Cinema d’assedio 6. Giarabub

Compie cento anni il cinema d’assedio, e per l’occasione ripresento – arricchendo l’apparato fotografico – lo speciale a puntate che ho curato su ThrillerMagazine nel 2013: speciale che poi ho raccolto nell’eBook gratuito Dieci contro mille. Il grande cinema d’assedio.
Scegliete voi se seguirlo a puntate qui, ogni mercoledì, o “bruciare le tappe” con l’eBook.


6. Giarabub

(da ThrillerMagazine, 17 maggio 2013)

Anche noi italiani abbiamo una fenomenale storia d’assedio risalente alla Seconda guerra mondiale, e come le altre cinematografie abbiamo tentato di farne un film d’assedio. Senza però riuscirci. Malgrado il periodo bellico e la consequenziale ovvia esaltazione dei valori militareschi, l’epica italiana fallisce nel raccontare una storia d’assedio che aveva grandi potenzialità. E questo al di là del confronto con i film girati parallelamente dall’altra parte del mondo.

Negli stabilimenti Scalera di Roma del 1942 il regista Goffredo Alessandrini ricrea efficacemente l’avamposto italiano di Giarabub nella Cirenaica del 1940: il teatro di un film che aveva i numeri (ma evidentemente non le qualità) per rappresentare la versione italiana dei grandi film d’assedio stranieri.

Italiana sin dal 1926, l’oasi libica di Giarabub ha poca acqua e per di più indigesta per gli stranieri. È nel centro del territorio occupato dalla confraternita religiosa dei senussi, il cui fondatore Muhammad ibn Ali al-Sanusi è sepolto in una moschea fortificata di Giarabub, dov’è morto nel 1860. A capo della divisione italiana di 1.300 soldati – più circa 750 libici – è il maggiore Salvatore Castagna, arrivato da neanche tre mesi quando il 10 giugno 1940 le ostilità portano gli inglesi ad assediare la zona. Dopo alcuni mesi ogni comunicazione è esclusa ed ogni rifornimento impedito, così come ogni altro avamposto italiano della zona è caduto: fino alla resa del 21 marzo 1941 Castagna si ritrova a presidiare non solamente un pugno di sabbia nel deserto, bensì l’ultimo simbolo del valore militare italiano.

Quando nel 1942 viene girato il film di Goffredo Alessandrini, l’esercito di sceneggiatori (Oreste Biancoli, Alberto Consiglio, Gherardo Gherardi, Gian Gaspare Napolitano e Carlo Vergani, su soggetto di Asvero Gravelli) ha a disposizione del materiale di primissima qualità. Chi sta seguendo questo speciale avrà notato che tutti i film d’assedio di questo periodo hanno in comune una tomba fortificata in un’oasi desertica, che fa da riparo al manipolo di soldati assediati. Gli sceneggiatori hanno questa tomba, hanno la carenza d’acqua e di cibo (con tutti i problemi sul morale dei soldati), hanno il caldo micidiale, la carenza di munizioni, un nemico soverchiante e l’epica di essere l’ultimo baluardo di un’intera nazione. È davvero impossibile sbagliare un film con questi elementi: invece ci si riesce benissimo.

Giarabub è una pellicola priva di retorica e di propaganda politica, come invece ci si potrebbe aspettare da un instant war movie di regime (come quelli statunitensi, grondanti patriottismo spicciolo), ma è anche privo di emozioni: ciò che provano i soldati ad essere imprigionati nel deserto è completamente taciuto, ed anzi l’assedio stesso è assolutamente lasciato in disparte. Se non sapessimo che Giarabub è una storia d’assedio non lo si capirebbe dalla sceneggiatura.

Malgrado gli attori siano tutti di primissima qualità, i loro personaggi sono piatti e inespressivi: manca cibo ed acqua ma li si vede spesso al bar a bere; mancano munizioni ma li si vede sparare; è un assedio mortale ma non viene mai citata la morte. L’unico sentimentalismo è relegato ad un soldato che va a piangere da solo sulla tomba del figlio morto: qualsiasi altra emozione al di fuori di questa singola (e sin troppo didascalica) sequenza è bandita.

