Trick or Treat (1986) Trent’anni a 33 giri

Il 12 agosto di trent’anni fa usciva nelle sale italiane un film horror rock che avrebbe segnato un’intera generazione: un film apparso una sola volta in TV ma bastante per conquistare i metal hearts dei giovani spettatori.

Si unisce ai festeggiamenti anche La Bara Volante.

Il Destino è beffardo ma è anche creatore di miti. Beffardo perché uno dei più stimati professori di Alberta, noto per il suo decennale impegno contro il cancro, si chiama Tony Fields, insignito di molte onorificenze nell’anno in cui un altro Tony Fields moriva di cancro, indotto dall’AIDS.
Creatore di miti perché dopo una secchiata di piccoli ruoli marginali, il talentuoso ballerino Tony Fields sarà ricordato per sempre nei panni dell’atletico cantante rock Sammi Curr. Un cantante morto giovane per vivere per sempre, proprio come Tony è morto a 36 anni per vivere per sempre nel film Trick or Treat.

Knock, knock, knockin’
For a sweet surprise
It’s a trick or treat

Diretto da un attore che si è voluto improvvisare regista, Charles Martin Smith – che comunque fa un lavoro migliore di tanti registi blasonati – il film esce in patria il 24 ottobre 1986 grazie al nostro Dino De Laurentiis, che quell’anno sta facendo faville presentando titoli come Brivido e King Kong 2: come dicevo, arriva nei cinema italiani il 12 agosto 1987 con il titolo Morte a 33 giri. (Curiosamente esce da noi insieme a Predator!)

Dopo una fugace apparizione in VHS De Laurentiis Ricordi Home Video, di data ignota, il film riappare il 14 dicembre 2005 in DVD Eagle Pictures, mentre Cult Media dal 30 luglio 2014 lo presenta addirittura in Blu-ray.

«Hey dudes I like your style / It’s the way it should»

In quel mitico venerdì 7 settembre 1990 il film va in onda su Italia1 all’interno di un ciclo che ha segnato un’intera generazione: ecco il lancio.

Prima visione per la TV nell’ambito della rubrica «Venerdì con zio Tibia»: all’insegna dello humour nero introduce un’altra serata dell’orrore. Vi si narra la storia di un fan di un cantautore rock morto in un incendio. La matrice del suo ultimo disco viene regalata al giovane, il quale si accorge che facendolo girare al contrario si ascolta un messaggio dello scomparso. Ma poi il divo si materializza e compie stragi feroci.

Eravamo in tanti, quella sera, a guardare il film e magari a registrarlo (come ho fatto io). Dopo la notte del 22 novembre 1992 il film è scomparso nel nulla fino al nuovo millennio, eppure è sempre rimasto vivissimo nel cuore di tutti noi.

Quale cantante rock non sogna questa fine?

Nel 1990 ascoltavo Elton John e Stevie Wonder: dire che il metal mi era leggermente estraneo è davvero riduttivo. Però a scuola avevo un compagno di banco davvero incredibile: un rockettaro di quelli spinti, di quelli che girano con le borchie sul giacchetto e le magliette nere piene di disegni inquietanti. Avete presente il protagonista di questo film, interpretato da Marc Price? Ecco, identico, ma un pelino meno figo…

Io ce l’avevo per compagno di banco, uno così!

Quel ragazzo che portava in classe i 33 giri dei suoi gruppi preferiti, pieni di crocifissi con serpenti arrotolati, era una persona squisita che senza saperlo mi ha fatto degli enormi regali. Per esempio mi ha fatto conoscere una fumetteria che ho amato e frequentato così a lungo da averla fatta diventare il “quartier generale” del mio Marlowe, fumetteria in cui venni a contatto per la prima volta con i fumetti di Aliens che leggo ancora oggi. Ah, e mi ha fatto conoscere i Litfiba quando ancora erano i Litfiba: Pirata è il loro album che ancora oggi preferisco, e lo conservo ancora in formato 33 giri comprato su consiglio di quel mio amico.
Insomma, è stato un compagno di classe per breve tempo ma ha avuto un impatto enorme nella mia vita: non escludo che non sia mai esistito, ed era semplicemente l’Eddie Weinbauer di questo film che si è concretizzato per spingermi a guardarlo su schermo…

Amare il metal attira sempre i bulli…

Visto che malgrado l’amicizia con un rockettaro metal continuo a non saperne molto di questo mondo, ho pensato che per festeggiare i trent’anni in Italia di Morte a 33 giri fosse il caso di andare a trovare un amico conosciuto quando su facebook girava ancora gente seria, e si poteva parlare civilmente. (Bei tempi andati…)
Sto parlando di Eduardo Vitolo, blogger (“Il mondo di Edu“) ma soprattutto saggista appassionato di musica. Per farvi capire il motivo per cui l’ho contattato, mi basta ricordarvi alcuni suoi libri: Horror rock. La musica delle tenebre (2010), Sub terra. Rock estremo e cultura underground in Italia. 1977-1998 (2012) e Magister dixit. La leggenda di Jacula e Antonius Rex (2015). Capito il motivo?

