[Il Zinnefilo] Animal House (1978)

Nuova puntata del “Zinnefilo”, la rubrica con una N in più che presenta i momenti migliori del “cinema di petto”: quello in cui attrici o comparse mostrano il meglio di sé. E non si tratta della bravura recitativa…

Il film di questa settimana è Animal House (1978).

Sono evidentemente nato con qualche scompenso genetico, perché ho sempre disprezzato questo “titolo di culto” di John Landis: non ho mai capito cosa cacchio ci fosse da ridere alle imprese dei personaggi decerebrati protagonisti né ho mai trovato vagamente divertente un solo fotogramma di questa roba.

Attenzione! Cliccando qui appariranno foto di seni nudi: siete avvisati!

Sono un fan sin da bambino di John Belushi ma solo perché all’epoca ho avuto la fortuna di trovare in videoteca una VHS con la raccolta dei suoi migliori sketch comici del “Saturday Night Live”, dove sì che l’attore dava prova della sua titanica bravura. Nei film si limita o a fare il coglione, come in Animal House e 1941, o a fare il catatonico come ne I vicini di casa o a fare una prova attoriale del tutto dimenticabile come in Chiamami Aquila. Nel mito Blues Brothers almeno fa ciò che richiede il personaggio nato sul palco del SNL: l’inamovibile e imperturbabile. (Così non si capisce se sia bravo o meno!)

Al di là dei miei gusti personali, ho solo aggettivi dispregiativi per Animal House, ma almeno è innegabile che è diventata un mito la scena del Belushi voyeur.

Con un minutaggio ai minimi termini, lo stesso Mary Louise Weller si è assicurata un posto nella storia del cinema, con questa sola scena.

Anche se nel dormitorio femminile c’era ben altro “materiale” da mostrare…

Comunque anche Sarah Holcomb ci regala una bella inquadratura.


L.

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27 risposte a [Il Zinnefilo] Animal House (1978)

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    Ottimo modo per inaugurare il post 1001esimo! 🙂

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  2. Cassidy ha detto:

    Un classico delle tette. Forse dovrei dire del cinema? No no delle tette, Landis quando si parla di poppe é una garanzia, lo sguardo in camera di Belushi e rivolto a noi 😉 Per il resto sono Landissiano lo sai, questo film fa ancora parte delle sue prime commedie quasi non sense, però è pieno di momenti che mi fanno ridere, non ti cito quelli abusati, ma la scena del cavallo, quel nitrito prolungavo ogni volta mi fa scoppiare a ridere anche se ho visto 1000 volte 😉 Cheers!

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  3. Conte Gracula ha detto:

    In effetti neanche io ho riso granché 😛

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Scusa Lucius ma qua non mi trovi d’accordo. Sulle tette della Weller un cinque alto ti arriva, ma sul film no. Per me “Animal House” é un caposaldo della comicità made in USA. Dal toga party al food fighter, dal “che fine hanno fatto” al termine del college ai nomi di battaglia degli studenti della confraternita, fino ad arrivare al discorso di Belushi su quando il gioco si fa duro e dei tedeschi che bombardarono Pearl Harbour (!!!) é un continuo di trovate esilaranti uno dietro l’altra.
    Film, per me, essenziale.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Tutto vero, ma essendo argomenti che non mi appassionano forse è più difficile farmi ridere. La scena di Jim che sputa la roba non l’ho mai trovata divertenti, anzi: non ho proprio capito che cosa voglia significare. Così come non capisco cosa ci sia di divertente in un toga party o nei soprannomi studenteschi, o in genere in tutti quei temi che sarebbero sfociati nella Rivincita dei Nerds e nella saga Porkys. Ma, come ho premesso, è un mio problema.
      Preferisco il Belushi del SNL, dove sì che recitava – in Animal House e in 1941 dice forse due parole e il resto è mugugno – dove sì che era divertente e geniale, dove ridevo di gusto perché Belushi aveva costruito qualcosa che faceva ridere, e non si limitava a sputare cibo e a bere – roba che credo facesse abitualmente, non solo per il film 😀

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  5. Mahatma K. B. ha detto:

    Hai ragione da vendere, decisamente un Landis sopravvalutato. Ma almeno un paio di scene simpatiche ci sono (Belushi che sfascia la chitarra, il fermo-immagine del cavallo infartuato).
    Per il resto, “Blues Brothers”, “Un lupo mannaro americano a Londra” e “Ridere per ridere” tutta la vita.
    PS: sarebbe il momento che si riesumasse l’ottimo “Delitto imperfetto” di Landis, uno dei film piu’ sottovalutati di sempre.

