Damage (2009) Libertà vigilata

Continua il ciclo “Back in Action” del nuovo canale CineSony dedicato al divo d’azione che meno su muove sullo schermo: Steve Austin.

Tutto il peggio che l’action di serie Z può offrire

Andiamo alle origini, questa settimana, quando la canadese Nasser decide di puntare su piccoli filmetti d’azione con protagonista l’ex wrestler texano: Damage, presentato in anteprima britannica il 5 ottobre 2009 e in arrivo stasera su CineSony con il discutibile titolo Libertà vigilata.

Il film è disponibile su Prime Video.

Il danno c’è, ma è il film stesso!

Van Damme prima ed Héctor Echavarría poi ce l’hanno insegnato: quando vuoi lanciarti nel giro del cinema marziale di cassetta, quello che i critici ignorano ma che il pubblico adora, devi fare un pit fight. Chiedetelo al belga Dominiquie Vandenberg, che è fuggito dalla Legione Straniera per andare a girare Pit Fighter (2005): no, non sto citando Lionheart (1990), è successo davvero. (E prima o poi presenterò uno speciale sul pit fight a cui sto lavorando da anni!)
Insomma, la Nasser vede bene di far fare ad Austin un bel pit fight sia per riallacciarsi al Fighting (2009) con Channing Tatum – di qualche mese precedente – sia perché con questo genere non si sbaglia mai. Dimostrando che invece qualche volta si sbaglia…

«Le regole sono semplici: non ci sono!» (cit.)

John Brickner (Steve Austin) esce di galera dopo aver scontato una pena per omicidio, ed è pentito e contrito: torna a casa camminando in ginocchio sui ceci e sui cocci, per dimostrare il suo pentitismo estremo. È così pentito che va a scusarsi con la moglie dell’uomo che ha ucciso, e – com’era prevedibile – scoperto che la figlioletta sta male e ha bisogno di un’operazione costosa, si offre di pagargliela. Andiamo, il film si è scritto da solo…

Con una faccia così, come fai a non fidarti di lui?

Visto che con le mance di buttafuori non si alzano grandi cifre, Brickner cede alle lusinghe dell’intrallazzone Reno Paulsaint (un sempre bravo Walton Goggins) che, con la sua amante Frankie (Laura Vandervoort) convincono l’omone ad entrare nel circuito del pit fight: combattimenti illegali da cui si guadagna molto bene.

Qui c’è il bonus per l’altezza

Che vi racconto a fare il resto della storia? È tutto uguale ad ogni altro pit fight che abbiate visto da L’eroe della strada (1975) con Charle Bronson in poi. L’eroe positivo non combatte mai per sé bensì per salvare una vedova con prole, sì da non sollevare critiche perché usa la violenza: è per un buon fine. Ovviamente non si lascia ingannare dalle lusinghe di un circuito corrotto e rimane puro e nobile fino all’ultimo cazzotto. Non è certo sull’innovatività dei copioni che il pit fight basa il suo apprezzamento: è un genere che punta tutto sui combattimenti. E qui arriva il problema.

Siete pronti a conquistare il circuito dei combattimenti illegali?

Steve Austin, l’ho già detto, non muove un muscolo manco per sbaglio: come può affrontare un filone che ha visto brillare Van Damme e Michael Jai White? Devo essere onesto e dire che ci mette un impegno maggiore, rispetto agli altri suoi film, ma non serve a molto.

Grandi muscoli, poca carne (cit.)

Austin non è un combattente, è un uomo di chiacchiere. Qui comincia a dare pugni scoprendo subito le sue carte: a parte dei forti ganci, non sa tirare altro. Il risutato è un film con molti combattimenti diversi dove Austin tira sempre il suo pugnetto poco convinto: che altro può fare?

Per favore, Austin: non sai usare le mani, figuriamoci i bastoni…

Il regista Jeff King – che in quel periodo sta dirigendo anche Seagal, prima di mollare tutto – ci prova e ogni combattimento lo ambienta in una location diversa, dimostrando che ha capito la lezione di Lionheart, con tanto di piscina svuotata per menarsi, idea che era già piaciuta a Fuga da Absolom (1994) e Danny the Dog (2005): purtroppo non funziona, se il lottatore principale continua a sembrare un elefante in cristalleria.

Che pit fight è, se la piscina senz’acqua non c’è?

Tutti ci provano e Austin dà davvero il massimo, anche in alcuni simpatici siparietti semi-seri, ma il problema è che non c’è alcun massimo da dare: Austin non è un lottatore, ha dei tuberi al posto delle gambe e salami al posto delle braccia: non è un pit fighter, al massimo è un salumiere che mena un cliente che non paga.

A me non me fregate: mica c’ho l’anello al naso!

Vogliamo parlare dei cattivi? No, non ne vogliamo parlare: sono caratteristi imbarazzanti che devono menarsi da soli perché Austin non lo sa fare. Diciamo che non è un film riuscito né da ricordare, ma di sicuro è la prova che il pit fight è sempre vivo e vegeto, malgrado goda di pessima fama.

