Piranha (1978) L’inferno marino di Dante

Anno 1974. Alla New World Pictures di Roger Corman c’è un giovane montatore che sforna trailer niente male, e visto che la casa sa sfruttare i propri talenti passa poco tempo prima che il giovane si ritrovi co-regista. Nel 1978 è tempo che questo ragazzetto dai grandi occhiali voli con le proprie ali, anzi… nuoti con le proprie pinne!
Quel giovane, l’avete capito, era il 32enne Joe Dante, che con 600 mila dollari in mano e una ventina di giorni di riprese, nella primavera del 1978 crea la sua opera prima. Un’opera che immediatamente lo lancia nell’olimpo dei maestri dell’horror: Piranha.

Conoscete il nome, conoscete il rumore che fanno i loro denti…

Uscito in patria il 3 agosto 1978, arriva nelle sale italiane il 31 gennaio 1979 con il titolo Piraña: seguendo la grande tradizione italiana, il titolo cambierà mille volte, perdendo la “ñ” e trovando una “nh” in continuazione.
Uscito in VHS targata Warner Home Video in data imprecisata, Rai3 lo trasmette in seconda serata martedì 17 settembre 1985, all’interno del ciclo “Eccentriche visioni”.
La Video Delta lo porta in DVD dal 21 dicembre 2001 mentre la Pulp Video e Cecchi Gori lo ristampano dal 18 aprile 2012, presentandolo anche in Blu-ray dal 21 febbraio 2013.

La rarissima versione italiana del titolo!

Era forse il 1989 o il 1990 quando ho visto il film per la prima volta, all’età di 15-16 anni insieme a mio padre. In quel periodo avevamo preso il rituale del “sabato horror” e abbiamo preso sonore fregature ma anche grandi sorprese. Piraña è una di queste ultime.
Non ricordo che il film mi abbia spaventato, ma il gusto impeccabile di Joe Dante rende inquietante – oserei dire… inquiedante! – ogni scena, perché la paura è ovunque: quel rumore ossessivo che accompagnava l’arrivo dei mostrini dentuti sapeva farti provare un brivido lungo la schiena…

Un bel sorriso a favore di camera…

Siamo nel 1978 e di Tentacoli (1977) non frega niente a nessuno: quando dici “mostro marino”, è solo ed unicamente a Lo Squalo (1975) che si pensa. Perché dunque ignorarlo?
L’esordiente John Sayles, che per Corman scriverà un folto numero di sceneggiature, per diecimila dollari scrive un soggetto che non finga di ignorare lo squalone di Spielberg, ma anzi faccia di tutto per citarlo e per prenderlo in giro. Non ci credete? Come si chiama allora il videogioco da bar davanti al quale troviamo la protagonista? The Jaws

Guarda a volte la coincidenza…

Dante dimostra subito di non essere il primo che passa da quelle parti. «La sequenza d’apertura di Piranha segna la linea fra le convenzioni del cinema di serie B e l’omaggio cinematografico», sottolinea Jack Ryan nel suo saggio biografico John Sayles: Filmmaker (1998).
La prima scritta che vediamo è “No Trespassing”, come in Quarto potere (1941), e da un omaggio a Welles si passa subito ad uno a Spielberg, perché sebbene i protagonisti siano due in realtà tutta la scena è palesemente un rifacimento di quella che apre Lo Squalo, con la donna uccisa dal mostro di notte, al chiaro di luna.

Qui qualcuno sta puntando in alto…

Dante ci sta dicendo che è consapevole che c’è solo un mostro nel mare, ma che lui è lì per aggiungerne un altro. Anzi, tanti altri!
«I piraña che attaccano ci ricordano Gli uccelli (1963) di Hitchcock, che ha imposto lo standard degli “horror naturali” per tutti gli anni Sessanta e Settanta», specifica il citato Ryan: Wells, Spielberg e Hitchcock… questo si chiama puntare in alto!

Occhio a dove metti i piedi: qui è pieno di citazioni

Per indagare sulla scomparsa dei due ragazzi che muoiono prima dei titoli di testa, arriva l’investigatrice assicurativa Maggie McKeown (Heather Menzies), tanto determinata quanto bionda: è un animale da città che proprio non sembra avere i numeri per indagare fra i campagnoli.
Il primo a cui va a chiedere informazioni è l’ubriacone del paese, Paul Grogan (Bradford Dillman), che l’accompagna in una struttura lì vicino dove scoprono i terribili esperimenti che il Governo sta portando avanti.

Aria buona, acqua verde, esperimenti illegali: un paradiso!

Qui il gusto ancora acerbo di Joe Dante fa inserire alcuni fotogrammi con un mostrino – una specie di pesce con le zampe – che si muove in stop motion e non apparirà più nel film. Mettiamoci pure i mostri che vediamo nelle ampolle, e avremo un ragazzone che si sta divertendo da morire coi mostri al cinema!

Qualcuno qui è appassionato di mostriciattoli…

Paul e Maggie svuotano la vasca, in cerca dei cadaveri, e così facendo immettono i piraña nel lago, pronti a smangiucchiare tutto e tutti.
Li mette in guardia il dottor Robert Hoak (il sempre mitico Kevin McCarthy), che si riserva la parentesi di graffiante denuncia sociale con l’Operazione Lama di rasoio (Operation Razor Teeth).

