Chuck Norris 17. The Delta Force (1986)

Abbiamo salvato due volte i soldati prigionieri in Vietnam: vogliamo fare una puntatina pure in Israele?

Seguite questo ciclo a vostro rischio e pericolo!

Giugno 1985. Degli integralisti islamici dirottano il volo TWA 847 sui cieli della Grecia, tenendo l’aereo e tutti i passeggeri in ostaggio per due settimane. La situazione si risolve senza vittime perché Israele rilascia 700 prigionieri in cambio dell’incolumità dei civili sull’aereo: non è una soluzione da sbandierare in giro, proprio mentre il Presidente degli Stati Uniti grida “Guerra al terrore” ad ogni discorso. Non si tratta coi terroristi, non si scende a patti, non si liberano prigionieri pericolosi solo per non far morire gente innocente: la realtà ha bisogno di essere filtrata attraverso un film.
Un mese PRIMA dagli eventi, Menahem Golan aveva iniziato la produzione di uno dei film più esplosivi della sua Cannon, le cui riprese si svolgeranno fra settembre e novembre di quel 1985: The Delta Force. Come faceva il celebre cineasta di Tiberiade a sapere prima del dirottamento? Alla fine del pezzo fornirò la mia ipotesi…

Un titolo che ha fatto storia

Intanto la Fox fa uscire Commando (ottobre 1985), il più grande film di sempre di Schwarzenegger, una storia che dice tutto ciò che gli americani pensano sui rapimenti e sul terrorismo in generale: quando un cattivone ti minaccia gongolando, forte del suo potere, tu digli «Sei simpatico, per questo ti ammazzerò per ultimo». E poi lo ammazzi per primo.
Israele non era certo nuova al “cinema del terrorismo”, basti citare il celebre La notte dei falchi (Operation Thunderbolt, 1977) scritto e diretto dallo stesso Golan e ispirato ad un altro vero dirottamento aereo. In questo film però due star dell’epoca – Klaus Kinski e Sybil Danning – fanno la parte di terroristi e quindi la sceneggiatura cerca di dar conto anche di ciò che pensa il “nemico”: negli anni Ottanta questo non è più accettabile, e i terroristi diventano semplici mostri disumani senza quasi raziocinio.
L’America ci ha insegnato che l’unico scambio possibile coi terroristi è quello di piombo caldo.

da “La Stampa”, 30 aprile 1986

Otto milioni di dollari di budget (ma IMDb dice 12), 250 membri del cast e mille comparse. Soldati israeliani ed ex forze speciali americane vengono tutti coinvolti nella lavorazione, sia davanti che dietro lo schermo.
The Delta Force esce negli Stati Uniti il 14 febbraio 1986 pronto a cambiare per sempre lo stile dell’action di genere. Ricevuto il visto censura italiano il 24 aprile 1986 (con il solito divieto ai minori di 14 anni che scomparirà nel 1991), Delta Force senza articolo arriva il 3 maggio successivo nelle sale italiane preceduto da mesi di clamore, dovuti al fatto che tutti i giornali dal 1985 citavano questa “delta force” americana chiamata a risolvere i problemi più spinosi.

Locandina dell’epoca da IPMP

Distribuito in VHS Multivision dal marzo 1989, sia la stessa Multivision che la compianta Stormovie lo presentano poi in rare edizioni DVD difficili da datare, mentre la Hobby&Work presenta nel 2010 l’edizione MGM del DVD nella collana “Chuck Norris il Mito”. La MGM lo porta in Blu-ray dal 27 febbraio 2014.
Dal 16 aprile 1988 inizia la sua lunga vita televisiva sulla mitica Odeon TV.

