. Malgrado nella trama gli altri “soldati universali” non abbiano alcun peso, lo stesso fra di loro troviamo tre nomi noti agli appassionati: Tom “Tiny” Lister jr. (gigante “cattivo” di molti film), di nuovo Ralph Möller e Simon Rhee (ottimo artista marziale e stunt che ha tentato anche la carriera di attore).

In un’intervista dell’epoca, Van Damme raccontò di aver ricevuto una telefonata da Dolph Lundgren in cui questi si lamentava di avere un problema: doveva recitare con Ralph Möller che era molto più alto di lui; al che Jean-Claude giustamente rispose che lui invece di problemi ne aveva due, visto che era il più basso di tutti!
Una curiosità: la casa distributrice del film sponsorizza anche il videoclip Body Count’s in the House del rapper Ice-T (tema del titoli di coda): alla fine del video, si scopre che le guardie del corpo del cantante sono proprio Van Damme e Lundgren!

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All’estate del 1992 risale la produzione de Il guerriero d’acciaio (American Cyborg: Steel Warrior) di Boaz Davidson, che uscirà in patria nel 1994 ma che pare essere prima apparso in home video italiano!

Siamo nell’America del solito dopo-olocausto nucleare, la razza umana è rimasta sterile a causa delle radiazioni e non s’è ben capito come fanno a non estinguersi: fatto sta che rimane un’unica donna fertile al mondo, e guarda caso si chiama Mary (Nicole Hansen). Capito? Maria… come la Madre per eccellenza…
A Mary affidano la missione di portare in salvo il primo feto nato dopo l’olocausto: immancabile arriva il Terminator che deve impedire alla donna di portare in salvo il feto, un cyborg mai nominato che ha il volto giustamente inespressivo di John Ryan, attore d’azione e coreografo minore dell’epoca.
Per fortuna la donna troverà subito un valido aiuto: l’aitante eroe Austin (Joe Lara). Questi l’aiuterà ad affrontare le brutture del cinema apocalittico anni Novanta…

Girato in evidente povertà di mezzi ma perfettamente integrato nel gusto dell’epoca, è un film da sganasciarsi dal ridere per la sua rozzezza e voglia di citare titoli più grandi.

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Nel dicembre 1992 inizia la saga futuristico-marziale di Albert Pyun, a cui l’esperienza di Cyborg doveva esser piaciuta parecchio. È la volta infatti di Cyborg. La vendetta (Nemesis) con Olivier Gruner.

C’è un vecchio detto che recita: «è sempre meglio essere più che umani». Con questa frase, una voce fuori campo ci introduce nel mondo di Nemesis, la Los Angeles del 2027, città piena di criminali biopotenziali, terroristi dell’informazione e cyborg fuorilegge. In questo scenario ipertecnologico si muove il poliziotto Alex (Olivier Gruner) nella sua lotta senza quartiere contro i cyborg che stanno inesorabilmente impadronendosi del potere.
Da Los Angeles a Rio, a Giava, in una lotta che si fa sempre più impari, Alex affronta gli onnipresenti avversari. Ma da ogni scontro esce talmente malconcio da aver bisogno di sempre nuovi bioimpianti per sopravvivere.

Il film dà il “la” a tutta la saga: atmosfere cupe, storie contorte e non sempre chiare, recitazione pessima! La marzialità di questo come degli altri sequel non è molta, ma comunque c’è.

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Nel 1993 di nuovo Albert Pyun torna al futuro con Knights. I cavalieri del futuro (Knights) – presentato in anteprima il 31 maggio 1993 al Dylan Dog Horror Fest! – dove ritroviamo Vincent Klyn (cattivo di Cyborg) e Gary Daniels i piccolo ruoli, ma soprattutto un Lance Henriksen in piena forma.

In un futuro apocalittico la razza umana è ridotta (di nuovo!) alla barbarie, ma soprattutto è diventata “cibo” per una spietata razza di cyborg-vampiri (risultato deviato di un esperimento scientifico), guidati da Job (Lance Henricksen), che per sopravvivere deve succhiare sangue umano. Lo scienziato che, suo malgrado, ha creato questi cyborg, costruisce a sua volta un super guerriero nel tentativo di combatterli: Gabriel (Kris Kristofferson) che, affiancato dall’indomita Nea (l’ottima atleta Kathy Long), inizierà la lotta per la libertà del genere umano.

