Female Fight Club (2016) Torna il Pink Fight

Secondo voi, quanto sono saltato sulla sedia quando ho scoperto l’esistenza di questo film? L’ho aspettato per mesi e finalmente sono riuscito a vederlo: sto parlando di Female Fight Club, noto anche come Female Fight Squad, apparso in Asia a fine 2016 e presentato in patria americana solamente nell’agosto 2017.
È il momento di rispolverare il genere “Pink Fight”.

Diciamo che non si è investito molto sulla grafica

Ve lo ricordate Raze (2013), uno dei più sorprendenti e recenti casi di pit fight al femminile? Fra le donne che combattevano per salvarsi la vita in quell’arena c’era anche Amy Johnston, bionda combattente all’inizio della sua carriera di stuntwoman: l’anno successivo è la stunt double della Vedova Nera in Captain America: The Winter Soldier, quindi ha davvero iniziato col botto.

A vederla così sembra tanto caruccetta, ma non fatela arrabbiare…

Fisico sodo, baricentro basso (ottimo!), riflessi scattanti e occhio della tigre: Amy Johnston sa il fatto suo, ma non voglio farmi illusioni. Appena penso d’aver trovato una promessa marziale quella si lancia subito in filmacci che affossano la sua carriera. (Tipo qualcosa con Van Damme…)

Ecco, l’avete fatta arrabbiare…

Piccole case – distribuite però da pezzi grossi come Lionsgate e la Grindstone di Héctor Echavarría – affidano a un piccolo regista, aiutato da una piccola sceneggiatrice, un piccolo film che si rifaccia al ben poco noto genere “Pink Fight”, nome che uso io per indicare la versione femminile del pit fight, storie di “combattimenti nella fossa”.
E come nume tutelare alla nostra Amy non sarebbe potuta andare meglio: si ritrova infatti ad essere la grintosa figlia di Dolph Lundgren!

Papà Dolph che insegna alla figlia a menare di brutto

In una piccola cittadina, dove l’unica palestra è quella curata da Zeke (il celebre caratterista Chuck Zito), le voci viaggiano veloci ed è ancora viva la leggenda di una grandiosa combattente dal nome d’arte Bex.
Quella che torna dopo anni d’assenza però è solo una ragazza che vuole ricominciare, che vuole dimenticare il passato: una ragazza di nome Rebecca Holt (Amy Johnston).

Il mio passato sta tutto scritto sul mio piede

Il passato però non dimentica, e a causa di un video virale la donna viene raggiunta da sua sorella Kate (Cortney Palm). Come se non bastasse che loro padre (Dolph Lundgren) è in galera per omicidio, ora anche Kate è nei guai fino al collo: deve un sacco di soldi ad un boss locale, Landon James (Rey Goyos).
Questi gestisce un circuito di combattimenti illegali fra donne, il cui giro di scommesse raggiunge alte cifre. Landon dunque propone a Kate un affare: se lei e la sua squadra di combattenti vinceranno il campionato illegale, facendogli vincere un sacco di soldi, il debito sarà considerato estinto.
Il problema è che Kate e le altre avrebbero bisogno di una brava combattente che le alleni e le sappia consigliare: avrebbero bisogno che Bex torni in campo…

Dov’è una sorella campionessa quando serve?

L’ex campionessa accetta e si ritrova a dover allenare delle ragazze che neanche se viste in controluce potrebbero assomigliare a delle combattenti. Ma neanche a guardarle con gli occhi chiusi.

Folake Olowofoyeku, quota nera: combatte con un dito solo

Per la solita politically correctness abbiamo la nera Winter (Folake Olowofoyeku, la Minerva Jefferson di Death Race 2050), che tira di boxe come se avesse idea di quello che fa (e palesemente non è così).

Levy Tran, quota asiatica: bei tatuaggi, ma non riparano dalle botte

La vietnamita Lisa Nu Wing (Levy Tran), tanto caruccia, tanto pettinata, ma che basta soffiare per farla volar via.