Il bonaccione Robert Forster nel ruolo del perfido Abdul

Menahem Golan costruisce un perfetto film di transizione, un vero e proprio Frankenstein cinematografico che cuce insieme il passato e il presente dell’intrattenimento di genere.
Così per la prima ora assistiamo ad un gruppo variopinto di passeggeri – interpretati da alcuni nomi storici del cinema – che appena saliti a bordo di un aereo si ritrovano ostaggio del terrorista Abdul, che non a caso è interpretato da Robert Forster: uno dei volti celebri della serie B cine-televisiva.
Questa prima ora strizza entrambi gli occhi – e anche un orecchio – ai grandi successi dell’intrattenimento anni Settanta: i film catastrofici. Abbiamo così George Kennedy che è vero e proprio simbolo delle catastrofi aeree, visto che è nel cast di ben quattro titoli della serie Airport, ma abbiamo anche Shelley Winters, attrice dalla sterminata carriera ma che è nota principalmente per la sua impegnativa scena subacquea ne L’avventura del Poseidon (1972).

Martin Balsam, Shelley Winters… e Panorama!

Non va dimenticato il genere nazisploitation, anche se in realtà una produzione israeliana potrebbe non gradire questo tipo di intrattenimento. Ma Golan non sta mica girando un documentario per le scuole: lui ci va giù duro, più duro di Hollywood..
Così uno strepitoso Martin Balsam viene chiamato a fare un ruolo minuscolo ma titanico: un ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio. Non viene specificato ma vediamo delle cifre tatuate sul suo braccio, e insieme a noi le vede la hostess, interpretata dalla algida Hanna Schygulla. Che è originaria della tedesca Königshütte (o Chorzów, visto che oggi è una città polacca)… dove c’era un distaccamento del campo di Auschwitz.
I due personaggi si guardano, i due attori si guardano e non c’è bisogno d’altro: è una scena di pochi secondi, muta, che vale oro: ha una potenza a cui raramente un film di genere può pensare di arrivare.

L’algida e splendida Hanna Schygulla

L’apice però è ancora da venire, perché ad un certo punto – rifacendosi a quanto purtroppo le cronache giornalistiche ci informano avvenire sul serio – i dirottatori chiedono ai passeggeri ebrei di raggrupparsi, separandosi dagli altri. E il perfido Abdul chiede alla hostess di chiamare i passeggeri con cognome ebreo.
Hanna Schygulla fa solo una piccola parte ma indimenticabile, perché il suo personaggio può accettare un dirottamento… ma chiede che le venga risparmiato, a lei tedesca, di chiamare degli ebrei all’olocausto.
È una scena terribile e potente che davvero non mi aspettavo in un film dichiaratamente di genere e anzi di intrattenimento di grana grossa: vuoi vedere che questo Golan è un genio incompreso?

Tipico terrorista dirottatore dalle sopracciglia unite…

L’ora “seria” arriva alla fine, ogni debito con il cinema duro degli anni Settanta è pagato, ora basta. Ora arriva la gagliardiaggine anni Ottanta. Ora arrivano gli eroi maschi senza rischio – e pure col fischio.
Seguendo i titoli di tutti i giornali del mondo, che parlano di questa grandiosa Delta Force, si entra nella seconda metà del film assistendo ad una vecchia volpe come il colonnello Alexander, che traina la nuova generazione di action heroes. Interpretato da un mito come Charles Bronson… o no?
La rivista “Hollywood Reporter” del 10 maggio 1985 annuncia che Bronson sarà co-protagonista di questo film, diretto da Joseph Zito: purtroppo entrambi i nomi sfumeranno via molto presto: già ad agosto la stessa rivista informa che Zito è stato sostituito da Golan e che Bronson non ci sarà, impegnato nelle riprese de L’esecuzione… una storia vera (Act of Vengeance, 1986). Chi mai lo potrà sostituire?

A regazzi’, vai avanti tu che io so’ stanco…

Lee Marvin è alla fine della sua corsa. Morirà d’infarto il 20 agosto 1987 ma già quella fine 1985, durante le riprese di questo che sarà il suo ultimo film, è un uomo fragile, malato e stanco: il fantasma di ciò che è stato.
E questo è un altro pezzo che il Dottor Golanstein cuce addosso alla sua creatura: Lee Marvin è il simbolo perfetto dell’action da duri degli anni Sessanta e Settanta, è il simbolo dell’eroe rude ma dal cuore d’oro che ha incantato milioni di spettatori. Chi meglio è in grado di introdurre un tipo d’eroe totalmente diverso? Un eroe che non sa recitare né sa parlare: sa solo fare il gagliardo, e nessuno gli chiede altro.
È il momento che entri in scena Chuck Norris.

