Blood Drive (2017) guest post

Ospito un guest post dell’attento lettore Zio Portillo, che ci parla di una serie TV assolutamente imperdibile.
L.

Nel lontano 1999 gli Stati Uniti sono in rovina. Una serie di devastanti terremoti causati dall’intensiva estrazione di petrolio hanno letteralmente spaccato il paese in due, diviso da una faglia profonda chiamata “La Cicatrice”. Le città sono venute giù ed è iniziata una crisi energetica ed economica senza precedenti. Non c’è più cibo, i bancomat distribuiscono la poca acqua disponibile e la benzina costa duemila dollari al barile. Si vive sotto una specie di legge marziale dove la maggiore età è stata abbassata a 13 anni per combattere e prevenire quanto più crimine possibile. Unica speranza di riscatto e rivalsa sociale è vincere la corsa BLOOD DRIVE che mette in palio ben un milione di dollari a chi taglia per primo il traguardo. Oltre al fatto che si può morire, la corsa ha la difficoltà extra che le auto in questo distopico 1999 sono alimentate a sangue umano!

La Chrevolet Camaro del 1967 alimentata a barboni dei protagonisti, chiamata “Sexy Susi”

Sembrerebbe un film cupo e disperato alla The Road (2009) e invece è Blood Drive,  la nuova serie SyFy (da noi su Infinity) che frulla le idee di Roger Corman (Cannonball e Death Race), le gare e i festini post-gara dei primi Fast and Furious, la violenza su ruota di Carmageddon ma tutto filtrato dal look esagerato e kitsch puramente anni ’70 che fa il verso al Grindhouse del duo Tarantino-Rodriguez (tagli di pellicola, filtri sgranati e zoomate a cazzo inclusi nel pacchetto). E se non vi basta questo bel mix ci spruzziamo l’atmosfera malata e disturbante alla Tobe Hooper (o alla Rob Zombie se preferite) con personaggi freak e luoghi nauseabondi. Il risultato? Un gustoso minestrone di generi e stili volutamente estremo che risulta però molto molto gradevole. Musica hard rock in sottofondo, belle gnocche che picchiano duro, motori tritacarne che sembrano incubi partoriti dalla mente di John Carpenter e una corsa all’ultimo respiro con in ballo la propria vita. Cosa si può volere di più da una serie TV di soli 13 episodi?

Lei è Grace d’Argento, la proprietaria di Sexy Susi.
Tranquilli, sa usare bene anche le mani, non solo la bocca…

La corsa mortale viene organizzata ogni anno da quel bel faccino che risponde al nome di Julian Slink (un luciferino Colin Cunningham) che si fa uno e trino essendo il patron della corsa ma anche il giudice e l’arbitro. Si presenta in scena sulle note de “La Marsigliese” annunciando che, visto che alcuni partecipanti alla scorsa edizione sono scappati, da quest’anno si cambia. Un bel chip verrà impiantato nel collo a tutti i concorrenti cosicché lui e i telespettatori da casa sono in grado di seguire loro il percorso. E nel caso di fuga… BOOM! La carica esplosiva annessa al chip fa esplodere la testa al concorrente. Dove l’avevo già sentita questa? Ah, si in un filmetto da nulla con Schwarzy: L’implacabile (1987) [ripresa poi da Sotto massima sorveglianza (1991) e Battle Royale (2000), nota etrusca]. Ma il bello è che anche questo Julian Slink deve rispondere a dei superiori che richiedono un maggiore coinvolgimento o delle novità che coinvolgano maggiormente i telespettatori per far aumentare l’audience!

Al traguardo, birra e sesso per tutti! Offre la ditta, quindi fatevi fare lo scontrino per il rimborso

Come da migliore tradizione delle corse pazze, è tutta una serie di concorrenti bizzarri a partecipare alla gara. Ecco che ne abbiamo per tutti i gusti con Rib Bone (Brandon Auret), Cliff (Craig Jackson), Domi (Jenny Stead) ma anche Fat Elvis (Adam Pelkowitz), Clown Dick (Paul Pieterse) e The Gentleman (Andrew Hall). Ma in tutta questa baraonda i protagonisti della serie chi sono? Ovviamente c’è il bel poliziotto tutto d’un pezzo senza macchia e senza paura Arthur Bailey (subito ribatezzato Barbie…) (Alan Ritchson) che è costretto suo malgrado a far coppia in gara con la figacciona tostissima Grace (la spagnola Christina Ochoa) e a non poterla più lasciare per il resto della corsa che si svolge a tappe attraverso gli ex Stati Uniti.

Arthur (Alan Ritchson, il Raffaello delle Tartarughe Ninja)

Squartamenti e mutilazioni assortite con zampilloni di sangue splatter per fare il pieno di benzina alle auto, macchine potenti che letteralmente divorano le persone, sesso gratuito, allusioni, battutacce e torpiloquio abbondano in ogni episodio fin dalle prime scene. E giusto per farvi capire che non si butta via niente e che ricicliamo idee come non ci fosse un domani, direttamente da Crank (2006) i protagonisti sono costretti dagli eventi ad una scena di sesso («Dalla porta di dietro, offerta irripetibile!» cit.) per non fare la fine del sorcio mentre viaggiano a tutta birra verso il traguardo.

