Glory Road (2006) Vincere cambia tutto

Continua l’omaggio a Cassidy, noto grande fan della pallacanestro a cui dedico questo ciclo di post su film che trattino l’argomento.

Nel 2005 sembra che tutti facciano a gara a sfornare film sportivi – l’abbiamo visto con il piccolo Coach Carter e l’ancor più piccolo Un allenatore in palla – e la Walt Disney Pictures non vuole certo rimanere indietro. Così fra un cartone animato e l’altro affida al compianto Bill Paxton la regia de Il più bel gioco della mia vita, sul golf, e per il 2006 chiama Mark Wahlberg ad interpretare Imbattible, sul football, così come nel 2007 chiama Dwayne Johnson ad intepretare Cambio di gioco, sempre sul football. Ma prima, bisogna parlare di basket. Di basket da leggenda.
Mentre la Warner affida al volto di Matthew McConaughey il film We Are Marshall (2006), sul baseball, la Walt Disney con l’aiuto di Jerry Bruckheimer – che fa diventare oro tutto quel che tocca – va al bersaglio grosso raccontando una delle pagine più gloriose del basket collegiale americano. E non è solo questione di sport.

Affidandosi ad un regista ignoto (James Gartner) e a due sceneggiatori esordienti (Christopher Cleveland e Bettina Gilois), non sembra che la Walt Disney voglia impegnarsi più di tanto, eppure il risultato lo porta a casa: Glory Road è uno di quei film che scaldano il cuore e si fanno guardare ammirati.
Uscito in patria il 13 gennaio 2006, la Buena Vista lo porta nelle sale italiane – con l’aggiunta dell’inutile sottotitolo Vincere cambia tutto – il 4 agosto successivo, e poi in DVD dal 27 novembre: in pratica la parabola del film si svolge tutta nel 2006.

Bello essere neri in pieno Texas…

Siamo negli anni Sessanta e l’Università Texas Western di El Paso sembra uscire da uno stereotipo: avete presente quei luoghi ai confini della civiltà, sperduti nel nulla della provincia americana dove sono ambientate tutte le storie horror di Stephen King? Ecco, questo è peggio.
Per carità, non è la parte del Texas che lincia i neri e li impicca al ramo più alto: qui i neri non li hanno neanche mai visti. (Forse perché li hanno fatti tutti fuori.) Quindi un coach come Don Haskins (Josh Lucas) che appena assunto comincia a ingaggiare giocatori di colore… be’, qualche leggerissima critica può farla sollevare.

Ragazzi, ho un’idea che spacca: giocatori di basket neri…

Io non so niente di basket, ma quando penso a un giocatore bianco sghignazzo: andiamo, si sa che i bianchi non sanno schiacciare! Nel ’66 il sentore comune era un filino diverso, ma giusto un pelo, e le scimmie nere non le volevano, in campo. Ma ci pensate ad avere una squadra di giocatori di basket neri? Non accadrà mai! (Quando si dice azzeccare un pronostico…)
Don Haskins sembra l’unico texano a non avere pregiudizi di razza così tratta i ragazzi di colore come amiconi. Va be’, è la magia del cinema…

Per me sei un ragazzo come gli altri… almeno finché vinci

Il brutto delle storie vere al cinema è che non succede niente di sensazionale, e tutto va come com’è ovvio che vada.
Il brutto delle storie vere al cinema è che non sono mai vere, quindi non puoi credere a quello che succede perché gli americani sono campioni olimpici di falso storico.
Il bello delle storie vere/false al cinema è che puoi commuoverti sperando in un mondo migliore. Un mondo che però purtroppo esiste solo al cinema.

“Il film che la Lega non ti farebbe mai vedere” (quasi cit.)

Glory Road ha un cuore grande ed è fatto anche molto bene, non ho trovato crediti particolari ma a mio modesto parere le sequenze sportive sono girate molto bene, esaltando bene i momenti topici.
Non sarà certo la trama a stupire, essendo tutto citofonato e prevedibile come ogni film sportivo finora visto, ma gli attori sono bravissimi e lo spettacolo c’è: non serve molto altro per una buona visione.

L.

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19 risposte a Glory Road (2006) Vincere cambia tutto

  1. Conte Gracula ha detto:

    Ormai manca solo un film di basket ambientato nella contea di Hazzard, altro posto dove le persone che sono contemporaneamente giovani, belle e abbronzate (quasi cit.) sono piuttosto rare.
    In un Indovina chi viene a cena tra i redneck, cugina Daisy presenta alla famiglia il suo nuovo ragazzo, Deckard, promessa nera del basket universitario, mentre zio Jessie prepara cappio e fucile.
    Riuscirà Deckard a segnare tre punti con zio Jessie e salvarsi le chiappe? E i cugini Duke come prenderanno il tentativo di Deckard di portare lontano dalla via endogamica del redneck la loro sexy cugina?