«Un’operazione per rendere impraticabili fiumi e paludi ai nord-vietnamiti. Lo scopo era sviluppare un tipo di questo pesce che potesse resistere anche in acqua fredda e si riproducesse a ritmo accelerato.»

Se in Tentacoli (1977) era una fabbrica privata a modificare le creature marine, qui è direttamente il Governo americano a studiare mostruosità da utilizzare come armi batteriologiche.
A riprova che i soldati siano cattivoni arrivano degli alti papaveri, palesemente incapaci, ma soprattutto la situazione è gestita dalla gelida dottoressa Mengers (Barbara Steele, abituata ai piccoli ruoli).

Fidatevi di me: sono una dottoressa…

Sono ancora gli anni Settanta, quindi si possono mostrare bambini feriti e uccisi, con addirittura del sangue addosso. Non vi ci abituate, perché poi sarà vietatissimo. (Quando la Columbia comprò un gruppo di film con Jet Li da portare in Italia, curiosamente l’unico che non distribuì da noi è quello dove sparano al piede di un bambino…)

Ah, gli anni ’70 e i suoi bambini sanguinanti…

I piraña sono gargarozzoni, e dopo aver smangiucchiato i bambini cercano prede più grassottelle: seguendo la traccia di Spielberg, dunque, si dirigono alla solita festa paesana che proprio non si può sospendere perché se no i commercianti chi li sente? Lo so, è un soggetto usato da TUTTI i filmacci con bestiacce, ma qui almeno è ripresa in modo volontariamente dissacrante.
Sangue a iosa e ogni inquadratura è da applauso: ‘sto Joe Dante rischia di diventare uno famoso…

Ed ora, il salto del cadavere!

«Piranha non è stato in alcun modo un successo commerciale», ci racconta James Francis jr. nel suo Remaking Horror (2013). «La critica e il pubblico lo considerarono un film stupido, eppure ha influenzato altri mostri del cinema, sia in acqua che su terra.»
Ovvio che se visto così al volo può sembrare semplicemente la versione “pirañesca” de Lo Squalo, dato che ne segue grosso modo alcune parti di storia, ma basta guardarlo con attenzione per capire che è un film totalmente unico: con la scusa di strizzare l’occhio al canone, finisce per riscriverlo completamente.

E adesso… voglio il 2!

I piraña torneranno spesso al cinema ed è solo merito di Dante, che ha dimostrato come fare tanto con poco: la sua lezione non sarà spesso ripresa. Forse non lo sarà mai.
Per questo Piraña è un film unico e irripetibile: dopo averlo visto… passerà un po’ prima che torniate a fare il bagno!

L.

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18 risposte a Piranha (1978) L’inferno marino di Dante

  1. Conte Gracula ha detto:

    Mi sa che Dante ha sempre creduto nel numero, piuttosto che nella pura forza: pensiamo ai Gremlins!

    Liked by 1 persona

  2. Denis ha detto:

    Mi pento di non averlo preso in un cesttone eri li a 3 euro!
    Tra l’altro ci sono due sodali di Dante nel film Dick Miller e Belinda Balasky la morettona che vedrete nuda in L’ululato ed è la mamma di Billy Peltzer in Gremlins,
    Nel film orientali ai bambini ne succedono di tutti i colori e mi ricordo che Rai 3 parecchi anni fa mandò in prima serata documentari abbastanza forti ,uno era sui bambini soldati in Sierra Leone e non c’era censura.Però non mi ricordo se nel al film ha un vecchio pescatore maciullano le gambe i brutti pirana ?che sono proprio orrendi ne ho visto uno imbalsamato in un bar.

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  8. Giuseppe ha detto:

    Sbaglierò, ma quel mostriciattolo ittico munito di zampe (animato dal giovane ma già in gambissima Phil Tippett) mi sembra tanto un affettuoso omaggio da parte di Dante nei confronti dell’Ymir di Ray Harryhausen 😉

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  9. Mahatma K. B. ha detto:

    A dir poco adorabile. Una prova generale per quel capolavoro de “L’ululato”.
    E poi come si fa a non amare un film carico di leggende come Dick Miller, Barbara Steele, Paul Bartel e Kevin “You’re Next!” McCarthy?

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  10. Cassidy ha detto:

    Voglio incredibilmente bene a Joe Dante e con questo gran post hai davvero centrato il punto, Dante conosce e ama i maestri del cinema, li omaggia con vera passione per poi interpretarli alla sua maniera, per quello risulta sempre così genuino. Quasi una dichiarazione di intenti quella di Dante, passato dalla scuola di Corman all’ala protettiva di Spielberg, questo film non inventa, al massimo re-inventa, bellissimo post bravo, ed ora mi metto qui come un Piranha aspettando di affondare i denti nel polpaccio di Jimmy Cameron 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio, Dante è un mito e riguardarlo è sempre un piacere: ogni suo prodotto invecchia benissimo e non ha nulla da invidiare né ai contemporanei che ai successori.
      E sì, è arrivato al fin il momento di affrontare il momento in cui Cameron uscì dall’acqua e cominciò a volare 😛

      Mi piace

  11. Pingback: Piranha 2 (1981) Piraña paura | Il Zinefilo

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