The Mummy (1959) Il ritorno di Ananka

È arrivato in Italia il nuovo film di Tom Cruise, The Mummy, e quindi è il momento di un bel Ciclo Mummie a blog unificati (cliccate sull’immagine sotto per saperne di più).

Fra il 1957 e il 1958 continua l’ignominioso ciclo messicano de La momia azteca: della trilogia ho presentato solo il primo titolo, anche se il terzo arriva nelle sale italiane come Il terrore viene d’oltretomba. È qualcosa di troppo stupido per perderci altro tempo.
Ciò che conta è che gli anni Cinquanta hanno fatto rinascere la mummia ovunque: è il momento che anche i giganti se ne occupino.

L’entusiasmo di Christopher Lee

Nei primi film di questo ciclo vi ho parlato del racconto La mummia e la Principessa (This Way Out, da “The Thrill Book”, 16 giugno 1919) di Will Cage Carey, arrivato in Italia esclusivamente nella rata antologia Storie di mummie (Newton Compton 1998). Questo misterioso racconto è stato rubacchiato a piene mani senza che finora nessuno l’abbia mai fatto notare: se non avessi trovato tracce della pubblicazione originale, mi verebbe il sospetto che il racconto se lo sia inventato Gianni Pilo per l’antologia!
La storia vede un gruppo di archeologi trovare un’antica tomba egizia e uno di questi comincia a tradurre un’iscrizione, la quale fa succedere qualcosa che fa impazzire l’uomo. Anni dopo sono compiuti gli scavi e gli archeologi hanno riportato alla luce il sarcofago della principessa Ananka quando un oscuro figuro, chiamato Mehemet, li esorta a non continuare: rispettino le sacre reliquie dell’Egitto. Gli archeologi come loro solito se ne infischiano e Mehemet è costretto a recitare un Rituale che riporta in vita Kharis, Gran Sacerdote di Karnak mummificato come custode eterno della principessa.

Tutto questo è stato scopiazzato a piene mani per i primi film Universal sulla mummia, ma il racconto continua. Mehemet, con Kharis nascosto in una cassa, inizia un lungo viaggio fino in Inghilterra per raggiungere gli archeologi e vendicare il loro affronto.
Quello che succede fuori dall’Egitto è ricopiato, riga per riga, parola per parola, nella sceneggiatura di Jimmy Sangster per uno dei grandi film di una grande casa: The Mummy della mitica Hammer.

Rimarrà sempre un mistero quel raggio al centro del petto…

Rinata nel secondo dopoguerra, la Hammer produce film a profusione specializzandosi nel dramma e nel crime, ma il “colpo grosso” lo fa quando passa a trattare i miti dell’horror con La maschera di Frankenstein (1957) e Dracula il vampiro (1958).
Cosa accomuna questi due film? Il Technicolor, la regia del cinquantenne Terence Fisher, la sceneggiatura del giovane Jimmy Sangster e l’interpretazione da applauso di due miti resi da ora immortali: Peter Cushing e Christopher Lee.
Fra uno Sherlock Holmes, uno Yeti, un Dracula e un Frankenstein, c’è spazio anche per una mummia…

Peter Cushing
da “The Mummy in Fact,
Fiction and Film” (2002)

In questi anni la britannica Hammer ha stretto un accordo con la statunitense Universal: può usare gli storici mostri per nuove produzioni, ma i film poi saranno distribuiti nei cinema americani dalla Universal. L’accordo è ghiotto e ci guadagnano tutti, tanto che poi negli anni Settanta il mercato televisivo americano passa alla Columbia (CBS) e infine negli anni Ottanta il mercato home video è preso dalla Warner Home Video. Tutti vogliono distribuire i nuovi mostri curati dalla Hammer, visto quanto piacciono al pubblico. Il discorso però è ben diverso appena ci spostiamo in Italia…

Girato dal 25 febbraio al 16 aprile 1959, il film esce in patria britannica il 25 settembre successivo ed arriva nei cinema italiani il 29 gennaio 1960 con il semplice titolo La mummia. Gira per anni ed anni nelle sale italiane, finché dopo una piccola contesa sui diritti arriva in TV il 4 dicembre 1978, in prima serata addirittura sull’ammiraglia Rete Uno (Rai1). Sono indeciso se il passaggio televisivo che ho visto io è stato quello di Italia1 del 29 luglio 1989 o 6 luglio 1990, ultime apparizioni del film di Fisher sul piccolo schermo, ma siamo sicuramente da quelle parti: era il periodo in cui leggevo Dylan Dog e in cui stavo ingurgitando tutto ciò che esistesse sul cinema horror.
Mentre le case americane fanno a botte per distribuirlo in home video, il film in Italia viene dimenticato e non esiste in VHS. Il 17 dicembre 2013 la Sinister Film (Cecchi Gori) e Profondo Rosso lo presentano finalmente in DVD, ristampandolo poi dal 25 agosto 2016.

