47 metri (2017) di dimensione artistica

Tic, tic, tic, tic…
Immaginatevi la scena. Il britannico Johannes Roberts (classe 1976) ha un rampino in mano e, accucciato per terra, sta ticchettando su una bombola d’ossigeno.
Tic, tic, tic, tic…
Lo sta facendo al centro della sala riunioni della Dimension Films (ma ancora esiste?), casa che dal 1992 produce orgogliosamente filmacci da due soldi, specializzandosi in infiniti sequel di titoli vagamente famosi.

Tic, tic, tic, tic…
Qualcuno dei produttori chiede a Roberts se si senta bene, se voglia qualcosa da bere. Lui si toglie la spillatrice che tiene in bocca a mo’ di boccaglio e grida: «Sotto sotto 47 metri d’acqua, come faccio a bere?»
Tic, tic, tic, tic…
Dopo mezz’ora il nervosismo è tangibile ma finalmente Roberts riesce ad acchiappare la bombola col rampino, la afferra e si alza. Guarda i dirigenti della Dimension ed esclama soddisfatto: «Ecco la trama del mio film: mi date 5 milioni di dollari?»
Novanta minuti di applausi: tra le lacrime, i dirigenti accolgono il loro figliol prodigo. È nato un nuovo capolavoro: è nato 47 Meters Down.

Mi è sembrato di vedere uno squalo…

Come al solito, quando si parla di filmacci l’Italia è al primo posto: il film esce in anteprima nel nostro Paese il 25 maggio 2017 (fonte: ComingSoon.it), con il titolo 47 metri, e solo il 16 giugno successivo arriva negli Stati Uniti: beati loro…

Come si può vedere, il film è girato ad Ostia Beach!

E mica solo la Blumhouse sa fare film da 4 milioni di dollari che ne guadagnino dieci volte tanto: pure la Dimension Films ne è capace! No, dài, scherzo: non ne è minimamente capace…
Ispirato dal successo che sta ottenendo Jason Blum coi suoi film piccoli dagli incassi grandi, Johannes Roberts fraintende il segreto della Blumhouse e crede che si tratti solo di risparmiare: in realtà servirebbe una trama, ma questo particolare è sfuggito. Il regista britannico non ha tempo da perdere a scrivere dialoghi e intreccio narrativo: prende Paradise Beach. Dentro l’incubo (The Shallows, 2016) e lo ricopia identico, aggiungendo una protagonista-clone.

Le protagoniste sembrano due, ma in realtà è una e il suo clone

Nel film della Columbia una ragazza bionda va tipo in Messico (ma in realtà Australia) per distrarsi da problemi personali. Manda messaggini così il regista può leccare il deretano ai gggiovani – con l’odiosa tecnica di mostrare i whatsappi in sovrimpressione – poi fa quello che fanno tutti i turisti nei film: una cosa stupida in una terra straniera. Si ritrova in acqua con uno squalo che le gira attorno.
In 47 metri succede la stessa identica cosa, solo c’è pure la sorella della protagonista.

Ragazze, mi sa che avete sbagliato titolo sul ciak…

La Bionda (Claire Holt) e la Castana (Mandy Moore) vanno tipo in Messico (in realtà la Repubblica Dominicana) in una vacanza che serve a dimenticare un amore appena finito: e giù di whatsappi mostrati in video. Si sa che quando vai in un paese straniero, di cui ovviamente non parli una parola della lingua locale, fidarsi del primo stronzo che passa è un’ottima scelta: i film ci insegnano che finisce sempre bene…
Forti di questo assunto, le due ragazze dementi si vanno a buttare in acque piene di squali chiuse in una gabbia: oh, ditemi voi cosa mai può andare storto. Non ci crederete, ma la gabbia si stacca e va giù per 47 metri fino a posarsi sul fondale marino. Strano, di solito i messicani conosciuti per caso e che lavorano su una barca di fortuna sono sempre attenti alla quality and safety.

