CineKing: intervista a Francesca Fichera

Dall’Archivio Etrusco: Stephen King nel trailer di Brivido (1986)
sequenza riciclata nel settembre 1991 per il trailer di A volte ritornano

Prendete una qualsiasi Guida TV e consultate un qualsiasi sito di uscite cinematografiche: noterete nell’ultimo periodo un surplus di opere tratte da Stephen King, che vanno e vengono così velocemente da rischiare di passare quasi inosservate. Si potrebbe dire che l’autore è “tornato” di moda, ma sarebbe un errore: il Re è sempre stato di moda, e il cinema si occupa da lui ininterrottamente da quel novembre 1976 in cui gli spettatori si inorridirono a guardare Sissy Spacek ricoperta di sangue in Carrie. Lo sguardo di satana, diretta da un “ragazzetto promettente” di nome Brian De Palma.

Sono passati 41 anni e King è ancora lì, re delle librerie e dei cinema: e ora anche dei canali televisivi che fanno a botte per trasporre le sue storie.

In questo novembre 2017, che non è un quarantennario bensì un “quarantunennario”, incontriamo Francesca Fichera, una lettrice/spettatrice così appassionata del Re da tenere da anni nel blog collettivo CineFatti una rubrica dal titolo più che esplicativo: CineKing.


Quand’è che King ti ha folgorato sulla via di Damasco? Quando cioè hai letto il suo primo libro e che titolo era?

Edizione letta dall’Etrusco!

Estate di inizio secolo. Avevo circa 11 anni e papà, che è sempre stato il mio spacciatore di storie di primo taglio, un giorno tornò a casa con Pet Sematary (1983). La settimana successiva dovette comprarmi Shining (1977). Da allora non c’è stata estate che io abbia trascorso senza il Re.

Sei una lettrice “controllata” o devi comprare ogni nuovo romanzo del Re appena esce?

I suoi sempre. Gli unici per i quali la mancanza di spazio in libreria non rappresenta più un problema. La sola volta che ho aspettato qualche mese prima di aggiornarmi è stata con la Trilogia di Bill Hodges, fra i lavori di King che mi hanno delusa di più.

Quand’è che hai fatto il primo confronto fra un testo di King e il suo corrispettivo cinematografico? E come hai giudicato quella prima esperienza?

Fu dopo aver buttato il sangue sulle pagine de Il miglio verde (1996). Guardai il film a distanza di poco tempo e piansi la stessa quantità di lacrime. Per non parlare del momento in cui Percy non immerge la spugna nel secchio d’acqua (chi ha letto/guardato Il miglio capirà al volo)… È stato allora che ho cominciato ad amare anche Frank Darabont accanto a King e a interrogarmi sul suo cinema.

Hai da poco festeggiato tre anni della rubrica “CineKing” nel blog collettivo CineFatti: com’è cominciato questo viaggio?

King & Francesca

Grazie per il promemoria, io stessa avevo perso il conto delle volte che ho scritto un post cinekinghiano! Come sai CineFatti è un progetto piccolo ma tenace (7 anni!) nel quale investo buona parte del mio tempo libero e delle mie competenze in materia. Non avendo né il modo né l’effettiva voglia di dedicarmi a un blog solo ed esclusivamente sul Re, ho pensato di convogliare la mia passione per il suo mondo – che era anche al centro della tesi di laurea triennale che sto provando a pubblicare da anni… – in una sorta di zona franca. E a quanto pare ha funzionato. Se non altro perché mi piace!

Ripensando a questi anni, ti sembra in media di aver più elogiato o più criticato i prodotti tratti da King?

Mi sono sempre dichiarata apertamente una fan critica del Re: non esiterei a dire “è nudo” se lo fosse (concedimi il gioco retorico) e so di non essere la sola; vedi gli amici di stephenking.it con i quali discutiamo quotidianamente del lavoro di zio Stevie in totale libertà – il che non intacca la nostra “fedeltà di lettori” ma, anzi, si potrebbe dire che la rafforza.

