Omega Doom (1996)

Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
L.


Dialogo immaginario in qualche luogo immaginario degli immaginari anni ’90:

«Salve, ma lei è proprio Rutger Hauer? Mi presento: sono Albert Pyun»
«Piacere, ma non sono interessato»
«???»
«Non mi guardi con quell’aria interrogativa per impietosirmi, non funziona»
«Ma veramente io sarei un re…»
«Sì, lo so, è un relitto umano e si vede, basso, brutto, bitorzoluto… ma non è che posso fare l’elemosina a chiunque»
«Guardi, io sarei un regista e volevo proporle un ruolo nel mio prossimo film!»
«Ah! Sì! Senz’altro! Scusi! Mi scritturi! Di cosa parla?»
«Si intitola Omega Doom e la trama devo ancora scriverla… tutta»
«Ma la scriviamo a casaccio! L’importante è fare qualcosa! Evviva!».

Sarà andata davvero così? Secondo me non è da escludersi: Omega Doom è realmente un film scarso, Hauer, a metà anni ’90, dopo dei fasti anche action come Giochi di morte (1989) e Furia cieca (1989), era realmente alle barbe e Albert Pyun è realmente discutibile dal punto di vista estetico. Tutto torna. Ciò che torna meno è un groviglio di aspetti della pellicola suddetta ma ne analizzeremo le cause con calma, inspiegabilmente attratti dal mix azione/fantascienza in salsa Pyun.

La tipica espressione di un androide senza più memoria

Il film inizia con una voce fuori campo, le seguenti parole «C’erano una volta gli uomini, i robot e la grande guerra mondiale» e una serie di versi tratti da un poema: segno nefasto. Perché temo si tratti di un prodotto trash che si prende maledettamente sul serio: pessima combinazione.
Ci viene anche spiegato che i robot spadroneggiano, gli umani bramano la rivincita e gli automi cercano arsenali di armi per la resa dei conti. Ok, grazie, ora possiamo partire con ‘sta benedetta pellicola che mi sta già venendo a noia? Insomma, ecco finalmente Rutger Hauer che interpreta Omega Doom (per l’appunto), un soldato robot che ha perso la memoria a causa di un proiettile; prime considerazioni: il nostro è invecchiato maluccio regredendo a livelli estetici “alla Pyun”, lo hanno conciato come un militare dell’Armata Rossa e lo hanno doppiato in modo tale da farlo sembrare un eunuco. Chissà cosa pensa, di questa deriva robotica, il Roy Batty di Blade Runner (1982)… forse certi segreti è meglio se restano tali.

Albert Pyun ha perso la testa, scrivendo questo film

Le stranezze non finiscono qui: il primo incontro del protagonista è con individui che giocano a pallone con una testa-droide-senziente, lui li guarda intuendo che non ce n’è uno rifinito, loro, senza motivo, se ne vanno. La testa di cui sopra si innesta su un corpo e diventa amica del nostro: legame, tuttavia, foriero di poche soddisfazioni perché questi si muove in modo esageratamente ridicolo quasi fosse tarantolato dalla Macarena e poi si lancia in una barbosa spiegazione (ancora!) circa la lotta tra banda dei ROM e quella degli androidi. Dunque: i rom non sono i cosiddetti zingari bensì robot, gli umani di cui si parlava all’inizio non si sa che fine hanno fatto e c’è una tizia che, vedendo affollamento, seppur bellicoso, in quel luogo, ha deciso di aprirci un bar. Che è un po’ come se durante la Seconda guerra mondiale avessi inaugurato un locale a Stalingrado profittando dell’assedio. Io ci vedo davvero poca logica.

Jahi J.J. Zuri nel ruolo dell’androide Marko (nome più semplice)

Intanto un cattivone cerca di spiaccicare come una frittella la chiorba, conoscente di Rutger, in una sequenza invero grottesca. Quando sopraggiunge Omega Doom la situazione peggiora visto che tu pregusti un epico scontro tra poderosi automi ed invece ti devi sorbire cinque minuti buoni di “poderosa” seduta psicanalitica per poi vedere il buono prevalere in un lampo, con una sola mossa; capisco che il diversamente decrepito Hauer reggeva già l’anima coi denti ma si potevano trovare soluzioni migliori per imbastire un’azione perlomeno degna di tale nome. Qualcuno ha detto “controfigure”?

Anna Katarina, tipica ginoide barista

Seguono minuti interminabili in cui il nostro elabora un complesso/soporifero doppio gioco infarcito di «bla bla bla» e scontri risolti da quest’ultimo alla velocità della luce in ossequio ai suoi acciacchi. E mentre la testa e la barista (che coppia, pare una barzelletta di bassa lega) cercano una soluzione per aiutare il loro amico Rutger, proprio il protagonista continua ad atteggiarsi vanamente nella speranza di recuperare una dimensione attoriale che non gli appartiene più. Un po’ triste.