È il momento di parlare di Horror Rock con Eduardo Vitolo

Già nel 2012 mi feci raccontare da lui l’assolutamente inedito mondo degli pseudobiblia horror rock, quindi è un piacere tornare a trovarlo.

Intanto, ciao Edu, è un piacere tornare ad intervistarti.

Ciao Lucio e bentrovato!

Quale passione è nata prima in te: quella per l’horror o quella per il Rock?

Assolutamente prima quella dell’horror! Ero un grandissimo appassionato dello “Zio Tibia Picture Show” e di “Notte Horror” su Italia1 (ma non disdegnavo anche horror di serie Z che spesso acchiappavo sui canali privati). L’horror mi ha cambiato la vita in tutti i sensi: prima me l’ha rovinata (da ragazzino non riuscivo a chiudere occhio se solo osservavo un trailer di un film in TV come ad esempio Profondo rosso di Dario Argento) e poi me l’ha scombussolata in positivo (sono diventato un assiduo ricercatore di qualsiasi cosa fosse horror, una vera e propria ossessione).

Però devo ammettere che tramite alcuni film horror (Morte a 33 giri, Demoni, Sotto Shock, Nightmare, Maximum Overdrive) ho scoperto che esisteva una scena musicale allora per me completamente sconosciuta e assolutamente eccitante: quella del Rock “duro” e del Metal. Era come se avessi scoperto un nuovo mondo, finora totalmente inesplorato. Tutto combaciava a pennello: la musica citava l’immaginario horror e i film (spesso) avevano colonne sonore (o semplici partiture che consistevano in un riff di chitarra o in uno spezzone tratto da un brano e scattava subito la ricerca, a volte vana, perché non c’era internet) invischiate col Rock. Credo di non essermi mai divertito così tanto a scoprire cose nuove!

“Morte a 33 giri” usciva trent’anni fa: che musica ascoltavi nel 1987?

Sono nato nel 1974, quindi nel 1987 avevo su per giù tredici anni. Non ero ancora invischiato nel Rock, non come anni dopo, quindi, da ragazzino quale ero, i miei ascolti erano molto disordinati e si basavano su un mezzo che amavo alla follia e che poi è diventata parte della mia vita: la radio!

Ascoltavo di tutto e tutto mi piaceva: gli eterni Vasco Rossi e Zucchero, The Bangles (la loro hit  Walk Like The Egyptian mi piace ancora), Los Lobos, Whitney Houston, George Michael, i Genesis con Phil Collins alla voce, Duran Duran, Madonna, la bellissima Kim Wilde, Prince, la prorompente Samantha Fox, Billy Idol, Banarama e i grandissimi Europe. Alcuni ascolti erano già Rock ma per un ragazzino di tredici anni che voleva solo divertirsi era ininfluente. Qualche anno dopo, facendo zapping, in una TV privata beccai un videoclip di un certo Lemmy e i suoi Motorhead che sembrava davvero cattivo e diabolico e da allora la mia vita cambiò completamente per la gioia di mia madre!

Ricordi la prima volta che hai visto il film? Immagino fosse in uno dei passaggi della mitica Notte horror di Italia1…

Sì esatto! Credo sia stato il 1990! Prima ne ignoravo completamente l’esistenza. Già il titolo prometteva bene con quella locandina che mostrava un vinile che stillava sangue! Ero già un lettore accanito di Dylan Dog (che citava un sacco di Rock e di Metal nelle storie scritte da Sclavi) e avevo iniziato da almeno un paio di anni la mia insana collezione di dischi rock & metal e avevo enormi aspettative per il film di Smith e alla fine non andarono deluse.

