Jesus Christ Superstar (1973)

Esattamente trent’anni fa, nel sabato che precedeva la Pasqua del 1987, registrai su videocassetta da Raiuno il secondo passaggio televisivo italiano di un film che in seguito sarebbe stato replicato da Rete4 regolarmente ogni Pasqua. Un film che all’epoca era rarissimo a meno di non aver avuto la fortuna, quindici anni prima, di averlo visto nelle sale italiane: fortuna che ebbero i miei genitori.
Era stata la prima volta in vita mia che vedevo mio padre elettrizzato, quella sera del 29 marzo 1985 quando per la prima volta Raiuno trasmetteva questo film, all’epoca scomparso da più di dieci anni. Mio padre lavorava fino a tardi ma quella sera si precipitò a casa e la prima cosa che disse appena entrato fu «Sono già arrivati i carri armati?»
Io avevo 11 anni e rimasi a bocca aperta: cioè… è un film cantato su Gesù… ma ci sono i carri armati? Jesus Christ Superstar era pronto a conquistarmi.

Il tradimento di Giuda (Photo by David James)

Sarebbe leggermente riduttivo dire che fece scalpore quella prima messa in scena del 12 ottobre 1971 a Broadway, al Mark Hellinger Theatre: chiunque avesse una penna in mano iniziò a scrivere critiche feroci e lodi sperticate. Favoloso, blasfemo, capolavoro, ignominioso. Sparate un aggettivo, e sicuramente nel corso degli anni è stato usato per indicare il musical scritto da Andrew Lloyd Webber con i testi di Tim Rice.
Subito il canadese Norman Jewison – che aveva azzeccato due bombe come La calda notte dell’ispettore Tibbs (1967) e Il caso Thomas Crown (1968) ed era pronto a dirigere la gagliardiaggine totale di James Caan in Rollerball (1975) – va a bussare alla Universal Pictures: «Delle piccole case mi hanno dato 9 milioni per dirigere il musical Il violinista sul tetto (1971), che fate, aumentate la posta? C’è un soggetto uno zinzinino controverso che vi assicurerà pubblicità a manetta: dopo l’ebraismo, ora musichiamo il Cristianesimo.»
La Universal ha appena dato 700 mila cucuzze a George Lucas per American Graffiti (1973) e 5 milioni a Clint Eastwood per Lo straniero senza nome (1973)… Ma sì, e cacciamoli ‘sti 13 milioni per il soggetto più chiacchierato del momento. Jewison prende i soldi e dal freddo Canada vola fino alle meravigliose lande desolate intorno ad Israele, piene di rovine romane perfette come location, e in quell’agosto 1972 crea un mito immortale.

Qualsiasi citazione da Leonardo Da Vinci è puramente voluta (Photo by David James)

Presentato a New York City l’anno dopo, il 7 agosto 1973, il film arriva in Italia il 17 dicembre successivo ma non nelle sale cinematografiche: viene proiettato al Teatro dell’Opera come un musical e soprattutto la serata è in nome della beneficienza a favore della Croce Rossa. Una scelta troppo buonista? Tranquilli, che c’è sempre chi ci vede del marcio.
Il 5 gennaio 1974 “La Stampa” così scrive:

«Ieri in difesa della “purezza cristallina” della religione cristiana, le organizzazioni parafasciste hanno mobilitato le loro squadriglie di imbrattamuri notturni per denunciare “l’oltraggio che sta per essere consumato nella capitale del cristianesimo con una pubblica rappresentazione dissacratoria della divinità di Cristo all’inizio dell’Anno santo”. Se la prendono cioè con il film Jesus Christ Superstar, che il 7 gennaio sarà proiettato al Teatro dell’Opera a beneficio della Croce Rossa. […] In Vaticano non viene dato alcun peso a queste manifestazioni che si condannano da sole tanto più che il film in questione era stato valutato benevolmente dal critico dell’Osservatore Romano, invitato alla “prima” londinese.»

Le polemiche vendono ma anche la buona musica, e Jesus Christ Superstar è musica dannatamente… ops, volevo dire “beatamente” buona!

