White Men Can’t Jump (1992) Chi non salta, Cassidy è

Non ho resistito a storpiare il titolo italiano del film come omaggio a Cassidy, noto grande fan della pallacanestro a cui dedico questo ciclo di post su film che trattino l’argomento.

Divertitevi pure, a sguazzare negli anni Ottanta, a fare remake di tutti gli storici film di questo periodo: dietro l’angolo vi aspettano gli anni Novanta. E allora sì che farà male. Farà molto male.
La 20th Century Fox nel 1992 fa quello che fanno tutti i vecchi: dimostrarsi giovani. Così produce un film scritto e diretto da un cinquantenne Ron Shelton che parli di gggiovani con linguaggio gggiovane, cioè la solita vecchiata triste. Il risultato all’epoca fu imbarazzante, ma rivisto oggi mi ha fatto sorridere… e tanto basta!

Tutto il fascino dei grandi titoli italiani…

Il 27 marzo 1992 esordisce White Men Can’t Jump in patria, e subito l’Italia cerca di distruggere ogni singola frase con giochi linguistici da mettersi le mani in faccia. La berlusconiana Penta Video porta Chi non salta bianco è nelle nostre sale il 2 settembre 1993.
Rimane fino a gennaio successivo al cinema (quindi giusto quattro mesi, circa) poi il 13 dicembre 1994 arriva sul canale a pagamento Tele+1, dove lo vedo per la prima volta rimanendo annoiato e deluso. Dopo aver dimenticato ogni singolo fotogramma, passano gli anni e lo rivedo in questi giorni per la prima volta. E onestamente mi sono divertito.
Gira in VHS Penta Video senza data finché il 17 giugno 2003 la Cecchi Gori lo porta in DVD.

Per favore, ti togli la maglietta del Punisher? Grazie.

Un decennio non finisce mai con la decina, i suoi strascichi durano potenti per qualche anno ancora: il 1992 è la summa di tutti gli anni Ottanta, quindi il look è devastante e fa male agli occhi.
Colori sgargianti ovunque, panta-collant indossati da chiunque – soprattutto da chi non può permetterseli – jeans di tre misure più grandi, cappelli di lana sotto il sole cocente, ogni singolo capo di vestiario sblusato e sciabordante ovunque, e più la gente è bassa più veste larga. Il simbolo di tutto questo? Winona Ryder in Schegge di follia (1988): un metro e sessanta di altezza, un metro e sessanta di larghezza, grazie alle super-spalline di un cappotto grande quanto due persone messe assieme.
Magliette senza maniche, occhiali a specchio, strisce di colore ovunque e scarpe da ginnastica alte fino al ginocchio: gli anni Novanta fanno male. Fanno molto male.

Sono gli anni Novanta, e non potete farci niente!

Ron Shelton è il regista degli sport al cinema, ma detta così sembra una cosa buona: diciamo che è l’autore di film sportivi con grandi attori che però poi, alla fine, sono migliori sulla carta che su pellicola.
Potrei citarvi Tempi migliori (1986) con Robin Williams e Kurt Russell in salsa football, o Bull Durham (1988) con Kevin Costner e Susan Sarandon in salsa baseball, così come il biografico Cobb (1994) con un titanico Tommy Lee Jones o il minuscolo Tin Cup (1996) con Kevin Costner e Rene Russo in chiave golf. Tutti film con attoroni che però non si alzano mai da terra: all’epoca della loro uscita riscossero un minimo di interesse per via del gran cast, ma poi le storie erano talmente fiacche che non è che abbiano lasciato il segno.
Per non parlare della salsa boxe che troviamo ne La grande promessa (1996) con Samuel L. Jackson e Damon Wayans o dell’orripilante Incontriamoci a Las Vegas (1999) con Woody Harrelson e Antonio Banderas. Insomma Ron Shelton è uno che sa scrivere e dirigere minuscoli film, prodotti da minuscole case, che però poi vengono comprati e distribuiti da grandi case e quindi sembra uno molto più famoso che bravo.