Mi trovai come in trance ad osservare questo ragazzo che ascoltava Metal, aveva una stanzetta pieni di poster e di vinili ed evocava lo spirito dannato di un musicista (Sammi Curr) morto bruciato vivo! Nel mio immaginario di adolescente qualcosa è scattato e non sono stato più lo stesso. La splendida colonna sonora dei Fastway di Fast Eddie Clark (tra l’altro un ex Motorhead) ha fatto il resto! Morte a 33 giri è stato una rivelazione che ha confermato certe mie passioni ma allo stesso tempo mi ha travolto completamente!

Gene Simmons dei Kiss in un piccolo ruolo

Il film è strettamente legato al panorama rock dell’epoca, con apparizioni di Gene Simmons e Ozzy Osbourne. Pensi fosse un omaggio o semplicemente volevano scandalizzare i benpensanti?

Non tralasciare il fatto che all’epoca dell’uscita del film esisteva una simpatica associazione creata da Tipper Gore (moglie dell’allora Vice Presidente degli Stati Uniti Al Gore) chiamato P.M.R.C., con lo scopo, ahimè terribile, di valutare e censurare sotto il profilo morale ed educativo il contenuto dei prodotti discografici, soprattutto quelli Rock e Metal.

Ozzy finì sul banco degli imputati per la sua famosa canzone Suicide Solution che secondo il Parental Music Resource Center invitava i ragazzi al suicidio e invece raccontava la dipendenza dall’alcool dell’allora ex cantante dei Black Sabbath e altre storie del genere. Insomma una caccia alle streghe peggio di Salem e parecchi gruppi americani dovettero pubblicare i loro dischi col famoso bollino che invitava i fruitori a fare attenzione perché quel tipo di musica poteva offendere l’incauto ascoltatore con dei “testi espliciti”.

Morte a 33 giri da una parte prende in giro questa Associazione di moralisti e devoti della fede (Ozzy nel film interpreta un prete anti Rock!) ma dall’altra butta benzina sul fuoco raccontando una storia di dannazione e violenza con questo Sammi Curr che è allo stesso tempo performer affascinante e demone crudele. Un guerriero del Metal, proveniente dall’inferno che non si fa scrupolo ad uccidere degli adolescenti con il suo famoso motto «Niente debolezze, duri come il Metallo!».

Credo che sia questa ambivalenza tematica ad aver creato la leggenda. Morte a 33 giri racconta quello che tutti volevano sentire nel 1986, benpensanti e non.

Strizza l’occhio ai devoti del Metal e allo stesso tempo sembra confermare certi timori delle persone “normali”. E si sa quando qualcosa attira così tante persone diverse diventa Culto.

Il cinema anni ‘80 parlava di rock come in seguito non ha più osato fare: pensi che sia solo questione di moda o è cambiato qualcosa di fondo?

Negli anni ’80 andava alla grande l’Hard Rock di Bon Jovi, Motley Crue, Ratt, Poison, Guns N’ Roses etc. Tutti i loro dischi entravano in classifica e vendevano tonnellate di copie. Inevitabile che certo cinema si sia fatto irretire dall’immaginario horror, iconoclasta, violento, proibito e cinico di determinate band. E i risultati sono stati eccellenti in qualsiasi genere non solo nell’horror. Poi è arrivato il Grunge con i suoi “eroi” perdenti che sembravano i nostri vicini di casa e ha ribaltato tutto o quasi. Il Grunge è entrato nel cinema ma con storie che non esaltavano certo “superomismo” come aveva fatto il decennio precedente. Tutta l’esaltazione dionisiaca del vecchio Hard Rock era persa per sempre. Erano tempi duri per tutti, c’era la droga, quella cattiva dell’eroina nelle strade, e tutto il divertimento era finito.

Pian piano, dal nuovo millennio, l’horror si è riappropriato del Rock (e anche del Metal) citandolo a piene mani in tantissimi film e ora sembra quasi la normalità. Anzi se fai un horror senza una colonna sonora di chitarroni adrenalinici e con le musiche dell’ennesimo gruppo rock in auge, sembra quasi che stai fallendo miseramente. Inutile precisare che il fascino del passato è ben più vivo di questa filmografia moderna che tutto cita ma non sembra più coinvolgere come un tempo.

Visto che in questi tempi stanno saccheggiando a piene mani dagli anni Ottanta, se domani facessero un remake di “Morte a 33 giri” secondo te avrebbe ancora senso? Nel caso, converrebbe cambiare genere musicale per parlare ai “giovani d’oggi”?