Eppure il protagonista Carlo Ninchi, che interpreta Salvatore Castagna, è infinitamente più bravo di qualsiasi coeataneo Bogart; la situazione italiana non ha nulla da invidiare ai grandi film d’assedio coetanei – come Sangue sulla sabbia e il remake Sahara, o anche Bataan – eppure manca il bersaglio. È una storia d’assedio senza assedio, è una storia epica senza epica, e la scelta di troncare il film prima della resa, lasciando intendere che i soldati stiano andando a morire, toglie paradossalmente empatia.

«Colonnello, non voglio il pane,
dammi il piombo del mio moschetto!
C’è la terra del mio sacchetto
che per oggi mi basterà.

Colonnello, non voglio l’acqua,
dammi il fuoco distruggitore!
Con il sangue di questo cuore
la mia sete si spegnerà.»

Tema ricorrente del film è ovviamente La sagra di Giarabub, con i testi di Alberto Simeoni e Ferrante Alvaro De Torres e musica di Mario Ruccione. Quest’ultimo era uno dei musicisti più popolari del periodo fascista (è anche l’autore di Faccetta nera) sebbene poi cercherà di prenderne le distanze una volta diventato compositore di premiate canzoni di Sanremo.

«Colonnello, non voglio encomi
sono morto per la mia terra
ma la fine dell’Inghilterra
incomincia da Giarabub!»

Nel 2011 questa canzone è protagonista dell’episodio 11×05 del telefilm Distretto di polizia. Una donna stuprata ricorda che durante la violenza al suo aggressore è squillato il cellulare: una volta ripresasi, la donna riconosce nella suoneria proprio La sagra di Giarabub. Esce fuori che lo stupratore seriale ha un passato di violenza subita da dei giovani, che lo trascinavano in un fortino da loro costruito e da intitolato proprio a Giarabub.

Lo stesso nome che ancora oggi indica il quartiere più isolato della Cecchignola, la città militare di Roma.

Chiudiamo con un estratto da La misteriosa fiamma della regina Loana (2004) di Umberto Eco.

«Mentre leggevo era capitata sul piatto del giradischi una canzone bellissima. Raccontava l’ultima resistenza di un nostro caposaldo nel deserto, Giarabub, e la vicenda di quegli assediati, alla fine vinti per fame e mancanza di munizioni, assurgeva a dimensioni epiche. Avevo visto qualche settimana prima alla televisione, a Milano, un film a colori sulla resistenza di Davy Crockett e Jim Bowie nel fortino di Alamo. Nulla è più esaltante del topos del fortino assediato. Immagino di aver cantato quell’elegia triste con l’emozione di un ragazzo che segua oggi un film del West.»

Seguendo il discorso di Eco, è tempo di abbandonare i deserti sahariani e le giungle asiatiche, è tempo di abbandonare il filone bellico perché il tema dell’assedio epico sta per esplodere nel lontano West. E per capirlo appieno, dobbiamo iniziare a percorrere una particolare strada: quella su cui viaggia una prostituta…

L.

– Ultimi post simili:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Thriller, Warmovie e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

10 risposte a Cinema d’assedio 6. Giarabub

  1. Cassidy ha detto:

    Anche distretto di polizia sei andato a ripescare, questo é davvero avere le antenne in funzione in cerca di materiale ad avvalorare una tesi! Non conoscevo nemmeno questo film, la base della storia é sempre quella ma sto con Eco a mia volta, non può mancare il coinvolgimento in una storia di assedio. Cheers!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il fatto che sia in fondo un film di propaganda fascista l’ha ovviamente messo in disparte, ma se si fosse pensato meno alla politica e più alla poetica – impegnandosi in una bella trama – magari sarebbe rimasto un bel film.
      Ah, pare che fra le comparse ci sia un giovane Alberto Sordi ma onestamente io non l’ho visto…