La presenza di Henriksen non basta a sollevare il livello del film, che comunque si lascia guardare velocemente senza dare troppo disturbo, gustandosi inoltre le sequenze marziali con protagonista Kathy Long.

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Il tema del cyborg affascina gli inizi degli anni Novanta, tanto che Sam Firstenberg (che i più nostalgici ricorderanno come regista di grandi B-movie marziali anni ’80, American Ninja in primis) sfrutta l’onda e presenta nell’agosto 1993 Cyborg Cop.

L’ex poliziotto Jack (David Bradley) riceve una richiesta d’aiuto da suo fratello Philip (Todd Jensen), che vive nell’isola caraibica di St. Keith. Qui, infatti, uno scienziato pazzo (John Rhys-Davies) sta conducendo esperimenti su esseri umani per trasformarli in cyborg, per poi venderli come macchine da guerra. Quando Jack sbarca sull’isola, suo fratello è stato ormai “robotizzato”: l’ex poliziotto dovrà da solo sbaragliare le forze dello scienziato, ed affrontare – suo malgrado – il suo amato fratello in uno scontro finale.

Protagonista è David Bradley, che si è conquistato un po’ di notorietà subentrando a Michael Dudikoff nella saga di American Ninja e che in seguito ha attravesato tutti gli anni Novanta specializzandosi in B-movie non sempre marziali. Le sue doti atletiche migliorano ad ogni film, mentre quelle recitative subiscono il percorso inverso…
Curiosamente Bradley scompare nel nulla finita la moda marziale anni Novanta e di lui in pratica non si sa nulla al di fuori di ciò che si vede in video.

Gli effetti speciali del film (arti robotici e facce bruciate a metà) strizzano l’occhio ai vari Terminator, ma in realtà fanno parecchio ridere!
Inutile dire che Cyborg Cop è scarso sotto ogni punto di vista, ma questo non lo dispensa da due sequel: in Cyborg Cop II (1994) c’è un briciolo in più d’azione, pur rimanendo nel complesso un pessimo film; Cyborg Cop III (1995) invece è rimasto inedito in Italia.

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Rimaniamo nel 1993 con un piccolo capolavoro del genere: Demolition Cop (TC2000) di T.J. Scott, uscito nell’agosto di quell’anno. Il film sfoggia un poker d’assi marziale di tutto rispetto: Billy Blanks, Bolo Yeung, Jalal Merhi e Matthias Hues… uno più bravo dell’altro! Affiancati poi da stuntman di prima scelta.

Jason Storm (Billy Blanks) fa il poliziotto in una città futura completamente in mano alle gang. Ma non ci sono solo teppisti da strada: una gang si sta organizzando per assumere il dominio totale, grazie a dei “soldati cyborg”. Quando Storm scopre che la soldatessa cyborg è in realtà la sua ex collega, morta durante uno scontro, abbandona la polizia e decide di iniziare una personale guerra contro le gang, aiutato da un potente maestro (Bolo Yeung).

Il film ha una particolarità: è la pellicola occidentale con il più alto numero di combattimenti della storia del cinema!
Come dicevo, gli atleti sono di primissima qualità, e i combattimenti meritano tutti: dal primo all’ultimo, sia negli scontri singolari che in quelli multipli, grazie alla presenza di stuntman molto preparati.

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Nell’ottobre 1993 abbiamo una sferzata di marzialità con Dragon Fire (id.) di Rick Jacobson. Arrivato in Italia prima su satellite e poi in un’edizione DVD Stormovie insolitamente buona, è un film a basso (anzi, bassissimo!) costo ma molto ben curato dal punto di vista marziale.

