The Patriot (1998)

Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
L.

Breve storia triste: io e i miei, come il sottoscritto storditi, amici andammo un bel giorno al cinema a vedere Scontro tra titani. Spaccamenti ovunque, occhiali 3D-“muniti”, entusiasmo alle stelle. Inizia la proiezione e una tenue musica country fa da sfondo alla prolungata sequenza in cui un artigiano pialla amabilmente il legno. Non proprio quello che ci aspettavamo anche se cercammo di dare un senso al tutto scorgendo le traiettorie dei trucioli con i potenti mezzi del 3D.
Poi mi voltai e notai, esterrefatto, che non solo eravamo gli unici con occhiali appositi ma anche che si stava levando nei nostri confronti qualche risolino di scherno. Mannaggia: avevamo sbagliato film.

Lo sciagurato episodio, se preso in senso meno letterale ed umiliante, sta a rappresentare tutte quelle volte in cui una pellicola demolisce, con la delicatezza di un caterpillar, le nostre aspettative: è il caso di The Patriot, film di fine anni ’90 con protagonista addirittura Steven Seagal. Ripeto: fine anni ’90, Seagal e titolo inneggiante al patriottismo. Cosa attendersi se non una quantità di scazzottate da far impallidire un eventuale conflitto nucleare? E invece questa, come preannunciato, è una storia triste; ma procediamo con ordine: “la maledizione del country non richiesto” colpisce di nuovo e sin dall’inizio del lungometraggio con musiche ed atmosfere a tema, bovini su bovini ed uno Steven in versione mandriano-dottore col nome di Wesley McClaren.
Il nostro palesa da subito poteri taumaturgici che gli consentono di guarire animali che altrimenti sarebbero destinati al macello la qual cosa ha lo stesso grado di attrazione sugli amanti dell’action di una puntata di Uomini e Donne. Quindi zero.

Segue scena in cui il protagonista discute con la figlia di frittate, tabasco, compiti di scuola e cavalli morti: dura pochi minuti ma pare un’eternità. Un’eternità! Nel frattempo una milizia locale di sedicenti patrioti simil terroristi si riunisce in un casolare: potrebbe essere la svolta ma il loro capo, tale Floyd (Gailard Sartain), li educa tramite domande sulla storia nazionale, e quindi niente addestramento ca**uto, e poi si arrende alle autorità, e quindi niente carneficina testé pregustata. Che giramento di palline.
Oltretutto, mentre accade ciò, Seagal cura vecchiette che lui chiama, sornione, “ragazze” e si fa pagare con crostate di mirtillo; non c’è dunque da stupirsi se, alla mezzora, l’unico gesto violento durante la visione del film è stato quello del sottoscritto che ha scagliato il telecomando contro lo schermo in un impeto di protesta dall’alto valore civile.

A salvarmi dal torpore di uno Steven insopportabilmente bacchettone anche nella versione paterna («Figliola, niente appuntamenti con gli uomini fino ai 40 anni»… sì, certo, e poi la strada verso il monacato è assicurata) ci pensa un contagio che colpisce (ed uccide) la popolazione e che è stato liberato dalla milizia di Floyd: cioè, quello che si dichiarava il portavoce della sua gente, cambia parrocchia e inizia a decimarla? Vi chiederete anche voi il perché ma vi invito a considerare la logica strampalata del tutto: in una pellicola ricca di bovini anche la trama non può far altro che andare… a vacche. Geniale, diabolicamente geniale. E il fatto che i buzzurri cattivi pensassero di avere l’antidoto, scoprendo poi di non averlo, non rimette l’opera sulla via della comprensibilità.

Oh: c’è un barlume di violenza e sangue quando i seguaci dello stesso Floyd lo fanno evadere e questi va alla ricerca del suddetto antidoto imbattendosi nel protagonista che però, anche in questo caso, almeno inizialmente, sembra reagire all’arrivo dei nemici con frasi fatte, rivolte al capo dei miliziani, stile «Hai l’aspetto di un essere umano ma nulla che ti accomuna a noi». Tuttavia, proprio quando le braccia stanno per afflosciarsi definitivamente lungo la nostra persona, avviene il miracolo: Seagal si ribella, esibisce le sue qualità marziali e scappa. Sono solo attimi fuggenti giunti al tramonto del lungometraggio ma il senso di liberazione è stato impagabile. Che ci attendano i tanto sognati minuti di ammazzamenti indiscriminati e aikido imperante? Macché, si va di male in peggio!