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  6. Pietro Sabatelli ha detto:

    Ammetto di non ricordare quasi per niente questo film, un peccato perché sicuramente mi sarei ricordato di queste “bellezze”, urge forse un ripasso? 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sicuramente un Landis d’annata, un film strapieno di super-mega-attori che avrai rivisto in mille altri film, un ripasso lo merita. A me non è piaciuto, ma stando ai commenti degli altri è un capolavoro comico: a te giudicare 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Landis è stato lungimirante: calcolando di incontrare anche chi sarebbe stato capace di resistere al mito di Animal House, ha inserito COMUNQUE delle sequenze da ricordare a prescindere… l’occhio sornione di Belushi parla da solo (una dedica personale a “Lucio” Blutarski 😉 )
        Io mi annovero fra i sostenitori del film, fermo restando che se si vuol davvero conoscere John Belushi fino in fondo l’unica via è proprio il Saturday Night Live (mi ricordo quando imitava Joe Cocker in presenza del Joe Cocker originale, presentato dal britannico collega Eric Idle. E di certo non c’è bisogno di ricordare di quale gruppo facesse parte Idle, vero? 😉 )…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ahahah e pensa che la prima volta che ho visto Belushi/Cocker ero così piccolo da non sapere chi fosse Cocker, e considerai lo sketch il meno riuscito: poi ho conosciuto l’originale… e ho cominciato a ridere 😀
        Belushi/Kirk con Aykroyd/Bones, Belushi Samurai, Ludwig Van Belushi che oltre che sordo si finge cieco per cantare Ray Charles… ecco, diciamo che di fronte a questi piccoli capolavori lui che sputa cibo mi sembra un tantino riduttivo 😛

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  7. The Butcher ha detto:

    Tralasciando quella scena, Animal House è un film geniale e intelligente che tuttora sembra essere attuale. Una pellicola splendida diretta da un grande regista.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sì, me lo ripetono da decenni, ma purtroppo non riesco a vederci tutto questo, né quando lo vidi da ragazzino men che meno oggi. Sicuramente è un mio problema, non vedo né genialità né assolutamente intelligenza. Sembra attuale temo perché la commedia giovanilistica americana non è andata avanti di un passo e quindi sembra ancora un tema portato al cinema… Che Landis sia un grande siamo d’accordo, ma non certo per questo film: se non avesse fatto i suoi grandi film in seguito, temo che non ricorderemmo alla stessa maniera questo titolo…

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      • The Butcher ha detto:

        Se non fosse stato per questa pellicola non avrebbe mai avuto modo di dirigere Blue Brothers. E questa pellicola era una novità ai tempi, qualcosa di politicamente scorretto che prendeva in giro l’America e gli americani e soprattutto mostrava cos’era realmente il sogno americano.
        In un certo modo potremo dire che Animal House è una specie di Happy Days cattivo (paragone che fanno in molti e anche giustamente).

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ci credo, ma il film è ricordato per Belushi che sputa e rompe la chitarra: temo che il messaggio anti-sogno americano non sia stato il veicolo del film, soprattutto negli anni Ottanta così filoamericani (almeno in Italia). Se penso al genere Porkys nato dal film, cioè al cinema che si diverte a mostrare dormitori allegri e scherzi goliardici, temo che siano stati altri aspetti – i meno geniali e intelligenti – a fare breccia nel pubblico…

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      • The Butcher ha detto:

        Però se fai questo discorso allora anche pellicole horror come quelle di Wan hanno creato un problema. Perché adesso vanno di moda quegli horror che ricalcano le storie dei suoi film e le stesse scene (in Annabelle ci sono sequenze che sono copiate spudoratamente da Wan), eppure i film di Wan sono belli. Da Saw, a Dead Silence a Insidious e The Conjuring (che considero il suo film migliore per ora) sono pellicole ottime, che intrattengono benissimo e che sorprendono per la regia e la cura dei dettagli che per la storia (e anche il fatto che certi cliché riesce a giocarseli bene senza dare fastidio).
        Però dopo Insidious in questi sette anni ci sono stati film che hanno copiato quella pellicola e non ti dico dopo The Conjuring. Però non so la colpa a Wan e alle sue pellicole. Alla fine hanno avuto successo e vari produttori hanno deciso di cogliere la palla al balzo per guadagnare. La stessa cosa è successa con Animal House. Nonostante criticasse il mondo americano ha guadagnato un botto e le persone hanno ricordato soluzione certe scene specifiche senza vedere il reale significato del film. Se poi guardiamo i film successivi di Landis notiamo che anche lì critica l’America (soprattutto in Una poltrona per due che purtroppo da noi è diventato famoso per essere il film che viene sempre trasmesso a Natale).

