Coach Carter (2005)

Continua l’omaggio a Cassidy, noto grande fan della pallacanestro a cui dedico questo ciclo di post su film che trattino l’argomento.

Il genere “coach rude ma dal cuore d’oro” porta sempre a casa il risultato, soprattutto se diretto molto bene da Thomas Carter (che non ho capito se sia parente del vero Carter di cui parla la storia).
Se Colpo vincente (1986) ha avuto così successo, parlando di un coach bianco che strapazza dei contadinotti bianchi, perché non provare con un coach nero che strapazza dei teppistelli neri? Ecco dunque Coach Carter, tratto da una storia vera e i cui nomi sono tutti veri.

Più che un coach, un idealista

Il film viene presentato a Los Angeles il 13 gennaio 2015 ed arriva nelle nostre sale già il 3 giugno successivo: la Universal lo porta in DVD dal 26 ottobre successivo: in pratica la parabola di Coach Carter dura solo un anno.

Questo allenamento farà più male a te che a me

Il giovane fenomeno del St. Francis High School è Ty Crane (Sidney Faison), che molti considerano il nuovo LeBron James. «LeBron James? Io sono l’unico Ty Crane» afferma il ragazzo ai giornalisti, dimostrando una considerazione di sé leggermente esagerata.
Il problema della squadra scolastica è la forte indisciplina che regna nel gruppo: c’è un campione e un paio di campioncini che se la comandano e gli altri girano loro intorno. Il sistema non funziona e la squadra colleziona sconfitte se piovesse.
Serve un nuovo allenatore, uno che rimetta la testa a posto ai teppistelli della squadra: serve insomma la gagliardiaggine di Samuel L. Jackson.

L’unico neo del personaggio: delle cravatte discutibili!

Tutto quello che segue è facilmente intuibile e la storia di come il coach raddrizza le corna di ragazzi scapestrati è facilmente immaginabile, ma tutto è fatto bene e con attori bravi e quindi è in ogni caso un piacere guardarlo.
L’unico bianco del gruppo – ma sembra anche della scuola – è Jason Lyle, interpretato da un esordiente Channing Tatum sempre sullo sfondo, malgrado sia un ruolo importante. L’attore ancora non ha sfondato con Step Up (2006) ma si vede che il talento grezzo è lì, sepolto sotto i muscoli.

L’unico bianco in una città nera!

Le partite giocate sono dirette molto bene e le azioni sono appassionanti anche per chi, come me, non conosce bene il gioco. Il merito è del basketball coordinator Mark Robert Ellis, ex giocatore di football che si occupa proprio di creare appassionanti sequenze di gioco sportivo in moltissimi film di serie A-B.
Ripeto, non mi intendo di basket ma rispetto ad altri film che ho visto qui le scene sembrano avere una marcia in più.

Lo spettacolo c’è e si lascia ammirare

Ciò che preme al coach Carter non è trasformare dei ragazzi in campioni, come vorrebbe la scuola e tutto il sistema che ruota attorno allo sport organizzato: li vuole trasformare in uomini, e questo purtroppo non è compatibile con lo sport.
Essere uomini significa prendersi le proprie responsabilità, mentre per chi gioca bene a basket tutto è sempre dovuto e non ci sono mai conseguenze alle proprie azioni; significa rispettare gli impegni e rispettare il prossimo, e anche qui il business sportivo va in leggera controtendenza.
Insomma, il coach Carter sembra essere l’unico che tiene ai ragazzi, più che ai giocatori, e in una città in cui la maggior parte dei ragazzi neri finisce o in galera o al cimitero, è l’unica speranza per i giovani protagonisti.

Una squadra cool… più Channing Tatum!

Come dicevo è un film totalmente scontato in ogni sua scena, eppure è una splendida visione e mi sento di consigliarlo caldamente: è girato benissimo dal punto di vista tecnico e scritto con tanto cuore, quindi non è tempo perso.

L.

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20 risposte a Coach Carter (2005)

  1. Denis ha detto:

    Purtroppo non mi piace Samuel .L Jackson , il film e del 2005,ma e della Paramount o dell’Universal?

