Crossroads (1986) Mississippi Adventure

Il 22 agosto 1987, esattamente trent’anni fa, usciva di nascosto nei cinema italiani – che storicamente seguono la regola “le frescacce escono d’agosto” – il meno noto, il meno amato, il meno stimato, il meno visto e il meno trasmesso dei film di Walter Hill.
Sto parlando di Crossroads, che riuscì nell’incredibile intento di scontentare tutti malgrado io lo consideri un capolavoro senza scampo.

Sarebbe “incroci”, ma il doppiaggio ha scelto “crocicchi”…

Prodotto dalla Columbia Pictures e portato nelle sale americane il 14 marzo 1986, come dicevo Cecchi Gori lo porta in Italia il 22 agosto dell’anno successivo con il titolo Mississippi Adventure. (In realtà arriva già dal 12 agosto come anteprima estiva.)
Gira in VHS Columbia di data imprecisata e dal 1° ottobre 2007 la Universal lo porta in DVD. Arriva su Raitre la notte del 10 agosto 1991, destinato ad una esigua vita televisiva.

Questo si chiama cominciare col botto

Prima inquadratura, un incrocio (crossroad o, come recita il doppiaggio italiano, un “crocicchio”), con tanto di albero morto. Un giovane nero lo attraversa ben sapendo che gli incroci sono usati come cimitero dei senza Dio: quei morti troppo oltraggiosi che non si vuole su terreno consacrato.
Il giovane nero sa che dalla notte dei tempi negli incroci si può incontrare il diavolo, ma lui è proprio quello che spera: mister Robert Johnson ha un patto da proporgli…

Dillo a Papa Legba (Joe Morton), cosa vuoi comprare con la tua anima

Di sicuro ho visto il film nel suo passaggio su Raidue il 12 settembre 1993, ma sono abbastanza sicuro di averlo già affittato in videoteca un paio d’anni prima, probabilmente spinto dalla presenza di Ralph Macchio.
Questo per dire che avevo circa 16-17 anni quando questo film mi rubò l’anima…

Tu vedi Ralph “Karate Kid” Macchio e pensi al blues…

«È la prima volta che incidi? Be’, mettiti davanti a quel microfono e tira fuori tutta l’anima».
Questo potrebbe essere un problema, se sei mister Robert Johnson e hai appena venduto l’anima al diavolo per suonare il blues…

Il giovane Tim Russ è un perfetto Robert Johnson

Un giovane Tim Russ, che dal 1993 inizierà la sua fortunata partecipazione a Star Trek: Deep Space Nine nel ruolo di Tuvok, veste alla perfezione i panni di un Robert Johnson ancora ignoto.
Si siede di spalle alla telecamera, imbraccia la sua chitarra… e parte Ry Cooder, che suona in un modo che senti la tua anima sciogliersi e scivolare via dal tuo corpo…

Dedicato a tutti quelli che hanno vissuto l’epoca delle cassette…

Su una cosa soltanto sono concordi i critici: i primi cinque minuti di questo film sono un fottuto capolavoro.
Io, al contrario del 99% di chiunque l’abbia visto, aggiungo che il resto non è assolutamente da meno. Ma temo di essere una voce fuori dal coro…

Per i giovani è “vintage”, per tutti gli altri… è cuore!

«Cerco una canzone perduta»: come si fa a non emozionarsi quando un protagonista esordisce così?
Come dicevo, avevo 16-17 anni quando ho visto questo film ed ero campione olimpico della disciplina “ignoranza sul blues”. Dire che non sapevo niente era riduttivo: stavo così indietro che avrei dovuto studiare per anni prima di poter arrivare al livello “non so niente”.
Quindi l’antipatia che i critici hanno dimostrato verso la sceneggiatura di Hill mi era ignota: per me era tutto territorio inesplorato dal fascino assolutamente magnetico.

«Tutto questo è blues, figliolo»

«Robert Johnson doveva incidere 30 canzoni nelle sue sezioni del Texas: ne risultano solo 29, non ha mai inciso la trentesima.»
Il giovane Eugene Martone (Ralph Macchio), il bianco più bianco mai apparso in video, si definisce «uomo di blues» (bluesman) e mentre studia chitarra classica al conservatorio trama per entrare in un ospizio locale, dove è sicuro di aver stanato Willie Brown (un bravissimo Joe Seneca): l’unico uomo al mondo a sapere dove sia finita la canzone perduta di Robert Johnson.

Un classicone: il vecchio e il giovane on the road, sulle note del blues

Willie tratta male in ogni modo possibile il giovane, che onestamente ti vien voglia di prenderlo a pedate sin dall’inizio della vicenda, ma è innegabile la passione e alla fine cede: foss’anche per farsi portare da Eugene a Fulton’s Point, il suo lontano paesino natale che vuore rivedere un’ultima volta.
«Tu fammi uscire di qui e la canzone numero 30 è tua»: chi può resistere ad un patto del genere? E Willie se ne intende di patti: seguendo le orme di Robert Johnson anche lui è andato ad un incrocio… e ha venduto l’anima a Legba (Joe Morton).

