Delta Force 3 (1991) Missione nel deserto

Rarissima copertina da VHS Collector.com

Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
L.

Delta Force (1986) con Chuck Norris: discreto. Delta Force 2. Colombia Connection: il massacro (1990) sempre con Chuk Norris e la regia del fratello balordo Aaron Norris: malino. Delta Force 3. Missione nel deserto con il figlio degenere Mike Norris: abominio. La sciagurata discesa negli inferi della famiglia Norris sta tutta in questa serie di film. Ma con l’ultimo si tocca davvero l’abisso: a dare conferma di ciò non c’è solo un regista guru del trash come Sam Firstenberg ma pure un cast che, oltre ad avere la sua punta di diamante nel pargolo del texas ranger, può contare su altri, indegni, anfitrioni.

C’è Nick Cassavetes, figlio di John, c’è Eric Douglas, figlio di Kirk, c’è Matthew Penn, figlio di Arthur. Lo so, sembra uno scherzo, una barzelletta: e invece ci troviamo alle prese con la più grande reunion di “figli di” della storia cinematografica. E, vedendo la pellicola, quel “figli di” perderà le sue ragioni genealogiche diventando inevitabilmente la prima parte di un celebre turpiloquio. Ve lo assicuro.

Un manipolo di “figli di”…

Il lungometraggio inizia a Mosca (?) dove tizi arabeggianti (?) spogliano una donna (?): considerate le peculiarità dell’opera… quest’ultima sarà la figlia di qualche pornostar. Poi la caricano di esplosivi e la kamikaze si fa esplodere addosso ad un fautore della pace oriente-occidente in una scena di rara bruttezza. L’intensità recitativa della fanciulla quando invoca Allah conferma i miei sospetti circa la sua provenienza dal porno.
Poiché questi terroristi islamici, capeggiati da tale Kadal, angustiano anche gli americani… dobbiamo rassegnarci all’intervento dei Delta Force costituiti dai raccomandati citati sopra. E visto che i meriti per cui sono stati scritturati paiono evidenti a tutti, per eroica e civica protesta, non vi menzionerò il nome che assumono nel film: mi pare un atto di dignità.

Eric Douglas e Matthew Penn: due “figli di”…

Appena entrano in scena, i loro volti insipidi si stagliano nella mente del disgraziato spettatore prendendone possesso: tuttavia sono in tema col resto considerato che il loro quartier generale è spoglio come un campetto di periferia e che le scene di azione che ivi si svolgono sono più fiacche di una conferenza di Piero Fassino. Anche la trama cade, tosto, in un baratro assai profondo: i nostri devono fare team con una squadra russa con stereotipi da guerra fredda alle stelle. E i tentativi di disgelo sono ben peggiori: un sovietico ha inventato la bomba… psicologica (ahahah), per fare una dimostrazione la lancia vicino a una latrina e, quando l’ordigno esplode senza effetti distruttivi ma facendo solo un gran rumore (ecco la psicologia!), esce dal cesso un commilitone scandalizzato e a brache calate. Scena telefonatissima di cui si vergognerebbe persino Alvaro Vitali.

Dopo la gag suddetta i “buoni” giungono in un luogo desertico dove dovrebbe annidarsi il “cattivo” e, in pochi minuti, incappano in un campo minato, cadono in un agguato, litigano tra di loro, rischiano di investire un arabo, il furgoncino va in panne: nel film I pompieri, Villaggio e compagni facevano decisamente meno disastri. In questo frangente però, in una sequenza action, ho notato uno scatto felino di Norris quasi volesse dire «Visto Chuck? Esisto pure io!». Generoso tentativo Mike, ma, mi duole dirtelo, fallimento su tutta la linea. Anche perché, subito dopo, allorché entra in una grotta dove si nascondono dei terroristi, prima zampetta mulinando le gambe come un bambino eccitato alla prima partita di pallone della sua vita, poi, quando sferra (oddio, sferra…) una pedata, spira potente la nostalgia di un calcio rotante come il padre comanda.

Esiste un film action dell’epoca senza John Ryan?

Intanto Kadal giunge in un villaggio dove, tra la folla inneggiante (arabi tutti malvagi, giusto Sam?), annuncia un attentato sul suolo americano: in tale, pericolosissimo, contesto i Delta Force mandano in avanguardia una collega donna in incognito. E mentre questa, per un lungo minutaggio, rischia la pelle, il cast di cocchi di papà se ne sta in panciolle su un promontorio con Mike Norris che, non intuendo la drammaticità del momento, si mangiucchia qualcosa, forse addirittura una mela, in una scena dalle tinte bucoliche.

Comunque Delta… Picnic prosegue con sequenze d’azione incredibilmente smorte: sarà che i nostri sono appesantiti da spuntini e pisolini. C’è da capirli. Per fortuna le sparatorie, innumerevoli nella parte finale, non richiedono una sfavillante forma fisica; richiederebbero, tuttavia, un minimo di pathos ma, per quello, ripassare, prego. Oddio, un brivido di emozione l’ho avuto in realtà: quando ho visto scorrere i titoli di coda. E ho pensato che per fare un film così, con recitazioni talmente raggelanti e scene stile “eroica coltellata sul piede atta ad inchiodarlo affinché non si levi dalla sottostante bomba facendola implodere”, bisogna essere proprio “figli di”. E non nel senso genealogico.

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

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30 risposte a Delta Force 3 (1991) Missione nel deserto

  1. Cassidy ha detto:

    Davvero un film per veri “figli di”… 😉 Su “Delta Picnic” sono morto, sembra davvero il Morettiano “Faccio cose vedo gente” questa trama! Cheers

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Se “Delta Force” l’ho visto millemila volte, questo l’ho visto… Mai! Già che sia interpretato da “figli di…” non gioca certo a suo favore. Se poi la trama è questa allora forse ho fatto bene a starne alla larga.
    Le pose da guappi con i mitra in mano del cast in copertina della VHS grida già “Trash” a pieni polmoni.

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  3. Denis ha detto:

    Il massimo dello zintage parentale uguale a schifezza assicurata

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  4. Giuseppe ha detto:

    Willy, so per certo che volevi dire “figli di una grandissima arte”, dove chiaramente l’arte in questione è quella della peripatetica. Del resto, con le continue puttanate di cui sono responsabili i protagonisti non poteva essere diversamente… certo che non posso che levarmi tanto di cappello di fronte alle “bombe psicologiche” (capaci a quanto s’è visto di interrompere bruscamente l’espletamento delle normali funzioni evacuatorie, il che può sembrare poco coerente all’interno di un film che invece quelle funzioni le stimola alla grande) di chiara ascendenza shakespeariana: molto rumore per nulla :D)
    Adesso però mi aspetto che qualcuno lo giri davvero Delta Picnic, dove i nostri, appesantiti e rallentati da spuntini e pisolini, vengano attaccati e fatti prigionieri da Piero Fassino nonché sottoposti alla tortura di assistere a una sua conferenza 😉

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