Terminator Woman (1993)

Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
Prima però spendo due parole sul titolo. Ho avuto la fortuna di assistere all’arrivo del film in Italia e al fiorire dei titoli fantasiosi con cui i media nostrani l’hanno presentato: ne ho lasciato traccia, anni fa, su IMDb.
Appena arrivato in VHS Number One Video si intitolava 
Un testimone da proteggere, ma subito la TV lo trasmise prima come Uno scomodo ostacolo e poi come Double Target: a memoria il primo titolo lo inventò Italia1 e il secondo Duel TV (satellitare), ma non potrei giurarci. Infine la compianta Stormovie l’ha portato in DVD con il titolo Terminator Woman, che è solo uno dei vari titoli originali del film.
L.

I titoli dei film, si sa, sono una scienza in-esatta. Soprattutto quando si tratta di film di serie Z. Ce lo conferma, con implacabile e dolosa assenza di qualsivoglia vergogna, Terminator Woman, pellicola datata 1993 e di cui i doppiatori italici hanno pensato bene di smostrare l’etichetta (in lingua originale suona come Double Target) per attirare frotte di allocchi: leggi Terminator e favoleggi su Schwarzy, sulla resistenza umana, su assembramenti di ferraglia assassini. Chiaramente, nulla di tutto ciò compare nel lungometraggio in questione. Poi leggi Woman e ti attendi, lieto e curioso, un action in cui il cosiddetto sesso debole assurga a protagonista assoluto e indefesso. Ovviamente, poco di tutto ciò compare nel lungometraggio in questione.
Che poi, colpa più grave, il suddetto ruolo se lo accaparra Jerry Trimble a proposito della cui persona la presenza di un organo riproduttivo che lo rende masculo è forse (FORSE) l’unica certezza: per il resto nutro forti dubbi sulle sue doti recitative, sul suo discutibile fascino accalappia-femmine, sul suo ciuffo da liceale ripetente oltre che adepto della gioventù hitleriana.

Jerry Trimble

Ma andiamo ad esaminare, nel dettaglio, il film e tacitiamo quella vocina che mi suggerisce “chi te lo fa fare?”: tutto inizia con dei cattivi trafficanti di oro che fanno le facce brutte brutte, che palesano di non avere nulla a che spartire col mestiere di attore anche nel momento in cui dovrebbero semplicemente morire e tra i quali emerge, come leader, Michel Qissi. La notizia si colora di infausti presagi quando scopriamo che il nostro è anche il regista e inizia a volteggiare, su di noi, il sospetto che abbia riservato alla pellicola lo stesso trattamento della colonna che ha reso celebre Tong Po… riducendola dunque in una poltiglia indigeribile.
Il sospetto si irrobustisce quando fanno la comparsa i buoni, il poliziotto Handlin (Trimble) e la collega Julie Parish, interpretata da Karen Sheperd, la versione povera della Rothrock che già di per sé è miserrima.

Karen Sheperd

Comunque i due sono giunti in Africa per scortare un pentito testimone chiave nel processo contro il boss Gatelee (il Qissi di cui sopra) e si macchiano di due esordi difficilmente dimenticabili: il primo si fa approcciare da un cittino di colore che gli propone insistentemente di profittare della prostituzione locale con “ragazze o ragazzi” contribuendo così da subito a dare del continente nero la solita immagine pulita, non stereotipata e politicamente corretta. Ah, somma ironia. La seconda però fa addirittura di peggio: pur dovendo scortare un vecchio decrepito e essendo una campionessa di arti marziali, si fa trascinare a terra dall’anziano esagitato e non riesce a liberarsi dalla sua morsa per un lunghissimo lasso di tempo in cui si limita a strizzargli le zinne in faccia. Trimble chiosa la clownesca scena così «Lei è Julie A.Parish, dove la A sta per affascinante». Ok, iniziamo bene anche con le linee di dialogo.

Karen al suo meglio

Seguono cliché consolidati come inseguimento, sparatoria, Jerry e Karen che picchiano i malintenzionati al soldo di Qissi ma anche in questi frangenti non mancano le occasioni per strabuzzare gli occhi come quando le macchine si rincorrono e, arrivate in una radura, si sparpagliano senza senso alcuno se non quello di omaggiare Tetris o ancora come quando si scopre che i nostri beniamini sono senza armi perché pensavano «di fare una vacanza». Già la dichiarazione, resa con aria assolutamente seria, lascia basiti ma poi, riflettendoci, due agenti scortano uno che deve testimoniare contro un temibilissimo boss criminale e si presentano “nudi e scalzi”? Credibile, nevvero? Scuse migliori per fargli usare calci e pugni non ce n’erano?