Secondo me non ha senso! Morte a 33 giri era radicato culturalmente e tematicamente negli anni ’80. Tutto in quel film era ed è anni ’80! Bisognerebbe cambiarlo e adattarlo ai giorni nostri ma perderebbe tutto il suo fascino, risultando solo un remake nudo e crudo senza ambizioni di sorta.

In questi tempi in cui la musica viene macinata e sputata nel giro di pochi giorni tramite il web e i ragazzi non comprano più dischi ma solo magliette “fighe” nell’outlet di turno, questa operazione sembrerebbe solo un modo per creare un “hype”  momentaneo che verrebbe dimenticato nel giro di pochi mesi se non prima.

C’è una scena che ti è rimasta particolarmente impressa del film? O magari più d’una?

Ce ne sono tante: Eddie (tra l’altro si chiama come me! All’epoca fu uno shock! Da allora mi sono fatto chiamare Eddie, e non Eduardo o Edu, per anni!) che riceve in una radio l’unica copia esistente al mondo del cantante Sammi Curr. Da allora ho una passione smodata per i vinili in edizione limitata e soprattutto controversi. E ancora Sammi Curr che all’improvviso sale sul palco e interpreta una canzone per me epocale (Trick or Treat dei Fastway) mentre spara fulmini e saette assassine dalla sua chitarra!

Potrei citarne ancora tanti ma non voglio annoiare i tuoi lettori.

Per finire, che musica ti porti appresso oggi? Nel caso, il te del 1987 apprezzerebbe questa scelta?

Nel 1987 ero un tredicenne che cercava di scoprire le sua reali passioni attraverso la radio e la TV. Non era facile trovare la propria strada e la ricerca a volta era anche impervia e non sempre a lieto fine. Ma il destino ha voluto che diventassi un appassionato di Horror & Rock perché quel genere di cose mi facevano sognare e mi facevano evadere dal grigiore delle provincia del Sud Italia tutto calcio e musica spazzatura. Il me stesso del 1987 e il me stesso del 2017 sono una sola strada che parte da un punto e arriva in un altro punto. In mezzo tante esperienze diverse e tante passioni mai sopite.

Oggi, a quasi 43 anni, mi ritrovo ancora ad emozionarmi per un bel disco o un bel film  (anche se non succede spesso come in passato) e per un attimo mi sento di nuovo quel ragazzino che comprava dischi metal e li nascondeva nello zaino perché la famiglia non permetteva certi ascolti e tirava davanti alla TV fino a notte fonda, mentre tutti dormivano, per poter vedere l’ennesimo film di “Notte Horror” su Italia1.

Se ci pensi bene era qualcosa di proibito e quindi di profondamente eccitante.

Ecco quel senso del proibito, del rompere le regole, del rischiare si è perso col tempo e a volte sento la nostalgia di quei momenti così vividi e totalizzanti.

Ma la vita continua e nel tempo ho maturato la convinzione che il passato non va mai dimenticato, soprattutto quello che ci ha cambiato in positivo, ma allo stesso tempo le nuove esperienze possono darci altri momenti memorabili a qualsiasi età. Basta cercarle e buttarsi!

Citando i Fastway dalla colonna sonora di Morte di 22 giri: Don’t stop the Fight!

Grazie per la disponibilità e per il viaggio nei ricordi.

Grazie per la bellissima chiacchierata!

Morte a 33 giri è stato distribuito ben poco in Italia eppure sono tantissimi gli appassionati che ha raggiunto e conquistato: buon anniversario e ci risentiamo fra trent’anni!

L.

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24 risposte a Trick or Treat (1986) Trent’anni a 33 giri

  1. Evit ha detto:

    Io lo ricordo in passaggi televisivi su 7Gold o Odeon tv, o magari era TMC. Non voglio credere che sia passato in tv una sola volta perché per un periodo degli anni ’90 ho creduto che fosse un film horror comune come tanti altri più famosi. Solo successivamente mi resi conto che era roba un attimino meno nota al grande pubblico.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Dopo il passaggio del ’92 – di notte – non ho trovato notizie, ma è facile che i canali locali, quelli che non sempre lasciano traccia dei propri palinsesti, l’abbiano trasmesso. È incredibile come ricordassi ogni scena del film, sebbene da 27 anni non lo avessi più rivisto!

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      • Evit ha detto:

        Io ricordo pochissimo ma ho comprato il blu ray che è ancora incellofanato. Pensavo di vederlo all’interno del mio programma di svago cinematografico ma forse è troppo bello per metterlo vicino a Nukie

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Scherzi? Con tutti i suoi difetti “Morte a 33 giri” è un capolavoro di serie B: non puoi accostarlo alla Z 😛
        Non ti fa effetto, poi, che il cantante morto sia morto sul serio, qualche anno dopo le riprese?