Anno 2050. Le contese fra la Terra e le colonie spaziali vengono risolte sul ring, dove i rispettivi campioni di arti marziali si affrontano senza esclusione di colpi.
Quando però il campione della Terra viene ucciso subito dopo aver vinto, il fratello Lake Powers (Dominick LaBanca) decide di vendicarne la morte. Guidato ed allenato da Slick (Kisu), si addentrerà negli sporchi meandri di Los Angeles, sfidando oscuri campioni di kickboxing e cercando fra di loro l’assassino del fratello.

Va ripetuto: si tratta di un B-movie di poche pretese, ma la bravura marziale degli interpreti fa chiudere un occhio sulle smagliature della storia. Uno dei protagonisti, Kisu, è anche il coreografo dei combattimenti del film: un lavoro svolto egregiamente! Fra i “cattivi” abbiamo Randall Shiro Ideishi, attore marziale secondario di molti film del genere (in realtà molto poco conosciuto ma bravo), e Michael Blanks (fratello del più famoso Billy), gigante nero dalle assenti qualità recitative ma di grande agilità marziale.

Da gustare il combattimento finale, fra i più “posticci” mai visti (io do un colpo a te, tu dài un colpo a me; io faccio un salto mortale di mezz’ora, mentre tu aspetti pazientemente di ricevere la piedata!), ma comunque gradevole per l’agilità dei partecipanti.

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Nel settembre 1994 torna Van Damme con un ruolo fantascientifico. Per Timecop. Indagine dal futuro (basato su un eroe a fumetti di Mike Richardson e Mark Verheiden) viene chiamato alla regia un mostro sacro del genere, Peter Hyams.

Anno 2004: i viaggi del tempo sono realtà! Ma come ogni cosa umana, il problema più grande è proprio il fattore umano: malintenzionati possono infatti approfittare del mezzo per cambiare il passato e così, ovviamente, modificare il futuro. Per evitare questo tipo di problemi viene istituita la figura del Timecop, un guardiano che si occupa di impedire “rimaneggiamenti” del passato e, nel caso, rimettere tutto a posto.
Ma se tornando indietro nel passato per inseguire un criminale, il Timecop Max Walker (Van Damme) avesse la possibilità di impedire la morte dell’amata moglie?

I combattimenti sono scarsi, diciamocelo, perché è il primo film in cui Van Damme “tira i remi marziali in barca”, preferendo dedicarsi all’azione piuttosto che alla marzialità. Lo stesso rimane un buon film di fantascienza, con bravi attori e qualche gustoso effetto speciale.

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Lo stesso settembre 1994 torna la passione per i cyborg con un film prodotto dal prolifico Joseph Merhi: Cyber Tracker. I replicanti (Cyber Tracker) diretto da Richard Pepin.

Nel futuro il senatore Dilly (John Aprea) darà vita ad una versione povera dell’idea di Robocop: per mantenere la sicurezza a Los Angeles serve un poliziotto robotico, chiamato Tracker.
Ovviamente c’è una resistenza cittadina che non vuole che il senatore attui questo stato di polizia robotica, e visto che sono pacifisti… organizzano un bell’attentato sanguinario ai danni del senatore.
Per fortuna questi può contare sul fido braccio destro Ross (il mitico Richard Norton) e il solerte agente di sicurezza Eric (Don “The Dragon” Wilson). Grazie a questi due valenti uomini Dilly sfugge all’attentato ma qualcosa non va per il vesto giusto: Eric comincia a capire che i conti non tornano.
Eric si unisce alla Resistenza e inizierà la sua battaglia per neutralizzare la minaccia robotica, vedendosela prima con Ross e infine con il robottone. Saprà menare entrambi…

Filmetto televisivo al di sotto di molti standard, ma vedere Norton e Wilson in azione, in un periodo in cui erano entrambi in piena forma, è sempre un grande spettacolo.

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Nel giugno 1995 Albert Pyun si prende una pausa dalla “Cyborg-saga” e dirige Heatseeker: parla sempre di uomini-robot, ma stavolta l’ambientazione è più “sportiva” e decisamente più gradevole.