Considerando la fase più recente della sua produzione, comunque, dal 2013 in poi non ti nascondo che il numero delle delusioni ha finito col superare quello delle sorprese. Mentre andando a ritroso nel tempo ho avuto modo di (ri)scoprire una quantità stupefacente di capolavori. Però, per intenderci, non rientro fra quelli che pensano che King abbia sparato tutte le cartucce che aveva. Se negli ultimi anni è riuscito a scrivere cose come Doctor Sleep (2013) o i racconti de Il bazar dei brutti sogni (2015), affatto minori rispetto ai suoi successi conclamati, c’è ancora un bel cuore pulsante nel barattolo sulla sua scrivania.

Appartieni alla scuola di pensiero “il film dev’essere uguale al romanzo” o a quella “il film deve essere diverso dal romanzo”? E che ne pensi in generale di questi due atteggiamenti, spesso prevenuti?

Audiovisivo e letteratura sono due linguaggi distinti che hanno sempre dialogato fra loro nell’autonomia dei loro codici, rivitalizzandosi reciprocamente. Quando guardo un adattamento parto sempre da questo presupposto e vivo serena. Sto meno bene quando leggo di presunti “tradimenti” o se dal lato opposto assisto in prima persona a totali stravolgimenti fini a se stessi. Torno a citare Il miglio verde: tutto sommato è un film che rispetta molto da vicino la trama del libro a cui si ispira. Ma anche la miniserie de L’ombra dello scorpione (1994) ricalca gran parte dell’intreccio del romanzo, e questo non la salva dal fare schifo. Inversamente possiamo menzionare per l’ennesima volta Shining e dire: con King c’entra poco, eppure funziona – eccome se funziona! Però anche la serie di Under the Dome (2013) ha visto il romanzo col cannocchiale… e nel suo caso sarebbe stato meglio se non ci avesse neanche provato.

Il romanzo e il film kinghiano che più ami? (Possono non essere lo stesso titolo.)

Cambiano quasi ogni anno a dir la verità, ma diciamo che sul film sono più sicura che sul libro: L’ultima eclissi (1995), tratto da Dolores Claiborne (1992). Il romanzo a questo giro è Duma Key (2008).

Il romanzo e il film kinghiano che più detesti? (Possono non essere lo stesso titolo.)

Fine turno (2016) e Cell (2006) quasi a pari merito, per quanto riguarda i libri. Sui film potrei aprire un intero archivio, ma mi limiterò a nominare 1408 (2007) perché non ho mai capito i motivi del suo successo (Cioè dai, JOHN CUSACK)

Se vincessi alla lotteria e potessi produrre un film tratto da King, quale romanzo sceglieresti? Hai un’idea anche del cast tecnico-artistico?

Bellissima domanda! Penso proprio a Duma Key – tante volte ho fantasticato sulla Torre Nera, ma dopo il 2017 mi è passata la voglia. Regia di Guillermo Del Toro. Non so quanto gli garberebbe dirigere Bryan Cranston ma sarebbe il protagonista ideale, quindi stop! Ci metterei anche Elle Fanning, e Nick Nolte nei panni di Wireman. E Johann Johannsson alla colonna musicale, ci tengo a dirlo!

In quest’ultimo periodo sembra di assistere ad una pioggia di film/serie provenienti dai romanzi kinghiani: è sempre stato così o il proliferare di canali on demand ha moltiplicato l’interesse per il Re?

La questione credo sia a monte: cambiano le dinamiche produttive, cambiano le abitudini di consumo. Si consuma più in fretta, si produce di più. E chi produce ha da sfruttare i trend. Stephen King (per la mia gioia) è diventato un trend. Così c’è la corsa al soggetto; c’è Netflix che sbaraglia e stupisce tutti con Il gioco di Gerald (2017) e 1922 (2017), film non destinati alla salama che alzano al massimo l’asticella degli standard formali.

Film che non devono sottostare ai vincoli della distribuzione cinematografica e rimangono lì, sempre a portata di mouse e di catalogo. Siamo nell’epoca del “detto, fatto!”, per cui il tempo che passa fra la stesura di un progetto e il suo compimento si accorcia ogni giorno di più. Ciò che prima attraversava a singhiozzi il sistema dei media, come la presenza latente del mondo kinghiano, ora ha la possibilità di dispiegare la propria forza, concretizzare intenzioni e progettualità nella maggior parte dei casi.