La spettacolare Ouverture (Photo by David James)

Sono cresciuto immerso nella musica di ogni genere possibile e immaginabile, quindi non ricordo quando è arrivato in casa il doppio LP con la colonna sonora del film: una splendida edizione MCA Records stampata in Italia dalla milanese CBS-Sugar e distribuita da Messaggerie Musicali: per i collezionisti, il codice è MAPD 6847. Non sarà una rarità come l’edizione italiana de La febbre del sabato sera (1977), ma rimane un pezzo d’epoca.
Dentro ci sono le stra-meravigliose foto che vi presento in questo post – vi sfido a ritrovarle in giro per Google! – ma soprattutto presenta qualcosa che all’epoca era di una rarità spaventosa. No, rarità non rende bene: qualcosa che era impossibile da trovare. I testi delle canzoni.

Il disco è del 1973 ma probabilmente arrivò in casa nostra nella metà degli anni Ottanta: comunque era un periodo in cui non esistevano i testi delle canzoni pubblicati su riviste, come arriveranno in seguito insieme all’usanza dei CD di inserire un libretto all’interno con le lyrics. Alcuni LP le avevano ma non erano frequentissimi.
Per la prima volta nella mia vita avevo il testo originale di canzoni che amavo. No, che veneravo, ed armandomi di dizionario inglese cominciai a tradurre. Come dite? Non serviva, perché tanto in TV il film era trasmesso con i sottotitoli in italiano? Eh, sì, andate a fidarvi delle traduzioni italiane…

Simon Zealotes (Photo by David James)

Ho avuto la grande fortuna di avere un’ottima insegnante di inglese alle scuole medie, che mi ha regalato delle solide basi: niente roba tipo full immersion o «Let’s have a conversation»: abbassa la testa, e comincia a ripetere «To go, went, gone», manda a memoria quantità enormi di parole e scrivi tutte quelle che non conosci e che ti capitano davanti.
Mentre riempivo quaderni di parole nuove, scoprivo la magia della traduzione: cioè, una parola (dangerous) diventa tre parole («un uomo pericoloso»)? E perché ad un certo punto durante una canzone… d’un tratto i sottotitoli scompaiono per poi riapparire la strofa dopo? A 13 anni scoprii la censura italiana…
Quando la folla lo acclama e lo chiama J.C. – cosa che sfruttai anni dopo, quando mi appassionati ad un altro J.C.: Van Damme! – gli chiede anche se sarà a disposto a fare delle cose per lei.

«Ehi J.C., J.C., won’t you fight for me?»

Fin qui tutto facile: Gesù, lotterai per me? Ma poi Gesù smorza il sorriso, perché la domanda della folla è di quelle brutte.

«Ehi J.C., J.C., won’t you die for me?»

Gesù, morirai per me? E qui misteriosamente i sottotitoli della RAI scompaiono…

«Take me now… before I change my mind» (Photo by David James)

Anni dopo il film recuperai alcune versioni teatrali dell’opera, con l’avvento di YouTube poi ho potuto gustare ottime reinterpretazioni moderne, ma parliamoci chiaro: sono formichine di fronte alla montagna.
Norman Jewison in quell’estate del 1972 ha creato un capolavoro senza tempo che è impossibile da ripetere e impossibile da descrivere in ogni sua parte. Essendo io leggermente pazzo per questo film, ed avendolo visto tipo un miliardo di volte, ho amato ogni scelta di inquadratura, ogni giro di camera, ogni campo lungo, ogni scelta stilistica assolutamente geniale. E pensate che per anni ed anni ho visto il film in 4:3, con mamma RAI che tagliava l’inquadratura tanto che Pilato si sente cantare parecchi secondi prima che entri in scena… semplicemente perché stava troppo a destra per il 4:3!
Il voluto anacronismo è di una genialità spettacolare, e probabilmente è servito da ispirazione a Mel Brooks per La pazza storia del mondo (1981), ma anche qui parliamo di formichine davanti alla montagna.

Il più geniale Re Erode della storia! (Photo by David James)

Non posso mettermi ad elencare tutte le scene perfette del film, perché ogni singolo fotogramma di Jesus Christ Superstar è perfetto. Anche nei punti in cui sembra più ruspante, quasi improvvisato, guardate bene e scoprirete una sapiente regia. Non è facile creare l’improvvisato, per questo tutto è perfetto.
Non posso mettermi a ciatre dei brani, semplicemente perché ogni singola parola del film è perfetta, ma soprattutto… incredibilmente profetica!