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      • Evit ha detto:

        Ahah, tremo tutto guarda.
        Comunque ogni tanto è bello trovare anche dei capolavori quando esploriamo la serie B a caso

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In fondo è un film girato in un decennio in cui non esisteva la serie Z: al massimo potevi trovare della pessima B, se proprio ti diceva male. Anche le peggiori bojate avevano una fotografia, un buon montaggio, erano girate in pellicola e con attori che cercavano l’occasione giusta per sfondare. Tutti fattori completamente scomparsi dal Duemila: l’Era della Z!

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Visto una sola volta, non ne ricordo granché: sono più le informazioni di seconda mano provenienti da fan del metal che i miei ricordi personali 😉

    Molto carina, la vostra chiacchierata 🙂

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  3. Denis ha detto:

    Un piccolo contributo al metal l’ha dato recensendo Brutal Legend che rende realtà i mondi delle canzoni metal,comunque Morte a 33 giro lo fanno 1-2 vole l’anno a tarda notte su Italia 1 e lo registro sempre mi piace la scena della tipa con le tettine di fuori e le cuffie del walkman nell’orecchie che gli si squagliano,il bullo che tormenta Eddie che è l’attore Doug Savant a suo volte sottomesso dalla moglie Lynette (mai capito perchè non l’abbia scaricata) nel serial Casalinghe Disperate,Gene Simmons che fa il Dj.
    Si quei film segnano il decennio mi è bastato il remake di Ammazzavampiri non brutto in verità eche la fifferenza che prima erano ragazzi normali ora sono troppo fighetti e curati e quindi sembra che non abbiano un disagio sociale o famigliare.

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Ho commentato da Cassidy di là ma commento anche qua perché questo cult (spesso dimenticato) è strepitoso. Pieno di difetti, di cliché e maccosa sparsi ma con personaggi perfetti e un ritmo grandisoso.
    L’ho visto anch’io grazie a Zio Tibia ma sono sicuro (come dice Evit) che l’hanno passato anche in reti locali più volte. Comunque io personalmente l’ho visto solo una volta ma me lo ricordo tutto dall’inizio alla fine. E meno male che il metal non è il mio genere…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Guarda, è un fenomeno che ho riscontrato in moltissimi spettatori: tutti noi l’abbiamo visto da zio Tibia e tutti noi l’abbiamo visto una volta sola… ricordandolo perfettamente anche a 27 anni di distanza! Se non è questa una stregoneria di Sammi Curr… 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        … che si era messo d’accordo con Zio Tibia perché fossimo tutti là a vederlo, quella volta 😉
        Altre scene da ricordare oltre a quelle citate dal tuo competentissimo ospite Eduardo e da Denis: Sammi Curr che tira letteralmente fuori la vecchia dal televisore e la sua saettante esecuzione del bullo Savant…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ahahah che scena geniale! La ricordavo perfettamente sin dalla prima visione 😛

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Ancor prima di leggere l’intervista…sono un grande appassionato di horror ma non l’avevo mai sentito!
    Mi devo vergognare o gli scarsi passaggi televisivi costituiscono un alibi? Sincero eh, Lucius.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se non l’hai visto quel settembre 1990 da zio Tibia, è difficile che tua abbia avuto la possibilità di gustare questo filmone epico. Ti consiglio caldamente il recupero, ma ricorda sempre che parliamo di serie B anni ’80: gli anni Ottanta VERI, non quelli finti che oggi giocano a ricreare al cinema e in TV…

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  6. Cassidy ha detto:

    Davvero un bellissimo omaggio, grazie per avermi fatto conoscere un altro blogger passerò a rompere le scatole anche a lui fi sicuro 😉 Mi hai confermato la mia teoria quella del compagno di scuola Metallaro, ne abbiamo avuto tutti uno, oppure siamo stati il compagno di banco Metallaro di qualcuno come nel mio caso 😉 Vogliamo commentare l’impatto culturale dello Zio Tibia? Penso che abbia formato il gusto di almeno un paio di generazioni! Vado ad ascoltarmi i Fastway al contrario 😉 Cheers!

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  7. theobsidianmirror ha detto:

    Ti sembrerò off-topic…. ma sentir nominare Antonius Rex dopo quarant’anni mi ha trafitto il cuore….

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