The Mummy’s Tomb (1942) Arriva Lon Chaney

È arrivato in Italia il nuovo film di Tom Cruise, The Mummy, e quindi è il momento di un bel Ciclo Mummie a blog unificati (cliccate sull’immagine sotto per saperne di più).

Dopo millenni di sonno profondo, ormai tutti stanno a svegliare ‘sta povera mummia! Così dopo il “successo” di The Mummy’s Hand (1940) – che in effetti ha guadagnato di più di quanto sia costato, quindi è tecnicamente un successo maggiore dei film di Ridley Scott dal Duemila in poi! – la Universal apre il rubinetto delle mummie: prendetene e bendatene tutti!

Il titolo è in secondo piano: è Lon il vero richiamo!

La regia è affidato all’onesto mestierante Harold Young – che i lettori di questo blog già conoscono per il monkey movie The Jungle Captive (1945) – mentre il soggetto risulta firmato da Neil P. Varnick, che abbiamo già incontrato per Captive Wild Woman (1943).
Ovviamente quando si parla di “soggetto” e “sceneggiatura” riguardo ad un film di mummie di questo periodo è tutto da intendersi in modo sarcastico, perché anche qui si persiste nel plagiare il racconto La mummia e la Principessa (This Way Out, da “The Thrill Book”, 16 giugno 1919) di Will Cage Carey, apparso in Italia esclusivamente nell’antologia Storie di mummie (Newton Compton 1998).

Nato senza molte pretese, The Mummy’s Tomb esordisce in patria il 23 ottobre 1942. Curiosamente anche questo film risulta inedito in Italia.

Davvero? “Original Story”?

Sono passati trent’anni dagli eventi di The Mummy’s Hand, anche se in realtà per gli spettatori non sono passati che due anni scarsi. E metti che qualcuno va a vedere questo Tomb senza aver visto l’Hand? C’è il rischio che gli sfugga la complicatissima trama (!), così ecco l’ideona: 15 minuti in cui viene riassunto il film precedente. Visto che questo secondo film dura un’ora, impiegare un quarto del tempo a mostrare un altro film è davvero qualcosa di sorprendente.
Scopriamo dunque che il gran sacerdote Andoheb (George Zucco, qui giusto in una comparsata) è sopravvissuto ai colpi di pistola ed ora finalmente… ha scoperto il segreto contro la calvizie! Nel precedente film Andoheb era calvo, mentre ora – trent’anni più vecchio – ha una lunga chioma bianca: ammazza ‘sti egizi, avevano un segreto per tutto!

Il dio Ra conosceva anche il segreto contro la calvizie…

Dopo il riassuntone del precedente film, Andoheb parla al giovane uomo che dovrà prendere in mano l’azienda di famiglia: la gestione della mummia Kharis. Questo uomo è Mehemet Bey: il cognome è un semplice “gancio” con l’Ardath Bey de La mummia (1932), mentre il nome arriva direttamente dal citato racconto di Carey. (Sembra incredibile, ma l’attore che lo impersona si chiama Turhan Bey… Che esista davvero questa setta egizia?)
Visto che la tomba di ‘sta benedetta Ananka – che fa da McGuffin per la terza volta! – è stata portata in Inghilterra, Mehemet Bey ha un compito ben preciso: ricopiando il racconto di Carey dovrà caricarsi il sarcofago di Kharis in spalla e andare a liberare la mummia in patria britannica, così da vendicarsi.
Qualcuno potrebbe chiedersi come mai il sacerdote Andoheb abbia impiegato trent’anni a trovare l’indirizzo degli archeologi britannici del precedente film, ma non stiamo a sottilizzare…

Rapire sosia della principessa Ananka è un duro lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare

Dopo venti minuti di introduzione, il tempo stringe, così d’un lampo siamo nella tranquilla campagna inglese mentre una mummia si aggira con intenti omicidi. Immaginatevi di essere una mummia che è stata immobile per tremila anni, poi d’un tratto vi svegliate e ammazzate un paio di tizi, poi dormite per altri trent’anni e vi risvegliate in Inghilterra, cominciate a salire le grate per entrare nelle case ad ammazzare la gente…
Ma per fortuna Kharis non ha un attimo di esitazione: è una super mummia-agente segreto, con licenza di uccidere. Dove lo metti, lui ammazza.

Mi sa che ‘sta roba puzza…

L’ottimo Tom Tyler del film precedente non veste più i panni della mummia, perché ora c’è un nome che attira le masse: Lon Chaney jr.
Malgrado abbia già un curriculum sterminato, in realtà l’attore è all’inizio della carriera. Il suo lancio infatti è avvenuto l’anno precedente con L’uomo lupo (1941), seguito da Il terrore di Frankenstein (1942): la doppietta “licantropo-Franky” lo lancia immediatamente nell’Olimpo dei Mostri di Hollywood e qui dunque il suo nome in copertina è un richiamo irresistibile.
Tranne che per Chaney stesso, che vi avrebbe resistito tranquillamente. Il biografo Don G. Smith racconta di un Chaney che si sente “fregato”, perché è vincolato alla Universal ma invece di avere una parte degna del successo riscosso si ritrova a zoppicare bendato. Pare che dalle foto di scena si evinca come gli unici momenti distesi sul set siano stati quelli in cui l’attore giocava con il suo cane Moose.

