La fortezza 2 (2000) Segregati nello spazio

Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
L.

Erano gli ultimi barlumi degli anni ’90 quando nei folli laboratori del cinema d’azione di matrice Z fu partorito un ibrido di orrendevole natura, il sequel fuori tempo massimo: quello che non segue a ruota, e con fare arzillo, il capostipite ma si rigira nel letto sonnacchioso, si stropiccia gli occhi e solo dopo un lasso di tempo eccessivo si concede alla visione; quello che si dibatte tra un genitore, ideale, collocato a inizio decennio ed un genitore, concreto, postosi alla fine dello stesso; quello che ha metabolizzato il passaggio dal Commodore 64 ad un internet a tutta randa, dalla DC a Berlusconi, dal telefono a gettoni all’onnipotente cellulare; quello che ha ormai contezza  dell’involuzione di un Christopher Lambert dallo status di sospettosamente svogliato a quello di totalmente svaccato. Orbene, stiamo parlando di La fortezza: segregati nello spazio, seguito “ritardato” (in tutti i sensi) del senz’altro più dignitoso 2013 – La fortezza.
Peccato che a fine anni ’90 la dignità suddetta fosse chiusa in un’ampolla persa in chissà quale pertugio. Occupiamoci, perciò, del sequel versione spaziale. Preparandoci al peggio, chiaramente.

Una rissa luccicante

L’inizio è profetico: Lambert, ancora nelle vesti di John Brennick, lavora la terra, insomma l’assonanza con le braccia rubate all’agricoltura mi pare ovvia. Attenzione: inizia a piovere e i lampi sono più finti dei lupi di Fracchia contro Dracula (1985). Io mi chiedo: ma se siamo messi così male con un semplice fenomeno meteorologico, come potranno rendere credibile la rappresentazione di una prigione fluttuante nel cosmo? Semplice: dopo la cattura da parte della società Men Tel, il nostro ci viene presentato direttamente dentro la gattabuia spaziale. Et voilà. Con tale sotterfugio posso anche ambientare un film a casa mia e spacciarla per un igloo in Groenlandia. Ci farò un pensierino.

Fantozzi nello spazio

Tornando al lungometraggio in oggetto, ci sono i soliti chip innestati nei detenuti per punirli e ci sono i soliti, esagerati, stereotipi: c’è il personaggio inutilmente prepotente, c’è quello inutilmente cerimonioso che non capisci come possa trovarsi dietro le sbarre, c’è quello inutilmente minorato mentale su cui il chip citato non ha effetto. Bah. Intanto, chi trasgredisce viene rilasciato direttamente nell’universo e l’immagine del primo sventurato sottoposto a tale pena è agghiacciante: Dio degli effetti speciali perdonali perché non sanno quello che fanno. E quando alla rivelazione «Siamo nello spazio!», un amico del protagonista replica «Siamo nella mer*a!», non si può che concordare, pur attribuendo ogni residuo di letame non alla situazione dei carcerati bensì alla pellicola nella sua interezza.

Con questa affermazione di dispregio vanno a braccetto personaggi ulteriormente stilizzati: ho visto più evoluzioni caratteriali e un numero maggiore di mobilità dei muscoli facciali nelle maschere fisse della commedia dell’arte. Le poche consolazioni si hanno quando compare il direttore, un cattivo/ridicolo dileggiato da familiari che lo considerano un inetto e lo video-chiamano prima dell’amplesso sessuale (proprio così), o quando un detenuto rissaiolo/antipatico aggredisce Lambert nello spogliatoio comune consentendoci di intravedere una mezza tetta (mezza tetta! Wow!). Per fortuna di tutti noi la tetta diviene intera, lavata e strizzata quando i nostri creano una sorta di televisore e si inseriscono nel circuito della centrale scegliendo di soffermarsi nella visione delle docce femminili. Bravissimi. Bravissimi!
Tra l’altro, prima dell’oculata scelta sopra descritta, Lambert & compagni fanno zapping capitando su un canale dove vediamo, su un letto, un uomo nudo che suona la chitarra e una donna, accanto, con una specie di orologio tra le gambe. Permettetemi di soprassedere.