Gesù tra i lebbrosi (Photo by David James)

Malgrado sia stato comprato e studiato solamente nel 2006, era sin dagli anni Settanta che vari loschi individui provavano a vendere quello strano rotolo trovato in Egitto. Un rotolo che, appena iniziato a leggere, venne ribattezzato “Il Vangelo di Giuda”.
Se amate le cospirazioni, sentite questa: pochi anni dopo l’esplosione di Jesus Christ Superstar, in Egitto viene trovato un rotolo… che dice le stesse cose! Che facciamo, pensiamo a qualche bella truffa ai danni dei poveri archeologi?
Protagonista del musical non è Gesù, bensì Giuda, presente in ogni scena anche quando non canta: è l’osservatore che giudica e che anche dopo morto torna in scena per la canzone finale. E qual è la novità di questo Giuda? Che accusa Gesù di averlo reso un mero strumento nel suo piano…

La mia mente è nell’oscurità: Dio… sono stato usato!
E tu, Dio, l’hai saputo per tutto il tempo.
Dio, non saprò mai perché mi hai scelto per il tuo crimine.
Tu mi hai ucciso, UCCISO!

Vengono i brividi a sentire Giuda pronunciare queste parole mentre si impicca sullo schermo, con in sottofondo lo spettacolare riff per chitarra che aveva accompagnato il personaggio proprio all’inizio della storia.
In quello che noi chiamiamo “Il Vangelo di Giuda”, scoperto nel 1978, le parole sono diverse ma il concetto è similare: Giuda è l’unico vero discepolo perché ha capito il “quadro generale” e sa che se non tradirà Gesù la storia non andrà avanti…

«For the sake of the nation, this Jesus must die» (Photo by David James)

Per anni ho cantato le parole del musical e ovviamente i testi di Giuda erano quelli più impegnativi, perché si lanciavano in veri scioglilingua.

Nazareth, Your famous son
Should have stayed a great unknown
Like his father carving wood
He’d have made good
Tables, chairs and oaken chests
Would have suited Jesus best
He’d have caused nobody harm
No one alarm

Provate a cantarlo con la velocità richiesta dalla musica, e scoprirete che non è affatto facile. Ce ne ho messo per riuscire a cantare sopra il cantante!
Ma ovviamente la vera prova è il tradimento di Giuda, quando piomba da Caifa e comincia a sciorinare parole a raffica:

Now if I help you, it matters that you see
These sordid kinda things are coming hard to me.
It’s taken me some time to work out what to do.
I weighed the whole thing out before I came to you.
I have no thought at all about my own reward.
I really didn’t come here of my own accord.
Just don’t say I’m…
damned for all time.

«Non sono venuto qui di mia volontà»: ho ancora i brividi, dopo trent’anni che ho imparato a memoria questi versi…

Le 39 frustate più rock della storia (Photo by David James)

Vogliamo parlare di Ted Neeley e Carl Anderson, Gesù e Giuda? E che gli volete dire? Una curiosità che oggi è facilmente scovabile ma all’epoca era “scottante”: entrambi gli attori hanno fatto una comparsata nella serie televisiva Starsky & Hutch.

«Everytime I look at you I don’t understand
Why you let the things you did get so out of hand
»
(Photo by David James)

Jesus Christ Superstar rimane un capolavoro inarrivabile, che non ha perso un solo grammo di smalto e può essere visto in questa Pasqua 2017 come se fosse la prima volta. E quindi chiediamoci ancora, come fa Giuda dello sfavillante finale: «Volevi morire in quel modo? È stato un errore o sapevi che la tua caduta sarebbe stato un record d’ascolti?»

Jesus Christ
Superstar
Do you think you’re what they say you are?

L.

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P.S.
Vi ricordo l’edizione Blu-ray 2013 del 40° anniversario.

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Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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13 risposte a Jesus Christ Superstar (1973)

  1. Evit ha detto:

    Ammazza, che recensione sopraffina!
    Ma ce l’hai ancora quella registrazione Rai?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Devo andare in immersione nel mio archivio VHS: facile che ce l’abbia ancora!

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      • Evit ha detto:

        Chissà se aveva titoli in italiano! Per qualche motivo ne dubito perché essendo già un musical cantato in inglese secondo me non ci perdevano tempo e soldi oltre la sottotitolazione. A proposito, quella RAI sarà diversa da quella cinematografica?