Chuck Norris non va mai in giro a mani vuote…

Risulta davvero incredibile che dopo una scena potente che ci ricordi lo sterminio nazista, un’altra che ci ricordi come i terroristi rimpiangano che Hitler abbia ucciso troppo pochi ebrei, dopo un’intera ora di film nella morsa del terrore che ricorda gli stessi fatti che la cronaca mostra ogni giorno… arriva la barba di Chuck Norris…

Nella sua biografia del 1988 il nostro eroe afferma che la sceneggiatura di questo film sia nata da una sua idea – come dice sempre! – buttata giù mentre nel giugno del 1985 assisteva ai TG che informavano della crisi degli ostaggi della TWA: peccato però che la produzione del film sia iniziata nel maggio precedente, con plausibilmente già un soggetto in mano.

«Avevo con la Cannon un contratto per fare altri film, così chiamai Menahem Golan, presidente della compagnia, e gli dissi che volevo fare un film in cui la Delta Force liberava i prigionieri. Gli raccontai le mie idee, e sia Menahem che Jim Bruner scrissero la sceneggiatura.»

Oh, a volte la combinazione: le idee condivise da Chuck erano totalmente identiche al film  La notte dei falchi (1977) scritto dallo stesso Golan, ma proprio uguali uguali!
Se davvero questa telefonata è mai avvenuta, mi piace immaginare la faccia di Golan che sghignazza mentre questo tizio barbuto cerca di insegnargli un mestiere che lui già porta avanti da dieci anni.

Il mito è servito!

Anche qui abbiamo una piccola transizione. Norris è “nato” implume poi ha scelto i baffoni come segno distintivo per i suoi film più o meno marziali: con Una magnum per McQuade (1983) spunta quella barba che da allora sarà sempre suo marchio di fabbrica. E in Delta Force ricorda a tutti che non è più l’attore salterino e volenteroso di fare dei suoi primi film: ora è l’eroe muto e corrucciato che si muove il meno possibile e fa solo una tecnica marziale a film, sbagliandola. (Qui il suo calcio rovesciato finale è talmente brutto che lo stuntman davanti a lui fa fatica ad assecondarlo!)

Una delle orribili tecniche che hanno reso Norris famoso

Quando entra in campo la Delta Force ogni credibilità scompare: vediamo soldati che sembrano usciti dai fumetti dell’epoca, tutti tirati a lucido in tutine, con moto e dune buggy per essere più fighi, sebbene siano entrambi mezzi del tutto ingiustificati. Ma il meglio sono le moto “truccate”, con gadget che farebbero impallidire James Bond: missili e mitragliatrice sul volante… e bombe dal tubo di scappamento!
Va ricordato che gli anni Ottanta sono il decennio delle moto fighe al cinema, quindi si può perdonare questa imbarazzante scelta.

Mai attaccare Chuck Norris alle spalle, perché ti spara col culo!

Malgrado le locandine italiane strombazzino «Tutto ciò che vedrete in questo film è realmente accaduto», con la prima metà del film scompare ogni apparenza di “denuncia sociale” o di instant movie su scabrosi fatti di cronaca attuale. Il Dottor Golanstein aggiunge alla sua creatura una parte nuova che sarà la protagonista degli anni Ottanta e cambierà tutto il cinema: la cazzata spettacolare, che più è assurda più piace.
Tutti gli attori scompaiono lasciando Norris come unico protagonista del film, affiancato dal mitico Steve James, vero “black samurai” dell’epoca che sarebbe diventato un idolo marziale se un maledetto cancro non l’avesse portato via a 41 anni…

Tre generazioni di action heroes (© 1986 MGM)

Menahem Golan crea il perfetto film di transizione fra un passato drammatico – se non tragico – e un presente che combatte la realtà a forza di gagliardiaggine: trasforma il terrore “reale” in divertimento pacchiano, e rivoluziona il cinema con le sue sole mani. Dalla metà degli anni Ottanta tutti devono fare i conti con il cinema secondo Golan, che piaccia o meno: la parabola della Cannon sarà davvero breve, in confronto alle case americane storiche, ma il suo impatto nel mondo di genere sarà potente e deflagrante.
E la barba di Norris è pronta a dominare l’universo…

L.

