The Mummy’s Shroud (1967) Il sudario della mummia

È arrivato in Italia il nuovo film di Tom Cruise, The Mummy, e quindi è il momento di un bel Ciclo Mummie a blog unificati (cliccate sull’immagine sotto per saperne di più).

Che tristezza assistere agli ultimi rantoli di un genere agonizzante, tenuto in vita a forza da chi in realtà è fra i principali colpevoli della sua dipartita: sto parlando dell’indigesto The Mummy’s Shroud, uno dei filmacci che rappresentano la parte oscura della Hammer.

Cominciano a scarseggiare i sostantivi da legare a “… della mummia”

Uscito in patria il 18 giugno 1967, arriva nei cinema italiani già il 14 agosto successivo con il titolo Il sudario della mummia, pronto a girare anni nei nostri cinema per poi scomparire nel nulla dall’inizio degli anni Settanta.
Ignoto all’home video, riappare in DVD dal 13 luglio 2010 grazie a Pulp Video (Cecchi Gori), che lo porta addirittura in Blu-ray dal 21 ottobre 2014.

La faccia di un archeologo quando si parla di mummie

Siano nel pieno dei rutilanti anni Sessanta, il mondo sta cambiando e molte mode stanno morendo in favore di altre: parlare ancora di mummie non è proprio la scelta più azzeccata. La stessa Hammer sta passando a titoli più dark e il coloratissimo Egitto non sembra più essere nelle sue corde.

Cioè… ma stiamo ancora qui a parlare di mummie?

Per salvare dunque un film nato morto servirebbe un inizio scoppiettante, qualcosa di potente che catturi subito lo spettatore e non gli faccia rimpiangere d’aver pagato il biglietto. Ecco l’idea vincente: un ridicolo spiegone di dieci eterni minuti prima ancora del titolo, che racconti una storia di cui non frega una mazza a nessuno infarcita di nomi ridicoli egizianeggianti e comparse imbarazzanti.
Ottimo, così è sicuro che smerdiamo completamente un intero genere!

Lo stato dello spettatore dopo lo spiegone di dieci minuti!

Dopo un mare infinito e indigesto di inutili chiacchiere scopriamo che l’eminente archeologo Sir Basil Walden (André Morell) e l’aiutante Paul Preston (David Buck) sono bloccati nel deserto da una tormenta di sabbia che li ha colti di sorpresa. Andiamo, chi mai si sarebbe aspettato una tempesta di sabbia nel deserto? Così arriva di corsa il padre di Paul, il ricco e fastidioso Stanley Preston (John Phillips), informato da non si sa chi né come, ad organizzare gli aiuti.
Presentarsi a piedi nel deserto non mi sembra gran che come “aiuto”, ma tanto la tempesta passa da sola (com’era ovvio) e tutta la scena si scopre essere solo un triste e ridicolo trucchetto per mettere insieme personaggi nella tomba egizia appena dissepolta.

Devo… uccidere… il… buon gusto!

Abbandonata la principessa Ananka al suo giusto riposo, stavolta il guardiano-mummia è legato a un faraonino, il figlio infante di un faraone spodestato: il gioco però è sempre quello. I tracotanti archeologi disseppelliscono il faraonino e la mummia s’incazza, cominciando ad ucciderli uno per uno. Fine del film.
Eh, magari fosse così veloce la cosa: prima c’è tempo per i dialoghi peggiori della storia della Hammer, roba che giustifica ampiamente il crollo della casa, roba che appanna i suoi grandi film.

L’arabo invasato, una delle grandi trovate del film, che se la evitavano era meglio…

Sapevate che esiste una maledizione dei faraoni? Nooooooo, ma non ci credo, chi ha mai sentito una cosa del genere? È solo dagli anni Venti che se ne parla: il regista e sceneggiatore (pessimo in entrambi i ruoli) John Gilling ha la geniale idea di sbomballarci ancora gli zebedei con personaggi che passano metà film a non credere alla maledizione. Figlio mio, siamo nel ’67, non puoi ancora menarcela con ‘sta roba che era già vecchia nel ’32!