Gli androidi sono tristi, quando recitano per Albert Pyun

Nel momento in cui gli automi si stufano delle uggiose chiacchiere di quest’ultimo e decidono di suonargliele, lo fanno con la stessa agilità e la medesima fluidità di movimento dei pupi siciliani. Almeno però si immedesimano nella stessa volontà dello spettatore, ossia chetarlo. Macché, Omega Doom si rialza. Tuttavia… mena fendenti: alleluia.
Attenzione, lo fa in zone d’ombra che lo rendono indistinguibile e che permettono di celare le sue magagne fisiche: ma allora, non potevate usare prima questi espedienti invece di farlo sproloquiare per tutto il film? Mannaggia a voi. E alla fine, preso da un profondo sconforto, non mi resta che stroncare il lungometraggio di Hauer citandolo direttamente: «Ho visto cose che voi umani…».


P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

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– Altri post di Willy l’Orbo:

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Informazioni su Lucius Etruscus

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30 risposte a Omega Doom (1996)

  1. Evit ha detto:

    La stessa fluidità dei pupi siciliani AHAHAHAHAHAHAHAH!!!

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  2. Cassidy ha detto:

    Lo scambio immaginario iniziale tra Rutger e Albert Pyun è fantastico, sicuramente meglio del film terminato, però finchè arrivano post così spassosi mi può anche stare bene 😉 Cheers!

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Alla fine, non ho capito di cosa parli questo film XD
    Forse non l’ha capito nemmeno ‘sto Pyun 😛

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  4. Mirko ha detto:

    Pyun ha sempre avuto delle idee assurde che non sono mai andate di pari passo al budget e alla sua abilità a gestirlo. Anzi, quando ha avuto accesso a più soldi ha puntato ancora più in alto ritornando da capo con i suoi problemi. Però registicamente non è così inetto come i suoi contemporanei della serie B, ha una sua visione e i suoi guizzi.
    Nelle intenzioni Omega Doom era un remake post-atomico di Piombo e Sangue/La Sfida del Samurai/Per Un Pugno Di Dollari(Pyun ha iniziato come assistente di Kurosawa e in molti suoi film ci sono citazioni al suo maestro) ambientato in un parco di divertimenti alla Westworld, con le varie aree tematiche a rappresentare le fazioni coinvolte nella storia. Ambizioso oserei dire. Budget? Il giusto per avere una location, una decina di attori comprese le comparse e gli effetti speciali fatti con i computer a 16 bit.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Uh, lo spunto sì che mi piace, e definirlo ambizioso è poco. Visto poi che comunque adoro lo stile di Pyun – i suoi chiaroscuri mi fanno morire! – magari con un po’ di sforzo sarebbe stato un “piccolo filmone” 😉
      Considero Pyun più di un regista, per me è un autore: ha una sua visione e la porta avanti malgrado tutto. Mi piacevano i suoi film all’epoca e continuano a intrigarmi ^_^

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Grazie per l’approfondimento, ad hoc e doveroso. Anche io in realtà apprezzerei Pyun almeno nelle intenzioni di partenza (livello estetico a parte 🙂 )poi è anche vero che se mancano i mezzi…non si possono fare miracoli!

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  5. Elfoscuro ha detto:

    Beh in confronto Split Second/Detective Stone era un capolavoro…:)

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  6. Zio Portillo ha detto:

    Hauer nel pieno della sua parabola discendente diretto da Pyun (che, ricordo per i distratti, ha all’attivo il “Capitan America” farlocco). Cosa poteva uscire di buono da questo connubio?
    Già il trio testa pallone + barista ginoide + Omega Doom è da presa in giro immediata.

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Ahahaha! Un trio d’eccezione! Ovvio che poteva uscirne poco di buono ma la cosa peggiore è che si tratta di un film che nelle ambizioni vorrebbe prendersi tremendamente sul serio non riuscendo e risultando altamente trash…combinazione letale

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      • Giuseppe ha detto:

        Tra l’altro, Willy, quella “testa pallone poi ridicolo androide completo” è nientemeno che Norbert Weisser, il pilota dell’elicottero norvegese lanciato nel tentativo di fermare l’imitazione canina prima che raggiungesse Kurt Russell e i suoi nell’incipit de La Cosa… guarda caso, lo stesso anno 1982 della maggior gloria di Rutger Hauer. Nonché della prima esperienza in tema dello stesso Weisser in “Android” di Aaron Lipstadt: si potrebbe pensare che in Omega Doom Pyun l’abbia riportato su quel sentiero, stavolta mettendolo dall’altra parte della barricata (là, umano e qui, sintetico… se non suonasse troppo come un riconoscere dei meriti eccessivi al nostro Albert casinista, mi spingerei addirittura a dire che l’aver concepito un personaggio di testa -in senso letterale- come questo sia una sorta di omaggio dichiarato a un’altra illustre testa che occupava la cruciale sequenza finale proprio dello stesso “Android”) e l’esperienza nemmeno deve averlo scottato, considerando che negli anni Duemila ha prodotto pure un paio di titoli del regista…
        Per il resto, come potrei controrecensire questa volta… niente, già con il tuo dialogo immaginario a inizio post devo proprio concederti l’onore delle armi: sei l’allievo che rende orgoglioso il maestro! 😀 😀

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Grazie della chicca Giuseppe! E dell’onore delle armi ma prima di arrivare alle tue famigerate controrecensioni ne deve mangiare di pappa il pupo. Che sarebbe il sottoscritto, non quello siciliano!!! 🙂 🙂 🙂

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  7. Pingback: Omega Doom (1996) Per un pugno di androidi | Il Zinefilo

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