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Infatti ho trovato molto più efficace la critica sociale in film creduti “solo” commedie come appunto Una poltroa per due e il troppo spesso dimenticato “Spie come noi”, che però oltre ad un solito substrato di satira c’erano anche gag divertentissime. I riferimenti all’assurdità reaganiana lì sono palesi e potenti, però poi c’è anche una commedia. Questo binomio non l’ho trovato azzeccato in Animal House, dove anzi la critica sociale non mi sembra così tagliente: il militarismo sembra limitarsi a degli studenti stronzi!
        Credo che nel campo dell’horror sia altissima la “copiosità”, soprattutto degli elementi sbagliati. Wan ha un ottimo stile ma con la trama non c’entra, e la new wave horror di Conjuring e Annabelle affonda gli artigli nella sviluppata narrativa dei coniugi Warren, sconosciuta in Italia ma amatissima negli USA. (A questo proposito ti rimando al mio specialone sull’argomento, dove presento anche i film degli Warren molto meno noti 😉
        Pensa a film come “EdTV” e “Truman Show”: sono opere diverse ma accomunate dalla taglientissima critica dei reality, una critica spietata e palese… eppure al contrario hanno aperto la via al genere… Quando un regista indica la Luna di solito a diventar famoso è il suo dito, non ciò che esso indica.

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      • The Butcher ha detto:

        E purtroppo concordo con te per quanto riguarda la parte finale. La gente dimentica ciò a cui vuole aspirare realmente un autore e ci rimangono impresse solo certe cose. In Animal House la critica a certe cose le ho ben intese ma purtroppo la gente tende a fermarsi alla superficie e a non vedere ciò che c’è sotto.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Se all’epoca infatti avessi saputo del sottotesto, probabilmente mi sarebbe piaciuto di più – come infatti apprezzavo i film di denuncia che all’epoca ancora giravano, prima dell’appiattimento culturale che imperversa in TV – invece sin da ragazzino mi è stato presentato come il capolavoro comico, che si ride fino a sputare cibo dalla bocca, e onestamente non c’è proprio nulla che mi abbia mai fatto neanche sorridere…

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      • The Butcher ha detto:

        Capisco cosa intendi dire. Se uno te lo presenta in un modo allo aspetti di vedere quello e non altro.
        Ritornando un attimo all’argomento su Truman show posso dire che ciò che è successo in seguito è la stessa cosa capitata ad Animal House. Ha avuto un grande successo e ne hanno sfruttato il successo per fare altre cose più commerciali e con poco valore. Purtroppo è così che vanno alcune cose: The Truman show è arte ma dal successo di quell’opera hanno deciso di fare cose su cui potessero guadagnare di più. E sinceramente detesto il modo in cui sfruttano l’arte (chiamandola perfino industria).

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il concetto stesso di reality serve solo a vendere al pubblico un altro tipo di finzione, chiamata per sfergo “realtà”. Il pubblico vuole essere intrattenuto e non avvertito, e non premia le opere che mettono in guardia, solo quelle che gil vengono incontro. Proprio la messa in guardia dall’assurdità del reality ha fatto nascere il capolavoro “Battle Royale”, film che però poi ha conosciuto la devienza dell’essere copiato dagli americani e reso “digeribile”, trasformato cioè nello young adult fighettoso “Hunger Games”. La messa in guardia spaventosa è diventata posa modaiola: è il crimine perfetto, perché avviene davanti alle proprie vittime che intanto applaudono e ricompensano il colpevole.
        Cosa sia arte è molto difficile stabilirlo con certezza, essendo un concetto molto evanescente: di sicuro “Truman Show” ci si avvicina tantissimo, e infatti non viene mai citato quando si parla di Jim Carrey. Storicamente fare arte non paga, tutti i grandi maestri sono stati ignorati, osteggiati e spesso sono morti poveri: azzeccare un jingle del cazzo ti rende famoso per l’eternità. Non mi sento di condannare chi cerca disperatamente questa seconda via, però certo non mi sento costretto a stimarlo 😛

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