The Mummy (1932) La mummia

Sta per arrivare in Italia il nuovo film di Tom Cruise, The Mummy, e quindi è il momento di scatenare un raffica di post a blog unificati: è il momento di parlare di mummie nell’immaginario collettivo!

Il Zinefilo si occupa di cinema, quindi era impossibile cominciare un ciclo dedicato alle mummie senza l’indimenticato capostipite…

Vi risveglierò memorie d’amore, di delitti, di morte.

Per capire in che ambiente è nato e cosa ha significato La mummia di Karl Freund – della cui distribuzione italiana parlo approfonditamente nella mia rubrica “Italian credits” nel blog “Doppiaggi Italioti” – bisogna dare un’occhiata a com’erano viste le mummie a quell’epoca.

In narrativa la mummia era semplicemente una curiosità, un elemento ammantato di fascino romantico. Uno scrittore specializzato nel mistero come Sir Arthur Conan Doyle scrisse un “drammone breve” che vedeva un egiziano assumere un elisir di lunga vita senza fare in tempo a darlo anche alla donna amata. Dopo quattromila anni di vagabondaggio sulla Terra, finalmente si fa assumere al Louvre per stare vicino alla mummia del suo amore, appena ritrovata, e sbendandola la ritrova intatta e stupenda, con tanto di rossetto! Abbracciando le spoglie mummificate del suo amore si toglie la vita mediante una pozione, così da ricongiungersi con l’anima della donna.
Questa la trama del racconto di Conan Doyle, L’anello di Toth (The Ring of Thoth), apparso originariamente su “The Cornhill Magazine” nel gennaio 1890 e giunto in Italia nel 1931, ne “Le grandi firme” n. 163. Dopo decenni di silenzio nell’antologia omonima, “I Miti di Cthulhu” n. 4, Fanucci 1986.

Decisamente in controtendenza è il racconto Quattro chiacchiere con una mummia (Some Words with a Mummy), apparso nell’aprile 1845 su “American Review”, firmato da un certo Edgar Allan Poe. (In Italia è apparso per la prima volta nell’antologia “Racconti straordinari, volume secondo” della Facchi, 1920, e da allora è stato abbondantemente ristampato.)
Alcuni uomini dotti ottengono di poter analizzare una mummia ma, sbendatala e stagiuzzatala, la vittima si sveglia e chiede il motivo di quel comportamento scostumato. Esce fuori che la mummificazione era una specie di “sonno criogenico” in cui gli egiziani si sottoponevano per risvegliarsi millenni dopo, e ne fuoriesce una amabile conversazione: Poe infatti mediante la sua mummia “risvegliata” si diverte a ritrarre un mondo egiziano in totale controtendenza nei confronti delle mode imperanti, un mondo senza dèi e con addirittura idee evoluzionistiche molto audaci per il Novecento… figuriamoci per la metà dell’Ottocento in cui è stato scritto!
Nauseato dalla propria epoca ottocentesca, l’io narrante del racconto chiude la storia sottoponendosi alla mummificazione: è curioso di scoprire come sarà l’anno 2045…

Ancora indietro, il francese Théophile Gautier nel suo Il piede della mummia (Le pied de momie, da “Le Musée des familles”, settembre 1840; in Italia, nell’antologia Gli amori impossibili, “I Classici del Ridere” n. 61, Formiggini 1926; più volte ristampato) immagina di acquistare un piede mummificato come fermacarte, e di sognare la principessa egiziana Hermonthis che torna a chiedere di restituirtlielo. Sarà davvero un sogno?
Fino agli inizi del Novecento, dunque, la mummia non è proprio quel mostro pauroso a cui siamo abituati a pensare, anche se già con il finire dell’Ottocento qualcosa stava cambiando. Sull'”Harper’s New Monthly Magazine” del settembre 1892 di nuovo Conan Doyle presenta La mummia (Lot No. 249, in Italia, “Collana meravigliosa”, Bellini 1908; più volte ristampato), in cui uno studente audace risveglia una mummia e scopre che essa obbedisce ai suoi ordini, anche quelli più letali. L’autore sembra quasi ispirarsi all’idea di Golem, con questa mummia sempre fuori campo che esegue il “lavoro sporco” per conto del suo padrone.