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  2. Cassidy ha detto:

    Ottima scelta per la rubrica, il film non inventa molto e lo hai descritto perfezione è una storia vero/falsa che fa da un punto A ad un punto B senza troppe sorprese. Resta comunque un film ben fatto, malgrado Josh Lucas, niente contro di lui, se non il fatto che somiglia vagamente ad un mio ex allenatore di basket che ho sempre reputato un cretino (storia vera), quindi la parete tra realtà e finzione con questo film per me è molto sottile 😉

    Il bello del film è che pur con i soldi della Disney, affronta una questione che nel basket (e negli stati uniti) è molto viva, per la sua natura popolare è il gioco dei ragazzi neri, ma lo è diventato con il tempo. Ancora oggi parecchi non gradiscono che un nero sia super pagato come professionista, giusto per dirne una.

    Considerato che quasi tutti i più grandi campioni di questo giochino sono persone di colore, quando sei appassionato di basket, lo segui tv o ancora meglio ci giochi, la cosa davvero bella è che valuti le persone solo sulla base di un parametro, ovvero quanto uno è forte sul campo. Non pensi, quello è un grande giocatore nero, bianco, giallo, con i capelli rossi, pensi solo quello è forte meglio marcarlo altrimenti ci fa 50 punti. Anche in questo la pallacanestro ci insegna una grande lezione 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti la parte bella dello sport è proprio che annulla le differenze sociali – politica, razza, religione e altre cose sgradevoli – e conta solo l’atleta. Sarebbe da insegnare come cura contro il razzismo d’ogni genere, però se poi dagli spalti i genitori stessi degli atleti inneggiano a cori razzisti… funziona poco 😛
      Mi sembra che nello sport gli atleti siano molto spesso migliori dei loro tifosi…

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      • Cassidy ha detto:

        Le peggiori scene di ignoranza le ho viste sugli spalti da alcuni genitori. Concordo in pieno chi conosce e pratica lo sport (qualunque esso sia) è sicuramente migliore di tanti “appassionati” che sfruttano l’occasione per far casino e basta. Sono convinto che l’etica sportiva imparata in gioventù abbia effetti positivi anche fuori dal campo, ring, tatami o dove preferisci. Cheers!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Verissimo, e ai parenti degli atleti andrebbe vietato il tifo! Vicino a dove abito adesso c’è un campetto sportivo abbandonato, e quando ho chiesto il motivo dell’abbandono mi hanno detto che quando lo usavano i tifosi… se le davano così forte che l’hanno chiuso per ordine pubblico!

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      • Giuseppe ha detto:

        … E quand’anche fossero dopati, i loro tifosi riuscirebbero comunque a comportarsi peggio di loro. Ah, e SENZA nemmeno bisogno del doping 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il compianto comico Bill Hicks consigliava l’uso di cannabis allo stadio: tifosi strafatti il massimo che fanno è sghignazzare 😀

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Proprio vero, film ben fatto e che impartisce una grande lezione. Certe pellicole, pur col loro humus romanzato, se viste a scuola farebbero passare il messaggio più efficacemente di altri mezzi…!

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Film di basket che non parla solo di basket e che usa lo sport per raccontare (romanzando naturalmente) una bellissima pagina di storia dove attraverso il gioco viene sfatato un tabù grosso così.
    La realizzazione è tutta zucchero, miele e buoni sentimenti e i personaggi sono caratterizzati col pennarello grosso ma non importa. Tutti alla fine tifano per i “democratici” Miners e al termine della visione si rimane col sorrisone compiaciuto sulla faccia.
    Per me, dopo HOOSIERS, questo è il film sul basket: concetto di squadra, dinamiche di spogliatoio, allenatore e allenamenti. Il basket è questo.
    Come al solito quando si tratta di storie vere, sarei curioso di capire fino a dove arriva la realtà e da dove comincia la finzione…

    Fun Fact: Pat Riley, coach pluricampione NBA ai Lakers con Magic e Jabbar (lo Showtime credo lo conoscano anche i sassi…) ha giocato e perso la finale NCAA del ‘66. Faceva parte della squadra di Kentucky.

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  4. Denis ha detto:

    Scusate ma Pat Riley è ancora il general manager dei Miami Heat?
    In America la questione razziale e più sentita perchè c’è stata la schiavitù,poi che i genitori siano ormai si sentono deresponsaribilizzati e un’altra storia.

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  5. Pietro Sabatelli ha detto:

    Visto anche questo e sono d’accordo con te su tutto 😉

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  6. Cumbrugliume ha detto:

    Hai proprio ragione: film pulito e giusto, che ti scalda il cuore. Senza sorprenderti più di tanto, ma non è sempre indispensabile 🙂

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