Nel 1986 il diavolo viaggia su una Pontiac Firebird Trans Am del 1985

Il nostro Gualtiero Collina (tanto per dirla alla Cassidy) osa toccare la cultura nera e sporcarsi con una materia – il blues e i demoni africani entrati nel background culturale nero – che a quanto pare i bianchi non devo osare neanche citare. Insomma, le critiche al film che trovate in tutti i libri di cinema mi sembrano sterili: se una cultura non viene toccata da chi ne è appassionato, da chi dev’essere toccata? Il problema è che la pelle di Hill è del colore sbagliato? E poi sarebbero i bianchi i razzisti…

Hill ci tiene a far sapere che ha fatto i compiti

Così se andate in un incrocio potreste incontrare Papa Legba, che vi fa firmare un bel contrattino a nome del Vecchio Scratch: uno dei tanti nomi del Diavolo.
Come osa il bianco Hill giocare con divinità nere? Un bianco che gioca col voodoo è sempre roba pericolosa…
Insomma, Walter Hill ha pestato uno di quei merdoni che poi non ne esci più fuori, ma chiedo di dimenticare tutta questa roba e tutte queste polemiche: il blues se ne frega dei nomi, lui vuole solo la vostra anima!

Attento, Hill: stai giocando col Vecchio Scratch…

Inizia un road movie che scalda il cuore, ma forse è il mio ricordo a parlare: il ricordo di come questo film mi conquistò da ragazzo. A sentire i critici questa è robbetta, una storia banale sul blues come solo un bianco saprebbe fare: essendo io bianco, l’ho ovviamente trovata una bella storia.
Una storia di miserie del Mississippi come solo chi non c’è mai stato può apprezzare: è tutta finzione ma, accidenti, non è un film in fondo?

Questa sì che è una cartolina dal profondo sud

Più va avanti e più la storia si sfalda, ma non importa perché il cuore del film è la scena finale, un scena palpitante che ancora mi conquista, anche se è facile sia solo un riflesso di quando mi incantò da ragazzo.
Eugene e Willie partecipano ad una “stracciata” – curiosa scelta di doppiaggio per head cut – una gara in cui se il giovane vincerà allora il diavolo Mr. Scratch (Robert Judd) straccerà il contratto che incatena l’anima di Willie. Ma in caso contrario otterrà l’anima anche di Eugene.
Non sarà facile vincere contro il campione del diavolo, un Jack Butler intepretato dal giovane virtuoso Steve Vai indemoniato, anche se sembra più Renato Zero!

E alla chitarra… Renato Zero!

Sul finire del film posso capire tutte le critiche: vengono snocciolati concetti voodoo a casaccio, tipo il Mojo, sfruttando il fatto che nessuno finora ne ha parlato molto. Siamo nello stesso periodo di Angel Heart (1987) e i demoni del sud affascinano gli spettatori bianchi.
Inoltre nello scontro finale né Steve Vai né il pesce fuor d’acqua Ralph Macchio fanno qualcosa che possa anche solo sembrare blues: sono “semplici” virtuosismi di chitarra elettrica che non si capisce che cacchio c’entrino con la musica presentata fino a quel momento. Ma sono gli anni Ottanta e la chitarra elettrica spacca…

Sarà pure una roba “alla Karate Kid”, ma conquistò il mio cuore

Se già era incredibile pensare allo scricciolo Ralph Macchio che vince il torneo di Karate Kid (1984), lo è ancora di più pensare che possa affrontare Steve Vai alla chitarra. In suo aiuto arriva il giovane chitarrista William Kanengiser, futura stella di Los Angeles, che per il film adatta per chitarra una Marcia Turca di Mozart, dalla Sonata per pianoforte n. 11.
Kanengiser esegue il pezzo all’inizio del film, prestando le mani al protagonista, ma poi il brano viene rielaborato nel finale da Ry Cooder per una scena che continuo a considerare epica.
Kanengiser ancora in tempi recenti esegue il suo “Rondò alla turca”…

Mississippi Adventure non è un film sul blues e la sua cultura: è un film sulla passione per questi argomenti, e il bianco Macchio che con strafottenza ficca il naso nel mondo nero è lo stesso Hill che cede all’irresistibile fascino di questa cultura.
Purtroppo rimane un film minore, per non dire di peggio, molto poco stimato dai recensori del regista. Eppure per amarlo basterebbe aprire il cuore e farsi inondare dalla musica di Ry Cooder, che ci guida fino ad un crossroad dove potremmo incontrare un diavolo tentatore. La vostra anima vale 29 canzoni immortali? Sta a voi stabilirlo…

P.S.
Una delle canzoni scritte da Robert Johnson dopo il patto col diavolo è Sweet Home Chicago, suonata dai Blues Brothers al loro concerto nel film. Giusto per ricordare che quel diavolo di blues spunta fuori dappertutto… anche da chi è in missione per conto di Dio!

L.

