Angel Fist (1993) Vendetta marziale

Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
L.

Nel frizzante mondo dei film d’azione, rigorosamente trash, si aggira un’anomala entità antropologica: la protagonista femminile che mena le danze e qualsiasi cosa si libri nell’aere. Qualche curioso “esemplare” di siffatta specie? Mi vengono in mente l’inflazionata e alquanto odiosa Cynthia Rothrock, quell’accumulo gravoso di muscoli che risponde al nome di Sue Price e la più longilinea Karen Sheperd che si è anche “appropriata” di un ambizioso titolo cinematografico come Terminator Woman. Ora, qualche altra donzella ha il pass di ingresso per questo ristretto Olimpo di botte in salsa rosa?

Quante simpatiche frescacce…

Dunque, dopo aver spulciato pellicole invereconde, avrei trovato una candidata: trattasi della compianta Catya “Cat” Sassoon. [Per saperne di più, rimando al mio ciclo Martial Girls. N.d.R.]
Professione modella: punto a suo favore. Conversione al cinema action non durevole ma piena di quella melma filmica che a noi garba tanto: altro punto a suo favore.  Propensione al nudo, a differenza delle attrici citate prima, elevata: ok, ha vinto tutto, gioco, partita, incontro. Tuttavia, per avallare ulteriormente la sua promozione zinefila, dobbiamo sorbirci almeno una pellicola che la vede protagonista: punto deciso su Vendetta marziale, lungometraggio del 1993 per la regia di Cirio H. Santiago.

Se un film si giudica dalla grafica del titolo…

I primi minuti sono onesti, nel senso che fanno subito capire a quale obbrobrio stiamo andando incontro: innanzitutto siamo nelle Filippine dove sono in atto proteste contro le basi USA e a guidare la sommossa c’è un’organizzazione di sinistra che si chiama “Brigata nera”. Come come come? A questo punto mi immagino che il loro leader possa appellarsi Benito Stalin. In secondo luogo, quando dei reporter chiedono ai politici americani un quadro della situazione, questi affermano di dover rivedere la loro posizione a seguito dell’eruzione del vulcano: solo io fatico a trovare un nesso logico? Infine, assistiamo all’uccisione di un colonnello stelle & strisce da parte dei terroristi citati sopra, uccisione eseguita con armi così palesemente gommose che mi aspettavo che a fine missione se le pappassero per cancellare le prove.
Ripeto: sono solo i primissimi minuti. E già tante gioie.

Una donna di classe in un film di classe

Le gioie proseguono perché, dopo brevi spezzoni di match femminili, le telecamere sornione si spostano nello spogliatoio con l’esclusivo intento di regalarci nudi integrali e pulzelle che si schizzano l’acqua giocose dopo essersele date di santa ragione. Senso della sequenza rasente allo zero ma chi ha il coraggio di lamentarsi? Intanto il temerario Santiago prova ad abbozzare un minimo di trama: quando tale Kristie Lang  viene fatta fuori per aver assistito all’assassinio di inizio film, giunge in loco, per far luce sull’accaduto, la sorella, ossia la nostra Cat che qui interpreta Katara “Kat” Lang, poliziotta di Los Angeles.

Una poliziotta tutta d’un pezzo (di silicone)

La prima scena che la vede protagonista (sul suolo americano, antecedente alla partenza) è già abbastanza memorabile: in una casa sono asserragliati dei criminali latino-americani il cui linguaggio i doppiatori hanno pensato bene di rendere semplicemente mettendo la “s” finale ad ogni parola: “Preparamos”, “Mascheras, “Rapidos”. Magnifico: era dai tempi de Il ciclone, che non mi divertivo così. Inoltre, quando la nostra giunge a destinazione, mostra subito il suo lato superomistico ponendo fine ad un lungo e infruttuoso assedio delle forze dell’ordine sfondando una finestra “di calcio volante” e impacchettando i cattivi in men che non si dica. Semplice, no?

«Cause we are living in a martial world / And I am a martial girl»

La vita sembra cambiare in terra asiatica visto che tutti i filippini le danno della “pu**ana” ma bisogna ammettere che lei si presenta con vestiario e labbra gonfie da peripatetica di basso bordo, oltretutto fumando come una ciminiera. Mica è finita qui: inizia le indagini in un locale di spogliarelli, si fa ospitare da uno sconosciuto (che dorme nel letto con un orsacchiotto) e, per cambiarsi d’abito, gli si spoglia davanti. Insomma, cari filippini, siete un popolo che ha il dono della veggenza, senza dubbio.
Cat comunque non perde tempo e, per scoprire gli assassini della sorella, si iscrive al torneo di arti marziali a cui questa avrebbe dovuto partecipare: ecco, forse era meglio se effettivamente partecipava la  “fu” Lang considerato che, durante gli allenamenti, la protagonista si alterna così tante volte con la controfigura da sembrare Shang Tsung quando cambia identità. Pazzesco.

Scene che fanno male alla marzialità

Cara Sassoon, mi pari molto più a tuo agio nell’onnipresente sequenza sotto la doccia, sequenza tra l’altro seguita da un combattimento “come mamma l’ha fatta” (contro tizi delle Brigate nere che vogliono eliminarla) invero godurioso. Da questo punto di vista la goduria continua perché, dopo attimi di torneo incredibilmente sciapi, ci ritroviamo (ancora!) negli spogliatoi femminili dove, peraltro, le zinne missilistiche della nostra fanno la loro porca figura. In tutti i sen(s)i.

