Universal Soldier (1992) I nuovi eroi

Quattro venerdì alla fine dell’anno, serviva uno speciale in quattro parti che facesse fare i fuochi d’artificio al blog. E se invece parlassi di una tetralogia fetente che proprio nel 2017 ha compiuto 25 anni dal suo inizio?

Anno 1963. La cantante canadese Buffy Sainte-Marie, nata in una riserva indiana e nota per le sue canzoni di protesta, presenta un brano che fa scandalizzare l’America in guerra: The Universal Soldier. Negli USA nascono canzoni che criticano quel brano – come The Universal Pacifist – ma il discorso non cambia: la guerra del Vietnam è brutta, malgrado quello che dice la propaganda.
Anno 1989 (circa). Alla Carolco si presentano due cineasti ardimentosi, che si sentono in rapida ascesa e hanno scritto un film che spacca. Un film dal titolo Universal Soldier.

“Soldati dell’universo”… Come dite? Non è così che si traduce? Siete sicuri?

Uno dei due è Christopher Leitch, registino televisivo che abbiamo già incontrato per Voglia di vincere 2 (1987). Il secondo è Richard Rothstein, sceneggiatore e regista ancora più anonimo.
La Carolco ha già un sacco di spese in programma – da Atto di forza (1990) a  Terminator 2 (1991) – e un ulteriore film che richiede un così alto budget non se la sente di affidarlo a due tizi sconosciuti, così li accompagna alla porta.

Bei tempi, quando c’era lei

In realtà non so il motivo per cui Leitch e Rothstein escano di scena – comparendo poi solo come autori del soggetto – ed entra in ballo l’esordiente Dean Devlin, all’epoca ignoto ma dopo Stargate (1994) venerato da molti, grazie al successo di Independence Day (1996). Per essere sicuri, quelli della Carolco gli affiancano pure Andrew Davis (anche se non accreditato), sceneggiatore di lunga data che ha appena scritto e diretto Nico (1988) con Seagal e avrà il suo quarto d’ora di celebrità con Il fuggitivo (1993).
Il problema è che Devlin ha una visione da blockbuster, da filmone, quel prodotto che una volta veniva chiamato in un modo che oggi sembra non essere gradito da molti, ma che io continuo ad usare: Devlin è uno che fa americanate. Affidargli un attore belga e uno svedese, noti per muovere bene il corpo ma essere paralizzati di faccia, non è assolutamente una buona idea.

Ve l’avevo detto che si traduceva “Soldati dell’universo”

Il 10 luglio 1992 esce Universal Soldier, che in pratica è l’esordio in serie A di Roland Emmerich, bravo autore tedesco che però era più a suo agio con piccole produzioni. Malgrado questo film verrà criticato da chiunque, gli aprirà le porte di Hollywood e gli permetterà di dirigere un sacco di blockbuster: dai citati Stargate (1994) e Independence Day (1996) a Godzilla (1998) a The Day After Tomorrow (2004).
Il film arriva nei cinema italiani il 29 gennaio 1993: per i titoli italiani che accompagnarono quell’uscita rimando alla mia rubrica “Italian credits“, qui invece scatta il ricordo personale.

Gennaio 1993. Roma. Quartiere EUR. Una zona assurda: di solito trovate fiumi di gente ma è un enorme quartiere occupato esclusivamente da uffici. Appena gli uffici chiudono, diventa una città fantasma. Con mio padre andiamo di domenica a vedere il film e sembra di essere in uno scenario post-apocalittico.
Sono del quartiere Alberone, vicino al centro: sono cresciuto a due passi dal Maestoso, storico cinema di via Appia del Circuito 5 (Berlusca, insomma), e a tre passi dal Trianon, splendido cinema di un altro circuito. Quasi mai capitava un film che non fosse proiettato da uno dei due… ma quella volta era successo. Non ero mai stato all’Eurcine e non mi è rimasto un buon ricordo.