Michel Qissi

La regia di Qissi, in compenso, continua a sbandare paurosamente dimostrando perlomeno coerenza nella sciattezza. Trimble e socia, dopo aver capito i rischi della missione e verificato l’ambiente ostile, dove vanno a passare la serata? In un nightclub. Che aquile: ad un maiale che si reca volontariamente al mattatoio riconosco molto più buon senso. Come volevasi dimostrare lei, vestita tra l’altro come una passeggiatrice con propensioni circensi, è rapita dai trafficanti e lui è chiamato a risolvere la cosa  trovando il sostegno del ragazzino che a inizio film lo voleva mandare a prostitute. Ottimo, proprio un bel duo, quasi la riedizione di Arma letale.

Jerry in action

Trimble prende in maniera talmente seria questo fatto dell’accoppiata di giustizieri che si porta dietro l’infante anche quando si reca a far visita al boss, il quale ovviamente li caccia e cerca di farli malmenare dai suoi. Invano, perché il nostro eroe salva capra e… ragazzino. A salvare la pora Sheperd ci pensa invece la pora Sheperd: attira una guardia con la puerile scusa di voler fare sesso  (nemmeno Paolo Brosio ci sarebbe cascato) e il gioco è fatto, per poi addentrarsi in una selva dove, giuro, il film diventa la copia sputata di un picchiaduro a scorrimento; insieme a un’altra fuggitiva incontra nemici su nemici che non si sa come siano capitati nel bel mezzo del bosco, uno addirittura ha il colbacco. E vi ricordo che siamo in Africa: in Africa col colbacco. Ecco.

Karen in action

Intanto Jerry  viene tentato da una infida alleata di Qissi ma capisce l’antifona e, integerrimo, rifiuta le avances di quest’ultima dicendo «non mi piace toccare le vipere». Che in una situazione così bollente si possa partorire frasi così filosofiche non ci credo mica. Ma il nostro adorato regista, tra un calcio e l’altro alla mitica colonna, chissà che viaggi mentali s’è fatto. Beato lui.

Argomenti a favore di Karen…

Lo stesso regista, stavolta nelle vesti di attore, imbastisce una scena abbastanza epica quando un collaboratore lo avverte della fuga della poliziotta facendo al contempo le sue scuse: stacco, inquadratura dell’edificio da fuori, finestra in frantumi con il suddetto collaboratore spedito nell’aere, Qissi che si affaccia e, lentamente, sentenzia rivolto al cadavere spiaccicato «Accetto le tue scuse».

Argomenti a favore di Jerry

Tutto molto bello. Sicuramente più bello di ciò che avviene dopo lo scontro finale (perdonatemi ma qui lo spoiler diventa un obbligo morale): Jerry e Karen danno finalmente sfogo alla loro passione amorosa intervallandola però con mosse di karate. Avete capito bene. Il tutto davanti allo sguardo divertito di un tassista di colore con sorriso da tricheco. Appunto, il sorriso lo lascio a lui. Perché io sto ancora riflettendo su quanto sia in-esatta la scienza dei titoli di film. In-esatta ma così  affascinante. Mannaggia.

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film, e ricordo che Karen Sheperd è stata l’unica vera Red Sonja in carne e ossa!

La Sheperd è salita sul palco degli Universal Studios vestita da Red Sonja e combattuto con il corpo e con la spada… per ben 3.200 volte!
L.

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16 risposte a Terminator Woman (1993)

  1. Conte Gracula ha detto:

    Sembrerebbe un gran bel filmaccio! Il fatto di lasciare le armi a casa, poi, è una cosa che adoro (#credici) sin dal primo videogame di Resident Evil: un team d’assalto irrompe in una villa di scienziati pazzi col solo supporto di stuzzicadenti senza la punta e bastoncini per le orecchie usati, e giustamente finisce in un carnaio già nell’intro…

    Ma torniamo a Terminator donzella: il protagonista e regista non approfitta del suo ruolo per pastrugnare con qualche bonazza sconosciuta? Ecco, questo è originale!

