Robocop (1987) 30 anni di futuro della legge

Uscito in patria il 17 luglio 1987, arriva nelle sale italiane il 31 ottobre successivo questo film di cui potreste aver sentito parlare: è solamente uno dei miti del cinema, chiamato Robocop.
Ecco il blogtour per festeggiare i 30 anni in Italia della pellicola:

Ah, e già che ci siete correte immediatamente allo speciale “Sollevare un Paul Verhoeven“!


Indice:


Ricordo personale

Avevo 13 anni quando uscì questo film, e ho il vago ricordo che sia arrivato a casa nostra in forma di cassetta pirata. Non so quanti se ne ricordino ancora, ma all’epoca erano le videoteche stesse che sottobanco ti affittavano i “film di prima visione”, in nero, guadagnando molto di più da cassette pessime con un video orripilante piuttosto che dalle vere VHS originali in affitto.
Non sono proprio sicuro della cosa, ma resta il fatto che il film lo vidi presto e mi colpì profondamente. Ricordo ancora il massacro di Murphy ad inizio pellicola – che credo sia stato “ammorbidito” nelle successive ristampe italiane – e lo scioglimento nell’acido del viscido Emil, e proprio questo è stato il personaggio che più mi ha colpito.

All’epoca da anni vedevo religiosamente tutti gli episodi della longeva serie TV Saranno famosi, nata dal film omonimo del 1980 di Alan Parker che vidi al cinema da ragazzino. Il primo episodio della prima stagione della serie che era nata riprendeva gli stessi personaggi del film, fra cui Montgomery (che scomparirà dalla seconda stagione per tornare solo nell’episodio finale nel 1987): nel film del 1980 è uno dei giovani protagonisti del film, uno dei giovani artisti di New York… ed è interpretato da Paul McCrane. Sì, proprio l’attore che qui in Robocop fa il viscido Emil che merita lo scioglimento nell’acido.
Il me ragazzino andò in tilt: come poteva un fragile ragazzo newyorkese in cerca di identità attraverso l’arte… essere un così fetido criminale di Detroit? Detto oggi è ridicolo, ma a 13 anni questa cosa mi rimase quasi più impressa del robottone!

L’unico di Saranno famosi (1980) a diventare cattivo

Il resto è puro mito: robotica, frasi maschie e un tema musicale da applauso. Non c’è proprio altro che si possa chiedere ad un film. Robocop è un capolavoro in ogni scena, da quella action a quella taglientissima e satirica, da quella robotica a quella onirica, è solo da ammirare e imparare. Imparare come sono riusciti a sbagliare ogni altro prodotto ispirato al personaggio, e sì che imperversa nella cultura pop da 30 anni in continuazione – anche se non sempre il pubblico italiano se n’è accorto.

I miei compagni di blogtour scriveranno cose meravigliose quindi non mi soffermo sulla pellicola in sé, ma riporto due testimonianze all’incirca dell’epoca.


Recensione italiana del 1987

Il film esce nelle sale italiane il 31 ottobre 2017 e già il giorno successivo, 1° novembre, il quotidiano “La Stampa” così lo recensisce… o meglio, così lo presenta il giornalista che si firma “s.r.”, visto che a parte la descrizione della trama non sembra esserci molto altro. Di sicuro si nota una punta di fastidio verso la cinematografia americana d’intrattenimento, molto combattuta in certi ambienti dell’epoca.


Le buone doti non si perdono mai. Il regista olandese Paul Verhoeven, che ama le storie torbide e sanguinose (vedi, per tutte, Il quarto uomo), posto davanti alla necessità della grande produzione spettacolare all’americana, non ha rinnegato se stesso. Robocop, il robot mezzo-uomo, fatto con l’acciaio e con i resti di un poliziotto vero, è un’invenzione abbastanza sorprendente da garantire lo spettacolo, abbastanza allucinante per provocare un vago disagio, un genuino turbamento.