P.S.
La realtà ha il pessimo vizio di ripetersi sempre identica. Sebbene infatti questo film si rifaccia a veri eventi del 1985, scopro che la prima ora è una fotocopia del citato La notte dei falchi (1977) di Golan, che però era stato fatto per raccontare un dirottamento aereo del 1976, quello di Entebbe, con le stesse identiche modalità.
O la realtà tende a ripetersi e i dirottatori si comportano sempre allo stesso modo… o era Golan a dirottare gli aerei per farci dei film!


Bibliografia

  • Cinematic Terror: A Global History of Terrorism on Film (2015) di Tony Shaw
  • Terrorism, Media, Liberation (2005) a cura di John David Slocum
  • Terrorism in American Cinema: An Analytical Filmography, 1960-2008 (2009) di Robert Cettl

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35 risposte a Chuck Norris 17. The Delta Force (1986)

  1. Cassidy ha detto:

    Grazie! Grazie grazie grazie! Finalmente qualcuno che lo dice che la scena della hostess è un apice! Ohh era ora! 😀 Non voglio esagerare ma il dramma dell’olocausto arriva molto più in questa scena in un film grezzo e molto “America Fuck Yeah!” (Cit.) che in tanti altri film più pettinati.

    Analisi perfetta di un titolo storico, il vero responsabile della mia (insana) passione per le moto “Sparanti”, da bambino mi esaltava più la presenza legnosa di Lee Marvin che i calci e la barba di Chuck Norris, di cui questo è il film più famoso, ma mi spiace, per me sarà sempre quello che le prendeva da Bruce Lee 😉

    Le moto, le dune buggy con i mitra, questo film mi faceva impazzire da bambino è la cosa più vicina ad un film sui G.I.Joe che sia mai stato fatto, poi la colonna sonora, il tema principale del film oltre ad essere uno dei miei preferiti di Alan Silvestri (non proprio l’ultimo della pista) è ancora tra quelli che ascolto più spesso, nella mia lista di brani più ascoltati su youtube è in altissimo. Erano due anni che volevo rivedermelo, dopo questo post lo farà sicuramente! 😉 Cheers

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  2. Denis ha detto:

    Golan è un genio ha capito che agli americani non interessano le ragioni dell’altre parte nel dubbio meniamo,mi sembra che poi la colonna sonora sia di Alan Silvestri e i mezzi della Delta Force hanno i fari blu e se non sbaglio Chuck Norris mi sembra doppiato da Oreste Rizzini(Micheal Douglas e Bill Murray).
    Ma Norris all’epoca aveva gia 45 anni

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Tutti in piedi per Lucius! Applausi a scena aperta e mano sul cuore quando si parla della Cannon di Golan.
    Dio solo sa quante volte ho visto questo film! Ogni mese lo davano a ripetizione su Telepadova (ora 7Gold) e su altre reti locali assortite. Però non avevo mai riflettuto su come il film della Cannon è stato lo spartiacque tra il cinema action. Dopo questo, effettivamente, il genere action non fu più lo stesso. Ora devo riguardamelo per forza, non si scappa!
    Ricordo la nettissima divisione del film. Una prima metà con un crescendo di tensione dove i cattivi sono il peggio del peggio che ci sia sulla facccia della terra, mentre i buoni con Marvin e Norris in testa sono gli eroi lindi e pinti senza macchia e senza paura. Nel mezzo ci sono i dirottati tutti più o meno ben caratterizzati (va bene la hostess, ma il prete che dice di essere ebreo come Gesù dove lo mettiamo?). Come si fa a non tifare per gli americani che vengono a salvare gli innocenti da questi mostri? Pura propaganda anni ’80. E infatti nel secondo atto il cambio di registro è palese: Chuck contro tutti. Uno a uno. E il finale con lui che prima fa esplodere il boss con il missile della moto e poi se ne sale sull’aereo in corsa. Divino Chuck! Ogni maschio occidentale tra i 12 e i 99 anni avrebbe voluto fare quella scena al posto suo.