È la canotta viola che fa la differenza

In questo film protagonista è la pallacanestro da strada, quella “due contro due”, quella ruspante e grintosa lontana dalle luci della ribalta e dagli sponsor. Eppure i soldi girano, usando la tecnica più vecchia del mondo: un novellino arriva in scena, sembra un coglione, qualcuno lo chiama in gara e lui si trasforma in un drago, andandosene con tutti i soldi. Ogni sport, ogni gioco e ogni film su questi due argomenti ha un “momento novellino”: avevo circa 13 anni quando ho visto la prima scena di questo tipo, con un giovane Forest Whitaker che spennava Paul Newman ne Il colore dei soldi (1986), e da allora il cinema non è andato avanti di un passo.
Pacco, doppio pacco e contropaccotto, il super-bianco che più bianco non si può Billy Hoyle (Woody Harrelson) entra in una specie di società con il super-black Sidney Deane (Wesley Snipes): fregami che ti frego, i due vincono e perdono in continua alternanza nel sottobosco cittadino di una Los Angeles piena di contraddizioni, dove l’estrema ricchezza va a braccetto con l’estrema povertà.

Uno è troppo bianco, l’altro troppo nero. Ma la pelle non c’entra niente…

Non so se Shelton volesse scrivere una dura denuncia sociale, che mostrasse come ottimi atleti rimangono morti di fame quando sono lontani dal circuito “che conta”, o se semplicemente abbia messo insieme alla bell’e meglio una trametta al volo per giustificare le tante ed ottime scene di basket, comunque il resto della trama sta su con lo sputo, anche se è sempre meglio dell’indigesto e inguardabile Incontriamoci a Las Vegas (1999), in cui il regista e sceneggiatore si copia (male) da solo.
Come dicevo, all’epoca rimasi molto deluso ma rivedendolo il film ora l’ho trovato più divertente: non perché sia fatto bene, questo no, ma perché tolte le inutili scene di “trama” e gustate solo le sequenze di basket è davvero un gran divertimento. Wesley fa Wesley e Woody fa Woody («un berretto con sotto un imbecille» viene definito!): in pratica non recitano, fanno semplicemente se stessi e tanto basta.

La faccia di un nero che “schiaccia”

Tutt’altro discorso per il doppiaggio: come lo rendi in italiano lo slang dei bassifondi neri di Los Angeles del 1992? Ovvio, con frasi stupide! Mi sento comunque di segnalare la divertente parola inventata dai doppiatori per indicare uno fortunato: “sculapasta”!
Tonino Accolla rende Wesley Snipes insopportabile, con il suo fiume di parole recitato alla Eddie Murphy. È un peccato perdersi la recitazione originale di Snipes, ma è il destino del Paese con il doppiaggio migliore del mondo…

La faccia di un bianco che fa canestro

È scientificamente provato che i bianchi non sanno schiacciare (white men can’t jump): starà a Woody dimostrare di essere un champ (campione) o un chump (minchione, secondo il doppiaggio), come lo chiamano per tutto il film.
Al di là della trama, un simpatico film pieno di ottime scene di basket.

L.

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24 risposte a White Men Can’t Jump (1992) Chi non salta, Cassidy è

  1. Cassidy ha detto:

    Woooooaaaaaaa! Boom baby! Ah ah ah meraviglia!
    Sei un grande, non ho altro da dire sei un grande! 😀 Doppio cinque alto! Appena mi riprendo dall’euforia commento anche seriamente giuro, adesso lasciamo fare le capriole sulle mani 😉 Cheers

