Gregory Peck: il grande peccatore

La lettura di questo delizioso post del blog CineCivetta, in cui Kukuviza recensisce un film con Gregory Peck confrontandolo con il romanzo da cui è tratto, mi spinge a ripescare un mio pezzo apparso su ThrillerMagazine il 28 dicembre 2009: è destino che sia un testo… natalizio.


Gregory Peck:
il grande peccatore

Solo poche persone (come chi scrive) hanno avuto la rara opportunità di gustarsi in lingua italiana il film Il grande peccatore (The Great Sinner, 1949), diretto da Robert Siodmak ed interpretato da due grandi nomi del cinema statunitense: Gregory Peck ed Ava Gardner. Molte delle suddette poche persone (come chi scrive) l’ha cercato per anni ed anni senza trovare altro che blande citazioni o rare menzioni: rimane ignoto il perché questo film vada ad arricchire la folta schiera di titoli-fantasma che vengono regolarmente ignorati da qualsiasi distribuzione nostrana.

[P.S.
Circa sette mesi dopo che ho scritto queste parole, la A & R Productions presenta il film in DVD: mi piace pensare che il mio testo abbia stuzzicato questa casa distributrice.]

Data l’estrema rarità del film le informazioni sulla trama e sullo svolgimento sono spesso di seconda mano: ecco così che quei pochi testi o database che citano questo titolo capita che lo definiscano come un film biografico. Liberiamo subito il campo da equivoci: non si tratta assolutamente di un film biografico bensì di una discutibile operazione di “fusione”, o meglio ancora… di “con-fusione”.

Il grande peccatore altro non è che la trasposizione cinematografica del romanzo Il giocatore (Igrok, 1866), con la non trascurabile sostituzione del protagonista della storia: non più l’Aleksej del romanzo bensì un celebre scrittore di nome Fedja. Visto che questo nome è il diminutivo di Fëdor, si può pensare che il protagonista sia ispirato al celebre scrittore russo Fëdor M. Dostoevskij, ma gli sceneggiatori non si sono voluti sbilanciare: mai, in nessuna parte del film, viene citato il cognome del maestro russo, anche perché le vicende della storia poco hanno a che vedere con lui. Anche il legame con il romanzo Il giocatore, va specificato, non è ufficialmente dichiarato (sebbene la storia e i personaggi siano identici!). Ideatori della storia risultano essere due ungheresi: il prolifico soggettista Ladislas Fodor e lo scrittore e sociologo René Fülöp-Miller, mentre autore della sceneggiatura è un poco noto Christopher Isherwood.

Questi autori cedono ad un gioco letterario che va comunque apprezzato. Nell’ultimo decennio della sua vita Dostoevskij andava elaborando una serie di almeno cinque romanzi di largo respiro che sarebbero stati accomunati da un unico titolo raccoglitore: La vita di un grande peccatore. Quest’idea alla fine non vide la luce, ma alcune delle tematiche elaborate dall’autore divennero i due celebri romanzi I demoni e L’adolescente. Quasi come omaggio al grande russo, il film si apre con lo scrittore protagonista che ha ultimato con fatica il suo romanzo autobiografico: il titolo si legge chiaramente, ed è Memorie di un peccatore, e la storia che verrà narrata è estrapolata proprio da queste memorie.

Le vicende iniziano intorno al 1860 nella tedesca Wiesbaden (anziché l’inventata Roulettenburg del romanzo). Fedja è diretto a Parigi ma decide di fermarsi in questa cittadina termale perché lusingato dalle attenzioni di una bella sconosciuta. Saprà in seguito che la donna, Pauline, è un’incallita giocatrice come suo padre, il generale Ostrovskij: entrambi stanno dilapidando il patrimonio della nonna di Pauline, che è sempre sul punto di morire ma poi torna sempre in salute. Fedja, che non ha mai giocato in vita sua, si ritrova catapultato in un mondo fatto di speranza e disperazione, di gente che perde completamente ogni pudore nel giocarsi persino la vita al casinò. Innamorato di Pauline, vorrebbe sposarla ma la donna è già stata promessa al direttore del casinò come “risarcimento” di un debito di gioco contratto dal padre: l’unico modo per avere la donna è pagare quel debito. Fedja si lascia vincere dal gorgo del gioco e la fortuna gli arride: vince tanto da poter liberare Pauline, ma ormai è diventato schiavo dell’ebbrezza della vincita e non saprà resistervi.
Non solo perderà al tavolo verde tutti i soldi che servivano ad estinguere il debito, ma sarà costretto ad indebitarsi enormemente anch’egli per coprire le gravi perdite. Riuscire alla fine a scrivere il romanzo a cui stava lavorando, Memorie di un peccatore, sarà l’atto che salverà l’uomo dall’abisso in cui è caduto.

Gregory Peck ed Ava Gardner in grande spolvero

Come si diceva, la storia del film si rifà al romanzo Il giocatore, a sua volta basato in parte (si badi bene: in parte) su elementi lievemente autobiografici. Che Fëdor M. Dostoevskij sia stato un incorreggibile giocatore d’azzardo per tutta la vita è cosa nota. I diari della seconda moglie, Anna Grigor’evna, sono una testimonianza inequivocabile del tarlo che arrovellava la mente dello scrittore, ma qui finisce ogni similitudine con la storia del romanzo o del film: Dostoevskij seppe descrivere meglio di altri cosa provi un giocatore incallito perché lo era anch’egli, ma non cadde mai nelle sabbie mobili in cui finiscono i suoi personaggi.