Jeanette Samano, quota latina: il sorriso che non serve molto sul ring

La latina Little Gaby (Jeanette Samano), che fa tante belle faccette ma se si dedicasse ad altro sarebbe meglio.
Né i personaggi né le attrici assomigliano anche solo di sfuggita a delle combattenti: per fortuna il minutaggio a loro dedicato è minimo.

Michelle Jubilee Gonzalez: quota cazzuta! Finalmente una che sa muoversi

La campionessa in carica non è una con cui si possa scherzare: è la super cattiva Claire “The Bull” Stronsom, interpretata da un’altra talentuosa stuntwoman come Michelle Jubilee Gonzalez.
Michelle e Amy sono le due regine del film: le altre fanno le faccette e giocano a fare i muscoletti (che non hanno), ma ovviamente la scena è solo per le due.

Vieni dalla tua Michelle…

È lodevole il tentativo di differenziare un po’ la trama standard fissa dei pit fight, e stavolta non è più co-protagonista il manager buono “scottato” da combattimenti passati: è Bex stessa ad interpretare entrambi i ruoli, fondendo due figure tipiche del genere in un unico personaggio.

«Bring it on if you’re ready to fight» (cit.)

Alcuni aspetti sono pencolati, come il super-cattivo che al solito ha un esercito composto da due persone – difetto purtroppo riscontrabile in tutti i film di gangster anche di serie A – ma tolte alcune asperità è un onesto piccolo film marziale… dove ad un certo punto risplende una stella su tutte le altre. La stella di Dolph.

La vuoi vedere una magia? Il mio piede che scompare nel tuo culo…

Il nostro svedesone si ritaglia una piccola comparsata in galera, mentre convince alcuni detenuti che non è una buona idea cercare di farlo fuori. La cazzutaggine e la gagliardiaggine che Dolph riesce ad inserire in pochi minuti di film, a 60 anni tondi tondi, dimostrano una volta di più come sia l’unico eroe del cinema.
Ogni tanto qualcuno appare e scompare, o rimane in vita apparente sebbene defunto: Dolph è sempre lui, mai appannato, sempre mitico!

Come Female Fight Squad non è una squadrona: deve fare tutto Amy!

La bravura di Amy e Michelle è fuori dubbio e il film merita d’esser visto anche solo per le due donne in azione. Non delle grandi coreografie, c’è da dirlo, non è certo nella qualità delle tecniche il “piacere” bensì nella prestazione fisica: siamo invasi da eserciti di ragazzine anoressiche che si fingono combattenti, rifacciamoci gli occhi con donne vere – con cioè della carne attaccata alle ossa – che sanno quello che stanno facendo: non l’hanno imparato sul set…

L.

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14 risposte a Female Fight Club (2016) Torna il Pink Fight

  1. Cassidy ha detto:

    Speravo che lo commentassi 😉 A me personalmente non è dispiaciuto, non è un gran film come hai sottolineato la trama è sempre quella, però Amy Johnston è splendida sotto tutti i punti di vista, Dolph poi è un gradito extra 😉 Lo hai mai visto questo video qui?

    La tua profezia è sacrosanta, è solo questione di tempo prima che una promessa marziale si bruci, intanto godiamoci Amy Johnston finché dura! Cheers

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Prima di partire ho trovato e visto Security…proprio carino!
    Anche questo mi piacerebbe gustarmelo ma credo sia molto più dura! 🙂

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Quindi, la tizia allena le amiche non wasp di Barbie, ma alla fine deve fare tutto lei?
    Probabilmente Dolph lo hanno messo a fare il carcerato per avere una scusa per non fargli fare tutto, ché il reggiseno sportivo non gli dona 😛

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  4. Giuseppe ha detto:

    Lo so bene anch’io cosa è capace di fare Amy Johnston… ragion per cui so altrettanto bene quanto sia meglio non farla arrabbiare (e Lundgren, beh, lui è sempre granitico) 😉

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  5. Cumbrugliume ha detto:

    Mica male! Questo va subito in lista!

    Piace a 1 persona

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