Una grande fabbrica che produce armi e sistemi di sicurezza sta studiando il poliziotto perfetto, il poliziotto robot. Al consiglio d’amministrazione riunito viene presentato il prototipo, una specie di gigantesca cavalletta come quelle che si vedevano nelle guerre stellari di Lucas, un invincibile congegno che ammazza chi non esegue gli ordini. Peccato che sia un po’ sordo e faccia fuori per errore uno dei consiglieri. Per non accantonare del tutto il progetto del robot, il futuro della legge, si fa avanti il più ambizioso degli amministratori (che vuole soppiantare il vice-presidente) e propone la sua alternativa: trapianto di robot sul corpo del primo poliziotto ucciso dai malviventi. Sembra difficile, ma l’eroe della storia, il solito poliziotto di pattuglia in macchina, sta appunto per essere ucciso da una banda di carogne e l’équipe di ingegneri-medici è pronta all’esperimento.

È nato il robocop, tutore impassibile e programmabile della legge. Tuttavia siamo sicuri che nulla della precedente natura umana sia rimasto? Che non siano rimasti i ricordi, il desiderio di vendetta? Se il superpoliziotto indagherà, potrà scoprire che il malvagio vicepresidente è il capo delle canaglie e il controllore della polizia. Nella partita che da qui in avanti si svolge, Verhoeven dimostra di aver ben appreso le regole del film d’azione. E rimane un po’ di spazio per i temi più ambiziosi, l’umanità che resiste nella mostruosità, la corruzione connaturata al potere. Da vedere il duello tra il poliziotto robot e la gigantesca cavalletta meccanica, la componente umana fa ancora la sua figura.


Intervista a Peter Weller

Il romanziere e saggista britannico Martin Amis ha incontrato ed intervistato nel corso degli anni un variopinto gruppo di personaggi noti, dai romanzieri Graham Greene e Isaac Asimov allo scacchista Garry Kasparov, passando per la moglie di Vladimir Nabokov fino… ad incontrare sul set Peter Weller.

L’intervista, pubblicata originariamente su “Premiere” nel 1990, si svolge sul set di Robocop 2 quindi potrebbe sembrare fuori tema, ma la propongo – nella mia traduzione – perché è un testo delizioso per conoscere Peter Weller fuori dal costume.
Ricordo ancora che sono rimasto a bocca aperta quando su “Atlantide” (ai tempi in cui La7 trasmetteva documentari) lo vidi condurre Costruire un impero (Engineering an Empire, 2006) ma mica in qualità di semplice conduttore, no… in qualità di professore di storia della Syracuse University! Cioè, il tizio di Robocop insegna storia???
In questa breve intervista si capisce tutto…


Meravigliosamente opaco e stilizzato sullo schermo, nei panni di Robocop, Peter Weller nella vita reale è “tutta emozione”: è come stare in una stanza o in una roulotte con una cinquantina di persone. Sul tavolo c’è aperto il nuovo studio di Simon Schama sulla Rivoluzione francese, così come Teach Yourself French e Teach Yourself Italian. Posa la sua tromba, alza lo sguardo dalla pila di video per ispirazione (Ivan il Terribile) e grida dalla finestra che vuole altri CD di musica classica. Il suo tono percettivo è intenso, ma lo è anche il suo tono muscolare: lo sarebbe anche il mio, se mi svegliassi alle 3 di notte e corressi 16 miglia ogni mattina, come fa Peter, prima di sedersi per le sue due ore di sessione trucco. E fra una cosa e l’altra fa yoga, karate ed aido. «È maniacale», dice ammirato Moni, il suo insegnante di mimica. «Molto sistematico.»

«Il fattore pazienza è fondamentale», dice Weller nel suo stile ibrido. «Servivano dieci ore per essere pronto nel costume [di Robocop]. Poi cinque. Poi quattro. Ora è un’ora e mezza. Robocop II è più facile perché abbiamo superato quella fase in cui cerchi di far funzionare questa merda. C’è un professore di Harvard che insegna Robocop in un corso sull’eroe ellenistico, ma ti dirò: è eroico anche solo stare in quel costume. La vera preparazione arriva più dal profondo. Io e Moni ci siamo spaccati il culo, amico.»

Ci credo. Non c’è niente di casuale nella strana bellezza di Robocop in movimento. L’effetto è studiato. Come molti altri nella squadra, Weller è più che perfezionista: è un assolutista. Per lui è una specie di liberazione, non un ostacolo, poter recitare unicamente con il suo collo. «Avevi qualche dubbio quando hai accettato di fare il sequel?» chiedo di routine. «Ora che sei un famoso…»

«Ora che sono un famoso stronzo, intendi?», e ride. «No, non mi spaventano i pericoli della carriera e altre cazzate. Ho pensato: voglio davvero rinunciare a tutto quel jazz?»