Nel futuro, per rendere più interessanti i campionati di arti marziali i partecipanti hanno tutti una buona parte di elementi cibernetici in corpo, che li rende più forti e resistenti. Chance O’Brien (Keith Cooke) è un’eccezione: è infatti l’unico campione 100% umano! Verrà costretto, suo malgrado, a sfidare il campione in carica, Xao (Gary Daniels), per salvare la propria fidanzata rapita da una spietata società di Hong Kong, produttrice di cyborg combattenti.

Il film, come di solito tutti quelli di Pyun, ha molte potenzialità rimaste poco sfruttate, e probabilmente in mano ad un regista (e sceneggiatore) più esperto sarebbe diventato un piccolo cult… ma sappiamo tutti che un regista esperto non prende neanche in considerazione l’idea di girare un film dove umani e robot combattono a mani nude!

Una curiosità. Il nome del protagonista, Chance O’Brien, ricorda stranamente China O’Brien (in Italia, Colpo marziale), film con Cynthia Rothrock in cui lo stesso Keith Cooke è valente co-protagonsita insieme al grande Richard Norton.

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La pausa di Pyun comunque dura poco, e a settembre 1995 presenta Cyborg Terminator 2 (Nemesis 2: Nebula).

2077, America dei Cyborg. Cinquant’anni prima Alex Rain cercò di fermare i cyborg. E fallì. Ora uno scienziato ha creato un essere umano dalle straordinarie capacità: una bambina che sarà destinata a risollevare le sorti dell’umanità. Viene chiamata Alex, in onore del suo predecessore, ed inviata indietro nel 1980, in Africa, per farla crescere lontano dalla minaccia dei cyborg.
Una volta cresciuta, la donna (Sue Price) dovrà prima di tutto affrontare Nebula (Chad Stahelski), cacciatore-cyborg inviato ad ucciderla, per poi iniziare la battaglia per la salvezza del genere umano.

La muscolosa bodybuilder Sue Price si lascia sempre ammirare con piacere, ma il tempo passato in palestra sicuramente non eguaglia quello passato in una qualsiasi scuola di recitazione. Va inoltre precisato che durante la Cyborg-saga la marzialità va costantemente scemando.

Una curiosità. Grazie alla sempre attenta distribuzione italiana, non esiste un Cyborg Terminator 1, ma solo il 2…

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Nel 1996 è il momento di ben due capitoli della “Cyborg-Saga” di Albert Pyun. A giugno è il turno di Cyborg Terminator 3 (Nemesis 3: Prey Harder)…

Alex (Sue Price) si risveglia senza memoria nel deserto, e subito dovrà vedersela con Farnsworth 2 (Tim Thomerson), cyborg inviato nell’eterno tentativo di ucciderla.
Tornata la memoria, Alex incontra una specie di “sorella”, creata come lei in laboratorio: viene dal futuro espressamente per contattare la guerriera e riportarla nel 2077 ad aiutare la razza umana. Farnsworth 2 tenterà invano di estorcere all’una e all’altra il segreto celato nel DNA.

… Mentre a dicembre è la volta di  e Nemesis 4: Death Angel, sperando che sia finita qui la storia!

Alex dovrebbe uccidere un uomo, ma preferisce discutere col suo partner e mostrarsi in varie pose, con più o meno vestiti addosso.

Sue Price è fissa nel ruolo di Alex, anche se ovviamente la storia perde parecchio del suo mordente (se mai ne ha avuto).

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La storia degli UniSol pare riscuotere più successo di quanto si pensi. Nel 1998 infatti vengono girati ben due sequel per il circuito televisivo statunitense: Universal Soldier II. Brothers in Arms e Universal Soldier III: Unfinished Business, con Matt Battaglia ed Andrew Jackson nei ruoli che erano stati rispettivamente di Van Damme e Lundgren; c’è anche il grande Jeff Wincott, in una particina del tutto non-marziale.