Per finire, una domanda “off topic”. Il tuo profilo twitter ti ritrae intenta a leggere un romanzo di Albert Camus: qual è il tuo rapporto con questo geniale autore?

Amo la scrittura di Camus, amo l’inquietudine che increspa le sue pagine e la sua biografia. La caduta (La chute, 1956) ha rappresentato una vera e propria svolta per me. Per apparente paradosso, dopo averlo letto ho imparato a stare in piedi. Perciò resta lì, con e come la mia profilepic.


L.

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14 risposte a CineKing: intervista a Francesca Fichera

  1. Zio Portillo ha detto:

    Interessante intervista. Io che non sono Kinghiano (“IT”, i primi 3-4 de “La Torre Nera” e poi poco altro qua là) ho apprezzato molto.Domanda a Francesca: tutto cartaceo? Niente rivoluzione digitale con gli ebook?

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  2. Cassidy ha detto:

    Bellissima intervista, mi fa piacere vedere che non sono il solo con le mensole piene di libri con su scritto “KING” a caratteri cubitali 😉 Penso che far dirigere a Del Toro un adattament di “Duma Key” con Bryan “Più grande attore del mondo” Cranston sarebbe il modo giusto per farmi fare pace con quel libro 😉 Cheers

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  3. Francesca Fichera ha detto:

    Evviva le collaborazioni fra blogger ed evviva il Re! Grazie ancora, Lucio!

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  4. Pietro Sabatelli ha detto:

    Bella intervista, comunque Cell è davvero brutto, ma anche Under the dome non scherza…comunque per me il migliore è Carrie 😉

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Intervista molto interessante e che cade a fagiolo visto che ultimamente ho visto Il gioco di Gerald e 1922, due film davvero ben fatti e che meritano una visione…soprattutto il primo! Fidatevi di me…e di Francesca 🙂

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  6. Cumbrugliume ha detto:

    Gran bella intervista! Omaggio dovuto, nell’anno di Stephen King sia al cinema che in tv 🙂

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  7. Giuseppe ha detto:

    I miei complimenti alla nostra appassionata “kinghiana” ospite! E, Lucio, bravo pure tu a fare le domande, beninteso 😉
    Alla fine, dobbiamo tutti ringraziare il Re per un motivo o per l’altro: nel mio caso, posso dire di essere in debito con lui fin dall’inizio… e cioè da quando -eoni fa, ormai- lo conobbi per la prima volta in assoluto tramite “Jerusalem’s Lot”, un racconto che mi spinse a interessarmi pure alle opere di un certo H.P. Lovecraft (e chi l’ha letto può capire perfettamente il perché) 😉
    Ecco, proprio a proposito dell’adattamento cinematografico di 1408 che, tra l’altro, a me non dispiacque, avrei due domande per Francesca: hai visto entrambe le versioni (cinema e director’s cut)? Se sì, NON ti sono piaciute allo stesso modo?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ah perché c’è pure una director’s cut? Non bastava la mostruosa lunghezza di un film che dura un’ora e quaranta di troppo? 😀
      All’epoca ho dovuto recensire il film confrontandolo con il racconto, per uno dei tanti progetti a collaborazione che poi non hanno mai visto la luce, e ricordo la noia mortale di un film tirato per i capelli all’infinito, cotnro un racconto velocissimo e simpatico (in realtà non lo ricordo più, ma già che non durava quanto il film era un vantaggio) 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Non solo c’è una director’s cut, ma avendola io vista PRIMA che mamma Rai ne replicasse la versione cinematografica (ai tempi me la persi del tutto, come del resto pure la sua prima tv assoluta otto anni fa circa) in prima serata rimasi un tantino spiazzato quando mi toccò quest’ultima… quella volta, infatti, mi trovai ad assistere ad una versione più corta che -paradossalmente- mi dava l’impressione di essere più lunga e tirata (nonché con un finale meno efficace) della director’s cut con i suoi 112 e passa minuti 😀

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