«Qual è per te la chiave della tua parte?»

«A parte l’esecuzione fisica del robot, io penso a lui più come a un tizio con l’amnesia: è l’unico modo in cui per me il personaggio funziona.»


Chiudo con una chicca dall’Archivio Etrusco: la scheda di CIAK originale dell’epoca, strappata con le mie medesime manine dalla rivista dell’epoca!

L.

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29 risposte a Robocop (1987) 30 anni di futuro della legge

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    Che chicca! Uno dei film che hanno segnato la mia infanzia! Così, sarà un Halloween più zinefilo! 🙂
    p.s. il ricordo personale ha sempre quel tocco “romantico” in più

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  2. Denis ha detto:

    Guarda Lucius che su Rai 4 e passa la director cut’s del film che aggiunge il minuto in più il corpo smitragliato di Kinney sopra il tavolo con il plastico di Delta City,una frase di Emil non doppiata mentre smebrano Murphy (mi sembra che dice “è ancora vivo”) e un film irreplicabile,infatti dopo il 2000 Veroehen e scappato dall’America(avranno capito che li perculava).

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  3. Cassidy ha detto:

    Bellissimo pezzo, hai colto tre parti molto importanti di questo filmone, Emil sciolto nell’acido penso che sia nella top 5 della scene traumatizzanti dell’infanzia di tantissimi di noi. Oggi una scena così sarebbe impossibile, Verhoeven mostra ogni dettaglio quasi horror molto bene, ma per pochissimi secondi non consecutivi, il risultato è davvero efficace, ricordo che da bambino aspettavo la scena con voglia di vederla, ma anche con ansia, perché sapevo che Emil tutto sciolto era lì pronto a spuntare ad ogni momento, alla faccia di tanti film edulcorati moderni 😉

    Ora non potrò mai più guardare un ED209 senza pensare alla “Cavaletta meccanica”, ma come ha fatto a paragonarlo ad una cavalletta? 😉 Hai fatto bene ad inserire questa recensione d’epoca, alcuni critici guardano i film di genere con malcelato schifo, atteggiamento che non capisco da parte del pubblico, figuriamoci da chi campa scrivendo di cinema.

    Tocco di classe finale, ripescare questa intervista a Peter Weller, hai sottolineato alla grande quanto Weller sia un personaggio unico e dai multipli talenti, è diventato famoso mostrando solo le labbra in Robocop, ma nella vita lui è davvero come l’altro personaggio mitico della sua filmografia, ovvero Buckaroo Banzai. Dimostrazione che non serve avere tante espressioni per bucare lo schermo e fare la storia del cinema 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ma ti immagini iscriversi alla Syracuse University e seguire i corsi di storia di Peter Weller? E quando ti interroga? “Vivo o morto, tu verrai alla lavagna” 😀
      Temo che i blasonati recensori italiani vedessero tipo i primi dieci minuti dei “film d’evasione” giusto per scrivere quattro righe, dedicandosi poi ad altro. Ricordo bene un certo snobismo malcelato e un per nulla latente anti-americanismo culturale che nasceva temo da un provincialismo spaventoso. Io stesso bacchetto i film americani quando vanno bacchettati, ma quello era vero e proprio pregiudizio ideologico…

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      • Cassidy ha detto:

        Concordo in pieno, brutta abitudine che non è ancora stata debellata, che poi in un film come questo non ha affatto senso, visto che è già di suo una critica alla società americana (e occidentale). No ma come si potrebbe seguire una lezione del professor Weller dai? Al massimo ti potrebbe interrogare sull’elenco delle direttive primarie, proteggere gli innocenti, far rispettare la legge 😉 Cheers

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Ricorderò sempre che nel vecchio cartone di Sailor Moon c’era una citazione poco nascosta di Robocop: una delle protagoniste aveva un visore che la aiutava ad analizzare i fenomeni strani e su quel visore, ogni tanto, comparivano le direttive di Robocop! XD
    Sempre che non me le sia sognate 😛

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Io invece l’ho visto al cinema. Non mi pare ci fosse alcun divieto (e se c’era non l’hanno rispettato!) perché mi ricordo benissimo i brividi durante l’esecuzione di Murphy e le risate quando Emil viene spappolato dalla macchina.