Mi sa che è una falsa magra…

«Anche con una maschera di gomma da applicare, il suo makeup richiedeva molto tempo e scomodità», racconta Elyse Knox, protagonista di questo film, al citato biografo Smith che nel 1981 le chiese come fosse stato lavorare con Lon Chaney jr. «Doveva trasportarmi attraverso le tombe e fu molto contento che io fossi molto meno pesante delle altre donne del cast.»

La storia si scrive da sola. La mummia man mano uccide i Banning, la famiglia di archeologi che hanno dissacrato la tomba di Ananka, e curiosamente la polizia locale non crede che sia un morto di tremila anni l’artefice degli omicidi.
Bla bla bla, manco a farlo apposta la mummia si innamora di Isobel (Elyse Knox), la moglie di un Banning, che guarda caso assomiglia ad Ananka, se la porta via, arrivano i paesani coi forconi e tutto finisce nel solito fuoco. Un classicone.

L’espressione dello spettatore medio durante il film

Alla sua uscita i giornali non ci vanno giù delicati. «Il film non spaventa nessuno, se non chi ci ha lavorato» (“New York Sun”, 26 ottobre 1942). «Senza alcuna deviazione dalla formula base, ed ovviamente con un bassissimo budget, il film va preso come una sfida da parte del pubblico che non sia troppo credulone» (“Variety”, 14 ottobre). «Lon Chaney si è preso l’incarico di spaventare il pubblico come fece già suo padre, ma nonostante un’orrenda maschera non è in grado di spaventare nessuno così come Boris Karloff non poteva farlo dieci anni fa» (“New York Daily News”, 25 ottobre).
I recensori hanno avuto gioco facile a sparare su un piccolo film senza alcuna pretesa, come se invece il precedente The Mummy’s Hand fosse chissà che capolavoro: visto che qui mancano gli orripilanti siparietti finto comici del titolo precedente, io direi che è molto meglio!

Vieni dalla tua Mummy…

The Mummy’s Tomb è un minuscolo film d’atmosfera, un’occasione deliziosa di ammirare una mummia che si aggira per la campagna inglese avvolta nella nebbia, con un irresistibile bianco e nero. Cosa volete di più?

Bibliografia

The Mummy Unwrapped (2007) di Thomas M. Feramisco
Lon Chaney jr.: Horror Film Star, 1906-1973 (1996) di Don G. Smith
The Mummy in Fact, Fiction and Film (2001) di Susan D. Cowie e Tom Johnson

L.

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11 risposte a The Mummy’s Tomb (1942) Arriva Lon Chaney

  1. Conte Gracula ha detto:

    Ho capito perché il sacerdote ha impiegato trent’anni a trovare l’indirizzo: era impegnato a farsi ricrescere i capelli!

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  2. Cassidy ha detto:

    Discendenti degli alieni? Possessori della conoscenza assoluta? No di più, gli egizi erano così saggi da aver battuto la più grande paura umana, la morte? No, la calvizie! 😉

    Non pensavo che il film fu così osteggiato ai tempi, i divi come il grande Lon Chaney jr. si mascheravano per diventare dei mostri, quelli di oggi utilizzano il botox, roba da diventare malinconici subito!

    «Mi sa che è una falsa magra…»
    Su questa sono caduto dalla sedia dal ridere 😀 Cheers

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  3. gioacchino di maio ha detto:

    Era il momento dei mostri, l’anno prima L’uomo lupo, dopo questo The Mummy’s Tomb a novembre ci fu un lupo mannaro della Fox, The Undying Monster, non so se ancora la Universal avesse l’esclusiva sui suoi mostri, senza dubbio il bianco e nero su questi film ha un suo fascino.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sono sempre stato schiavo del fascino del bianco e nero, sin da bambino. Anche un film non eccelso ci guadagna tantissimo da una buona fotografia, come sanno le piccole case di oggi che infatti NON hanno un direttore della fotografia!!!

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  4. Giuseppe ha detto:

    “Prendete e bendatemi tutto, questo è il mio corpo sotto di chili di puzzolente make-up offerto in sacrificio (appunto perché mi sono sacrificato per la parte, ma non è che ci tenessi più di tanto) per voi spettatori: venite al cinema, fate questo in memoria di Jack (Pierce) e di me”
    Così potrebbe aver detto Lon Chaney a proposito… 🙂

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  5. Pingback: The Mummy’s Ghost (1944) | Il Zinefilo

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