Gazzetta Marziale 26. I discepoli di Shaolin

Per tutto il 2010 ho presentato su ThrillerMagazine i 40 titoli della collana “Bruce Lee e il grande cinema delle arti marziali” (targata Gazzetta dello Sport), ogni settimana corrispondente alla loro uscita in edicola: mi piace recuperare quei pezzi per ampliare la sezione “marziale” del blog.

26. I discepoli della 36ª camera

(sabato 11 settembre 2010)

Un’altra trilogia arriva a compimento nelle edicole, grazie alla collana “Bruce Lee e il grande cinema delle arti marziali”, firmata Gazzetta dello Sport e Stefano Di Marino: dopo Once Upon a Time in China, anche la saga della Camera dello Shaolin arriva al terzo episodio, dal titolo I discepoli della 36ª camera (Pi li shi jie, 1985).

Dopo La 36ª camera dello Shaolin (1978) e Ritorno alla 36ª Camera (1980), Liu Chia-liang torna a raccontarci una storia marziale con protagonista il fratello adottivo Gordon Liu, una volta ancora nei panni del monaco San Te: ma stavolta non è solo, visto che un’altra leggenda cinese gli viene affiancata, quel Fong Sai-yuk che abbiamo incontrato qualche settimana fa nel film Heroes Two (1974).

Il giovane Fong Sai-yuk (Hsiao Ho) è un combattente dotato ma anche uno studente svogliato (nonché spesso inguaiato). Intanto gli ufficiali dei Manciù stanno imponendo con la forza la propria egemonia e cercano di chiudere la scuola del padre di Fong: il giovane si ribella al sopruso e combatte contro il capo dei Manciù (Liu Chia-liang). Per evitare che venga giustiziato, la madre di Fong (Lily Li) lo porta a nascondersi nel Tempio di Shaolin, affidandolo alle cure del monaco San Te (Gordon Liu), che dirige la 36ª camera del monastero: quella cioè dedicata ai laici che vogliono ribellarsi ai Manciù. Il giovane è indomito e sarà dura per San Te tenerlo lontano dai guai e soprattutto dalla rabbia dei Manciù.

Un nuovo allievo…

Malgrado la pellicola abbia tutte le carte in regola per proporsi come capolavoro del genere, il risultato in realtà non si discosta molto dal canone di un normalissimo gongfupian di media qualità. Il talentuoso e carismatico Gordon Liu è relegato in un angolo, mentre tutta la scena è per un Hsiao Ho assolutamente non in grado di reggere il ruolo da protagonista, soprattutto visto che le tematiche del film sembrano più interessate a ripercorrere i passi compiuti dal primo titolo della serie, piuttosto che a proporre novità al pubblico.

Malgrado la presenza di così grandi nomi del cinema marziale, compresa la talentuosa Lily Li – che molti ricordano tenere a bada Jackie Chan in uno storico combattimento del film Il ventaglio bianco (1980) – il film sembra più interessato a raccontare storie goliardiche e semi-comiche, com’era d’uso all’epoca, per poi lasciare la serietà solo nel finale.

Forse proprio questi rigidi canoni stilistici hanno decretato la fine della collaborazione del regista Liu Chia-liang con la storica casa cinematografica Shaw Bros: dopo il successivo Martial Arts of Shaolin (1986), con un giovanissimo Jet Li, il regista infatti cambia casa e genere, dedicandosi ai polizieschi moderni.

Una curiosità. Nel 2004 il gruppo rapper statunitense Wu-Tang Clan, attentissimo a tutta la produzione marziale di Hong Kong anni ’70, fa uscire l’album musicale Disciples of the 36 Chambers, con chiari intenti citazionistici.

L.

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6 risposte a Gazzetta Marziale 26. I discepoli di Shaolin

  1. Conte Gracula ha detto:

    Ho decisamente molte lacune su questo genere di film, dopo un po’, iniziano a sembrarmi molto simili tra loro e a fare la differenza è soprattutto il gesto atletico di attori e attrici.

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  2. Cassidy ha detto:

    Altro giro, altro regalo, vero non sarà bello come “La 36ª camera dello Shaolin” ma gli ho voluto bene lo stesso, è ancora oggi uno di quelli che riguardo con più divertimento 😉 Cheers

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