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Lo vidi al cinema e mi fece impazzire e, seppur con molte ingenuità, mi piace ancora oggi. Dal “trash talking”, al playground (vero e proprio culto in America) fino alle scommesse fatte e subite.
    Pur non rivedendolo da un po’ mi ricordo ancora un sacco di battute a memoria (“Tua madre é un astronauta!”, “1.500 banane!”, “No, no, non sono Raymond!”).
    Storia semplicissima piena zeppa di stereotipi (il bianco che non salta è ha zero atletismo ma gioca sporco e “fondamentale” alla Larry Bird é l’esempio più lampante), una Rosie Perez scatenata (mi ricordo una scena di sesso bollente) e belle scene di playground losangelino.
    Io lo apprezzai.
    Capitolo a parte merita il doppiaggio. Impossibile fare di meglio visto il trashtalking e i modi di dire gergali che sono letteralmente intraducibile.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti il doppiaggio davvero dev’essere stato un inferno, eppure ha tirato fuori alcune scelte azzeccate. Tipo la contrapposizione champ/chump, campione/minchione, che mi sembra ottima.
      Già solo ammirare l’assurda moda nel vestire è parte integrante del divertimento 😛

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  3. Denis ha detto:

    Mi sembra di averlo visto solo una volta,comunque Snipes e Harrelson faranno coppia anche in Money Train con in più Jennifer Lopez,in quegli anni usci anche un famoso videogioco di basket due contro due Nba Jam e poi trasmettevano la Nba su TelemonteCarlo(oggi La7) ho visot anche alcune finale e mi ricordo di una partita in cui Micheal Jordan fa 63 punti ammattendo i difensori!

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Gran film (nel senso della simpatia) e ottima recensione! Poi i look sgargianti e quello “sculapasta” gli danno un tocco in più, quasi…zintage! 🙂

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  5. Conte Gracula ha detto:

    Non l’ho mai visto, ma non sono mai stato un fan del basket, devo averlo schivato per questo – il resto, moda anni ’80 di transizione con i ’90 etc., non mi crea problemi 🙂

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  6. Cassidy ha detto:

    Adesso che mi sono ripreso (non è vero) posso dirti che non solo ho apprezzato molto l’omaggio, ma anche questa nuova rubrica che leggerò come molto piacere, ma alla fine le leggo tutte con piacere le tue rubriche 😉

    Pensa che avevo in testa di fare una cosa simile, e di iniziare proprio con questo film, di cui ho un commento in divenire da parecchio tempo, era una cosa un po’ particolare che spero ancora di riuscire a terminare un giorno, anche perché questo è uno dei miei personali film di culto, quindi non potevi iniziare meglio di così 😉

    Ron Shelton non è mai stato un fenomeno, ma per questo film gli vorrò sempre bene, il look dei personaggi fa davvero male agli occhi anche solo per i colori accesi. Il film potrebbe impantanarsi in un drammone sulle differenze tra bianchi e neri (“Tu non puoi sentire Jimi Hendrix, tu lo ascolti, solo noi possiamo sentirlo”) oppure sul sottobosco dei giocatori quasi professionisti, invece sfrutta il blocco e va a canestro grazie a due protagonisti super in palla e dei dialoghi da imparare a memoria.

    Vi risparmio il fatto che la canzone che Billy canta sotto la doccia sia ancora la mia “canzone da doccia” preferita di sempre (storia vera), quello che rende “White man can’t jump” un gran film, è la sua capacità di centrare in pieno come la pallacanestro sia maestra di vita anche fuori dal campo, che poi è la vera ragione per cui questo film è un culto presso chiunque abbia mai giocato al giochino 😉

    Per il resto, penso che sia uno dei film che cito più spesso, volontariamente o meno, a volte il sole batte anche sul culo di un cane, è ancora tra le mie massime di vita preferite 😉 Ohhhh ma quanto mi divertirò con questa rubrica, che figata!! 😀 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      A volte quando vinci in realtà perdi, e quando perdi in realtà vinci: questa è la filosofia di strada ^_^
      Non conoscendo nessuno che apprezzi il basket non mi è mai capitato di senetirlo citare, ma ci credo che sia amato: le sequenze di gioco sono spettacolari ancora oggi, con Wesley che fa magie. Quando sembra che passi la palla, poi invece se la fa girare intorno e va a canestro, è da applauso! Non mi sembra roba imparata per le riprese, mi sa che Snipes oltre alle arti marziali un po’ di basket da strada se l’è fatto.
      Non vedo l’ora di leggere il tuo futuro post sul film, e intanto vado a ripescare titoli che da tempo volevo rigustarmi 😉