Assassinano un caro amico del nostro che, per alleviare il dolore della figlia, si spende in un’interminabile elaborazione del lutto: mandriano, dottore, padre amorevole, psicologo… e stica**i dove li mettiamo? Tutto eccetto menatore seriale come ci saremmo aspettati e avremmo desiderato. E dopo interminabili minuti passati alla ricerca di un antidoto tra alambicchi, sperimentazioni e frasi sconcertanti («Tutti abbiamo paura di morire ma ti do un ordine: non morire») la sagra del patetico raggiunge l’apice quando la soluzione contro il virus viene trovata in una tisana di fabbricazione indiana.
Gli indiani che salvano il mondo, Seagal che non pesta nessuno… le mie lezioni di catechismo avevano un contenuto di adrenalina nettamente superiore rispetto al film in questione. Che brutta cosa, che tristezza. Ed io mi sento come quel giorno al cinema, quando un uomo piallava con la grinta con cui si salva il mondo mentre degli spettatori, palesemente fuori luogo, cercavano, nei loro occhiali 3D, le risposte a questioni irrisolte ed irrisolvibili.

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

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43 risposte a The Patriot (1998)

  1. Denis ha detto:

    Seagal stava gia diventando fat,da noi le nonne danno le patatine ai portieri ,li le vegliarde le crostate di mirtillo,anche in una zona vicino a me dove c’è il fast food la gente e diventata fat, e se non ricordo male nel film Seagal aveva un furgoncino rosso

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  2. Cassidy ha detto:

    Troppo facile se dico che forse Seagal si è fatto pagare davvero con troppe torte di mirtilli almeno a giudicare da quanto è lievitato? In compenso rispetto al remake di “Scontro tra Titani”, forse era meglio il falegname in finto 3D 😉 Cheers

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  3. Evit ha detto:

    92 MINUTI DI APPLAUSI!!!

    E a me pure piaceva, lo comprai in VHS a scatola chiusa da uno scaffale dell’Esselunga. Solo dal 2000 non sono riuscito più a giustificarlo nemmeno io. Anzi, questo doveva essere un segno di ciò che sarebbe arrivato dopo, ovvero la fase della scomparsa dell’aikido dai suoi film.

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Le aspettative rispettate sono sempre i tre quarti del gradimento di un film: chi fa film, dovrebbe sempre creare le aspettative più vicine alla natura del film, per avere successo.

    The Patriot mi manca, ma ho visto poco con Sea Gull. Scontro tra Totani era innocuo, nemmeno brutto, ma semplicemente se ne sarebbe potuto fare a meno.
    Il tipo che pialla il legno potrebbe essere uno di quei film trasmessi alle quattro di notte, con Ghezzi che parla fuori sincrono. Non credo d’averlo visto…

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  5. Denis ha detto:

    Gia in Decisione critica dove Seagal moriva a metà film volando 8000 metri si capiva che la sua carriera era in discesa per Hollywood

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  6. Denis ha detto:

    Si^_^ Seagal raccontava anche che era stato nella C.I.A e il film Nico era semi autobiografico ma quando uno rifiuta un servizietto da Gena Gershon(Killer Joe) in Giustizia Privata(a cine rompegli u culo) e logico che la carriera ne risente tieni conto che all’epoca di Ferite Mortali era gia gonfio
    e recitava con DMX un rapper quindi e normale la sua caduta (anche se nei film e inquadrato dal busto in su,infatti pensavo che non aveva gambe!),adesso e un mischio tra un bue e Bud Spencer

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Provarono pure a fargli fare un altro film in solitaria a DMX, ma era irrecuperabile.
      In molti film Steven era inquadrato solo dall’alto, così non si vedeva che erano due controfigure cinesi – una sopra all’altra – a muoversi per lui 😀 😀 😀

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  7. Willy l'Orbo ha detto:

    ..e quindi ne è nata una gran bella discussione su quale film abbia segnato la discesa di Seagal…ci scriviamo su un libro e diverse mani???
    🙂 🙂 🙂

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  8. Giuseppe ha detto:

    Premetto che anche a me capitò molti e molti anni fa di sbagliare film, Willy, ma almeno non andò così male visto che quella volta il rimpiazzo fu “Sorvegliato speciale” con Sylvester Stallone e Donald Sutherland! 🙂 E, tra l’altro, il primo 3D classico -occhialini rosso/ciano, per intenderci- mi sarebbe toccato solo un paio d’anni dopo, nel ’91, con le ultime scene di Nightmare VI – La fine (e l’inizio del mal di testa, quando c’era da inforcare quei dannati -per chi gli occhiali li porta già di suo- occhialini)…
    Riguardo a The Patriot cosa dire, se non che avendolo purtroppo visto anch’io c’è ben poco da ridere con uno Steven Seagal in queste condizioni (parodia di sé stesso tale da rendere inutile il mio apporto creativo): sì, potremmo dire con buona approssimazione che la sua fase calante sia cominciata qui, presupponendo ottimisticamente l’esistenza di una fase ascendente… per il sottoscritto -non proprio un simpatizzante di Mr. PanzAikido- comunque poco entusiasmante pure quella rispetto ad altri illustri colleghi, specialmente se la vogliamo vedere dal punto di vista marziale e non dal solo versante dell’action movie. Scarso entusiasmo, il mio, messo di nuovo alla prova dal modo in cui Seagal nel film in questione cerca di riciclare (poco) astutamente la propria “filosofia” di menare in una forma che preveda la drastica riduzione di quell’azione diretta e fisica per lui sempre più difficile da sostenere (oltre che da coprire con degli stunt un minimo credibili, aggiungo), e quindi che ti abbiamo qui? Un personaggio intriso di “saggezza”, pseudo-ambientalismo, “rigore” morale, sintonia taumaturgica con il mondo animale (chiamiamolo un tocco di misticismo positivo volto a guarire gli infermi), grande amico e probabile fratello di sangue dei nativi, placido e tedioso padre di famiglia, ecc. ecc.: il dubbio che si voglia SERIAMENTE far passare tutto questo -sparizione pressoché totale dei combattimenti in primis- come risultato dell’equilibrio raggiunto grazie alla pratica di quell’aikido che ormai gli fa ruggine è forte assai… così il pubblico dovrebbe essere persuaso del fatto che non meni perché adesso sei un uomo migliore, non perché non ti riesce più di farlo come prima. E noi -visti pure i film successivi- ci crediamo senz’altro, com’è vero che tu e Van Damme siete amici carissimi da sempre. Ecco, a proposito di Jean Claude: per chiarire la mia posizione nella “Guerra Fredda fra Vandammisti e Seagalisti” mi limito a dire che Seagal può al massimo lustrare le scarpe al JCVD non solo di ieri ma pure di oggi, il che è tutto dire 😉
    P.S. Scontro di Titani? Ray Harryhausen, ora e sempre 🙂

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Oh! Ci avrei scommesso che ti saresti inserito nella discussione omettendo il post “creativo” :.-)
      Giusto così! Era troppo intrigante!
      Comunque d’accordissimo sul concetto di voler far passare la rinuncia alle botte come una filosofia di vita…d’accordo e rattristato!
      Sulla questione Seagalisti – Vandammisti…non mi pronuncio da buon democristiano! 🙂
      Anzi…diciamo che sono Lundgreniano!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non posso che sottoscrivere ogni singola parola scritta ^_^
      Sull’equilibrio dell’Aikido mi vengono in mente due citazioni filmiche:
      1) Verdone che dice di aver trovato l’equilibrio e Sordi che lo fa cascare, dicendo “E allora che equilibrio è?” (“In viaggio con papà”)
      2) Pozzetto che chiede al suo cane da guardia di aiutarlo da un teppista, e dopo che il teppista lo ha menato va dal cane, immobile, e gli dice “Bravo: self control!” (mi pare “E’ arrivato mio fratello”, ma cito a memoria)
      Seagal potrebbe lanciarsi in un paradosso zenoniano per cui utilizza un’arte marziale che gli impone un equilibrio tale da non dover usare un’arte marziale, e questo mi ricorda la vignetta di un personaggio purtroppo dimenticato in Italia (Ernie, conosciuto sulle pagine della mitica rivista “Comix”) in cui zio Sid diceva al suo amico pollo che l’unico modo per rimorchiare ragazze era chiedere di che segno fossero, ma visto che questo amico era brutto e senza speranza, gli consigliava di studiare astrologia. Così il segno l’avrebbe capito subito e non avrebbe dovuto chiederlo alle ragazze!
      Rimane un mistero per me come Seagal sin da subito conquistò larghe fette di pubblico convinto che “facesse sul serio” quelle cose: in fondo il pubblico credeva sul serio che Bruce Lee volasse, quindi non c’è molto da aspettarsi dal pubblico…
      Van Damme ha aperto la via sia nel bene che nel male: è stato il primo a salire così come è stato il primo a cadere. Poi però si è rialzato e ha cercato di recuperare il tempo perduto, facendo a 50 anni le cose che non voleva fare a 30, malgrado noi fan le aspettassimo.
      Per me l’unico che non è mai caduto è Dolph Lundgren, in splendida forma da sempre e da sempre interprete di minchiate divertenti: non è mai stato un nome di punta, ha sempre fatto a testa alta la sua roba e anche nel peggior film bulgaro dà il meglio di sé.

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      • Giuseppe ha detto:

        Citazioni filmiche azzeccatissime, devo dire 😀
        P.S. Conoscevo Comix e, di conseguenza, pure il caro Ernie 😉

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  9. cumbrugliume ha detto:

    BREVE STORIA TRISTE: qui Seagal prova a recitare.

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  10. Evit ha detto:

    Però rimane memorabile lo stelo del calice usato come coltello carotideo. Così ci piace Seagal, quando per 8 secondi diventa una specie di James Bond truculento. Valgono questi momenti 90 minuti di niente? Il mio io adolescente ti direbbe di sì. Ancora oggi non provo odio per The Patriot (titolo che automaticamente doveva collocarlo nel cestino delle VHS a 4.900 lire), da non confondere con The Patriot con Mel Gibson, altra bella fetenzia.

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