Kickboxer 4 (1994) L’aggressore

Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
L.

Negli ultimi mesi, stretti dal caldo abbraccio del remake Kickboxer – La vendetta del guerriero (2016) e proiettati, con occhi sognanti, verso un sequel del suddetto remake che potrebbe vedere nel cast Ronaldinho (!!!???), alzi la mano chi non è stato accarezzato dall’idea di riguardarsi l’originale. Insomma, chi non ha peccato scagli la prima pietra. Io però, giusto per lavarmi da qualsivoglia onta, di mani ne alzo due perché, accanto al capostipite, ho pensato bene di gustarmi la pellicola ritenuta più putrida dell’intera saga, ovverosia Kickboxer 4 – L’aggressore.
Tutta colpa di quella vocina zinefila nella testa che non mi dà tregua: nessuno mi può capire, forse solo Jack Torrance. Comunque… obbedisco. E visiono.

Ammazza che duro Sasha Mitchell!

Il film inizia nel più classico dei penitenziari dove David Sloan, fratello dei defunti Eric e Kurt, sta scrivendo una lettera alla moglie in cui le dice di doversi nascondere da Tong Po che, dopo averlo incastrato e costretto alla prigionia, potrebbe fare cose brutte brutte pure a lei. I problemi di questa sequenza sono due: in primis i capelli sparati verso l’infinito del protagonista interpretato da Sasha Mitchell, capelli che, viste le scarse capacità recitative del nostro, hanno un effetto ipnotico come se conducessero a mondi altri. E putridi, s’intende. In secondo luogo, nel ripercorrere le tappe della storia, assistiamo a immagini di repertorio con tanto di Van Damme di cui, nella locandina, era annunciata la straordinaria presenza. Ecco, la sua presenza è questa: un flash tratto dall’originale. Complimenti. Nemmeno il più avveduto acchiappacitrulli che molesta le spiagge romagnole sarebbe giunto a tanto. Ma chi è il regista che ha consentito tutto ciò? Albert Pyun. Ah, ok: ad Albert concedo tutto perché gli voglio un bene da ergastolo.

L’incredibile Tong Po di Kamel Krifa

Comunque Sloan porta più sfiga di un gatto nero visto che, nell’inquadratura seguente, assistiamo al rapimento della consorte e ci imbattiamo in Tong Po: mioddio, cos’è quella roba? Come l’hanno conciato? L’antagonista-principe, non più interpretato da Qissi bensì da tale Kamel Krifa, è talmente coperto di trucco da sembrare un golem di ceralacca. Pazzesco. Ma l’aggettivo “pazzesco” ben si confà anche all’andazzo della trama: dopo due anni la narcotici, alla ricerca di un Tong Po divenuto trafficante di droga (uhm), propone al protagonista di uscire dal carcere per trovarlo visto che loro non lo scovano.
Poi gli stessi sbirri precisano che vive in una fortezza messicana, che sta organizzando un torneo di arti marziali e che il nostro dovrà iscriversi in incognito per eliminarlo. Quindi: sanno tutte queste cose ma non hanno idea di dove sia il cattivo. E mandano allo sbaraglio Sloan sperando nei suoi poteri taumaturgici. Sbaglio o sono saltati innumerevoli nessi logici? Non sbaglio, purtroppo.

Missione: “Mi fingo figo”

E nel frattempo… piove sul bagnato perché Sasha Mitchell comincia a figheggiare in un modo umanamente insopportabile: per farsi un nome interrompe combattimenti clandestini, esordisce con battute tipo «Vado in cerca di mammolette come voi» o repliche stile «Da quel torneo qualcuno non torna» «Mi spiace per lui», cammina molleggiato come una lowrider, si toglie gli occhiali da sole con una teatralità da consumato sborone, salva una ragazza importunata in un bar malmenando nugoli di gaglioffi con sequenze alla Bud Spencer come quando strizza gli attributi di un tizio tramite le stecche del biliardo. Tra l’altro la stessa ragazza soccorsa gli rivolge un «Ti ringrazio, stronzo»: tutti simpatici in questo film! In ogni caso il protagonista giunge nel luogo del torneo, vorrei sottolineare nell’“introvabile” luogo del torneo, giusto in tempo per le qualificazioni: e qui si scontra con la ragazza di cui sopra. Wow, sorpresona.

Sasha contro la brava atleta Michele Krasnoo

Sasha prima non vuole combattere esprimendosi in siffatta maniera «Bloccherei la sua giovane esistenza», poi la sconfigge praticamente senza guardare: ma quanto è insopportabile quest’uomo? Dopo fanno un banchetto e l’indignazione mista a incredulità sale ulteriormente di livello: rivediamo, dopo secoli, Tong Po ed è sempre un orrido spettacolo; lo stesso si sta facendo massaggiare e ripete la filastrocca “La pioggia in Spagna scuote e bagna la campagna”… chissà perché non è diventato un tormentone.
Inoltre l’annunciatore ricorda ai lottatori che, se vogliono, saranno loro forniti «fumo, droga, pillole, fichette pelosette». Sull’ultima mercanzia ho avuto un sussulto. Però, oh, tale sussulto è stato di buon auspicio visto che, da questo momento, si susseguono scene di nudo totalmente gratuito e momenti di sesso orgiastico ai limiti del porno. E vai Pyun, così ci piaci.