Inizia il film con una splendida ripresa aerea virata in rosso, un elicottero vola su una città. Boh, che strano. La cosa puzza, finché l’entrata in scena di Vasco Rossi svela l’arcano: senza dire niente, e senza motivo, su grande schermo proiettano il videoclip integrale de Gli spari sopra di Vasco. Ma perché? Non conosco altri casi di videoclip trasmessi al cinema.
Il film me lo gusto ma è innegabile. Non è un film di Van Damme. Cioè, no, non è esatto: è esattamente un film di Van Damme pur non essendolo. Cioè prende solo il peggio che il belga può dare. È un film dove J.C. ammicca e sorride, dove fa siparietti comici e si mostra nudo, dove fa battutine e recita. Cioè tutte cose di cui non è mai stato capace. Io e tutti gli altri fan volevamo un film dove combattesse… e qui non combatte.

Scusate, ma un elmetto della mia misura non c’era?

Vietnam, 1969. Luc Deveraux (Jean-Claude Van Damme) scopre che il suo sergente Andrew Scott (Dolph Lundgren) è uscito parecchio di capoccia e colleziona orecchie vietnamite. Nulla di strano, forse è una citazione dei giapponesi che collezionavano orecchie coreane: il sud-est asiatico non è un posto per stomaci deboli. Né per le orecchie.
Qui il doppiaggio italiano commette il suo più grave errore, perché Dolph parla a J.C. e per assicurarsi che abbia capito alza in aria la sua collana di orecchie e dice «Can you hear me?», riesci a sentirmi? Il miglior doppiaggio del mondo non coglie questo gioco e dice «Hai capito?», ma avrò modo più avanti di parlare ancora della resa italiana.

«Mi stai prestando orecchio?»

Per la cronaca, il doppiaggio riesce a non mangiarsi il secondo gioco di parole con le orecchie, visto che quando a metà film riappare la collana, la frase «I’m all ears» viene ben resa con «Sono tutto orecchi».

«Sono tutto orecchi» (risate, prego)

Passano circa 25 anni e i due soldati che abbiamo visto ammazzarsi a vicenda li ritroviamo, della stessa età, utilizzati in un’operazione militare delicatissima: far fuori tre tizi che hanno preso in ostaggio una diga. Una situazione che solo dei super-soldati, anzi dei soldati universali sanno gestire.
Gli uomini chiamati con le sigle dei Giornali Radio della RAI – GR44, GR13 ecc. – fanno cose che nessun umano saprebbe fare: si calano con una corda e sparano ai cattivi. Ammazza che soldati universali!

«Come ti chiami soldato?» «Figlio di Chuck Norris!»

Inutile girarci attorno, la sceneggiatura svacca di brutto già nei primi minuti. Perché con uno stile pomposo – sebbene efficace – ci viene presentata una scena che è ridicola, e il resto è pure peggio. Il Governo ha fatto una puntura a dei soldati e questi sono tornati in vita apparente e sono diventati immortali. Ok, Devlin, magari due righe di storia migliori le potevi anche scrivere.

«Come ti chiami soldato?» «Ralph, il tedeschissimo che fa malissimo»

D’un tratto GR44 si ricorda d’essere stato Luc Deveraux, e guarda caso GR13 ricorda d’essere stato Andrew Scott, e ora vogliono di nuovo ammazzarsi. Perché gli altri non hanno di questi ricordi? Eppure abbiamo pezzi da 90 come Ralph Möller, Ton “Tiny” Lister jr., Simon Rhee ed Eric Norris, figlio di papà Chuck: perché lasciar loro solamente qualche sparuta inquadratura di pochi fotogrammi di durata? Perché tutta la scena è per J.C. che fa il simpatico…

«Come ti chiami soldato?» «Muscoletti di Bruxelles!»

Il viaggio di Luc alla ricerca delle sue origini è spazzatura noiosissima, e il combattimento finale fa imbarazzo: tutto è all’insegna del “non combattere perché questo è un filmone di fantascienza e non una minchiata marziale, però fai giusto due calcetti stupidi che così becchiamo i fan marziali”. La delusione profonda che quel giorno provai in sala, l’ho ripetuta ad ogni visione.

«Come ti chiami soldato?» «Io non chiamo: io spiezzo in due!»

La giornalista Veronica Roberts (Ally Walker) è un personaggio inutile: per il 90% del film tenta di telefonare, e dopo la centesima volta che cerca un telefono uno si chiede se sia una gag voluta. Tipo le comiche in cui Charlot cercava di mangiare…

«Io voglio solo mangiare» (purtroppo cit.)

