Machine Girl (2008) Vendetta tutta al femminile

Grazie, Alice TIM, per avermi tenuto off line per un altro fine settimana: ma come si spiega che le lineee telefoniche hanno problemi sempre di venerdì? Va bene, è crollato tutto di venerdì 17, la cosa si spiega da sola, ma questo non esime la grande mamma telefonica dal beccarsi fiumi di parole poco eleganti.
Ne approfitto per ripescare una mia recensione apparsa su ThrillerMagazine il 22 novembre 2009.


Perseguitare gli imbranati è lo sport preferito dei ragazzi di tutto il mondo. Quando due imbranati di una scuola giapponese decidono di ribellarsi ai soprusi di un giovane figlio di yakuza, vengono uccisi e la loro morte spacciata per suicidio. Ami Hyuga, la sorella di uno di questi, decide di vendicarsi ad ogni costo, ma il nemico è potente e ad un passo dal riuscire nel suo intento la ragazza vede amputarsi il braccio sinistro: terribile punizione per aver osato attaccare un potente yakuza. Ami verrà aiutata dai genitori del secondo imbranato ucciso, ed insieme attaccherrano con tutta la forza della sete di vendetta lo yakuza e i suoi alleati.

Quella appena descritta è la trama di The Machine Girl (Kataude mashin gāru, 2008) scritto e diretto da Noboru Iguchi, corrispondente grosso modo al soggetto base di ogni film sulla vendetta, e in particolare di ogni yakuza movie giapponese. Cosa c’è di diverso? Semplice: a sostituire il braccio amputato della ragazza c’è una machine gun, una mitragliatrice!

L’horror splatter giapponese (pressoché inedito in Italia) ha abituato gli spettatori ad esagerazioni che travalicano ogni limite: quantità imbarazzanti di sangue fuoriuscente da ferite mostruose, parti del corpo che volano via con sorprendente facilità e mutilazioni e aberrazioni che lasciano spiazzato lo spettatore occidentale, abituato alle ferree ed intoccabili regole di censura (e spesso di buon gusto!) che vigono inalterabili nei film horror. The Machine Girl appartiene senz’ombra di dubbio a questo genere di film, ma se ne discosta sia per il basso numero di mutilazioni che per qualità della storia.

Dopo una metà film all’insegna del più classico degli yakuza movie, inizia un’escalation di violenza fuori d’ogni controllo che accompagna la protagonista fino alla sfida finale. Gli effetti splatter sono sì esagerati (come la scena in cui Ami fa la doccia ad un nemico col sangue che spruzza fuori dal corpo mutilato del di lui figlio!) ma sempre in dosi minime: in molti casi sembrano addirittura plausibili! Il film non cade mai nell’orgia di sangue e carne che spesso contraddistingue questo genere di storie, mantenendosi sempre ben focalizzato sull’obiettivo (la vendetta) ed usando l’esagerazione come condimento, mai come primo piatto.

Certo che quel tubo di ferro è un po’ poco, rispetto ad una mitragliatrice

Ami (Minase Yashiro) e Miki (Asami), le due donne protagoniste (rispettivamente sorella e madre dei due imbranati uccisi) sono di gran lunga più forti di ogni personaggio maschile che appare nel film, dando vita ad una coppia di vendicatrici di tutto rispetto, oltre che di notevole spessore: i personaggi sono ben delineati, segno che al regista non premeva solamente l’uso di qualche litro di sangue, bensì di fare un film completo.

Grande fascino del film è quello di nascondere (neanche tanto velatamente) citazioni da storici film di altri generi.

Groovy! (cit.)

Che ci siano intenti citazionistici è chiaro sin dal titolo originale giapponese, tradotto in inglese come The One-Armed Machine Girl, che strizza l’occhio ad altri storici One-Armed della cinematografia asiatica, che fecero scuola per ben due generi cinematografici. Il wuxiapian venne sconvolto dall’arrivo dello spadaccino monco Fang nel film The One-Armed Swordsman (in Italia, Mantieni l’odio per la tua vendetta), mentre vennero gettate le basi del nascente gongfupian con The One-Armed Boxer (in Italia, Con una mano ti rompo con due piedi ti spezzo). In entrambi i ruoli l’attore Jimmy Wang Yu perde il braccio e, allenandosi duramente, prepara la sua vendetta (con una spada nel primo titolo, a mani nude… pardon, a mano nuda nel secondo): questi ed altri esempi dimostrano che nel mondo asiatico una menomazione non esclude la possibilità di rivalsa sull’avversario.

L’arma che dà il nome al film è una mitragliatrice costruita appositamente per adattarsi al braccio monco di Ami, ed azionata con un sistema che non viene però spiegato. Quella che all’inizio è solo una blanda citazione, diventa più avanti forte e chiara, quando cioè come arma di ricambio porta ed usa una motosega: l’omaggio ad Evil Dead 2 (1987) è completo!