Gianni Pilo, nell’introduzione alla mitica antologia Storie di mummie (Newton Compton 1998), fa notare che tutto cambia il 17 febbraio del 1923, quando cioè Lord Carnarvon e Howard Carter ignorarono l’avvertimento scritto sulla tomba e penetrarono nell’ultima dimora del faraone Tutankhamon. La morte che colpì man mano i vari membri della spedizione mandò in visibilio il pubblico e nacque una nuova idea: la mummia assassina, tornata da un lontano passato per vendicarsi.
Però c’è un mistero: di maledizioni antiche e di mummie vendicatrici parla proprio un racconto di questa antologia, un racconto mai citato quando si parla dell’argomento. La mummia e la Principessa (This Way Out, da “The Thrill Book”, 16 giugno 1919) di Will Cage Carey, edito in Italia esclusivamente in questa antologia citata. Com’è però possibile che un racconto del 1919 citi il ritrovamento della tomba di Tutankhamon del 1923? Non è che il nostro Pilo traduttore ci ha messo lo zampino? Non lo sapremo mai, visto che il racconto non esiste se non in questo volume.
Ed è un peccato, visto che questo racconto è stato profondamente saccheggiato dal cinema!

Dopo il successo irrefrenabile di Dracula (febbraio 1931) e Frankenstein (novembre 1931) la Universal Pictures è ormai la regina dei mostri e non è per nulla disposta a fermarsi, anche perché questi due titoli hanno lanciato nell’immaginario collettivo i due divi eternamente in competizione uno con l’altro: Bela Lugosi e Boris Karloff.
L’anno successivo Lugosi l’apre con Il dottor Miracolo (febbraio 1932) ed è pronto a fare il bis con White Zombie (agosto 1932), ma è Karloff a chiuderlo con il botto: interpretando il film che seppellisce nel deserto i due di Bela, The Mummy (22 dicembre 1932), arrivato nelle sale italiane il 7 novembre 1933.
Ma prima un piccolo passo indietro.

da “La Stampa”, 11 luglio 1933, quando il film si chiamava ancora “La mummia di Thot”

Nel 1931 il produttore Carl Laemmle jr. dà mandato a Richard Shayer di trovare un romanzo da trasformare in film horror, visto il successo avuto con Dracula e Frankenstein, che non avevano molto a che vedere con i relativi libri ma la base letteraria era un valore aggiunto che faceva guadagnare punti. (Ancora oggi il doppiaggio italiano dei titoli di testa millanta un’origine letteraria!)
Shayer si rivolge ad una romanziera oggi dimenticata ma che all’epoca è ai vertici della fama: Nina Wilcox Putnam. Insieme i due buttano giù un soggetto su una leggenda settecentesca italiana…

È noto che il folklore italiano sciaborda di mummie (!!!), ma in realtà Shayer e la Putnam scrivono un soggetto dal titolo Cagliostro, che parla di alchimia e mistica, ed è perfetto per Karloff. Laemmle accetta il lavoro dei due e chiama il drammaturgo John L. Balderston, che ha già lavorato ai due celebri film di mostri citati, chiedendogli di scrivere una sceneggiatura che funzioni.
Da giovane Balderston è stato cronista in Egitto e così decide che di Cagliostro non gliene frega niente a nessuno: l’alchimista diventa una mummia e da Los Angeles andiamo tutti a Il Cairo. Ora la sceneggiatura si chiama Imhotep, che poi diventa King of the Dead, che poi diventa The Mummy.
Tutto questo è noto, ma ora vi rivelo qualcosa taciuto da tutti: gli sforzi degli sceneggiatori che si sono alternati sono stati tutti nella stessa direzione. Mascherare il fatto che si stesse scopiazzando a piene mani dal citato La mummia e la Principessa. Ma solo la prima parte viene utilizzata per questo film: il resto del racconto verrà plagiato, parola per parola, da La mummia di Terence Fisher, come vedremo in seguito.

Il Libro di Thoth, che riporta in vita i morti

Laemmle chiama il quarantenne austro-ungarico (oggi ceco) Karl Freund, “testato” durante la lavorazione di Dracula, e gli mette in mano quasi 200 mila dollari, un budget “moderato”, visto che Frankie ne era costati 290 e il Conte 350. È lo stesso budget del Dottor Miracolo ma almeno quattro volte superiore a White Zombie.
A settembre del 1932 si inizia a girare in California, tra gli studi della Universal e il deserto del Mojave, per tre settimane: tre sole settimane per creare un mito secolare…

Una delle tante scene tagliate nel montaggio italiano d’epoca

Il celebre make up della mummia è affidato come sempre al mago Universal Jack Pierce, che con agili otto ore sapeva trasformare Karloff prima delle riprese. «Lo stress fisico era niente in confronto a quello psicologico», dirà l’attore in un’intervista (citata in Bela Lugosi and Boris Karloff di Gregory William Mank, 2009). Visto che in realtà l’attore appare nei panni… cioè, nelle bende della mummia solo per pochissimi secondi, non mi pare il caso di lamentarsi tanto: da Frankenstein sì che è stato costretto a truccarsi per tutte le riprese.