In realtà i due film sono consequenziali, tanto che in Italia, nel 2000, hanno avuto un passaggio televisivo satellitare come un film unico: Progettati per uccidere, parte prima e seconda; dopo un passaggio su Italia1, sono scomparsi senza lasciare traccia…

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L’anno successivo ecco Universal Soldier: The Return (1999), che in Italia, sempre imbattibile nello sballare i titoli, è stato chiamato semplicemente Universal Soldier

Continuano le avventure di Luc Devereux, che alla sua quarta storia rivede Van Damme a vestirne i panni. Malgrado la presenza, oltre il citato belga, di grandi lottatori come Michael Jai White (villain del film) e il wrestler Bill Goldberg, il film è particolarmente avaro di combattimenti. C’è però da riconoscere che lo scontro finale vale certo la sopportazione di una trama fin troppo sfilacciata.

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L’inizio degli anni Duemila vede apparire il devastante The One (2001) di James Wong, con protagonisti Jet LiJason Statham. È il primo film in cui Jet Li capisce che la sua avventura americana non sta andando come sperato: i prodotti in cui si ritrova coinvolti sono troppo scarsi per uno che, in fondo, è una delle più grandi star dell’Asia.

Un pericoloso criminale, Lawless (Jet Li), sta utilizzando un macchinario fenomenale per passare da un universo all’altro ed uccidendo ogni “versione” di se stesso, acquisendo così fenomenali poteri: il suo scopo è diventare l’Unico di tutti gli universi, una sorta di semidio. Evan Funsch (Jason Statham) è un poliziotto del corpo speciale che deve controllare che azioni del genere non vengano compiute: insieme a Gabe (sempre Jet Li) dovrà contrastare le azioni di Lawless.

Film nato in origine per l’attore-wrestler The Rock, punta tutto sugli innovativi effetti speciali (permettere che Jet Li combatta con se stesso è stata operazione lunga e laboriosa), lasciando forse troppo in secondo piano la sceneggiatura e i personaggi. Sicuramente un passo falso nell’allora ascendente carriera hollywoodiana di Jet Li, ma la presenza di un professionista eccezionale come Corey Yuen alla coreografia dei combattimenti fa sì che il film, almeno da quel punto di vista, sia assolutamente godibile.

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Malgrado l’insuccesso, Timecop in patria riesce comunque a far nascere una serie TV nel 1997 e addirittura nel 2003 si pensa ad un’altra storia del “poliziotto del tempo”: ecco così nel settembre 2003 Timecop 2 (Timecop: The Berlin Decision) di Steve Boyum.

Ryan Chang (un Jason Scott Lee che ancora prova a fare l’atleta in video, senza averne la minima capacità) è un Timecop, si assicura cioè che malintenzionti non tornino indietro nel passato per modificare il futuro.
Dovrà vedersela con la mente malvagia di Branson Miller (Thomas Ian Griffith) che ha deciso di utilizzare la Storia come arma finale.

Paradossalmente, c’è molta più marzialità in questo film, interpretato da Jason Scott Lee, che in quello con Van Damme: eppure quest’ultimo ha una formazione marziale decisamente migliore della veloce infarinatura data a Lee in occasione del film Dragon. La storia di Bruce Lee (1993)…

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C’è ancora da dire sugli UniSol e così all’Austin Fantastic Fest del 1° ottobre 2009 John Hyams – figlio del più celebre Peter, votato anima e corpo ai filmacci – presenta Universal Soldier: Regeneration.

Sono lontani gli inizi degli anni Novanta e il cinema ha fallito miseramente, così per forza di cose anche il futuro diventa squallido. Nella solita Bulgaria – patria di tutto il cinema degli anni Duemila – ritroviamo ancora una volta Luc Deveraux (Van Damme) e una comparsata di Andrew Scott (Dolph Lundgren).
Ora gli Universal Soldier sono attivati da terroristi che minacciano il mondo dalla loro sede di Chernobyl: sta di nuovo a Luc fermare i propri commilitoni non-morti.

La scena è tutta per l’ex wrestler russo Andrei Arlovski, mentre questo è uno dei primi film in cui Van Damme decide di tornare a combattere, cioè di fare qualcosa che nei vent’anni precedenti si era rifiutato di fare. Ora che è troppo vecchio per farlo… pensa bene che sia il momento giusto.
Dire che è un film imbarazzante è davvero riduttivo.