L.

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16 risposte a Damage (2009) Libertà vigilata

  1. Zio Portillo ha detto:

    Mia nonna era appassionata di questi “drammi” famigliari. Solo che al posto delle botte, nei film che piacevano a lei i protagonisti cantavano.
    La butto là: anni fa Mario Merola utilizzava più o meno lo stesso canovaccio. Scappava di galera (naturalmente ci era finito per sbaglio… O al massimo perché, disperato, ha rubato per sfamare la famiglia, non certo per arricchirsi), tornava a casa e… Cantava! L’Ave Maria per la comunione della figlia, una nenia funebre per la madre malata, una serenata alla moglie,… Successo strepitoso, nonne che piangono stringendo rosari e Merola l’anno dopo ne fa un altro pari pari cambiando solo la canzone.
    Ora non so come sia Austin a cantare, ma visto che di lottare non se ne parla, magari se legge questo commento gli svolta la carriera: Stone Cold neo-melodico.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah gliel’auguro anch’io una carriera nella musica, perché quella nell’action non fa proprio per lui 😛
      L’uscita/evasione di galera credo sia davvero un soggetto universale, con il quale vinci sempre: dal Jan Valjeant dei Miserabili a Fuga da Alcatraz, coi carcerati si vince facile.
      Questo film però segue i dettami del sottogenere pit fight che di solito è sfruttato per lanciare un nuovo divo marziale… il problema è che Austin non solo non conosce le arti marziali, ma non alza un dito manco per sbaglio. Sa dare solo i papagni, forse dovrebbe fare il remake di qualche film di Bud Spencer 😀

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    • Cassidy ha detto:

      Adesso per colpa vostra passerò il resto della giornata a pensare a Steve Austin che ripete “H7 25” e poi scoppia a piangere disperato in una scena alla Mario Merola! 😀 Cheers

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  2. Cassidy ha detto:

    Walton Goggins è un grande, ovunque lo metti lui recita e buca la scena. Proprio quello che non fa Steve Austin, si vede che è un film curato costruito intorno ad un salumiere, mi hai suggerito un immagine brillante, Stone Cold con la matita sull’orecchio e il grembiule dietro al bancone 😉 Uno speciale sul pit fight qui sopra sarebbe una bomba assoluta! So che lo sai ma volevo condividere l’entusiasmo per l’idea 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ho perso il conto degli anni passati dalla prima volta che ho deciso di studiare il genere, almeno trattare film per film qui sul blog mi aiuta a raccogliere materiale. Chissà se un giorno riuscirò a riordinare tutte le idee 😛

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Qualche errore può starci, in una carriera, ma sbagliarli tutti… forse potrebbe provare davvero con un nuovo genere, ma con quella faccia e quel fisico che gridano “mensre ignorante”, forse finirebbe a fare sempre il buttafuori vestito come un gorilla in frac.

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  4. Denis ha detto:

    L’unico motivo perchè Austin va avanti è perchè in America fa parte dei 3 wrestler che hanno fatto la storia in WWE:Hulk Hogan,The Rock e Stone Cold Steve Austin e in futuro sicuramente John Cena,poi fisicamente e messo male,ma alla fine mi sa che ho copiato proprio lo stile WWE molte chiacchiere poche botte,per Portillo il remake di Uno sceriffo extraterrestre”.lo puoi far fare a Cannavaciolo o al wrestler Rusev

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    • Zio Portillo ha detto:

      Beh, Cannavacciulo (che a pelle mi sta molto simpatico) me lo vedo tra qualche anno che rifà “I Delitti del Cuoco”, il telefilm che fece Bud Spencer. Un po’ di ricette serie e un po’ di telefilm giallo all’acqua di rose. Prima o poi i cuochi in tv non saranno più di moda e dovranno lanciare qualche altro format.

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Forse il film che mi ha deluso di più di Austin perchè, non so per quale motivo di preciso, secondo me è quello in cui emerge di più una sua scarsa vena combattente (come da te ampiamente detto) e questo lascia parecchio amaro in bocca a chi, come me, lo ha ammirato da wrestler…più per il carisma in ring però.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Proprio per quello dispiace, perché è un uomo molto carismatico, ha la faccia giusta e il fisico giusto, oserei anche dire che sa scegliersi i film giusti – almeno sulla carta – solo che però poi non fa niente e il castello di carte cade. Diciamo che ha evitato la fase dei film gagliardi ed è diventato subito un action hero fallito! 😛

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  6. Cumbrugliume ha detto:

    Dico solo povero Walton Goggins…

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  7. Giuseppe ha detto:

    Ecco, Austin avrebbe proprio potuto essere più credibile come salumiere, costretto da clienti non pagatori a dover combattere per guadagnare i dollari necessari a tenere aperta la salumeria 😉

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