Jack Pierce: un mito al lavoro

Impossibile non inserire un richiamo a Tutankhamon nella trama, così il film si apre con un grande ritrovamento segnato da una maledizione: viene trovata una mummia intatta che è diversa da tutte le altre – sembra che il malcapitato sia stato mummificato vivo! – e una scritta che sembra serva a risvegliarla. Nel copiarla un incauto archeologo la bisbiglia e tanto basta al sonno millenario per essere infranto.

«Stephen leggeva, dimentico di tutto, estraneo a tutto. Non udì, dietro di sé, la porta che si schiudeva.» (La traduzione di questo e degli altri passaggi dal racconto La mummia e la Principessa è sempre di Gianni Pilo)

La mummia non fa nulla se non andarsene, ma tanto basta per lasciare l’uomo folle di paura.

«accorsero un paio di colleghi, e il coso scomparve al di là del muro con l’agilità d’un gatto. […] Quando Joseph e John udirono le sue grida e accorsero, Stephen Banning non era in grado di dire nulla, né a loro né a nessun altro..»

Spettacolare scena che purtroppo è assente dal film.

Dieci anni dopo la mummia si è ripulita e sistemata – con quali mezzi? Boh! – ed è diventata l’arabo Ardath Bey (Karloff, che tutto sembra tranne che un arabo).

«un uomo altissimo, avvolto nei bianchi panni degli egiziani di buona famiglia, e con un volto così fine e austero.»

Questi aiuta degli archeologi britannici a ritrovare una sepoltura antichissima e intatta: quella della principessa Ankh-es-en-amon, che viene subito portata al Museo de Il Cairo.

«Aveva visto, in una grande teca di vetro, circondata da una ringhiera che la proteggeva dall’essere sfiorata dalle mani dei curiosi, la sua Principessa, la Principessa Ananka.»

Qui il bieco arabo potrà “lavorare” in tutta pace.

Ardath Bey, fusione di due personaggi distinti

Conosciuta per caso la giovane Helen Grosvenor (Zita Johann), Ardath Bey vuole usare i suoi poteri per trasportare l’anima dell’amata principessa nel corpo di Helen, che peraltro le somiglia tantissimo.
Millenni prima i due erano amanti, e la morte di lei aveva spinto lui, Imhotep, a sfidare gli dèi usando il Libro di Thoth per riportarla in vita: scoperto e condannato per sacrilegio, aveva passato i successivi millenni in una morte sospesa. Ora finalmente Imhotep/Ardath Bey potrà riabbracciare la donna amata.
I soliti britannici in smoking glielo impediranno: provocheranno l’incendio del Libro di Thoth e la mummia si sgretolerà in polvere.

In pratica la sceneggiatura fonde in Ardath Bey due personaggi separati: il “custode” Mehemet e il mummificato vivo Kharis, che viene risvegliato da Mehemet mediante il Rituale della Vita per punire i profanatori stranieri.
Tutta la storia di Imhotep, che nel film viene raccontata in un flashback, è tutta scopiazzata di netto dal racconto di Carey.

Imhotep e Ankh-es-en-amon finalmente insieme, dopo tremila anni

Al contrario degli altri film Universal dell’epoca, qui è totalmente assente il “mostro”: come dicevo, Karloff è mummificato per uno o due secondi, mentre per il resto del film il suo è un gioco di sguardi, rimanendo infatti sempre totalmente immobile con il resto del corpo. (Ehi, in fondo è una mummia rimasta ferma per millenni!)
Non mi sento di dire che l’operazione sia così riuscita, nel senso che al confronto con gli altri “mostri” questa mummia è un po’ troppo blanda, ma rimane sempre una pietra miliare, foss’anche per l’atmosfera splendida che Freund riesce a creare in scena.

«Vi risveglierò memorie d’amore, di delitti, di morte.»

C’è un mistero in questo film: la misteriosa e mai ufficialmente motivata scomparsa di alcuni minuti del girato definitivo prima di arrivare in sala.
Le riviste “Variety” e “Motion Picture Herald”, dopo l’anteprima per la stampa, scrivono che il film dura 78 minuti: quando poi The Mummy arriva in sala… dura solo 72 minuti. Che fine hanno fatto i 6 mancanti? Nei titoli di coda originali c’è ancora il nome di Henry Victor nel ruolo di “Saxon Warrior”, però sullo schermo non si vede: probabilmente – si dice – le sue scene sono state tagliate per non fare ombra a Karloff.

