Gazzetta Marziale 24. Police Story

Per tutto il 2010 ho presentato su ThrillerMagazine i 40 titoli della collana “Bruce Lee e il grande cinema delle arti marziali” (targata Gazzetta dello Sport), ogni settimana corrispondente alla loro uscita in edicola: mi piace recuperare quei pezzi per ampliare la sezione “marziale” del blog.

24. Police Story

(sabato 28 agosto 2010)

La collana “Bruce Lee e il grande cinema delle arti marziali” presenta un’altra pietra miliare del cinema asiatico: Gazzetta dello Sport e Stefano Di Marino hanno scelto di presentare in edicola questa settimana Police Story (Ging chat goo si, 1985), diretto e interpretato da Jackie Chan.

Per comprendere a pieno il fenomeno Police Story è imperativo un breve sguardo all’indietro. Agli inizi degli anni Ottanta Jackie Chan è una star incontrastata del gongfupian, protagonista di decine di film basati non solo su combattimenti a mani nude ma anche sulle qualità circensi dell’attore e sulla sua innata comicità fisica. Nel 1983, grazie a Sammo Hung, Jackie lavora per la prima volta in un film non in costume e ambientato ai tempi nostri: Winners & Sinners. Qui interpreta il ruolo di un poliziotto, cosa assolutamente inedita per l’attore, ed evidentemente il pubblico dev’essere stato favorevolmente colpito dall’operazione; dopo qualche altro film culto (Project A: Operazione Pirati, Il mistero del Conte Lobos), nel 1985 esplode deflagrante la mania “poliziesca”.

A febbraio esce il seguito di Winners & Sinners, intitolato in Italia La gang degli svitati (My Lucky Stars). Jackie è poco più di una comparsa, ma le sue sole scene danno vigore ad una pellicola che altro non è che un insieme di goliardate. Deciso a puntare tutto sul personaggio, a luglio prova a conquistare il pubblico statunitense con The Protector, storia di un poliziotto naturalizzato americano che torna ad Hong Kong per vendicare i criminali che gli hanno ucciso il collega: il cocente insuccesso della pellicola non intacca l’immagine di Jackie-poliziotto, tanto che ad agosto esce in patria Bambole e botte (My Lucky Stars 2), secondo sequel di Winners & Sinners.
Il sodalizio con Sammo Hung prosegue imperterrito e a ottobre esce La prima missione (First Mission / Heart of Dragon): Jackie è sempre un comprimario in secondo piano ma è il suo ruolo di poliziotto serio a fare da contrappeso al ruolo semi-comico del protagonista Sammo. Ormai il terreno è pronto ad un ruolo da protagonista: a dicembre di questo ricco 1985 esce finalmente Police Story, il cui grande successo darà vita a sequel, più o meno riusciti, più o meno attinenti, che arrivano fino ai giorni nostri.

Da guitto in costume ad intenso poliziotto drammatico

Kevin (Jackie Chan) è un solerte poliziotto tutto d’un pezzo che vuole a tutti i costi catturare il signore della droga Cho (Cho Leung), e per far questo è importante proteggere la segretaria Selena (Brigitte Lin), disposta a testimoniare contro l’ex capo. La testimone però scompare e Cho viene liberato, così come Kevin viene incastrato per l’omicidio di un suo collega, un poliziotto in realtà corrotto: il nostro dovrà quindi guardarsi sia dai criminali che dai poliziotti, cercando di incastrare i primi e di riabilitarsi agli occhi dei secondi.

Police Story è un film di transizione, e quindi ad elementi tipicamente polizieschi affianca eredità chiaramente derivanti dal gongfupian: un connubio che comunque detterà i canoni per la cinematografia successiva. Anche nelle situazioni più drammatiche, gli stunt e le coreografie sono roboanti e spumeggianti come nei film in costume, i colpi inferti non sono mai violenti e il corpo a corpo viene quasi sempre sostituito da una coreografia di gruppo complessa e di grande effetto.

Nel 1986 Police Story vince il premio come miglior pellicola all’Hong Kong Film Awards, e non è che il primo di una lunga serie di riconoscimenti: Chan stesso, nella sua autobiografia, lo definisce come il proprio miglior film d’azione.

Già nel 1988 si ha il primo sequel diretto, Police Story 2, seguito poi da Supercop nel 1992 e First Strike nel 1996. Mentre in questi ultimi lavori il tono serio e drammatico è ampiamente smorzato (se non del tutto assente), nel 2004 New Police Story si presenta non solo come quinto episodio ma come un vero e proprio noir: Chan è cupo e intenso e tutta la storia è a tinte fortissime.

Police Story è celebre per le sue scene d’azione al limite della resistenza umana e al limite della morte certa. In più di un’occasione le ferite riportate da Chan sul set sono state gravi e l’attore è stato trasportato in ospedale. Nel documentario My Stunts (1998) l’attore ripercorrerà scena per scena questo film raccontando aneddoti e rischi: rimane un vero miracolo che non sia morto durante le riprese!

L.

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6 risposte a Gazzetta Marziale 24. Police Story

  1. Cassidy ha detto:

    Quando la voglia di raggiungere un grande obbiettivo, e l’amore per il cinema, ti fa lanciare cuore (e corpo!) oltre l’ostacolo, il mio Jackie Chan preferito di sempre. La prima volta che ho visto questo film, non potevo credere ai miei occhi, qualcuno doveva averci lasciato le penne per eseguire questi stunt, grandissimo spettacolo 😉 Cheers

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  2. Giuseppe ha detto:

    Grandi film entrambi, sia Police Story che New Police story! in effetti, il fatto che Jackie Chan quella volta fosse riuscito a sopravvivere ai miei occhi lo rendeva degno del patentino di immortale (una specie di Highlander ante-litteram)…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La vita l’ha rischiata in continuazione, all’epoca, ma questa oltre ad essere una delle prime volte è stata anche fra le più incredibili: buttarsi a capofitto nel centro commerciale reggendosi a delle lucette credo sia uno zinzinino pericoloso 😀
      Non ho il coraggio di vedere il nuovo Police Story, “Lockdown”: forse questa saga doveva finire col “New”…

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      • Giuseppe ha detto:

        Se con “Lockdown”, stando a quanto ho capito, intendono “reboottare” la serie o qualcosa di simile, non credo potranno contare nemmeno su di me come spettatore…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Visto quanto ha sbragato Jackie superati i 50, con scelte filmiche più che discutibili, non mi stupirebbe affatto fosse un reboot: ragion per cui ci starò molto alla larga 😛

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