I capelli fanno parte della divisa da comabttimento

Come se non bastasse, mentre l’organizzazione anti-USA continua a uccidere con le sue armi gommose, Cat pensa bene di dare una svolta alle indagini… andando a letto con lo sconosciuto incontrato agli albori del lungometraggio (di nome Alcatraz… Alcatraz???).

Il combattimento finale più pazzo del mondo

Il che ci porta ad una considerazione: nonostante un film in cui, eccetto una parte finale discretamente movimentata, la cosa più marziale… è il titolo, la Sassoon è comunque meritevole di entrare nell’Olimpo citato inizialmente. In ossequio alle sue qualità. E non intendo quelle marcatamente marziali, ma forse lo avevate intuito.

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

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16 risposte a Angel Fist (1993) Vendetta marziale

  1. Vincenzo ha detto:

    Io mi sarei fermato al titolo scritto con la Word Art 😁😁

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Inserire Shang Tsung nel cast è un’idea strepitosa: hai gli stunt, gli effetti speciali e tutti i caratteri che ti servono!
    Purché dopo non dica vittoria sfolgorante…

    Piace a 1 persona

  3. Cassidy ha detto:

    Boh ma cosa devo dire, tra lo spagnolo in stile “Il ciclone” e la material martial girl sono morto dal ridere, devo smetterla di leggervi sul bus la mattina, ormai lo sanno anche i controllori che il giovedì un pazzo se la ride sui mezzi mentre legge cosa sfornate tu e Willy 😉 Cheers

    Piace a 2 people

  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Didascalie graditissime come sempre e mi ero dimenticato di aggiungere che questo film, come si evince tuttavia, è ricco di materiale per lo zinnefilo! 🙂

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  5. Giuseppe ha detto:

    Riguardo alla conclusione del tuo post, Willy, ovviamente avevo capito benissimo: non di arti marziali si tratta, no. Qui siamo su tutt’altro pianeta e, non essendo Marte, si deve parlare più propriamente di arti VENEREe, no? E, in fondo, nemmeno mi stupisce più di tanto che la nostra (sili)C(on)at, stranamente apostrofata da ogni filippino con quel misterioso termine di cui è difficilissimo indovinare le lettere mancanti, si sia lasciata andare col tenerone “orsacchiottato” dal nome carcerario… infatti, chi meglio di uno che di nome fa Alcatraz poteva riuscire a IMPRIGIONARE il suo cuore?
    Adesso, però, torniamo al problema iniziale riguardante il nome della brigata, effettivamente assai poco di sinistra. Come risolviamo la contraddizione? Beh, alla base di tutto ci potrebbe essere un’amara quanto realistica riflessione sull’effettiva portata dei risultati dell’agire da parte di suddetta organizzazione:
    “Pensavamo a una brigata rossa qui, nelle Filippine, capace di combattere con successo il dilagare dell’imperialismo americano guidando sommosse popolari contro le loro basi insediate sul nostro territorio… ecco, come la vedete?”
    “Sommosse popolari guidate da una parte e gente comunque più addestrata e armata di noi dall’altra? Mah, la vediamo nera!”
    Per non parlare dell’arsenale di temibili armi di gomma, adattissime allo scopo di CANCELLARE i nemici dalla faccia della terra…
    Ma, si dirà, dove può mai stare poi il potere deterrente di un’eruzione vulcanica nei confronti della politica USA? E’ forse l’unica cosa la cui paura davvero LAVA le coscienze dei suoi rappresentanti in una situazione fattasi troppo INCANDESCENTE per loro, col rischio di vedere ridotte in CENERE le future rispettive carriere? Ah, saperlo! E, soprattutto l’avesse saputo almeno lo sceneggiatore! Que ses non altros, pequenos esfuerzos pruebas a fares en favores des nosotros espectadores (adesso la pianto col fintos espagnolos da doppiatore) in seguito con l’alternarsi di fiacchi match di lotta senza senso e solleticanti scene da spogliatoio da risveglio dei sensi, mirando forse a dimostrare quanto davvero Cat si trovi più a suo agio nel combattere coi rubinetti dell’acqua fredda e calda della doccia (o con gli armadietti degli spogliatoi) che non su di un ring. Un modo per evitare possibili figure (o, nel caso specifico, pure controfigure) barbine, insomma, e la sua biottaggine nelle succitate scene non farebbe altro che sottolineare quanto questa sia la NUDA verità pure se, per correttezza e per il sollazzo (non si parta subito con le facili allusioni) del pubblico, dobbiamo almeno riconoscerle nel combattimento a mani nude una particolare abilità: quella di non lasciar nude solo le mani…
    Quanto al regista Santiago, beh, in vita sua è stato così coraggioso da non passare mai all’anagrafe e accettare di continuare a chiamarsi come una ben nota marca di un altrettanto ben noto ortaggio… così, come se avesse voluto consigliarci lui stesso quello che avremmo dovuto tirargli dopo aver visto questo filmaccio 😉 😀

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