Ogni singola scena di questo film è tecnicamente ineccepibile ma profondamente sbagliata: ogni scelta di sceneggiatura è la peggiore che si poteva fare in quel momento. Ma in tutto questo solo una stella risplende: Dolph Lundgren. Lo svedesone ha già capito che nella vita sarà costretto a dare il massimo in film minimi, e qui è già perfettamente a suo agio: le unice scene gagliarde del film sono quelle dov’è presente Dolph.
E qui però torna il problema del doppiaggio.

«Di’ buonanotte, doppiatore!»

Sebbene sia un film da dimenticare, Universal Soldier è l’unico titolo in tanti anni di carriera in cui Van Damme riesce a pronunciare una splendida “fase maschia”. (È vero, qualche anno dopo in Hard Target dirà «La stagione della caccia è chiusa», ma oggettivamente è una minchiata.)
Dolph lo sta menando come un tamburo e si appresta a dargli il colpo finale, indicandolo e dicendogli: «Say goodnight, asshole». Il doppiaggio italiano esegue alla perfezione: «Di’ buonanotte, stronzo.»
Dolph tira il pugno ma Van Damme para, perché s’è iniettato il liquido magico che lo rende potente. Guarda Dolph e risponde: «Goodnight, asshole». Il doppiaggio è pronto: «Buonanotte, stronzo.» Perfetto! C’è ritmo, c’è umorismo, c’è paradosso ed è il momento esatto del going berserk: frase perfetta. Poi però…

Niente, non ce la fa a fare una faccia buona neanche con la migliore “frase maschia” della carriera

Nel 2009 i diritti del film passano dalla Penta Video alla Eagle Pictures, la quale decide di ridoppiare il film. La differenza è quasi inavvertibile, in pratica i nuovi doppiatori ricalcano il vecchio doppiaggio, ma… alla fine si fottono la frase maschia!
Dimentico del “di’”, Dolph dice «Buonanotte, stronzo», e Van Damme risponde… «No, buona notte a te.» NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO…

Nuoooooooooooooooooooooooooooooo!!!

Ripreso dallo svenimento per la mostruosità compiuta dal nuovo doppiaggio, scopro altre due perle. Quando J.C. aziona la trebbiatrice che maciulla Dolph dice: «You’re discharged, Sarge», ma il doppiaggio italiano (di entrambe le versioni) decide altrimenti: «Sei congedato. In eterno.» Scusate, mi è caduta una lacrima sulla tastiera…
Poi la donna chiede a J.C. dove sia finito il sergente, e J.C. risponde «Around», intorno, perché l’ha appena trebbiato. Il miglior doppiaggio del mondo dice: «Non ci pensare.» Ecco, non pensiamo al doppiaggio italiano e continuiamo a gustarci il film in lingua originale…

E ora, la morale di Dolph

Chiudo con la filosofia di Dolph Lundgren, che così arringa gli allibiti clienti del supermercato dove ha portato a raffreddare i suoi morti commilitoni. Qui addirittura il doppiaggio, probabilmente senza saperlo, migliora il testo.

I’m fighting this thing, man.
It’s like kick ass or kiss ass.
And I’m busting heads.
It’s the only way
to win this fucking war.
Io combatto questa guerra
e i culi vanno presi a calci o vanno baciati.
E io li prendo a calci.
È il solo modo di vincerla
questa cazzo di guerra.

Hai cinque secondi per toglierti quel cazzo di cappello…

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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29 risposte a Universal Soldier (1992) I nuovi eroi

  1. Pingback: [Italian credits] I nuovi eroi (1992) | Doppiaggi italioti

  2. Zio Portillo ha detto:

    Rubricona da bava alla bocca che parte col pezzo da novanta. Sai che questo UNIVERSAL SOLDIER non lo rivedo da una vita? Però quando lo vidi al cinema nel secolo scorso mi gasò abbastanza. Ma ero tredicenne… Van Damme e Dolph assieme mi bastavano per essere felice. Sarei curioso di riguardarlo adesso. Però da quanto leggo meglio se evito e mi tengo il buon ricordo.
    Ottimo doppiaggio, come sempre. I migliori siamo noi! 😜