Tong Po che imita l’Han di Enter the Dragon

Intanto inizierebbe anche il torneo e subentrerebbero le tanto gradite arti marziali ma la pellicola in questione è destinata ad essere avara di soddisfazioni: pertanto i vari incontri hanno la durata media di cinque secondi e il continuum della competizione si interrompe subito in seguito alle evoluzioni discutibili della trama (riammissione della ragazza-simpatia, cattura del protagonista e di un altro agente in incognito, quisquilie varie). E il pathos, che in queste occasioni dovrebbe essere onnipresente, se la dà fatalmente a gambe. Io, signori miei, farei altrettanto.

L’eterno scontro fra Sloan e Tong Po

Evitando di menzionare il match finale tra un Tong Po versione mummia e quel gagà di Sasha Mitchell. La vocina zinefila si è acquietata e ne approfitto. Tanto so che presto tornerà a tormentarmi e a farmi sorbire altre ciofeche inenarrabili.

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

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27 risposte a Kickboxer 4 (1994) L’aggressore

  1. cumbrugliume ha detto:

    Voi non capite! Il Tong Po di Kickboxer 4 era semplicemente avantissimo con la moda! -> http://bit.ly/2qZ5Net

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Dalla foto, pensavo che quel cattivone di Tongy indossasse una maschera, per quanto pareva di plastica 0_o
    Riguardo al protagonista, non era finito a fare una sitcom, tipo “Una bionda per papà”?

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  3. Cassidy ha detto:

    Comunque è uno scandalo, ad Halloween proliferano le maschere da Ghost face di “Scream” ma vigliacca se si vede mai una maschera da Tong Po. Basta! Il prossimo Halloween mi metterò la maschera da Tong Po, e a tutti quelli che non mi daranno caramelle, sfonderò la porta di casa. Dolcetto o calcetto 😉 Cheers

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Sììììì! 🙂

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  5. Giuseppe ha detto:

    Beh, prima di tutto ringrazio lo zelante tizio che si è prodigato nel correggere in locandina l’errore che non c’era! Ovviamente, non avendo mai visto lui nessun film con TONG Cruise, TONG Sizemore, TONG Hanks o TONG Hardy e nemmeno avendo mai letto La capanna dello zio TONG ha pensato bene di regalarci un TOM Po che nel film non vedremo mai 😀
    Comunque non stiamo a spaccare il capello in quattro, che se lo dovessimo fare con tutti quegli sparati di Mitchell andremmo avanti all’infinito, appunto… “Questi sono gli Sviaggi dei capelli di Sasha Mitchell. La loro missione è quella di Sviare l’attenzione degli spettatori in strani nuovi modi qualora fossero alla ricerca di nuove forme di espressività e di nuove abilità recitative che il protagonista non potrebbe mai permettersi, per arrivare coraggiosamente fin là dove nessuno ha mai Sviato lo spettatore prima!”
    Quanto all’intento di omaggiare Enter the Dragon in questo film, mi levo tanto di cappello di fronte allo sforzo di Pyun. Sì, allo sforzo di trasformarlo in una parodia alla The Kentucky Fried Movie senza nemmanco riguardarselo bene, che almeno sarebbe forse riuscito a recuperare qualcuno degli innumerevoli nessi logici mancanti giustamente stigmatizzati da Willy… e, d’altra parte, a me cosa rimane da fare con dei protagonisti che praticamente rubano quasi tutte le battute che avrei avuto in mente per loro: “da quel torneo qualcuno non torna”? E che m’invento adesso? “Solo i più torniti tornano dal torneo” magari”? Già, ma poi rimangono quei “Ti ringrazio, stronzo”, “Bloccherei la sua giovane esistenza” e soprattutto “La pioggia in Spagna scuote e bagna la campagna”… seee, “Mo’ famolo ‘sto film che ce pagano e se magna” era quello che andava detto! Sempre che “fumo, droga, pillole, fichette pelosette” non fosse un preciso riferimento al modo con cui Pyun aveva in mente di saldare il compenso degli attori, visto il budget inesistente.
    Ma in fondo neanch’io me la prendo con Albert per avermi bruciato le battute con i suoi dialoghi, anzi voglio concludere dedicandogli comunque un botta e risposta immaginario tra Mitchell e Tong Po, e visto che per ottenere l’inceratissima somiglianza con l’originale hanno dovuto far passare Kamel Krifa direttamente dal museo delle cere di Madame Tussaud, allora…
    Tong Po: “Il desiderio di vendetta che leggo nei tuoi occhi non basterà per sconfiggermi, verme”
    Mitchell (sarcastico, nascondendo abilmente in mano dei fiammiferi): “Vendetta? Io sono un uomo di fede, tant’è vero che oggi sono venuto qui proprio per accendere un cero” 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahah applausi come sempre! Il richiamo a “Ridere per ridere” è ovviamente graditissimo: in effetti a livello di umorismo siamo lì, anche se non nelle intenzioni.
      Purtroppo i dialoghi di TOMG Po non sono al tuo livello 😛

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    …e se un film parzialmente “ruba le battute” a una fonte inesauribile come Giuseppe…ci rendiamo conto di quello che abbiamo visto 🙂 🙂 🙂 ?

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