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      • Cassidy ha detto:

        Wesley è mr. Sport in persona, sul suo talento marziale sai tutto, ma so che è anche un fanatico di calcio, e che (come Harrelson) ha giocato al liceo a basket, e si vede infatti sono entrambi preparati.
        La cosa buffa è che Wesley gioca per lo spettacolo, quindi fa spesso infrazione di passi, Woody invece è molto più tecnico, esattamente come i loro personaggi impongono 😉

        Spero di finirlo anche io il post, perché stava venendo fuori niente male, sai chi altro è che amava molto questo film? Stanley Kubrick, incredibile ma vero lo ha sempre annoverato tra uno dei suoi film preferiti di sempre 😉 Cheers

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Nooooo incredibile! Tutto avrei detto di Stanley tranne che si fomentasse con un questo film! 😀

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  7. Cassidy ha detto:

    Mi fa troppo ridere l’idea di Kubrick, considerato un misantropo, con persone appostate fuori da casa sua pur di avvistarlo, mentre lui stava comodo in soggiorno ad amamzzarsi dal ridere guardando questo film 😉 Cheers!

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  8. loscalzo1979 ha detto:

    Una trashata TOTALE.
    Ma divertente. appunto.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      L’ho rivalutato oggi, perché all’epoca non mi era piaciuto.

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      • Giuseppe ha detto:

        Ahimé, non mi fece impazzire all’epoca e altrettanto non lo fa oggi (si può vedere ma, davvero, per me niente di più)…
        P.S. Kubrick, eh? Immagino Harrelson e Snipes al posto di Keir Dullea e Gary Lockwood nel modulo esplorativo nell’hangar della Discovery…
        Harrelson: “Chi dobbiamo fottere, stavolta?”
        Snipes: “Il computer, bro, prima che sia lui a fotterci”
        HAL 9000 (leggendo il labiale e facendo una scansione completa del modulo): “Curioso come due grossi coglioni riescano a stare all’interno di una palla sola” 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah questo sì che sarebbe stato il filmone dell’anno 😀
        All’epoca proprio non mi è piaciuto, ma rivederlo ora mi ha divertito: dubito però che lo rivedrò mai più…

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  9. Mahatma K. B. ha detto:

    Incredibile ma vero, qui negli USA sto film gode a tutt’oggi di un culto spropositato. Mai capito il perche’. Comunque, a (parziale) discolpa di “Incontriamoci a Las Vegas” c’e’ da dire che la versione italiana e’ stata pesantemente tagliata e manomessa, in realta’ e’ meno peggio di quanto sembrasse (poi a me sono piaciuti pure “Bull Durham” e “Cobb”, quindi il mio giudizio vale quel che vale).
    Un saluto.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Tommy Lee è un titano in “Cobb” e da solo basta e avanza a riempire un film che però, onestamente, a chi non freghi nulla di baseball dice davvero poco. Nei primi ’90 “Bull Durham” era molto quotato ma solo perché dopo “Balla coi lupi” ogni film con Costner era considerato un capolavoro: anche qui, se non sei più che amante del baseball e delle storie d’amore intorno allo sport non è che ci sia qualcosa da ricordare. Allora è decisamente meglio il ruspante ma divertente “Tempi migliori”, in cui la storia è un classicone e che sia football o altro non importa.
      Per quanto mi sia divertito a rivederlo, considerare “White Men Can’t Jump” un culto mi fa davvero strano 😀

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