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Guarda, avevo giusto qualche anno più di te quando uscì la notizia del film (intorno ai 18) e mi sembrò un sogno: c’era pure Ralph Möller, uno dei cattivi di “Cyborg”! Come poteva sbagliare un film del genere? Poi su grande schermo venne proiettato un film che non era né fantascienza né arti marziali, né horror né thriller: c’era Van Damme che faceva le facce strane e Dolph che si comportava come se non avesse un copione sotto mano. Col senno di poi, Dolph è l’unico elemento da salvare, perché lasciato libero – e non avendo un personaggio – ha potuto tirar fuori la sua innata cazzutaggine naturale e riempire qualche scena.
      Onestamente ti sconsiglio di rivederlo: sebbene i seguiti siano mille volte più schifosi, questo primo film rimane un ottimo prodotto tecnico – figlio d’un tempo in cui la serie B valeva quanto dieci serie A di oggi! – ma con una trama da menare in faccia la Carolco. E pensare che dietro c’è Dean Devlin, che in seguito è stato venerato e considerato un genio: guarda caso questo film non viene MAI citato quando si parla di Devlin 😛

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Mi chiedo in cosa fosse specializzato chi ha fatto la traduzione. Magari non in filmacci 😛

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  4. Kukuviza ha detto:

    Menomale che esistono questi film così possiamo divertirci con questi post.
    Addirittura tre titoli gli hanno affibbiato a sto filmaccio. Il doppiaggio è incommentabile, anche quando avrebbero potuto tradurre alla lettera, hanno deciso di fare bizzarrie ammazzabattute.
    La scena con te e tuo padre all’EUR mi ha fatto venire in mente certe scene de La decima vittima..menomale che all’epoca te lo eri gustato, il filmaccio, altrimenti mi immagino l’umore al ripercorrere il quartiere per tornare a casa.
    Comunque, perché quest’uomo, lui, illo, non può avere mai una sceneggiatura degna? Lucius, pensaci, aiutalo, scrivigliene una.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      I due “illi”, J.C. e Dolph, hanno già avuto ottime sceneggiature e ottimi film cuciti loro addosso, che hanno scritto il manuale del cinema action. Poi però hanno continuato e non è che esistano mille trame buone: è un industria, non artigianato. Capisco i fetenti inutili sequel di questo film, ma qui abbiamo una grande casa, grandi soldi e un grande sceneggiatore: ecco, era lecito aspettarsi qualcosina di più…

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Il film che hai scelto, il tuo ricordo personale, la questione doppiaggio: per me QUESTA è la Trinità dell’Immacolata! 😅
    Chiedo venia per la leggera blasfemia ma il pezzo è divino e se la meritava 😇

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  6. Cassidy ha detto:

    Sai che lo stavo aspettando? Si perché dai, Jean-Claude, Dolph, ma anche Scott Adkins più avanti, la saga di Universal Soldier è davvero fatta per le pagine del Zinefilo! 😉 “Americanata” (brrr…) è diventata per forza un’eccezione negativa, dovremmo riprenderci quella parola! Per il resto post bellissimo per un disastro anche in fase di doppiaggio. Due menzioni speciali, la prima sono le didascalie con la presentazione del cast, sono davvero una meglio dell’altra! Secondo merito, vedo che stai lanciando un “Meme” con l’urlo disperato, è una scena di “Pet Cemetery” vero? gran modo di programmare gli ultimi venerdì del 2017! 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah ogni volta che ho voglia di urlare penso a Dale Midkiff in “Pet Sematary” (1989), che per me dall’epoca rimane LA scena di urlo per eccellenza. E certe scelte di doppiaggio ti fanno urlare parecchio 😛
      (E’ un’immagine che ho caricato nel blog e ogni tanto la tiro fuori quando serve: ce l’ho anche nello smartphone, pronta ad essere usata nei social 😛 )

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  7. Giuseppe ha detto:

    Gennaio 1993? Mi hai battuto di un paio di mesi! Ricordo di esserlo andato a vedere con un amico in un multisala in zona Duomo: uscimmo entrambi gasatissimi e… beh, qualcosa di quel gasamento mi è rimasto addosso anche dopo tutti questi anni: perché, nonostante tutto, è ancora il migliore dell’intera serie (c’è il Roland Emmerich che ho amato di più, quello ancora alle prese con budget non stratosferici) e per me, all’epoca, lo era pure in funzione di tutto quello che Jean-Claude qui provava a fare senza esserlo mai stato davvero (l’attore professionista, ovvio), avendo però ancora tutto il tempo a disposizione per tornare sui propri passi. E qui sono parzialmente giustificato, visto che non potevo ancora immaginare quanto invece NON l’avrebbe fatto… in questo di sicuro Dolph è stato -ed è rimasto- assai più coerente.
    A modo suo, poi, ammetto che mi ha sempre intrigato pure quell’oscuro mischione (molto)fanta(poco)scientifico circa il processo di simil-fusione nucleare rivitalizzatrice in coppia con il siero rigenerante: ogni volta mi metto di buzzo buono nel cercare di afferrare i principi della spiegazione data dallo “scienziato” Jerry Orbach, ma finisco invariabilmente per rendermi conto che non li ha mai conosciuti bene nemmeno lui 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se confrontato con i sequel, questo film è Fellini! 😀
      Ovviamente mi inorgoglì parecchio vedere J.C. impegnato in un film palesemente di alta classe: non so se possiamo chiamarlo A, ma di sicuro è una B abbondante. Ottima fotografia “cinematografica”, ottimi mezzi – gli stunt coi pullman era roba da professionisti – ottimo cast e ottimo regista. Come potevo non essere orgoglioso? Però poi tutto il film verte su J.C. che si spoglia per i motivi più disparati, che fa le faccette confuse e sta attento a non tirare colpi perché se no poi sembra che è un film marziale. Paradigmatica la rissa al ristorante, dove J.C. tira molte delle tecniche che l’avevo reso famoso ma tutte appena accennate, col tizio che finisce sul biliardo e manda le palle in buca: ma a chi può rivolgersi una scena del genere?
      Guarda, preferivo “Cyborg”, con tutti i suoi milioni di difetti, ma almeno era un film che non nascondeva ciò che era. UniSol cerca di mangiare al tavolo dei grandi ma fa versacci e non sa usare le posate: fa una figura barbina che è purtroppo ciò che ancora oggi lo caratterizza.
      Se pensi che venivamo da “Double Impact”, con J.C. contro Bolo…

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      • Giuseppe ha detto:

        E’ che qui Emmerich, trovandosi all’inizio della fase di transizione che l’avrebbe portato a girare B-movies di serie A (e con i soldi della serie A) come Independence Day, non aveva probabilmente ancora capito del tutto a quale pubblico dovesse indirizzarsi di preciso: non a quello del JCVD “puro”, evidentemente, di cui si limitava ad usare il richiamo commerciale e poco altro (marzialmente MOLTO poco altro), ma nemmeno più soltanto al fan di quelle piccole opere a basso budget -come Moon 44- che lui si stava per buttare alle spalle per sempre. Pyun invece poteva permettersi di bypassare tranquillamente tutti questi problemi, ed allora ecco che con lui Van Damme aveva la possibilità di rimanere sé stesso (qualche sana botta data e presa, al posto di irraggiungibili e non richieste ambizioni da Actors Studio)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Eh sì, per Emmerich piccoli film dignitosi e da ricordare come “1997: il principio dell’arca di Noè” e “Moon 44” erano una base di partenza per scalare la cima fino in serie A (o come dici tu, serie B coi soldi della A) mentre per Pyun si trattava di cifra stilistica: era proprio così che voleva fare film e così li ha sempre fatti. Sicuramente Emmerich ha un conto corrente più sostanzioso ed è più celebre, ma Pyun è un autore, controverso e spesso criticato ma pur sempre un autore.

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  8. Il Moro ha detto:

    Sarà che, a parte alcuni titoli, non sono mai stato particolarmente amante dei film di menare… Ma questo è uno dei miei film preferiti con Van Damme! Forse proprio perché è più fantascienza che botte. Il che non vuol dire che lo giudichi un gran film, comunque…
    I seguiti non ho mai avuto il coraggio di guardarli, quindi aspetto con ansia i prossimi articoli!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Hai fatto bene, perché sono odiosi oltre ogni sopportazione.
      Se ci fosse una trama coerente, a parte “tizi che se tenuti al freddo sono immortali”, e se J.C. sapesse fare più della faccia da morto, magari lo potrei anche considerare un film fanta-action, ma davvero ogni volta che l’ho visto la stima è calata sempre di più. Ed è un peccato perché aveva tutte le premesse giuste.

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