    Il mio unico appunto al film è che se non avessero fatto la secondo parte in stile “tamarra”, probabilmente non avremmo il mito Norris. Però con una seconda parte un filino più misurata, dove il team (guidato sul campo da Chuck nostro) stanava i dirottatori con un piano elaborato ed efficace, forse avremmo avuto tra le mani il massimo film action possibile. Tiè, alla fine ti posso concedere che il capo dei dirottari (che magari scappa da vigliacco, così i cattivi sono pure cag@sotto) venga fatto saltare in aria dal missile della moto, ma non che sia un one man show sborone.

    P.S.: scusate gli errori ma oggi commentare per me è un casino…

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio e condivido l’entusiasmo. Penso però che fosse impossibile avere Norris e non fargli fare lo sborone: aveva già conquistato tutti gli americani con “Missing in Action” e aveva già creato il suo mito personale, quindi per fare qualcosa di più “realistico” l’unica era trovare un altro attore 😛
      Per il resto sì, un film unico e inimitabile che ha segnato se non addirittura contribuito a creare gli anni Ottanta. E la Cannon, che con quel decennio è strettamente fusa.

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    • Fra X ha detto:

      Nella prima parte in verità quei due non erano mica il peggio del peggio. Sulla seconda concordo. Bastava mantenere un pò di complessità della prima!

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Il dottor Golanstein me lo ricorderò finché campo. Il film non l’ho visto, ma sospetto che cambiare genere in questo modo potrebbe farmele girare: cambiare genere di storia in corsa è difficile, se la transizione non è impeccabile, ti ritrovi in mano due film che accidentalmente hanno gli stessi interpreti 😛

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  5. Giuseppe ha detto:

    “Mai attaccare Chuck Norris alle spalle, perché ti spara col culo!”… beh, oltre ad essere un’indiscutibile pietra miliare della Cannon (che, ci scommetto, la maggior parte di noi ha visto un numero di volte non inferiore alle lettere che ne compongono il titolo), adesso con la tua brillante didascalia Delta Force è entrata di diritto nella galassia dei Chuck Norris Facts 😀
    Potremmo anche vederlo come due film in uno: parzialmente action e con una buona tensione il primo, pur con tutti gli stereotipi del caso, addirittura quasi “impegnato” in alcuni suoi momenti (per via della coppia Balsam/Schygulla) e totalmente action il secondo, cucito su misura per le sboronate presenti e future di Chuck Norris oltre che pagante pegno (come giustamente noti) alla moda delle moto fighe dell’epoca: nello specifico, ad ogni visione il mio primo pensiero andava sempre a Street Hawk – Il falco della strada…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Noooooo ma davvero siamo cresciuti insieme: volevo citare proprio Street Hawk ma avevo paura che poi nessuno capisse il riferimento! ^_^
      Addirittura io, geneticamente immune al fascino dei motori, in quegli anni mi appassionai fortemente alle moto: le fuoristrada erano presenti in un gran numero di film e telefilm, e poi c’erano le moto “pompate” di gadget che erano da sogno. Se ti ricordi, ad un certo punto pure “Supercar” aggiunse il personaggio dell’amico di Knight con la moto: persino in una serie fortemente automobilistica si sentiva il bisogno di cavalcare la moda delle moto!

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      • Giuseppe ha detto:

        Ah, l’amico motorizzato di Michael! In effetti, era una scelta obbligata: andando sempre in macchina si rischia di diventare sedentari… insomma, mancanza di moto 😀
        Ricordo anche un film di Fred Olen Ray del 1987 con nientepopodimeno che un giovane Jeffrey Combs, Martine Beswick, Martin Landau e lo sfortunato stuntman Dar Robinson fra i nomi principali del cast: Cyclone – Arma mortale, con una moto che non era da meno di quella del “falco” Rex Smith (a proposito, della colonna sonora dei Tangerine Dream ne vogliamo parlare? Non ha perso il minimo smalto dopo trent’anni e passa)… 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Mmmmm che voglia di rinfrescare quel periodo, quelle sonorità e quelle tematiche… Sei davvero un diavolo tentatore, anzi… motorizzato 😀

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  6. loscalzo1979 ha detto:

    Chuck Norris Approva.