Tipici colori della Hammer

Egitto, 1895. Mentre John Banning (Peter Cushing) giace sul suo lettino con la gamba rotta, suo padre – l’eminente archeologo Stephen Banning (Felix Aylmer) – entra nella tomba di Ananka finalmente ritrovata dopo tanti anni, ignorando gli avvertimenti del misterioso Mehemet Bey (George Pastell). Inizia a leggere un antico papiro trovato nel sarcofago e, dopo un urlo, l’archeologo viene ritrovato pazzo.

Anche fermo immobile, Peter Cushing rimane un mito

Inghilterra, 1898. Dopo tre anni di follia, d’un tranno Stephen vuole parlare con il figlio John e lo mette in guardia: nella tomba di Ananka ha visto una mummia tornare in vita, e teme che l’essere non si fermerà finché non si sarà vendicato di chi ha profanato la tomba.
Infatti da pochi giorni è arrivato in città Mehemet con una cassa contenente Kharis: il gran sacerdote di Karnak tornato in vita per punire gli infedeli.

No, dài, altri cinque minuti…

Mentre la mummia fa su e giù da vari pizzi, senza che nessuno nel piccolo villaggio la veda, John studia il caso e si lancia in un lungo e noioso pippone in cui viene raccontata per la milionesima volta la storia di Ananka e Kharis, para para come ci è stata già raccontata da tutti i film Universal.

Abbasta con Ananka!

Dopo tre quarti di film passati in chiacchiere, arriva la mummia, volano due sganassoni e fine del film. Ricordavo il prodotto noiosetto e purtroppo devo confermare: la Hammer ci ha abituati a grandi capolavori ma questo non è annoverabile tra di essi.

Yvonne Furneaux
da “The Mummy in Fact,
Fiction and Film” (2002)

Ovviamente tutti gli attori sono bravissimi ma i loro personaggi sono inesistenti. Di Lee vediamo solo gli occhi, Cushing ha il ruolo del narratore e si vede pochissimo mentre Isobel (Yvonne Furneaux) non ha altro ruolo che farsi ammirare nella sua beltà, come prima Ananka non resuscitata ma semplicemente somigliante alla principessa.

I colori sono eccezionali e sono presenti tutti i pregi Hammer, ma il film è davvero una nullità chiacchierona.

In chiusura, voglio specificarlo di nuovo. A meno che Gianni Pilo non abbia fatto uno scherzone, scrivendo di proprio pugno il racconto La mummia e la Principessa nella sua antologia del 1998, questo film di Fisher è un plagio-fotocopia del racconto e mi chiedo come sia possibile che nessuno se ne sia mai accorto.

Altro che papiro, stai leggendo da un racconto moderno!

Al di là di questo, rimane uno dei grandi miti di una casa mitica come la Hammer.

Bibliografia

The Mummy in Fact, Fiction and Film (2002) di Susan D. Crowie e Tom Johnson
Hammer: la fabbrica dei mostri (1999) di Luigi Cozzi
Terence Fisher: Horror, Myth and Religion (2002) di Paul Leggett

L.

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17 risposte a The Mummy (1959) Il ritorno di Ananka

  1. Zio Portillo ha detto:

    Anni fa quando ero più giovane, più single e con più soldi in tasca andavo spesso a Londra a fare shopping e a fare incetta di dvd che qua non si vedevano manco con binocolo. In un viaggio pagai col sangue un mega cofanetto della Hammer contenente una ventina di titoli tra i più celebri. Ma questo mi pare proprio manchi… Dovrei controllare perché é sepolto a casa dei miei ma sono abbastanza sicuro che non ci sia.
    Ma se mi dici che é una noia evito il recupero…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Di sicuro è il minore dei grandi titoli Hammer, ma certo è strano che non sia stato inserito in quel cofanettone: è pur sempre un grandissimo successo commerciale dell’epoca, ben distribuito in home video da Warner quindi in modo capillare. (TRANNE in Italia, dove è semi-sconosciuto)

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    • Zio Portillo ha detto:

      Confermo che non c’è…
      https://www.amazon.co.uk/Ultimate-Hammer-Collection-DVD/dp/B000HN31KQ

      E costa credo la metà di quanto lo pagai nel 2008 (vado a memoria ma sono abbastanza sicuro).

