Cage (1989) Sbarre d’acciaio

Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
L.

Lou Ferrigno è, per quasi tutti, solo e solamente Hulk. Giustamente anche: parliamo di un’icona probabilmente intramontabile. Ma quel “quasi” allunga sul sole nascente della fama imperitura un’ombra inquietante. E quest’ombra inquietante si rivela essere il fallimentare tentativo dello stesso Lou di riciclarsi nel cinema d’azione liberandosi dal suo ingombrante doppione verde. Pertanto mi auto-nomino suo curatore fallimentare e mi cimento nella recensione di Sbarre d’acciaio, prova inconfutabile del tracollo testé citato.

Si inizia “in action”, in Vietnam, con una truppa americana sotto attacco: si distinguono attori che muoiono recitando malissimo, Lou che prova vanamente a fare il Rambo dei poveri, una location che più che orientale pare abruzzese, parolacce dette a caso per far capire quanto sia dura la guerra (“mio Dio, dicono cazzo e porca puttana, che uomini tosti”). Ma il peggio arriva subito dopo: Lou, cioè il marine Billy Thomas, salva la vita al suo capitano Scott (Reb Brown) tenendolo per mano, sospeso nell’aria, mentre l’elicottero si alza in volo; già qui ci sarebbe da discutere ma poi lo colpiscono con una pallottola sopra l’occhio, il sangue esce a fiotti, lui perde i sensi… ma non molla la presa! Aveva la mano talmente sudata da creare un effetto Vinavil? Plausibile, sì.
E assistiamo pure al suo recupero in ospedale con tanto di riabilitazione, musichetta melensa e quindi indigesta, presenza costante del riconoscente capitano salvato: ad un certo momento ho temuto che pomiciassero… e a quel punto avrei terminato la visione. Giuro.

Scott Monroe (Reb Brown) e Billy Thomas (Lou Ferrigno)

Dopo tutto ciò Scott e Billy sono come fratelli, amano il wrestling e i videogiochi e il personaggio di Lou è un po’ ritardato: sembra una barzelletta ma è la realtà filmica. Ahimé. Nel bar da loro frequentato arrivano i tipici buzzurri da prendere a sassate a vista e i nostri gliele suonano ma eseguendo le loro mosse con tale lentezza che ho dovuto controllare che non fosse attiva l’opzione “slow motion”.
Due organizzatori di incontri clandestini assistono esclamando «Mai visto nulla del genere»: nemmeno io, ma in senso negativo. Provano a ingaggiarli ma, di fronte al loro rifiuto, fanno dare fuoco al bar suddetto (con tanto di vittima) indebitandoli e quindi cercando di costringerli a partecipare: ma non era più semplice minacciarli e festa finita? Aaaah, cosa non si farebbe per piazzare qualche esplosione qua e là.

Nel frattempo il personaggio di Ferrigno è talmente ritardato che i due avvoltoi senza scrupoli gli dicono che Scott è partito per un viaggio (così, senza dirgli nulla) e che lo ha affidato a loro: sì, sì, certo. Però diamo a Lou quel che è di Lou: interpreta il disadattato così bene che ti viene il dubbio che lo sia veramente. Ah, non suona come un complimento?
Quando Scott va dalla polizia a denunciarne la scomparsa l’ispettore dice che, in quanto mentalmente handicappato, non si impegneranno troppo per cercarlo, che deve fare da sé e che lui perlustrerebbe i cinema (???), insomma le tipiche forze dell’ordine al servizio del cittadino. E intanto segnalo sommessamente che siamo oltre l’ora di visione ed ancora i nostri protagonisti non si sono cimentati nella gabbia d’acciaio: capisco creare l’attesa ma qui si esagera. Forse ho letto male il titolo del film, in realtà trattasi di “Barre d’acciaio” con chiara allusione ai bar (“barre” all’aretina) e ai postriboli che nella pellicola abbondano. Boh, sarà così.