Davvero una gran bella idea per le vacanze

Ora sarebbe plausibile aspettarsi una situazione da “assedio in spazio chiuso”, alla Cujo o Il gioco di Gerald, per citare Stephen King, insomma qualcosa che se scritto bene ti fa applaudire al capolavoro. Ecco il problema, se scritto bene.
Perché Roberts si è impelagato in una trama che palesemente non sa gestire? Risulta subito evidente che non sa che cacchio far fare alle due protagoniste e che non sa minimamente sfruttare la situazione. Cosa fare? L’unica soluzione è… Tic, tic, tic, tic…

Buttate giù un mazzo di carte, che qui ci si annoia!

Dopo varie scene del tutto dimenticabili, il capitano Taylor (un inutile cameo di Matthew Modine) butta giù una bombola d’ossigeno perché chiaramente quelle che hanno indosso le due ragazze non basteranno a farle respirare a lungo. Come da copione la bombola cade a due passi dalla gabbia ma sempre troppo lontana per arrivarci con le mani, così comincia il centro del film, il suo cuore, la sua scena più lunga…
Tic, tic, tic, tic…
Che non sia facile acchiappare una bombola con un rampino ci credo, ma farci vedere tutta la sequenza mi sembra una scelta quantomeno discutibile. Anche perché è tutta una pagliacciata perché la demente protagonista si sgarri mezza mano con il rampino… da sola… così che il sangue attiri gli squali. Più che squali… qui parlerei di squallore…

Sento l’odore del sangue della solita turista demente

Stando alle foto di scena in questo film ci sono squali, ma a parte un paio di scene di pochi secondi non si vede gran che. Perché gli squali costano, sia a farli coi pupazzoni sia a farli al computer, e poi si sfora il budget. A parte un paio di scene ispirate – non dico quali per non spoilerare – dimenticatevi gli squali.

Squali e nuotatrici: un amore di lunga data…

Di sicuro va segnalato il guizzo finale, la trovata per il colpone di scena che si rifà ad un noto e storico racconto di un autore titanico, che ha fatto scuola in tutta la narrativa anglofona. Appena fatti i complimenti allo sceneggiatore per il colpo di scena, appena fatti i complimenti al regista (che poi è la stessa persona) per come ha creato l’intera sequenza, arriva la doccia fredda: il “vero” finale. Che ovviamente è deludentissimo.
Hai appena azzeccato un colpone di scena… e te lo bruci subito aggiungendo due minuti di film totalmente inutili? È da questi particolari che si giudica un giocatore…

Nel buio, alla ricerca del finale giusto

Anche se Roberts avesse azzeccato il finale, 47 metri rimane un pallido tentativo di sfruttare il “Blum Style”, con piccoli film che sembrino grandi: si è però dimenticato che dopo un mare di porcate inutili, Blum ha finalmente cominciato a curare le sceneggiature, ed è questo che l’ha fatto salire di livello.
Il film è molto ben curato e ben fatto, tecnicamente, ma la totale mancanza di idee e le solite due protagoniste inette che fanno cose stupide o sbagliano in modo ridicolo le cose giuste – per esempio tutte le ferite del film sono autoinflitte!!! – fanno afflosciare la storia già dopo un minuto dall’inizio. Perché è tutto dannatamente scontato, ad eccezione della titanica scena che è il cuore del film…
Tic, tic, tic, tic…
Tic, tic, tic, tic…
Tic, tic, tic, tic…

L.

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36 risposte a 47 metri (2017) di dimensione artistica

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    Da appassionato di film-squalo l’ho già messo in scarica…non ne parli come un gran che ma in tali film spesso scadenti già 2-3 sequenze degne di nota (da te accennate) possono valere il prezzo…è comunque un po’ meglio del citato Paradise Beach o ci aggiriamo in quella zona grigio-marrone 🙂 ?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Guarda, mi chiedi davvero la scelta di Sophie: mi chiedi se è meglio la pipì o la pupù 😀
      Comunque Paradise Beach è sicuramente meglio, primo perché è l’originale (questo 47 metri è solo una blanda scopiazzata) e secondo perché sa sfruttare meglio (sempre male, ma meglio di questo) la situazione “assediati in spazi aperti”, che invece in 47 metri è buttata via malamente…

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  2. Zio Portillo ha detto:

    L’originale “Paradise Beach” merita solo per il minuto scarso in cui Blake Lively si spoglia per prepararsi a surfare. Il finale poi… Una sceneggiatura più macchiavellica per terminare lo squalo non l’hanno trovata? Bastava che il taxista messicano avesse pensato “Dai, andiamo a buttare un occhio all’americana bionda e figa. Chissà che non ci scappi la serata…” e fosse passato al volo con due birre. Qua da noi siamo più sgamati e saremmo passati sicuramente!