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ecco perché manca, per questa collezione include solo gli scarti di magazzino della Hammer! Basta la presenza di “Dracula, Prince of Darkness'” a far capire il livello della scelta…
        Mancano i big, quelli grossi, quelli che hanno fatto la storia e reso grande la Hammer e hanno inserito quelli economici perché non se li fila nessuno. Alcuni sono anche ottimi film, da riscoprire, ma siamo molto lontani dai grandi successi Hammer…

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      • Zio Portillo ha detto:

        Dai?!?! Praticamente ho preso l’inchiappettata! Alè!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Dipende dai punti di vista: per un viaggio fra i titoli minori della casa il cofanetto è perfetto 😀

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      • Zio Portillo ha detto:

        Allora, la HAMMER e i classici dell’orrore non sono mai stati il mio genere e non sono neanche un esperto in materia. Ma all’epoca mi era presa la fregola di recuperarli perché era ri-scoppiata la moda. A Londra trovai sto cofanetto e l’ho comprato senza neanche pensarci credendo di aver fatto un affare.
        Per essere del tutto sincero il cofanetto l’ho guardato una volta nel 2008 o 2009 e da allora è sepolto a casa dei miei.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti capisco, è uno di quegli acquisti impulsivi che ci accomunano tutti, noi appassionati 😛

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Se penso che Storie di mummie è l’unico Mammut tematico che mi manca…
    Comunque ho risolto il mistero del raggio nel cardias della mummia: ha un buco nel torace e dietro di lui, sulla sinistra, c’è un tipo con la torcia elettrica che lo illumina. Altrimenti qualcuno avrebbe pensato “non è un mostro, è un cattivo di Scooby-Doo travestito”…

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  3. Cassidy ha detto:

    “No, dài, altri cinque minuti…” Questa mi ha ucciso dal ridere 😉
    Aspettavo questo tuo pezzo, sai che sono cresciuto a pane e Hammer, quindi voglio bene a questo titolo. Più che altro per i due mitici protagonisti, anche se ammetto che la realizzazione visiva delle mummia mi è sempre piaciuta, me la sono sempre immaginata così una mummia, con le bende tutte zozze, purtroppo Lee e Cushing hanno fatto di più e meglio con Dracula ecco 😉 Cheers

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  4. gioacchino di maio ha detto:

    Incuriosito ho fatto una ricerca sul racconto. Nella rivista The Thrill Book del 15 giugno 1919 c’è un racconto di Will Cage Carey intitolato This Way Out, ma non parla di mummie, pare un racconto a sfondo marinaro. O Pilo si è sbagliato oppure come dici se lo è inventato lui.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quello del ’19 è l’unico riferimento esistente a quel racconto di Carey, e a questo punto si fa quasi certezza il fatto che Pilo abbia tirato uno scherzone ai propri lettori, scrivendo un racconto basato pesantemente sulla sceneggiatura di questo film del 1959 – forte del fatto che una pessima distribuzione l’ha reso molto poco noto agli spettatori italiani. Dopo i citati passaggi del 1989 e 1990, il film in pratica è scomparso nel nulla in Italia e nel 1998 giusto pochi appassionati lo ricordavano, però a questo punto rigiro la domanda: possibile nessuno si sia accorto prima dello scherzone di Pilo???

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  5. Giuseppe ha detto:

    Devo dire che, pur sentendomi ripetere di nuovo la storia di Kharis e Ananka dal sublime Peter Cushing, io non l’ho trovato noioso. Anzi. Ho sempre adorato Christopher Lee in questo ruolo, anche se la sua presenza “mummiesca” è relativamente limitata. The Mummy lo metterei addirittura appena un gradino (uno solo) sotto Dracula…
    P.S. 1) E se Pilo fosse Kharis in persona? 😉
    P.S. 2) Di quel cofanetto salverei davvero sì e no la metà dei titoli…

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  6. Pingback: The Curse of the Mummy’s Tomb (1964) Il mistero della mummia | Il Zinefilo

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