Il personaggio di Ash (interpretato magistralmente da Bruce Campbell) della Trilogia di Evil Dead di Sam Raimi è divenuto famoso per una motosega a sostituzione della mano che si è automutilata perché posseduta da un demone maligno, alla fine del secondo film (in Italia, La Casa 2). La motosega viene usata in The Machine Girl in modo da citare maggiormente il terzo film raimiano (in Italia, L’Armata delle Tenebre), quando cioè Ash si lancia in aria per agganciare il braccio alla motosega, una scena deliziosamente paradossale quanto sbeffeggiante dell’iconografia supereroistica statunitense.

Madonna avrebbe adorato queste “armi”!

Ma il film giapponese non si ferma qui: la mitragliatrice e la motosega sono intercambiabili e compatibili con altre parti del corpo, così dopo aver citato Evil Dead inserendo la motosega nel braccio monco, ecco che il regista cita Planet Terror (2007) di Robert Rodriguez, facendo inserire la mitragliatrice nella gamba di Miki, l’alleata di Ami. Il combattimento finale è una vera festa di sangue e piombo, ma soprattutto una dimostrazione di grande fantasia visiva in un periodo in cui il cinema sembra totalmente ripiegato su se stesso, incapace di usare ciò che l’ha creato: la fantasia.

Non ci si lasci ingannare da tutto questo, però. The Machine Girl non cade nel trabocchetto del citazionismo spinto, che vive di se stesso: è un film completo, fruibile e godibile al di là se si colgano o meno le molte citazioni. (Come la mitica Ghigliottina volante.)

Machine Gun vs Flying Guillottine

Si segnala infine che all’interno dell’edizione DVD giapponese (in attesa che arrivi anche sui mercati europei), oltre a trailer, interviste e making-of, è presente lo spin-off del film: Hajirai Machine Girl. Il cortometraggio è interpretato da attori diversi, rispetto al film, ma è diretto dallo stesso Iguchi, che però utilizza uno stile più pacchiano e una comicità più grottesca. (Come la mitragliatrice che fuorifesce dal fondoschiena della protagonista!)

L.

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20 risposte a Machine Girl (2008) Vendetta tutta al femminile

  1. Cassidy ha detto:

    La linea internet ha capito che il concetto di “Week-End” per lei non vale? ‘Stardi! Spero risolvano il problema in maniera definitiva.

    Ti ringrazio per le multiple citazione e per aver ripescato questo pezzo! Ai tempi mi è sembrato il classico manga portato al cinema, le trovate esagerate che hai descritto arrivano proprio da lì, non mi era dispiaciuto come film 😉 Cheers

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  2. Pietro Sabatelli ha detto:

    Appena l’ho vista, perché è la prima volta che vedo una cosa del genere, ho pensato a Franky di One Piece, manco a farlo apposta sempre giapponese 😉
    Comunque dopo aver visto tempo fa un film giapponese semplicemente pazzesco, forse forse potrei recuperarlo 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il “tokyo gore” è un genere estremo per cui devi fare un po’ d’abitudine: i giapponesi non hanno gli stessi nostri divieti morali e censori nei film, quindi posso mostrare cose per noi inconcepibili. Questo li rende uno spettacolo incredibile ma anche difficile da accettare, in prima battuta: è una cultura profondamente diversa dalla nostra con tutto ciò che ne consegue.
      Se segui il link dell’attrice Asami scoprirai altri suoi film, incredibili e geniali, che ho recensito e che ti consiglio 😉

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Dal trailer sembrava una cazzatona col botto, pensa tu i casi della vita! XD

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Evito commenti sulla Tim. Ce l’ho al lavoro ed è un pianto. A casa ho Fastweb e le cose non vanno meglio visto che anche là i blackout sono all’ordine del mese…

    Il film non l’ho mai visto. Mi pare un c@gata che fa il giro e diventa divertente. Che poi ‘ste cose a me fanno morire e mi mandano in brodo di giuggiole (alla “Planet Terror” di Rodriguez) quello è un altro discorso.

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    La Tim fa dannare in ogni angolo dello stivale!
    Detto ciò: mai come in questo caso basta vedere le immagini e…amore a prima vista! 🙂
    Giustificato, credo.

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  6. Giuseppe ha detto:

    “The Machine Girl vs Alice TIM: it’s Payback Time!” potrebbe essere il titolo di un sequel adatto alla circostanza 😉
    Se non altro con Fastweb fino ad ora posso dire di aver avuto culo (c’è stata qualche seccatura tempo fa per via delle riqualificazioni della linea: ogni volta che “sperimentavano” a sorpresa mi cadeva la connessione, quindi dovevo spegnere e riaccendere l’hag per ripristinarla)…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non mi posso lamentare, sono cliente Alice da 13 anni almeno e gusti così seri si contano sulla punta delle dita: la cosa strana è che ne siano avvenuti due nell’arco di due settimane. Ieri il tecnico finalmente è andato in centrale e ha trovato un cavo staccato: ha detto che è raro che succeda… però è successo. Venerdì 17 si è presentato con tutti i crismi…

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  7. theobsidianmirror ha detto:

    Ho a casa il DVD di questo film (probabilmente un edizione americana) ma non ricordo affatto la presenza di extra. Stasera controllo.

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