Satan’s Sadists (1969)

Quando su bancarella trovi a 2 euro un DVD che promette d’essere robaccia di quella buona, non ti aspetti che travalichi ogni aspettativa… e sia un prodotto al di là di ogni Z!

Un marchio che vuol dire Qualità Z!

Il 12 maggio 1969 viene presentato al Festival di Cannes – pronto poi ad uscire in patria il 14 luglio successivo – probabilmente l’unico film che Dennis Hopper sia stato contento di fare: Easy Rider.
Pronto a conquistare una generazione e a scrivere una pagina della storia del cinema, in realtà il film è solo un titolo di prestigio fatto per conquistare gli spettatori più “civili”, uno scoglio sopraelevato di un mare di cinema di serie B-Z appartenente ad un genere che all’epoca fa faville: “motorcycle gang”.

Indovinate se questo personaggio è buono o cattivo…

Il documentario Satan’s Choice (1965) sembra dare la stura ad un nuovo soggetto perfetto per il cinema d’intrattenimento. I benpensanti, cioè quelli che vanno al cinema, odiano i motociclisti perché è una rivalità antica quanto l’umanità: sin dall’alba dell’uomo gli statici odiano i nomadi e viceversa, dando vita ad un flusso di violenza che non ha conosciuto mai alcuna sosta, in qualche decina di migliaia di anni. Una scuola di pensiero identifica nel divieto di mangiare carne di maiale un’eco moderna di un’idea antichissima: il suino è il simbolo della stabilità (fattorie, contadini, aia, e via dicendo) e quindi i popoli nomadi e i loro discendenti lo odiano.
Tutto questo è oro colato per il cinema dalla B alla Z, e così con The Wild Angels (1966) esplode un fiume in piena: decine di film e filmetti invadono le sale, pronti a mostrare motociclisti perversi e violenti, così da alimentare la paura e l’odio degli spettatori.

Born to be Z

È incredibile quanti di questi film arrivino anche in Italia, dove a parte gruppi di Lambrette e Vespe è difficile trovare gang motorizzate, ma non importa: i motociclisti sadici agli italiani piacciono. E piacciono anche ai giapponesi, che subito prendono a sé il genere e sfornano titoli a raffica, aggiungendo un elemento piccante: il pinky violence, con motocicliste tanto spietate e violente quanto allergiche al reggiseno…
Vista la portata epocale del fenomeno, è naturale che una minuscola casupola specializzata in filmacci come la Independent-International Pictures se ne interessi: il 1° giugno 1969 – un mese prima che Easy Rider esca nelle sale americane – ecco arrivare Satan’s Sadists.

Almeno la grafica del titolo è gagliarda

Trovo comprensibile che lo sceneggiatore Greydon Clark – che si ritaglia anche il ruolo del motociclista sordo Hashish (Acid, in originale) – si nasconda dietro lo pseudonimo Dennis Wayne: chi mai vorrebbe far sapere di aver scritto una roba simile?

Lo sceneggiatore-attore dimostra che anche in una gang c’è spazio per i diversamente abili

Nessuna vergogna invece per Al Adamson, orgoglioso prolifico regista di filmacci che in questo blog è già stato apprezzato per il capolavoro trash Black Samurai (1976).
Satan’s Sadists esce nelle sale italiane il 20 giugno 1975 e il 12 novembre 1977 inizia la sua vita televisiva, sempre in piccoli canali locali fino almeno al 1988.
Sconosciuto al mondo delle VHS, riappare in DVD il 2004 grazie alla mitica Futurama, marchio che ricorda passati filmacci marziali giunti nelle nostre videoteche. L’anno dopo la Quinto Piano ristampa il film, sempre con il marchio Futurama in copertina: io ho trovato questa seconda edizione.

Ammazza che brutti ceffi circolano per la California!

La californiana Simi Valley fa da sfondo arido e brullo alle avventure criminali di una spietata banda di motociclisti, capeggiata dall’immorale Angelo (Anchor, in originale) interpretato da Russ Tamblyn, l’indimenticato ballerino riccioluto del musical 7 spose per 7 fratelli (1954).
I cattivoni vanno in giro a picchiare uomini e stuprare donne, per poi ucciderli così da non lasciare tracce del proprio operato.

Anche se variopinta, è una banda spietata

Intanto il poliziotto in pensione Charlie Baldwin (Scott Brady), che rappresenta l’ordine costituito, dopo vent’anni di onorato lavoro finalmente va in vacanza con la moglie e prende a bordo un austoppista: l’ex poliziotto militare Johny (Gary Kent), altro simbolo dell’ordine costituito.
I tre si fermano in una stazione di servizio lungo la strada, dove lavora la giovane geologa (!) Tracy (Jackie Taylor) che sogna di andare a studiare nella grande città e fuggire dalla provincia nuclearizzata.
Tutti questi personaggi si ritrovano ostaggio della banda di Angelo, che piomba loro addosso. Violentata la signora Baldwin e uccisi tutti gli altri, rimangono in vita solo Johnny e Tracy, che fuggono nel deserto: inizia la caccia.

