Tall Story (1960) In punta di piedi

Continua l’omaggio a Cassidy, noto grande fan della pallacanestro a cui dedico questo ciclo di post su film che trattino l’argomento.

Il 6 aprile 1960 la Warner Bros porta nei cinema un minuscolo filmetto zuccheroso prodotto dalla Mansfield Productions: Tall Story, diretto da Joshua Logan.
Tratto dal testo teatrale di Howard Lindsay e Russel Crouse, a sua volta tratto dal romanzo The Homecoming Game (1957) di Howard Nemerov (inedito in Italia), il film arriva nelle nostre sale il 7 ottobre dello stesso 1960 con il titolo In punta di piedi e il lancio «il film più delizioso dell’anno».
La A&R Productions lo porta in DVD dal 9 maggio 2012.

Un passaggio su RAI3

Questa è la storia di due “alti” (da cui il Tall Story del titolo originale): la frizzante ragazza pon pon June Ryder (una 23enne Jane Fonda) e il campione di basket della scuola Ray Blent (il 28enne Anthony Perkins).

Giusto per dare un’idea di quanti anni ha il film…

June è molto intraprendente e si iscrive a tutti i corsi che segue il dinoccolato e timidone Ray, perché è una ragazza moderna e, a sua detta, le ragazze moderne vanno a scuola solamente per trovare marito.
Ok, mi sa che questo film sarà leggerissimamente impregnato di moralità d’altri tempi…

Qualcosa mi dice che è un film leggermente datato

Lui è un secchione imbranato ma è anche il divo del campus, ed è il favorito per affrontare una squadra di russi in trasferta. Visto che negli anni Sessanta la conoscenza sovietica dell’americano medio è così sotto lo zero che lo zero non lo vede neanche in lontananza, la squadra di pallacanestro russa si chiama… The Sputniks!
In fondo il primo Sputnik era stato lanciato nell’ottobre 1957 quindi era notizia “fresca”, e già il dicembre successivo Totò in Totò, Vittorio e la dottoressa (1957) metteva in guardia dai pericoli di un crollo sulla Terra del satellite russo: non è piacevole guardare in alto ricevere uno Sputnik in un occhio!

In questa università c’è una leggera passione per il basket

Dopo una storiella d’amore imbarazzante, il fulcro del film è tutto nel fatto che Ray non ha i soldi per comprare la roulotte dove andare a vivere con June, e viene contattato da misteriosi figuri con una proposta indecente: se perde la partita con i russi, riceverà un bel mucchio di soldi.

Dopo un’ora di ridicola storia d’amore, dovrei giocare…

Ovviamente Ray è più retto di un intestino quindi preferisce farsi bocciare che partecipare alla partita, così poi da mettere in scena un ridicolo esame negli spogliatoi prima di lasciare il campione entrare in campo.

Tutti pronti per la partitona

A risolvere la situazione ci pensano infatti due co-protagonisti che sembrano uscire da un film comico degli anni Venti, se non fossero i Sessanta. Il pizzettuto e sanguigno professore di filosofia Leo Sullivan (Ray Walston) e il panciuto e pacioso professore di chimica Charles Osman (Marc Connelly).
Questi due sono solo malgrado gli angeli custodi della coppietta di ragazzi e risolvono loro ogni problema in una quantità di melassa amorosa da cariarsi tutti i denti in una botta sola.
Negli ultimi 30 secondi di film Ray fa duecento canestri da solo, la squadra avversaria semplicemente smette di esistere, e salva la partita. Che sorpresa, eh?

Vince da solo l’intera squadra con una mano sola

Un tipico film hollywoodiano d’altri tempi, invecchiato malissimo e che sembra anzi molto più preistorico di quanto non sia. I personaggi non esistono, sono imbarazzanti macchiette che si agitano scompostamente sullo schermo e si mettono in posa a favore di camera: hanno ragione a farlo, entrambi gli attori sono giovani e affascinantissimi, ma i personaggi in pratica sono dei cartonati venuti male.

Giovani divi dell’epoca in posa

Moralità a go go e bacchettonismo all’americana a livelli elevati. Ah, e a un certo punto c’è pure un po’ di basket, ma giusto una spruzzata.
Insomma, uno dei tanti film da dimenticare e dimenticati della Hollywood dei tempi andati.

L.

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20 risposte a Tall Story (1960) In punta di piedi

  1. cumbrugliume ha detto:

    Chi non salta russo è!

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Vorrei sapere questo dove te lo sei andato a pescare!
    Filmone classico della Hollywood anni ’60 con tutti gli stereotipi del caso. Jane Fonda sempre bellissima…

    Piace a 1 persona

  3. Denis ha detto:

    Una volta ha incontrato 3 russe,erano tutte patonze non capiscono niente gli americani!
    Propaganda persistente ancora oggi sono rimasti a 50 anni fa!

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  4. Cassidy ha detto:

    Questa davvero è una chicca che solo le tue doti di investigatore potevano andare a ripescare! Non faccio nemmeno finta di averne mai sentito parlare, quindi ulteriori punti a referto per questa tua rubrica cestistica che migliora di settimana in settimana 😀

    Mentre leggevo pensavo, beh allora anche Anthony Perkins ha fatto qualche ruolo leggero, invece niente, è sempre il solito tristone, bravo quanto vuoi ma sempre imbalsamato (questa parola sembra un lapsus Hitchcockiano ora che ci penso!), però bisogna dire che per il ruolo del giocatore di basket degli anni ’60 ha davvero tutti gli stereotipi: Alto, smilzo, capelli pettinati con la riga.

    Anche dal punto di vista cestistico, uno stereotipo in un film pieno di stereotipi insomma 😉 Cheers

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      All’inizio speravo in un po’ più di basket, ma poi vista la qualità è stato meglio così. Perkins ha la massa muscolare di uno scoiattolo, penso che per le riprese hanno usato una palla di gomma piuma perché una vera palla da basket l’avrebbe ucciso! 😀
      Comunque già in questi anni Sessanta si parla di universtià che puntano tutto sul gioco e poco sui voti scolastici: questa addirittura nel campus ha la statua di un cestista 😛

      "Mi piace"

  5. Conte Gracula ha detto:

    È molto femminista, andare a scuola per trovare marito. Poi immagino che la fanciulla avrà steso il divo del basket con la sua clava, per portarlo nella sua tetra caverna rosa…

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  6. benez256 ha detto:

    Mamma mia che donna Jane Fonda…da quando è nata ad oggi è sempre rimasta di un fascino incredibile…

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  7. Giuseppe ha detto:

    Ray è “più retto di un intestino”… quanto avrei voluto dirla io, questa 😀
    Non mi stupisce che abbia sbaragliato da solo la squadra avversaria: chi mai avrebbe osato mettersi contro Norman Bates? 😉

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  8. Kukuviza ha detto:

    Il Mereghetti la definisce “commediola lieve e garbata”. Deve aver dimenticato il “paleolitica”.

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  9. Pingback: In punta di piedi (1960) | IPMP – Italian Pulp Movie Posters

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