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27 risposte a Crossroads (1986) Mississippi Adventure

  1. Conte Gracula ha detto:

    Forse non è stata apprezzata l’assimilazione degli dei del voodoo al diavolo… sul blues nemmeno mi pronuncio, non ne so proprio nulla di nulla!
    Il film non l’ho visto, ma Crossroads lo tradurrei con Crocevia, che è bello epico, rispetto a Crocicchi 😛

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  2. Denis ha detto:

    Non l’ho mai visto,passa poco in tv come anche mi sembra Broken Trail western televisivo di Hill che non ho mai capito perchè critici lo stroncano spesso cosi per far vedere che sono intelligenti, come mi disse una proferessa”chi sa fa,chi non sa insegna”.
    Comunque mi rincuora non sono solo io che non so tradurre l’inglese.
    Crossroad mi sembra anche un titolo di un film con Britney Spears

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Il film l’ho sicuramente visto perché mi ricordo sta cosa di Ralph Macchio che suona la chitarra in una sfida. Ma se devo essere sincero il film vero e proprio me lo ricordo zero. Giusto qualche flash. Urge quindi un recupero! Vediamo dove ripesco sto titolo che da come me lo hai messo giù mi intriga parecchio.

    E comunque, a proposito di bluesman bianchi, Eric Clapton (non proprio l’ultimo arrivato…) ha intitolato CROSSROADS il suo cofanetto-greatest hits dove ripercorre la sua carriera fino a fine anni ’80 (mi pare). Antologico.

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  4. Denis ha detto:

    Non e vero che i bianchi non sanno schiacciare un giocatore mi sembra di nome Brent Barry abbia vinto le gare delle schiacciate all’all star games della NBA,Cassidy sicuramente sa molto di più sul basket,me ne ricrodo uno che avevo vinto quella gara che pensavo che era un fenomeno ma era una chiavica Harold Miner

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  5. Cassidy ha detto:

    Ogni giorno passato a parlare di Gualtiero Collina è un giorno ben speso 😉 bellissimo e sentito omaggio ad uno dei più bistrattati di Hill, di Blues ho sempre saputo poco, ma qui davvero hai centrato il punto, Hill ci parla della mistica di questa musica, la musica per Hill è sempre stata fondamentale, ha sempre cercato di fare film musicali per altro andati così così al botteghino, tipo quella bombetta di “Strade di fuoco”.

    Macchio mi ha sempre detto poco, avevo dimenticato ci fosse anche Steve Vai, ma d’ora in poi sarà per sempre Renato Zero! 😀 Oh io lo dico perché ne sono convinto, Ry Cooder è uno dei compositori più sottovalutati della storia del cinema, musicista pazzesco! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Qui dà davvero il massimo, la musica scalda il cuore ed è la vera protagonista della storia. Non è un grande film, sicuramente è nato per ripetere il format “Macchio che prende schiaffi da tutti fino alla rivalsa finale” ma al di là di questo è un profondo omaggio al blues che fa innamorare.

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  6. Cumbrugliume ha detto:

    Bellissimo! L’ho visto anche io tantissimi anni fa, figurati che non ricordavo nemmeno che il protagonista fosse Ralph Macchio! Urge recupero.

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  7. Giuseppe ha detto:

    Allora siamo in due a essere voci fuori dal coro… tra l’altro, mi sono sempre chiesto quanti di quei “critici” -volutamente fra virgolette- ne abbiano mai visto più di cinque minuti, per non saper riconoscere quanto altrettanto bene funzionasse il resto del film (ecco, diciamo che comprendo di più le perplessità riguardo allo scontro Vai/Macchio, perché anch’io lì in effetti mi chiesi dove diavolo -per rimanere in tema- fosse finito il blues).
    P.S. Ralph Macchio sta pensando “E qui come la metto e la tolgo, la cera?” 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Probabilmente il match finale pagava pegno alla moda del momento, che sicuramente prediligeva la chitarra elettrica al posto di un blues del sud, quello bello sporco di dolore. Nel Novecento i grandi big penso siano sicuramente la chitarra elettrica sul fronte pop e il jazz sul fronte “intellettuale”: non mi sembra ci siano mai stati altri generi che abbiano vissuto il loro momento di gloria, a livello internazionale. In qualsiasi film, di qualsiasi genere e di qualsiasi età, quando il protagonista deve fare bella figura dice che ama il jazz: questo di Hill credo sia l’unica pellicola al mondo in cui un giovane è patito di blues… E sì che il background del genere è molto più intrigante e dalle tinte fosche, molto più sanguigno e “sporco”: è la vera musica del diavolo, per cui vale la pena vendere l’anima 😛

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  8. loscalzo1979 ha detto:

    Non conoscevo questo film vedrò di recuperarmelo che sembra davvero essere interessante.
    Su Steve Vai obbligo la citazione:

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  9. Veramente orrenda la versione in italiano, sia la traduzione che il doppiaggio.

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  10. Pingback: Mississippi Adventure (1986) | IPMP – Italian Pulp Movie Posters

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