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  2. Cassidy ha detto:

    Ma perché Terminator? A questo punto sarebbe stato meglio intitolarlo Red Sonja sarebbe stato più facile giustificare il titolo 😉 Cheers

    Liked by 1 persona

  3. Giuseppe ha detto:

    Si prospetta una Terminator quando della suddetta nel film non c’è nemmeno l’ombra della sua IA… e già qui mi accorgo di pretendere troppo: addirittura un’intelligenza artificiale, quando il film non sembra proprio presentare traccia di intelligenza tout-court? Già a partire dalla scelta di un -come al solito- fuorviante titolo che allo spettatore promette ciò che non mantiene, ma il problema è relativo, perché a tutto questo ormai l’intrepido Willy deve averci fatto il callo da un bel po’. Ecco, se non altro, a questa pellicola disarmante a tal punto da lasciare senz’armi i protagonisti stessi dobbiamo riconoscere una certa onestà di fondo: sin dall’inizio sappiamo con certezza Qissi vedrà in azione e anche Qissi è messo in cabina di regia, e forse così riusciamo a spiegarci perché quei cattivi trafficanti dalle facce cattive e dalla cattiva recitazione mettano poca credibilità e pathos pure nella loro dipartita (il “morti male” non è da intendersi in senso drammatico ma bensì in in un più prosaico “morti recitati proprio di merda”)… comunque più avanti, oltre alla sapida e disorientante (nel senso che ciascuna auto perde l’orientamento e inizia ad andare per i cazzi suoi) citazione automobilistica del Tetris, nella defenestrazione del collaboratore è senz’altro apprezzabile il tentativo -sicuramente voluto eh, Qissi sognerebbe mai di pensare il contrario- di omaggiare nientemeno che l’universo di Guerre Stellari con quell'<> ricalcante paro paro la beffarda frase rivolta da Darth Vader al Capitano Needa da lui appena eliminato, colpevole di aver perso di vista il Millennium Falcon ne L’Impero Colpisce Ancora. Michel può immaginare, allora, quale sarebbe la punizione adeguata per aver perso di vista un intero film di cui -teoricamente- dovrebbe essere il regista? Probabilmente qualcosa che va al di là anche dei poteri di un Sith… che poi, a parte magari Paolo Brosio in cerca d’avventura multipla, giusto un Sith sarebbe potuto entrare tranquillamente in quel nightclub viste le premesse.
    Proseguendo nell’analisi, mi domando che potrebbe aver detto Karen Sheperd della filosofia del rifiuto espressa dal collega nei confronti dell’inviata del boss:
    Karen: “Non ti piace toccare le vipere? Sicuro di aver fatto la cosa giusta? Perché secondo me lei ti conosceva di fama e voleva solo intrecciare le sue spire con quelle del tuo serpente…”
    Jerry: “Davvero molto spiritosa! Ma pure il nostro testimone doveva conoscere i tuoi lati positivi, visto come si è comportato con te: un vero e proprio vecchio fanZINNAro, direi!”
    Karen: “Senti, lasciamo stare che è meglio. Adesso dobbiamo proseguire come da copione: tu ti presenti dal boss per uno scontro di routine tirandoti dietro il nostro puttaniere precoce, qui, mentre io vado ad ingannare la guardia promettendole una trombata memorabile”
    Jerry: “Quella guardia è Paolo Brosio, per caso?”
    Karen: “No, no, lui è già nel nightclub… ah, a proposito, comincia a tenere a mente già da adesso che dopo lo scontro finale avremo finalmente il nostro momento bollente con tanto di contorno afro-marziale”
    Jerry: “Afro nel senso di africano?”
    Karen: “Afro nel senso di afrodisiaco, o mio pirlone prediletto…”
    Jerry (sorriso ebete da improvvisa comprensione): “Aaaah…”
    Karen (ammiccante): ” Eeeeh…”
    Tricheco: “Ooooh beh, io nel frattempo vado al reparto make-up dove mi aspettano per trasformarmi in un tassista di colore a cui presterò il mio smagliante sorriso come indispensabile sottofondo d’atmosfera all’intera serie di colpi che vi darete (karate a parte, eh eh eh)”
    P.S. Io mi sarò pure preso la libertà creativa di metterci un tricheco parlante, d’accordo, ma non credo proprio possa venire a darmi lezioni di credibilità, realismo o coerenza chi ha avuto la bella idea di far usare nientemeno che il colbacco in Africa, no? 😉

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