E invece, a dissipare parzialmente gli amletici dubbi, dopo 70, eterni, minuti… Lou Ferrigno combatte! E lo fa nel pieno di una faida tra mafiosi giapponesi e mafiosi italiani… sempre una bella figura noialtri, non c’è che dire. Lo scontro è davvero spassoso: lo definiscono “gonzo”, lo spogliano i suoi impresari perché non è capace nemmeno di togliersi una maglietta, cerca di stringere la mano al suo avversario con tanto di “Piacere, io sono…” e giustamente viene preso a calci in bocca. Dopo ovviamente reagisce e vince con modalità “entusiasmo alle stalle” ma d’altronde il sogno di vederlo trasformarsi in un mostrone verde… è destinato a rimanere tale.

Comparsata per i mitici Danny Trejo ed Al Leong (dall’Archivio Etrusco)

Comunque il nostro Hulk combatte ancora, dietro promessa di un gelato (sob, proprio così), e sconfigge pure il super campione al termine di un altro match in cui la qualità del lottato è poco poco sopra l’infimo. E poi trascinano nel ring anche Scott e poi c’è paniccia con corredo di sparatorie e morti ammazzati e poi (spoiler) c’è il lieto fine e poi i due protagonisti ottengono i soldi per ricostruire il bar. Ma allora avevo ragione: il titolo esatto era “Barre d’acciaio”. Tutto torna. Ma anche no, nemmeno per sogno. Nemmeno per sogno!

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

– Altri post di Willy l’Orbo:

– Ultimi post con Lou Ferrigno:

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37 risposte a Cage (1989) Sbarre d’acciaio

  1. Evit ha detto:

    A parte che ho riso seriamente dall’inizio alla fine ma la maratona di Ferrigno di Willy l’orbo deve assumere un nome e quel nome lo prendo dalla recensione: “diamo a Lou quel che è di Lou”

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Terribile sotto ogni punto di vista. Ma è la parodia Asylum di qualcosa?
    Che poi, Lou fa il ritardato che nemmeno sa cavarsi via la maglietta, ma riesce ad allenarsi per mantenere il fisico da energumeno? O l’amico bromanticone gli metteva gli steroidi nei cereali?
    Bella scemenza, non so se lo vedrò mai…

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  3. Denis ha detto:

    Se non sbaglio Lou Ferrigno è sordo,comunque bei ricordi con la scritta Orion sulla locandina

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  4. Cassidy ha detto:

    La presenza di Al Leong (mito e icona!) nobilita subito il film, certo che le mani Vinavil sono degne di un super eroe Marvel, più simile a Spider-Man che ad Hulk però 😉 Cheers

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  5. Mahatma K. B. ha detto:

    Reb Brown protagonista di “Il mondo di Yor” di Antonio Margheriti, Ferrigno leggendario Hercules per Luigi Cozzi.
    Con una coppia cosi’ si poteva fare un capolavoro mitologico e invece l’hanno sprecata per una ciofeca simile…

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  6. Giuseppe ha detto:

    Lou Ferrigno? E come faccio a sfottere un mito della mia gioventù? L’incredibile Hulk, i due Hercules di Luigi “Lewis Coates” Cozzi, Il Sinbad dei Sette Mari di Enzo Castellari… dovrei poter deviare le mie prese per il culo verso altri bersagli, come Reb Brown. Se non fosse che Margheriti lo ha voluto per impersonare nientemeno che Yor il cacciatore, appunto, quindi siamo daccapo (e poi, mica ce lo vorremo dimenticare come il maggiore Murphy Black in Robowar, eh?). Certo che pure loro, a partecipare a una pirla…cioè perla del genere se le vanno un po’ a cercare: un film con attori che non convincono manco morti (per via del loro schiattare in maniera pochissimo credibile), Lou che fa il MiserRambo, le parolacce a caso a scopo bellico che però potrebbero pure stare a indicare una tardiva presa di coscienza da parte dei protagonisti riguardo alla ciofeca che stanno girando (ripensando al contratto ormai malaccortamente firmato, che partissero dei “Cazzo! Porca puttana! Vaffanculo! Merda!” a raffica era il minimo sindacale, credo), il salvataggio di Scott/Brown da parte di un Lou/Billy capace di tenere con mano salda il proprio capitano ad elicottero già in volo, ferito e zampillante, rimanendo senza sensi (coerente con tutta ‘sta scena, senza senso pure lei) ma non senza l’effetto Vinavil sottolineato da Willy. E qui mi viene il dubbio che si volesse creare una sorta di COLLANTE emotivo con lo spettatore, prevedendo che il suo ATTACCAMENTO alla storia potesse venir meno…
    Poi c’è la musichetta melensa, che sicuramente fa parte della terapia di riabilitazione: infatti è meglio riprendersi il prima possibile, piuttosto che continuare a sentirla. Tornando a Lou, direi che il suo ritardo può essere inteso come una grande calma nell’affrontare le cose ed è esattamente con molta, molta calma -infondendola pure al suo amico fraterno- che ingaggia il combattimento coi buzzurri al bar… la manfrina incendiaria dei due organizzatori clandestini ha lo scopo di dare una mossa al film, che se li avessero minacciati direttamente si rischiava un’altra reazione molto, molto calma e i tempi si sarebbero allungati in stile Bollywood. Un grosso punto debole di Lou, qui, mi sembra essere piuttosto il suo amore per gli animali, visto quanto si fida a scatola chiusa di due avvoltoi. Non che a Scott vada poi meglio con quell’altro animale dell’ispettore di polizia pure se, pensandoci bene, almeno il consiglio di perlustrare i cinema qualche ricaduta positiva ce l’ha: la possibilità di vedere quanti film ci sono in giro migliori di quello in cui tutti loro stanno “recitando”. Resta il fatto che è in questo film, però, che lo spettatore con le palle ormai a mongolfiera vorrebbe vedere Ferrigno combattere, pensando -e giustamente- che per lui sia una cosa del tutto comune e per niente fuori luogo: detto fatto, signori e signore, eccolo alla prova nel bel mezzo di ben DUE luoghi comuni (mafiosi italiani e giapponesi)! E adesso, caro Willy, la chiudo qua, che la maglietta/il gelato/il casino finale dopo gli scontri mosci/il lieto fine stile “eravamo quattro (divisi per due) amici al bar(re)” è decisamente troppo per un fan di Lou di vecchia data quale io sono. Poteva essere “ganzo”, davvero… e invece così è solo un semplice “gonzo” 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Tecnicamente anch’io sarei un fan di Lou, visto che sin da piccino mi sparavo forti dosi di Hulk ed Ercole, poi però ad un certo punto le TV hanno smesso di mandare in onda qualsiasi cosa avesse Lou, anche solo in piccoli ruoli, e l’ho perso di vista: a memoria l’ultima volta che l’ho visto era il 1988, quando una piccola rete locale mandò in onda il suo Ercole in una qualità a malapena visibile (erano lontani gli anni dell’HD…)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ah no, aspetta, era l’estate del 1990…

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      • Giuseppe ha detto:

        E, in effetti, il ’90 è stato lo spartiacque fra un numero ragionevole di sue apparizioni televisive prima e la sua pressoché quasi totale sparizione dopo: dico “quasi” perché, per merito di Enzo G. Castellari e del compianto Bud Spencer con la loro serie “Detective Extralarge”, dal ’92 in poi lo si è potuto almeno vedere in prima tv e nelle successive repliche impersonare Goodwin, un pugile amico di vecchia data di Jack Costello, nell’episodio Yo Yo…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non mi è mai capitato di seguire i film e serie TV con Bud “in solitaria”, quindi mi manca una gran fetta di quella cultura pop 😛

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Ahaha, il finale della controrecensione di Giuseppe è da Oscar! Comunque mi riprometto di non mettere alla berlina Lou per non incorrere nella vostra ira 🙂 🙂 🙂

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  7. Pingback: Bloodfist 2 (1990) Pugni d’acciaio 2 | Il Zinefilo

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