    Se in questo clone non c’è manco la scena voyeuristica passo la mano volentieri…

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Spero ci fosse un dialogo tipo

    – Attenta, ci sono gli squali!
    – Squali?
    – Squelli!

    Tanto abbiamo rinunciato alla serietà da subito, mi sembra di aver capito. 😛

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  4. Cassidy ha detto:

    Il film che avevano già visto tutti, quando la distribuzione italiana ha deciso di mandarlo in sala, che fenomeni 😉 Per altro, mi pare abbia iniziato a girare prima di “The Shallows”, ma comunque è arrivato nelle nostre sale dopo, l’eterno secondo.

    Posso dire che non ho mai avuto nemmeno voglia di mettermi a commentarlo? Infatti sono molto felice di averlo visto spuntare oggi qui sul Zinefilo, non avrei potuto fare meglio!

    Dici bene, ha un paio di scene ben fatte, quel mostrare (poco) il predatore che nuota nel “Blu profondo” in certi momenti mette un po’ di angoscia, aggiungiamo quella scena pre-finale azzeccatissima (mandata in vacca un minuto dopo) e queste sono le parti migliori del film.

    Il resto però noia, e nemmeno poca, sì le due protagoniste sono carucce, ma a parità di protagoniste che fanno scelte idiote, ho preferito Blake Lively (grazie per la citazione!) che almeno poteva contare su contributo di un grande attore, il mitico Steven Seagull! 😉 Cheers

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  5. Cassidy ha detto:

    Ah dimenticavo! (Se non scordo qualcosa non sono io), la citazione di Elio del titolo mi ha fatto scoppiare a ridere sul bus stamattina 😀 Cheers

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  6. Denis ha detto:

    Ma perchè non li girano in America che è circondata dall’oceano,solo per i costi o anche per dire all’americano “se vai all’estero ecco cosa ti succede”,Mandi Moore non era una cantante?
    Comunque una ragazza dominicana che faceva la barista l’ho conosciuta era tipo una Jessica Alba più scura^_^

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    • Conte Gracula ha detto:

      Complimenti alla barista, allora! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Girare in America costa troppo, dal Duemila solo i blockbuster possono permetterselo e neanche tutti. Quindi tutti in Bulgaria/Romania, mentre recentemente hanno scoperto Berlino (l’imminente “Atomica Bionda”). Nei Novanta venivano a girare a Cinecittà ma ovviamente abbiamo gonfiato i costi e quindi non vengono più 😛
      Sicuramente i paesaggi tropicali ed esotici tirano, ma si sta sempre bene attenti agli sgravi fiscali adottati dai paesi che offrono le location. (Ricordi l’esplosione di ambientazione sudafricana dei Novanta? I registi locali si lamentarono perché solo alle case straniere venivano offerti prezzi vantaggiosi per girare lì!)

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      • Zio Portillo ha detto:

        Sai che credevo girassero nell’est Europa solo per un discorso legato alla “flessibilità” degli orari di lavoro, agli stuntman autonomi (meno legati al sindacato americano),… Tutte robe legate allo “sfruttamento” del cast o dei tecnici. In pratica, più libertà di manovra per la produzione che si trova meno legata a vincoli contrattuali o di responsabilità.
        Ma, nella mia ignoranza, credevo che il costo di produzione su suolo americano fosse ancora più che concorrenziale con l’estero.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        L’alta qualità tecnica delle troupe europee aiuta, ma principalmente si è abbandonato il suolo americano per i costi elevati. Poul Anderson nell’audiocommento ad “Alien vs Predator” ha raccontato di aver chiesto il preventivo del grande set della piramide ad Hollywood e in Bulgaria: a parità dello stesso identico progetto, degli stessi identici materiali e della stessa identica qualità… in Bulgaria veniva tipo venti volte meno!
        Il cinema USA non è più la vacca grassa d’un tempo, deve risparmiare su tutto perché non guadagna che spiccioli, rispetto agli anni Ottanta, quando era naturale per ogni film essere girato in città o al massimo in provincia. Oggi quelle location sono impossibili per il 70% del cinema (cioè dalla B in giù) mentre la serie A non se la passa meglio: solo il primo Avengers è ambientato a New York, poi si va all’estero più economico…
        Prima era l’Italia la location economica, poi la nostra gargarozzonosità ha rovinato tutto ed oggi è più economico girare nell’Est Europa…

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      • Denis ha detto:

        E in più in Bulgaria//7Romania ci sono donne bellissime^_^
        Strano che in Ameica essendoci 54 Stati i governatori non si facciano più furbi con gli sgravi fiscali

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      • Conte Gracula ha detto:

        Non esiste paese senza il proprio genere di donne bellissime 🙂

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  7. Zio Portillo ha detto:

    “Gargarozzonosità” me lo gioco subito alla prima conversazione utile!

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  8. Austin Dove ha detto:

    “noto e storico racconto di un autore titanico, che ha fatto scuola in tutta la narrativa anglofona”
    appena lo ho letto ho pensato a Conrad^^
    e come al solito non lo ho visto, anche se so che in teoria la critica lo ha pure apprezzato…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Difficilmente la critica è libera, di solito vede film offerti dalle case e magari pare brutto distruggerli. Per fortuna l’unico film che ho visto “offertomi” dalla casa – “Logan” – mi è piaciuto tantissimo altrimenti sarei stato in imbarazzao a stroncarlo. 😛
      Comunque non è Conrad: è un autore americano che però è andato a morire in Messico, anche se in realtà il suo cadavere non è mai stato ritrovato. 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Se non sbaglio qui si sta parlando di Bierce, vero? 😛
        Quanto a entrambi i film, sono già nella mia lunga lista di arretrati da un bel po’ di tempo…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Risposta esatta ^_^ Visto che sicuramente avrai capito a che racconto mi riferisco, mi spiace d’averti rovinato parte del finale, ma in fondo ti sconsiglio vivamente di perdere tempo col film 😛

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  9. gioacchino di maio ha detto:

    47 metri mi è parso angosciante e ti prende una certa ansia nel vedere queste due disgraziate respirare affannosamente sott’acqua nel buio, senza mai farne una buona. Certo non bisogna prenderlo troppo seriamente, dato che come fai notare alcuni clichè sono di bassa lega: la fotocamera che scivola e cade nelle fauci dello squalo è divertente. Ma un minimo di criterio qui c’è rispetto a Paradise Beach, là non è ben chiaro perché uno squalo tralasci una balenottera, ricca fonte di cibo, per tormentare la bionda Blake Lively.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      A parità di filmacci, almeno Paradise Beach cercava di impostare la storia su un solo schema: protagonista bloccato in spazio aperto. Il risultato non è soddisfacente – forse un pochino meglio l’ha fatto “Mine” – e senza neanche scomodare King basta ricordare la mitica puntata di “Magnum P.I.” dove Tom Selleck passava l’intero episodio in mezzo all’oceano con uno squalo che gli girava intorno. Lo schema è buono ma serve un bravo sceneggiatore, e questa figura è estinta.
      Invece 47 metri non ha uno schema: prova questo, poi fa quello, va di qua poi va di là, prima sale, poi scende, siamo bloccati, siamo liberi… insomma, è un miscuglio totale, è un gettare l’amo ovunque nel disperato tentativo di prendere qualcosa. Per questo, premettendo che sono entrambi filmacci, propendo leggermente per Paradise Beach. (E anche perché la protagonista si mostra discintamente vestita, mentre qui non c’è un solo centimetro di pelle esposta 😛 )

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