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Visto che è venuto così male, John Hyams decide che vuole fare ancora un altro film sugli UniSol: ha qualcosa che ancora gli scappa di dire, e al Fantasy Filmfest di Amburgo il 23 agosto 2012 presenta in anteprima Universal Soldier. Il giorno del giudizio (Universal Soldier: Day of Reckoning).

Di nuovo passa Lundgren a fare una comparsata, sempre più inutile, ma la scena stavolta è tutta per Scott Adkins, divo marziale che ha seguito le tracce di Van Damme verso il fallimento.
In una trama delirante e totalmente confusionaria, vediamo John (Scott Adkins) cerca di ricomporre i pezzi del suo passato dopo aver perso tutto: il suo obiettivo è raggiungere e uccidere Luc Deveraux (Van Damme), ma soprattutto capire perché accidenti per tutto il film appaia con la testa rasata e dipinta di bianco. Se è una citazione del Kurtz di Apocalypse Now, merita la fucilazione sul posto!

Film diarroico che getta in video immagini a spruzzo, senza la benché minima logica né alcun tipo di filo narrativo.

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Sicuramente ho dimenticato dei titoli ma sarà mia cura tenere aggiornato questo elenco. E no, fra i titoli dimenticati non c’è Matrix: sia perché i suoi combattimenti sono molto al di sotto della sufficienza, sia perché parliamo di pochi secondi interpretati da attori che non sanno neanche camminare, figuriamoci combattere!

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Arti Marziali, Fantascienza, Saggi. Contrassegna il permalink.

16 risposte a Fantascienza e Arti marziali

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    Articolo stupendo! Ogni titolo era un tuffo al cuore!
    E poi…ti mando la rece di Cyborg Terminator 2 e me lo menzioni la stessa settimana? Siamo quasi in…”osmosi”! 🙂 🙂 🙂

    Liked by 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Confesso che è una coincidenza “voluta”. Appena ho visto il titolone che mi hai mandato, mi sono detto: qui serve un lancio massiccio! ^_^
      Così ho ripescato, aggiornato e corretto questo specialone perché vorrei poi recensire “in solitaria” più film possibili, fra quelli citati, e il tuo domani inaugura questo progetto 😉

      Mi piace

  2. Conte Gracula ha detto:

    Mi chiedevo: Double Dragon con Mark Dacascos, Alyssa Milano e non ricordo chi altro, con la sua ambientazione cyberpunk da Robocop del discount, vale come fantascienza marziale? O l’elemento magicoso del medaglione lo farebbe virare troppo sul fantasy?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mmmmm questione spinosa… Si svolge nel futuro ma è pieno di elementi paranormali: ad occhio mi sembra più simile a Mortal Kombat che ad un titolo di fantascienza. Quanto prima dovrò fare una pagina riassuntiva del cinema tratto da videogiochi di menare 😉

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  3. loscalzo1979 ha detto:

    Complimenti per questo titanico lavoro di ricerca, hai per caso pure intenzione di presentarceli uno per uno?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La mia intenzione sarebbe proprio quella, ed alcuni (quelli coi titoli “linkati”) sono già presenti nel blog: mi piacerebbe rispolverare le mie copie per rivederli, a distanza di anni, e recensirli. Vediamo come andrà.
      Se poi usciranno fuori altri titoli, aggiornerò 😉

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  4. Cassidy ha detto:

    Pezzo davvero bellissimo, anche se mi manca ancora una buona metà da leggere (rimedierò il prima possibile!), ammirevole non solo l’attività di ricerca, ma proprio la capacità di trovare un filone, se mai la “Fantascienza marziale” diventerà un genere vero e proprio, è sul Zinefilo che ne abbiamo sentito parlare la prima volta 😉 Cheers

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  5. Cumbrugliume ha detto:

    Sei veramente una fonte inesauribile di spunti e consigli… e Demolition Cop me lo ricordo bene, credo di averlo noleggiato (ovviamente in vhs) appena uscito in Italia 🙂

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  6. Pingback: Black Belt: intervista a Michael Jai White (2014) | Il Zinefilo

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