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  6. Denis ha detto:

    Veramente nel reboot di Robocop Murphy viene distrutto dall’esplosione dellla macchina e non si vede niente poi il regista Padhilla sembra sbattersene dei dettagli tipo prima la fa camminare lento e pesante e nelle scene d’azione salta come una cavalletta^_^

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  7. Pietro Sabatelli ha detto:

    Senza dubbio un mito e sempre lo sarà per tutti quei ragazzini che ne volevano uno per sé 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Forse la prima volta che l’ho visto ero troppo “grande” (13 anni o poco più) ma non ricordo di averne mai voluto uno per me, sebbene capisca la sesazione 😉
      Di sicuro volevo un filmone e Robocop lo è, volevo una figura complessa di cyborg e Robocop lo è, quindi già all’epoca mi considerai più che soddisfatto ^_^
      Qualche anno dopo potei ammirare il coloratissimo fumetto “Robocop vs Terminator” e allora non avevo più altri sogni da chiedere 😀

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  8. cumbrugliume ha detto:

    L’Archivio Etrusco non delude mai! Anche io ho visto il film per la prima volta in una vhs pirata, comprata da un losco figuro che saltuariamente riforniva di novità i miei genitori… tralaltro era una delle poche che si vedeva piuttosto bene! Chissà se la ritrovo da qualche parte…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Magari la ritrovassi: quasi sicuramente avrà avuto le scritte dello schermo di Robocop in italiano! Evit ci ha insegnato che con l’arrivo del digitale abbiamo perso un intero universo di titoli in italiano, totalmente cancellati per sempre dalla storia: solamente da vecchie cassette polverose può arrivare qualche testimonianza preziosa…
      Comunque sì, all’epoca quasi tutte le VHS pirata erano di qualità spaventosa: il film in pratica si intuiva. Giusto perché fra amici girava gratis e la curiosità era tanta, se no davvero non c’erano motivi per vederle. La mia prima VHS pirata di qualità eccellente, addirittura quasi simile all’originale, è stata “Double Impact” nel 1992 ^_^

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      • Cumbrugliume ha detto:

        La cosa peggiore era quando compravi (dal venditore ambulante di Sfiducia) una cassetta e ci trovavi dentro un altro film! Mi successe una volta, mi pare con un Indiana Jones… nella cassetta c’era un film con Troisi! Una delusione paragonabile a questa può dire di averla provata solo quel mio amico che ai tempi di emule mise a scaricare un porno e invece trovò nel file SpiderMan 2 (storia vera!)

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahaha ai tempi di Napster e i suoi fratelli accadeva regolarmente il contrario: mettevi il filmone del momento e regolarmente era un porno! 😀
        Di VHS pirata ne ho comprate pochissime, mi bastavano quelle che rimediavo in giro o quelle che affittavo dalla videoteca – il cui gestore si accertava sempre che il film corrispondesse – quindi se capitava la fregatura era poco male. Però certo, aspettarsi Indiana Jones e ritrovarsi Troisi è una crudeltà assurda! 😀

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  9. Giuseppe ha detto:

    Sì, effettivamente è un film di cui avrei potuto sentir parlare… forse anche per via del fatto che quel lontano novembre del 1987 (appena qualche giorno dopo la sua “prima”) pure io lo vidi in sala e, di sicuro, già allora ci capii molto di più rispetto a quel critico pseudo-intellettuale/finto-impegnato/vero spocchioso (ED209 cavalletta meccanica?!?) 😉
    P.S. Ricordo anch’io le “lezioni di storia” del professor Weller su La7… 😉

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  10. Alfonso Maiorino ha detto:

    Ai tempi le cassette pirata – e anche il modo in cui venivano prodotte – mi affascinavano parecchio e qualcuna la possedevo pure io, principalmente di film Disney. RoboCop è un film bellissimo, ci sarebbe da starne a parlare per ore e ore senza mai stancarsi.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      D’accordissimo!
      Riguardo le VHS pirata, sono abbastanza sicuro d’aver visto in quel modo “La Sirenetta”! Visto che già da parecchio non mi interessavano più i film Disney, non so perché in casa vedemmo quel film. Forse perché ci capitò gratis…

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