      "Mi piace"

      • Cassidy ha detto:

        Si che fosse un film fascista è chiaro dal pezzo, ma hai fatto bene a concentrarti sul genere di cui fa parte, era chiaro che in quel periodo uscivano solamente opere fasciste, anche perchè o così o manganellate. Molto più interessante pensare al cinema di assedio, per altro argomento che preferisco a quei tizi nero vestiti 😉 Cheers

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Almeno questi film sono dichiarati e li si può guardare con il dovuto distacco: purtroppo ci sono anche film “cripto-fascisti” e quelli sono più difficili da tenere a bada…

        "Mi piace"

  2. Conte Gracula ha detto:

    Forse chi ha fatto il film voleva dargli un tono da documentario, chi lo sa… ovviamente non l’ho visto 😛

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il fatto che non finisca con la sconfitta e che in nessun caso sembrino dei soldati disperati fa invece pensare ad un prodotto di propaganda, che faccia finta di raccontare qualcosa che in realtà sta riscrivendo. Al di là di questo, rimaen comunque un film insoddisfacente.

      Piace a 1 persona

  3. Giuseppe ha detto:

    Io un giovanissimo Sordi lo ricordo da qualche parte, ma non è detto che sia in questo film. Così come non è nemmeno detto che abbia visto il film in questione, dato il discutibilissimo trattamento qui riservato all’assedio: propagandisticamente parlando, mi verrebbe da dire che la principale preoccupazione doveva probabilmente consistere nel solo mostrare quanto gli “ardimentosi” non lo temessero a tal punto da non far trasparire niente, né emozioni né la presenza dell’assedio stesso… ma allora, togliendo di mezzo del tutto il fulcro principale della vicenda, cosa mai sarebbe rimasto da concedere alla memoria dello spettatore contemporaneo non fascista? Per quanto mi riguarda nulla, appunto.

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sordi era uno dei protagonisti de “I tre aquilotti”, film pieno di orgoglio e con saluti fascisti sparsi (anche se non da parte sua, essendo il minore dei tre “aquilotti”). E’ passato diverse volte sulla fu Retecapri, rete che appena ho esaltato con dei post ha chiuso i battenti. (Forse agiva di nascosto?)
      Trattandosi di un periodo molto lungo, quei film che ho visto girati in epoca fascista curiosamente non hanno così tanta epica propagandistica come, che ne so, un qualsiasi film americano del dopoguerra 😀 Forse che il gusto italiano comunque tendeva a ridurre al minimo essenziale la propaganda in favore di storie molto più popolari? In fondo cambiano i governi ma le storie d’amore, gli scandali pruriginosi e la comicità sono elementi fissi nel cuore degli italiani…

      "Mi piace"

      • Giuseppe ha detto:

        Ecco, era proprio “I tre aquilotti”! 😉 E, a proposito di Retecapri, nessun problema, visto che dalle sue ceneri (perché di fatto, essendo passata a Mediaset, la sua programmazione è stata letteralmente “incenerita” per far spazio ad altro) è nata Capri Television. Quasi una sua esatta copia: dico quasi perché, almeno per il momento, pare non far ancora parte della sua programmazione il ciclo sci-fi vintage “Film da un altro mondo”…

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ah, ecco perché ad un certo punto ha cominciato a trasmettere terrificanti fiction anni Novanta! (Ammazza quanto erano brutti gli attori all’epoca: mi sa che dopo la moda anni’80 al cinema si passerà direttamente ai Duemila 😀 )
        Mi sento in colpa, perché ho troppo elogiato Retecapri e subito Mediaset se l’è comprata, radendola al suolo…
        Ho provato a registrare la nuova Capri ma per motivi misteriosi il mio decoder non la registra. Ho scoperto che quando registro da piccoli canali la registrazione va a vuoto, come se mandassero un segnale sbagliato… boh
        E così finisce l’epopea del Zinefilo nei piccoli canali locali 😦

        "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.