        Io purtroppo ho dei seri problemi con il genere musical e non ho mai superato i primi minuti dove ancora ricordo che comparivano i mitragliatori di Die Hard. Lo trovai subito simpatico per l’anacronismo ma, come ho detto, il musical proprio non fa per me. È un mio grosso limite, lo so.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Malgrado le apparenze, concordo con te: ai musical gli sparo già prima che attacchi la musica, ma ci sono eccezioni a cui non so resistere. Tipo questa, e poche altre (tipo “Little Shop of Horrors”)
        Visto che titoli nel film non ce ne sono, appaiono giusto quelli di coda ma minuscoli, facile che l’intervento RAI si sia limitato ai sottotitoli. Ora devo assolutamente cercare quella VHS d’annata 😛

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      • Evit ha detto:

        e mi domando se le VHS vendute all’epoca avessero la sottotolazione andata al cinema? In tal caso potremmo vedere le differenze con quella RAI!

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  2. theobsidianmirror ha detto:

    Un’analisi fantastica! Credo di non aver mai letto nulla del genere su JCS in tanti anni. Vidi per la prima volta questo musical nei primi anni Ottanta, sulla scia della passione che avevo per “Hair”,che ai tempi era il mio preferito ma che poi, con il passare degli anno ha lasciato il gradino più alto del podio a favore di JCS, che è effettivamente molto più intriso di contenuti e molto più ben fatto, soprattutto per i particilai che, come dici tu, non sono affatto lasciati al caso. Ascoltavo la colonna sonora per ore mentre studiavo (studiavo, si fa per dire) e anche senza i testi davanti avevo infinito per imparare a memoria tutte le canzoni. La colonna sonora che avevo io era piuttosto artigianale… non era altro che una cassettina che avevo inciso piazzando il mio registratore portatile davanti all’altoparlante della televisione. Roba di qualità ovviamente infima ma quella era ai tempi la mia unica possibilità. Invidio da morire quel disco che hai mostrato nel post, ma sono sicuro che l’hai fatto apposta per farci rosicare _^

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      eheheh hai colto in pieno: purtroppo solo i veri appassionati si leccheranno le dita, i lettori gggiovani lo guarderanno come si guarda una vecchia auto parcheggiata sotto casa 😀
      Prima di comprare il doppio-CD anch’io lo sentivo su cassetta, da riversamento di LP. Però per le altre colonne sonore anch’io usavo la TV, ma ero più “hi-fi”: con un semplice jack collegavo la cuffia della TV (out) alla presa aux (in) dello stereo, così invece di usare il microfono registravo direttamente dalla “fonte”, se così si può dire. Ogni canzone bella sentita in un film finiva su cassetta!
      Ti ringrazio per l’apprezzamento e alle già tantissime cose che amiamo in comune aggiungiamo anche questa! ^_^
      A proposito: auguri di buona Pasqua!

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      • theobsidianmirror ha detto:

        Una vecchia auto parcheggiata. Proprio vero, ed è una cosa molto triste. Qualche hanno fa l’ho mostrato alla mia ragazza, che ha 40 anni e non l’aveva mai visto. Mi ha detto infine di averlo apprezzato, ma non ho capito se era sincera o se voleva solo compiacermi…
        Buona Pasqua anche a te!

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  3. Cassidy ha detto:

    Super pezzo di Pasqua! 😀 Veramente complimenti, questo entra dritto sparato tra i migliori pezzi che abbia mai letto sul Zinefilo 😉 Un musical che ha fatto storia, e che oggi non sarebbe più possibile. Però mi hai mandato in tilt la mente, “J.C., won’t you fight for me?”, Mi sono immaginato Van Damme in tunica bianca 😀 Grazie per questo regalo di Pasqua, ne approfitto per farti gli auguri a te e ala tua famiglia, passatela bene 😉 Cheers!

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  4. Giuseppe ha detto:

    Dunque, visto che su Jesus Christ Superstar hai OTTIMAMENTE detto proprio TUTTO quello che c’era da dire e c’è solo da inchinarsi davanti ad un post del genere, mi rimane un unico insignificante bruscolino da aggiungere: Ted Neeley fu anche il disonesto sbruffone Jack Muldoon in un paio di episodi de L’uomo di Atlantide 😉

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  5. Pingback: Jesus Christ Superstar (1973) | IPMP – Italian Pulp Movie Posters

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