La censura non l’ho messa io, vi giuro!

Ancora non vi basta? Ma siete insaziabili! Va bene, allora vi dico che la corsa a tappe (da Ovest a Est, quindi Arizona, Utah, …) permette alla serie di aggiungere scenari senza continuità alcuna come se si trattasse di un videogame dove c’è uno schema da passare per poter accedere al livello successivo. Con questo escamotage la storia passa agevolmente dalla corsa ad una deviazione in una città (Steel City) alla ricerca di pezzi di ricambio dove la gente vive rinchiusa come una setta per proteggersi da dei mutanti. Oppure si deve far tappa in un manicomio per provare a recuperare Karma (Alex McGregor), la sorellina di Grace.

Cosa? Ancora non siete convinti della bontà del prodotto? Rilancio con una droga (la Rossa) più potente di qualsiasi droga mai esistita e che crea ancora più dipendenza, una multinazionale (“Heart Enterprise”) che confeziona o produce ogni cosa nel mondo del 1999 e che fa da sponsor alla serie con una serie di finte pubblicità, un corpo di polizia corrotto e controllato dalla stessa Heart e delle bande di cannibali. Così vi basta come antipasto?

Dolciumi SMAX, non fanno ingrassare ma rendono completamente pazzi!

E come se la carne al fuoco non fosse abbastanza, c’è pure l’ex compagno di Arthur, il nero Christopher Carpenter (Thomas Dominique), che indagando sulla Heart viene rapito e sedotto da una sexy dottoressa che gli fa di tutto. E quando dico di tutto, intendo proprio di tutto tra un escalation di violenza e umiliazioni sempre più assurde e dolorose.

Occhio che non è tutto oro quello che luccica…

Cinico, violento, sadico ma anche ironico e divertente. Questo trashissimo Blood Race (passato decisamente sotto troppo silenzio) ha tutto quello che ci vuole per farci divertire con continui omaggi e citazioni del cinema passato. Per l’originalità citofonare ad un altro indirizzo perché ogni situazione, azione o dialogo è stato già visto in altre pellicole. Ma mai tutto così concentrato in un unica serie. Per me una piacevolissima sorpresa.

Zio Portillo

P.S.
Ringrazio Zio Portillo per questa irresistibile ed esplosiva segnalazione!
L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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26 risposte a Blood Drive (2017) guest post

  1. Zio Portillo ha detto:

    Grande Lucius e grazie! Hai tenuto anche le didascalie originali? Potevi metterne di tue che sei forte in quelle! 😜
    Mi manca i gli ultimi 3 episodi. Me li sono conservati per un giorno di pioggia…

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  2. Cassidy ha detto:

    Oh bellissimo! Mi ha scritto proprio Zio Portillo qualche giorno fa, è da questa estate che aspetto di avere il tempo di vedere questa serie, sapevo già che era qualcosa che avrei amato tantissimo, è strapiena di tutte le trovate esagerate da film di serie B o Z che amo. Avessi anche il tempo di iniziarla so che mi piacerebbe tanto, intanto mi sono stragoduto questo vostro post congiunto, se prima volevo vedere “Blood Drive” ora ho decisamente la scimmia! 😉 Cheers

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Credo non sia esattamente il mio genere, troppo esagerato 😕 È come se avessero accroccato insieme tre o quattro storie diverse e poi, se somiglia allo stile del Taranta o di Rodriguez, mi sa che non è per me 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      I due citati hanno uno stile più “patinato”, qui siamo nel trash puro, nella Z vera, nella roba che fa male 😀

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    • Zio Portillo ha detto:

      BLOOD DRIVE è un continuo riciclo e riutilizzo di idee tratte dai più disparati B Movie (o Z Movie) e la corsa tra auto è una scusa per omaggiare o citare determinate pellicole. Guardati il primo episodio giusto come sfida per capire quante e quali pellicole sono citate. Vedrai che ti prende bene e in una settimana te la finisci tutta

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      • Conte Gracula ha detto:

        Mi sembra troppo… gratuita! Io il post-apocalittico lo reggo male già quando è vanilla, qui ci sono altre mille cose che non sono di mio gusto, basandomi sull’articolo… se ci inciamperò sopra, vedremo, ma non ho molta voglia di andarmelo a cercare 😛

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  4. Il Moro ha detto:

    Ora non posso più farne a meno!

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  5. Pietro Sabatelli ha detto:

    La sto vedendo proprio in questo periodo, sono solo alla 4a puntata ma mi sto divertendo da matti 😀

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  6. Massimo Orsi ha detto:

    Ho iniziato a vedere la prima puntata giusto due sere fa e mi sono ripromesso di continuare ma prima devo finire Tin Star e Suburra. C

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  7. loscalzo1979 ha detto:

    Ha attirato la mia attenzione da SUBITO ❤

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  8. Pingback: Death Race 4 (2018) Beyond Anarchy | Il Zinefilo

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