Vedo e prevedo… che questa mummia ucciderà tutte le altre!

Sbagliato in ogni singolo fotogramma, il film riesce da solo ad uccidere tutte le mummie rimaste in vita e decreta la morte di un genere in realtà già morto da anni. Non so se qualcuno si sia mai sforzato, ma è chiaro che dal 1932 ad oggi non si è riuscito a trovare una seconda trama per un film di mummie, rifacendosi sempre a quell’unico soggetto. Questo prodotto Hammer infatti scopiazza i vari film che l’hanno preceduto, aggiungendo pure l’arabo pazzo e la vecchia indovina, tanto per assicurarsi ogni luogo comune esistente.

John Gilling andrebbe bendato e mummificato per aver creato ‘sta roba: più che un regista e uno sceneggiatore è stato il beep continuo che ha attestato la morte di un intero genere…

L.

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15 risposte a The Mummy’s Shroud (1967) Il sudario della mummia

  1. Denis ha detto:

    Secondo me è proprio come tipo di mostro che non funziona la mummia ma il make up costa poco!
    A l’incedere troppo lento.
    Comunque a Roma c’è il faraone (per modo di dire) El Shaarawi

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Eh, già: riproporre sempre la stessa storia non aiuta a vendere i bigl… ehi, è quello che va per la maggiore a Hollywood e la gente ci va lo stesso, al cinema!
    Chissà cosa sbagliavano cinquant’anni fa…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahha forse allora la colpa era proprio delle mummie, che non piacevano per niente 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        Considerando la lentezza del mostro classico, si presta più a scene in cui il mostro fa agguati a gente inconsapevole della sua presenza… che però è un cliché sfruttatissimo.
        Oggi sarebbe impossibile proporre quella mummia, dopo aver visto di tutto, un mostro così lento desta poca paura: ormai anche gli zombie fanno cardio!
        Certo, nemmeno dotarlo di poteri da X-Men aiuta, ti trasforma il film horror in un videoclip!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        All’epoca i mostri erano tutti lenti: considera che siamo solo due anni prima degli zombie di Romero! Proprio il lento ma inesorabile incedere crea tensione – mentre la velocità crea panico – ma bisogna essere bravi per sfruttarlo… e quindi non c’è speranza 😀

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      • Conte Gracula ha detto:

        La lentezza crea paura se non c’è via di fuga: vicoli stretti, gente all’angolo… in spazi aperti, è richiesto l’aiuto dello sceneggiatore, che scrive vittime imbranate che inciampano anche sulle coccinelle!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Per questo dico che bisogna essere bravi per certi mostri, e non a caso Romero ha usato il tema dell’assedio, che storicamente crea ansia anche in totale assenza del nemico!
        Certo che in campo aperto diventa difficile, ma già chiusi in una tomba egizia è più facile. Le idee non mancherebbero, sono i bravi sceneggiatori ad essere latitanti…

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  3. Cassidy ha detto:

    Il sudario non è quello della mummia ma quello steso sopra il genere, tracciato piatto, lo abbiamo perso. Tristezza davvero! Cheers

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Ma nell’uso del termine “zebedei” c’è il mio copyright? Ti prego, dimmi di sì! 🙂

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  5. Giuseppe ha detto:

    Ah, John Gilling ha certamente fatto MOLTO meglio sia con “Madra: Il terrore di Londra” che con “La lunga notte dell’orrore”, due titoli al confronto dei quali questo è poco più che uno scarsamente convinto film su commissione (con bravi attori -tra i quali Bernard Quatermass/ André Morell e il Whoviano Maestro Roger Delgado nella parte dell’arabo Hasmid- altrettanto scarsamente convinti)… lo vedi, ma poi francamente non ti ricordi granché.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Prima o poi dovrò affrontare i “terrori di Londra”, quel genere che Hammer ed altri produssero copiosi. Se ho visto qualcosa, è stata una visione confusa e non ne ho memoria: mi piacerebbe procedere con ordine nel “fumo di Londra” ^_^

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