Lo chiamavano Fuciletto…

Nel frattempo, il minorato mentale menzionato all’inizio ha allevato uno scarafaggio. Sul serio. È il personaggio di gran lunga più simpatico del film. Sul serio. E tale insetto, oltre ad un indubbio carisma, ha un appeal invidiabile rispetto a un Lambert che, tra tentativi di fuga, periodi di isolamento, zuffe, non cambia mai né espressione né tono di voce. Sul serio. Christopher, non che a inizio anni ’90 ci regalassi chissà quali gioie ma qui sei più monocorde delle risate registrate di una sit-com. Come se non bastasse, nella fase finale del film si moltiplicano le inquadrature della stazione nello spazio ed ognuna, come preventivato, si rivela essere una pugnalata inferta nel bulbo oculare del povero spettatore: col pongo avrei creato un universo più plausibile. Forse col pongo avrei creato anche un attore più verosimile di Lambert. Dunque, ecco la soluzione: non dico che quel giorno, in quel laboratorio, non dovessero partorire l’idea del film; probabilmente chiederei troppo. Ma se almeno avessero avuto il pongo. Il pongo!

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

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21 risposte a La fortezza 2 (2000) Segregati nello spazio

  1. Vincenzo ha detto:

    ho visto solo il primo, di questo sinceramente ne ignoravo perfino l’esistenza…
    ps: sto ancora ridendo per “Fantozzi nello spazio”, che in effetti avrebbe potuto essere un nuovo episodio delle avventure del celebre ragioniere (tra l’altro Lambert come vice-Villaggio non sarebbe neanche male 😀 ) ciao!

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  2. Cassidy ha detto:

    Il primo me lo ricordo bene, visto un sacco di volte nei vari passaggi televisivi, questo non sapevo nemmeno che esistesse, ma Lambert dopo “Highlander II” non aveva più limiti ad accettare anche i titoli peggiori 😉 Resteremo sempre con il dubbio sul canale che trasmetto l’uomo che suona e la donna con orologio, una specie di “Ora esatta” oppure una versione aggiornata di “Almanacco del giorno dopo”? Nemmeno David Lynch ha mai osato tanto 😛 Cheers!

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Lucius perdona l’off topic ma segnalo che ieri vidi Don’t kill it con lundgren nostro adorato e l’ho trovato davvero spassoso in almeno 3/4 scene. Ne hai mai goduto di questo film?

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Mi accodo a coloro che ne ignoravano l’esistenza. In compenso il primo credo di averlo visto un centinaio di volte visto che Italia 1 lo trasmetteva a cadenza mensile per anni.

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  5. Giuseppe ha detto:

    Willy, ti sollevo immediatamente dal grande fardello che temi di avere nei nostri confronti perché non solo io ne conoscevo già l’esistenza tanto quanto quella del predecessore, ma credo sia stato addirittura uno dei miei primi o secondi acquisti quando passai dalle VHS ai DVD (una quindicina circa di anni fa) ragion per cui direi di essere ormai vaccinato a sufficienza contro gli incubi 😀 E comunque sono d’accordo anch’io sul fatto che ci sia di peggio in giro (per quanto questo sequel -al quale sono pure un po’ affezionato, in fondo- non regga il confronto col leggendario capostipite “2013: La fortezza”)…
    P.S. “Siamo nello spazio”… “Siamo nella merda!” … in pratica, la merda riempie lo spazio: può essere che abbiano voluto fare riferimento a quella materia oscura che tutti gli astrofisici cercano? 😉

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      La tua ipotesi sulla materia oscura è alquanto affascinante e degna del CERN! 😂
      Per il resto…fiuuuuuu. Almeno non ti ho sulla coscienza:la colpa è tutta di quel maledetto dvd 😉😅

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  6. Pingback: Race Against Time (2000) L’ombra di Eric Roberts | Il Zinefilo

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