Lo sceneggiatore in piena fase creativa…

Non è certo la trama il punto forte del film, bensì la suggestione della violenza. Sono ancora gli anni Sessanta, non si può mostrare in video uno stupro o della violenza esplicita, Wes Craven – che oggi avrebbe compiuto 78 anni! – ancora non ha sconvolto il mondo e le regole del cinema con L’ultima casa a sinistra (1972).
Però suggerire la violenza funziona lo stesso, quindi anche degli attorini improvvisati guidati da un registino senza pretese riescono a creare scene che funzionano. Tirare un serpente addosso a un cattivo è un modo facile di creare una scena forte con poco – basta che l’attore si agiti con un serpente di gomma attorno al collo – per questo è lodevole il risultato: la regia sa comunque rendere bene una scena che era facile venisse fuori una stupidata.

Fotobusta piena di violenza

Idem per il destino sottaciuto delle tre “geologhe” che la banda trova da sole nel deserto. A parte forzarle a mangiare il loro pasto, non vediamo altra violenza eppure nell’inquadratura successiva i loro tre corpi semi-nudi e blandamente insanguinati sono ordinati davanti ad Angelo: sta allo spettatore pensare a cosa abbiano subìto le povere ragazze, e questo è molto peggio che mostrarlo.
O si hanno le palle di mostrare l’orrore, ma fatto bene e che metta fottutamente paura, o è meglio lasciarlo immaginare allo spettatore.

Regina Carrol, vera sorpresa del film

Con questo non voglio dire che Satan’s Sadists sia un buon film, rimane un titolo Z nato per sfruttare la moda del momento, con attori improvvisati – come la bollente 25enne Regina Carrol, che per la casa lavorerà ancora in filmacci come Dracula vs Frankenstein (1971) – e una messa in scena spesso raffazzonata.
Eppure qualche scena azzeccata la sfoggia, non certo grazie al “Rambo dei poveri” Johnny, che teoricamente è l’action man della vicenda ma non fa una mazza di niente: dà tipo due pugni e una spinta, per il resto i cattivi si ammazzano da soli, spinti da odi e rivalità.
La pellicola sporca dà a tutta l’operazione un gusto rozzo d’altri tempi, quando tutto era più semplice… anche la violenza.

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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16 risposte a Satan’s Sadists (1969)

  1. Conte Gracula ha detto:

    Mi puzza di gratuito… ma forse è perché qui non abbiamo le bande di motociclisti viulente che menano Van Damme!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so se ci sia una qualche vaga attinenza con la realtà, ma di sicuro all’epoca il genere motorcycle gang imponeva certi livelli di efferatezza e di orripilanza nel vestire, e questo film non fa che adeguarsi… anche se in versione Z 😛

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  2. Kukuviza ha detto:

    Quando hai scritto degli attorini e del registino mi è venuto in mente Verdone:”Dottorino, lo chiamano. Manco dottore, dottorino”

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  3. Cassidy ha detto:

    Lezione sul nomadismo e il consumo di carne di maiale, riflessioni sull’impatto culturale di Wes Craven (auguri Wes, ancora ci manchi!), il filone dei motociclisti, e la lodevole Regina Carrol, come tirare fuori un super post da un film di cui conoscevo giusto il titolo, applausi! 😉 Cheers

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  4. Cumbrugliume ha detto:

    Regina Carroll in seguito divenne anche moglie di Adamson, e recitò in quasi tutti i suoi film degli anni 70! Questo l’ho visto diversi anni fa in inglese, scaricato pensando dal titolo che fosse un Naziploitation 😀 Forse meglio così!

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Il titolo mi sa di già visto ma leggendo il post…Mhmm… Qualche dubbio ce l’ho. Via nel cestone di cose da recuperare!
    Non so se sia più alto il cestone con cose “da recuperare” o quello con cose “da stirare”…

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  6. Giuseppe ha detto:

    Al Adamson: un nome, una garanZia… l’avesse girato in Italia adesso ne avremmo ben due versioni, Lambretta’s e Vespa’s sadists (scena clou: rapimento di maiale costretto con la forza a diventare lambrettista e vespista convinto) 😛
    Greydon Clark, per me, rimane alla mente in primis per due cose: “Incontri stellari” e il pre-Predator “Horror – Caccia ai terrestri” 😉

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  7. Mahatma K. B. ha detto:

    Probabilmente il capolavoro di Adamson. Il che e’ tutto dire.
    Tra l’altro, per la tua rassegna di film scimmieschi dovresti recuperare il suo “Carnival Magic”, una roba che ho ancora i brividi a ripensarci…

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  8. Pingback: [Italian credits] Sette spose per sette fratelli (1954) | Doppiaggi italioti

  9. alejo. ha detto:

    dix actuaba bien.

    Mi piace

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