Per questo all’inizio si è parlato di “con-fusione”: nel fondere la vita dello scrittore con quella del suo personaggio si è creata una confusione che non rende omaggio né all’uno né all’altro. Non rende poi di certo omaggio l’aver sostituito con delle vertigini l’epilessia di cui è noto lo scrittore abbia sempre sofferto, così come il lasciar intendere che i romanzi del maestro di Pietroburgo siano “pesanti”: «Cominciai un vostro libro ma non lo finii», dice Pauline. Una battuta simile forse può andar bene per un lettore statunitense del XX secolo (come l’autore della sceneggiatura): erano di tutt’altro avviso i lettori russi di fine Ottocento che invece apprezzarono sempre Dostoevskij e i suoi racconti e romanzi che uscivano regolarmente a puntate su riviste e giornali.

Anna Grigor’evna racconta che quando lo scrittore riunì in volume il suo romanzo I demoni e lo vendette personalmente (per non dividere i proventi con gli editori e librai), la sua casa venne presa d’assalto da gente che “cercava i demoni”, facendo scandalizzare la povera cameriera! [L’episodio lo racconto con dovizia di particolari nell’articolo Dostoevskij autopubblicato.]

Se si dimentica per un attimo il riferimento al personaggio storico, al Dostoevskij uomo, il film si lascia godere in pieno e procede senza scossoni, senza sorprese ma in modo soddisfacente fino alla fine. Sia Gregory Peck che Ava Gardner sono in gran forma e danno vita a personaggi credibili ed appassionanti. Le scene più memorabili sono ovviamente quelle al tavolo da gioco, soprattutto nella prima esperienza di Fedja.

Di sicuro non è uno dei migliori adattamenti di un testo dostoevskijano, ma al contrario di altri non ne tradisce lo spirito.

L.

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17 risposte a Gregory Peck: il grande peccatore

  1. Conte Gracula ha detto:

    Libro, film… mi manca tutto 😛
    Comunque, il problema della donna coi romanzi dell’autore russo li ho con molti autori russi: quella frase avrei potuto dirla pure io ^^

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  2. Cassidy ha detto:

    Tu e Kukuviza mi avete tirati fuori due titoli di Gregory Peck che mi mancano, non mi resta che mettermi alla ricerca! Anzi ora completo la doppietta andando a leggermi anche il pezzo su CineCivetta, dopodiché andrò a sotterrarmi per la vergogna di queste mie lacune! Cheers

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  3. Kukuviza ha detto:

    Grazie mille per la citazione 🙂
    E’ interessantissimo questo post dove evidenzi questi incastri tra finzione, realtà, ispirazione, alterazione…certo che la faccia di bronzo a non citare apertamente “Il giocatore”..avran detto:”chi vuoi che se ne accorga, Dostoevskji è pesante, non lo legge nessuno”.
    Incredibile come film con questi nomi spariscano in una misteriosa zona d’ombra, anche gli attori secondari sono noti.

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  4. Vincenzo ha detto:

    che chicca!!
    mi manca, come troppo cinema classico “minore”…
    certo che però un film con Gregory Peck e ispirato a un soggetto di Dostoevskij non può che solleticare la mia curiosità…
    ciao Lucius, buone feste!

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  5. Giuseppe ha detto:

    Vista la palese e continua resistenza da parte degli sceneggiatori nei confronti di qualsiasi riferimento diretto nei confronti di Dostoevskji, mi stupisce che si siano lasciati scappare quel “Fedja” senza tentare nemmeno di, che so, americanizzarlo in “Freddy” 😛
    Comunque, se sono sicuro che il romanzo ispiratore mi manchi del tutto non lo sono altrettanto riguardo al film, perché leggendo il post ho avuto come una persistente sensazione di deja-vu: potrebbe persino essere che anch’io sia stato fra quei pochi fortunati che l’hanno visto, solo senza riuscire a ricordare con precisione il dove e il quando (l’unica mia certezza a riguardo è che dev’essere stato MOLTO prima dell’uscita in dvd)…

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Curiosamente il romanzo è più citato che letto, perché in Italia l’amore per il gioco d’azzardo – soprattutto da parte dei perdenti – è così sviluppato da credere che “Il giocatore” di Dostoevskij sia un apologia di detto gioco. In realtà è un romanzo che ho l’ardire di chiamare “minore”, per lo meno rispetto ai Karamazov o ai Demoni, che considero vette inarrivabili.
      Assente dall’home video fino al 2010, sicuramente il film sarà apparso in TV, anche se sicuramente rientra fra quei tanti film di Peck che non sono molto citati. Sono passati anni dalla mia visione, per il pezzo, e mi è rimasto solo il ricordo di un film non appassionante, e che se non avesse avuto il riferimento al buon Fëdor non avrebbe avuto molti altri motivi per esser visto…

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