Zita Johann come Ankh-es-en-amon

Le uniche foto rimaste di sequenze non presenti nel film vedono l’attrice Zita Johann – che credeva in modo fervente nella reincarnazione (diceva d’essere già morta nella sua casa nel 1793!) – reincarnarsi in donne di varie epoche mentre l’amante-mummia dormiva nel sepolcro, in sequenze che non vedranno mai il buio della sala. L’attrice confermerà di essere stata “tagliata” e darà due probabili spiegazioni per l’accaduto:

  1. L’aver tenuto a debita distanza Laemmle, non essendo interessata a lavorare ancora per lui, il quale si è così vendicato riducendo il ruolo della donna. (Nel 1979 Zita, la cui carriera in pratica finì quel 1932, scriverà una lettera a Laemmle morente dicendosi dispiaciuta per non aver continuato a lavorare con lui.)
  2. Volevano proteggere Karloff da chiunque potesse rubargli la scena.

Sta a voi scegliere quella che vi convince di più.
Sta di fatto che Laemmle puntava tutto sull’attore e osò l’inosabile: il 22 dicembre 1932 presentò il film con dei poster che annunciavano “Karloff the Uncanny“. Solamente un’altra star all’epoca poteva essere presentata dal solo cognome: la Garbo. (La quale peraltro era stata contattata all’inizio della produzione per il ruolo che poi fu di Zita.)

Un mito che ha cambiato il cinema per sempre

Nel marzo del 1997 abbiamo la prova finale di quanto La mummia del 1932 sia rimasta nel profondo del cuore degli appassionati: la casa d’aste Sotheby’s vende un suo poster cinematografico originale dell’epoca alla cifra record di 453.500 dollari, stracciando il povero Frankenstein un cui poster era stato venduto a “solo” 198.000 dollari.

Bibliografia

L.

amazon

– Ultimi post simili:

Annunci

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Horror e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

20 risposte a The Mummy (1932) La mummia

  1. Pingback: [Fumetti Erotici] Cimiteria 33 – Il triangolo delle Bermude (1978) | Fumetti Etruschi

  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Bellissimo post con tanto di storia e…misteri! Clap clap 😊

    Liked by 1 persona

  3. Cassidy ha detto:

    Sai già del mio entusiasmo per l’iniziativa, aggiungo solo che io ieri sera, ho iniziato a vedermi la prima mezz’ora proprio di questo film (storia vera!), finisco di vedermelo nel week end poi ripasserò a leggerti, non vedo l’ora di contribuire a questa Mummy-iniziativa! 😀 Cheers!

    Liked by 1 persona

  4. Conte Gracula ha detto:

    Bel post ricco di informazioni, complimenti! 😀

    Riguardo al film con Tom Cruise: lui fa la mummia, vero? È sempre così imbalsamato…

    Liked by 1 persona

  5. Cumbrugliume ha detto:

    Non si poteva cominciare meglio 🙂 Darò anche io presto il mio contributo… spero!

    Liked by 1 persona

  6. Giuseppe ha detto:

    Quei sei minuti mancano perché… Imhotep non ha voluto che nessuno occhio mortale li vedesse più! 😛

    Complimenti per questo interessantissimo excursus “mummificato”, che rivela segreti (come il misconosciuto racconto La mummia e la principessa) al pari dell’ archeologo entrato in una camera sepolcrale sigillata da millenni 😉
    Jack Pierce e Boris Karloff… giganti che brilleranno nei secoli.

    Liked by 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio e mi sa che hai trovato la vera ragione per cui sono scomparsi quei 6 minuti, in cui Zita si mostrava come una principessa egizia non dovrebbe mostrarsi 😉
      Quel racconto temo sia stato “manomesso” in Italia, visto che cita Tutankhamon quattro anni prima che si scopra la sua tomba: magari citava tutt’altro faraone ma il nostro traduttore Pilo si è presa qualche libertà…

      Mi piace

  7. Complimenti per l’articolo, davvero molto interessante e approfondito. Ho già inserito il libro di Gianni Pilo nella mia wishlist.

    Liked by 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      La corposa antologia “Storie di mummie” sicuramente merita d’essere letto, e mi stupisce che la Newton non l’abbia ristampato per l’occasione.
      Grazie per i complimenti, è un film che ti porta ad approfondire 😉

      Mi piace

  8. Pingback: Die Augen der Mumie Mâ (1918) Gli occhi della mummia | Il Zinefilo

  9. Pingback: Mummia-mania anni Trenta | Il Zinefilo

  10. Pingback: Vieni dalla tua Mummy! | Il Zinefilo

  11. Pingback: The Mummy’s Hand (1940) La mummia alle foglie | Il Zinefilo

  12. Pingback: The Mummy’s Tomb (1942) Arriva Lon Chaney | Il Zinefilo

  13. Pingback: The Mummy’s Ghost (1944) | Il Zinefilo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...