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Bel film che riguardo sempre volentieri quando lo becco in tv e che, per me, sale sul gradino più basso del podio dei migliori film di basket (HOOSIERS e GLORY ROAD lo precedono).
    Forse un filo troppo retorico quando deve fare il serio (tipo quando i ragazzi aspettano il coach con i banchi di scuola in palestra), ma che rende benissimo il concetto di “essere una squadra” dove tutti remano o devono remare dalla stessa parte.
    Sarei curioso di capire quanto c’è di vero e quanta farina è del sacco degli sceneggiatori.

    Ultime due cose. Ma occhio allo SPOILER!
    Perfetta la scena della festa. Un gruppo di liceali con gli ormoni a mille avrebbero fatto le stesse identiche cose avendone avuto la possibilità. Scena che si chiude nel bus con la miglior battuta di tutto il film e dove Coach Carter viene zittito per l’unica volta. La seconda è il finale che non è lieto. Anzi. Sportivamente finisce male ma umanamente i ragazzi vincono. Finalmente Hollywood non deve per forza far finire un film in gloria.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Condivido in toto la chiusura dell’articolo: film scontato ma che assicura un’ottima visione. Consigliato!

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  4. Pietro Sabatelli ha detto:

    E’ passato un po’ troppo in sordina secondo me, perché nonostante una non eccelsa qualità, è un film che rivedrei volentieri, poiché è un piacevole, gradevole, intenso e sportivamente parlando interessante film 😉

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  5. Cassidy ha detto:

    Quando uno dei più forti della tua squadra è Channing Tatum ci credo che hai un problema 😉
    Scherzi a parte, perfetta analisi per un film che viene sempre citato tra i primissimi titoli quando si parla di film a tema cestistico, ma poi resta tutto sommato uno di quei film che piace anche a mia madre per il buonismo generalizzato. Infatti me lo ha consigliato proprio mia madre (storia vera).

    Funziona perché come hai prontamente sottolineato ha il cuore giusto, ma soprattutto ha Samuel L. Jackson, il suo Coach Carter è diventato una specie di mia fissa, gli sguardi ammonitori di Coach Carter sono proprio un’espressione che uso per descrivere il disappunto verso qualcuno 😉 Per assurdo anche le cravatte brutte sono azzeccate, l’idea di eleganza di molti americani è più che discutibile! Ci voleva questo titolo in questa tua rubrica che mi migliora i lunedì! 😀 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Pensa che invece io non l’avevo mai sentito nominare, o comunque se l’ho sentito me l’ero dimenticato 😛
      Tu che te ne intendi, che ne pensi delle scene sportive? A me sembrano ben fatte…

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      • Cassidy ha detto:

        Sono ben fatte sul serio, si capisce l’andamento della partita, troppo spesso nei film sul basket non si capisce nulla, vedi solo canestri a ripetizione e poi il risultato finale. Complimenti per aver individuato Mark Robert Ellis, anche tu sei un altro che legge tutti i titoli di coda 😉 Cheers

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Era chiaro che non erano scene “a caso”, così ho cercato qualche corrispestivo del coreografo nei film marziali. Ora sono curioso di vedere altri film curati da Ellis 😉

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      • Cassidy ha detto:

        Da quanto ho visto velocemente è specializzato in film sul Football, quando in un film vuoi mostrare dei giocatori su un campo da Football chiami lui. Ma evidentemente il ragazzo spazia perché ha curato le scene di Baseball per “Superman Returns” e quella di Hockey di “The Love Guru”. Cioè Love Guru era una porcheria perché hanno pagato un esperto per avere scene di Hockey credibili… Questi americani sono incredibili 😉 Cheers

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        O risparmiano al centesimo o buttano via i soldi in spese inutili: non c’è una via di mezzo! 😀
        Le scene di baseball in “Superman Returns” sono assolutamente fonamentali per la trama 😀 😀 😀

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  6. Giuseppe ha detto:

    Mai visto, ne sono sicuro… essendoci nientemeno che Samuel L. Jackson come coach me ne ricorderei eccome, in caso contrario.

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