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  11. Fra X ha detto:

    Rivisto dopo anni ed anni! Effettivamente strambo! Prima parte seriosa con i due terroristi pure caratterizzati come non te li aspetteresti, soprattutto Abdul! Poi invece tamarrate a manetta, moto che spara missili vari… mamma mia! Hanno provato a riportare in auge il metodo action della Cannon con “Attacco al potere”, ma non ha rigenerato il tutto nonostante il discreto successo.

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  16. Luca ha detto:

    Lucius Buonasera,
    Innanzitutto 90 minuti d’applausi per la complettezza con cui hai descritto il contesto in cui nasce Delta Force, un film che è un mix tra scene da oscar (tutta la sequenza che richiama l’olocausto) e la fantastica cazzutaggine degli anni 80.
    Nonostante sia un film che mi piace, l’ho sempre trovato un po’ incoerente:
    in base allo scopo propagandistico e alla seconda parte in cui Chuck Norris fa fuori tutti senza se e senza ma, i cattivi dovrebbero essere rappresentati come gli esseri umani più stronzi e brutali che esistano, ma non è così: nell’aereo menano tanto le armi ma non sparano, minacciano la hostess ma non la uccidono, si fanno intenerire dalla bambina e si preoccupano per la donna incinta… ma perchè?? è come se il messaggio fosse “sono terroristi, ma hanno anche un cuore”. Non riesco a capire che senso abbia quel messaggio in questo film.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio e sicuramente è un film che colpisce e lascia il segno, in un modo o nell’altro 😉
      Quando ho recensito il film non avevo ancora visto “La notte dei falchi” (Operation Thunderbolt, 1977) di Menahem Golan (che poi ho citato aggiornando il post), datato quasi esattamente dieci anni prima: malgrado i due film si rifacciano a due diversi fatti di cronaca vera, sono talmente identici da chiedersi… se la cronaca nera tenda a ripetersi!
      Golan e Globus non hanno mai brillato per approfondimento dei personaggi, “La notte dei falchi” è quasi un documentario romanzato, totalmente e quasi violentemente privo di qualsiasi connotazione psicologica: i terroristi – capeggiati da due titani come Klaus Kinski e Sybil Danning, che da soli avrebbero potuto tirar giù il cinema – appaiono amorfi e totalmente immobili. Se i loro ruoli venissero tagliati da un montaggio alternativo, nessuno se ne accorgerebbe.
      Nel ricopiare identico il film, fotogramma per fotogramma – citazione dell’olocausto compresa – Golan non ha fatto il minimo sforzo di studiare anche solo vagamente i propri personaggi, perché tanto nell’ottica dell’epoca bastava caratterizzare i “buoni” – che invece nel 1977 erano assolutamente anonimi – e tutto avrebbe funzionato, come ha funzionato.
      Sono però film vuoti, privi di emozioni, “anni ’80” solo nell’aspetto, ed anzi temo che proprio il togliere importanza alla realtà l’abbia modificata. Golan cioè ha preso un film nato per raccontare un terribile fatto di cronaca, per spiegare al mondo quanto sono stati eroici i soldati che hanno liberato gli ostaggi, e l’ha trasformato in un giocattolone, dove si ride con Norris che spara dal sedere della moto e ci si dimentica che teoricamente quello dovrebbe essere un film di denuncia. In fondo anche questi sono gli anni Ottanta, la fine della denuncia sociale…
      Proprio recentemente ho fatto notare come “Vacation” (1983) avesse un contenuto così forte di denuncia sociale che subito è stato soppresso nella culla, e i suoi seguiti anni Ottanta sono tutti superficiali e “popolari”. Cioè seguono la pancia degli spettatori, non puntano più alla testa.
      Ecco, la Cannon ha tanti meriti, è stata la regina dell’action quando il cinema “blasonato” ci sputava sopra – ma che ne sanno i ragazzini d’oggi, pieni di John Wick? 😀 – ha inventato il cinema ninja da sola e tante altre cose… ma ha anche agevolato la superficialità nelle sceneggiature, con personaggi bidimensionali che non hanno alcun bisogno di spiegare ciò che fanno. Nel campo della narrazione, lo considero un gran brutto difetto 😉

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