Amityville: The Awakening (2017) Un inutile risveglio

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Superata la svolta dei quarant’anni, il Mito di Amityville continua a vivere di vita propria e a sfornare film su film, per fortuna non tutti giunti anche in Italia.
Ogni casa di filmacci ha sfornato il proprio titolo Amityville, ogni serie di documentari del mistero ha dedicato una puntata alla casa di Ocean Avenue, e in questa grande torta ci hanno messo le loro ditine tozze pure i “veri” protagonisti: i coniugi Lutz nel 2000 (Amityville: The Haunting) e loro figlio Daniel nel 2012 (My Amityville Horror). Si vocifera che il cane di famiglia stia lavorando alla propria versione dei fatti…
Del tema si interessano i fratelloni Harvey e Bob Weinstein e nel 2015 chiudono un progetto travagliato Miramax-Dimension Films che finisce in un cassetto, finché lo tira fuori la lanciatissima Blumhouse e lo fa girare per il mondo.

Pochi soldi, molto orrore

È dall’agosto 2016 che il Zinefilo sta presentando tutti i film di Amityville, all’interno del ciclo dedicato ai demonologi Warren, quindi magari è il caso di fare un velocissimo punto della situazione.
Ingaggiato per proteggere l’assassino Ronald DeFeo jr., l’avvocato William Weber non può fare molto e il 4 dicembre 1975 il suo cliente si becca una lunga compilation di anni di galera. Al che Weber ha una di quelle idee che cambiano la storia.
Il giudice non ha creduto che DeFeo abbia massacrato la famiglia perché spinto da una voce demoniaca a farlo? E se qualcuno ora andasse ad abitare nella stessa casa e sentisse la stessa voce? Non serve un altro fatto di sangue, basta che si parli del caso per poter chiedere la riapertura del processo.
Lo stesso mese Weber si mette d’accordo con due coniugi, George e Kathy Lutz, perché vadano a vivere nella stessa casa e facciano sapere di aver sentito “qualcosa”: non serve altro. Poi… la situazione è leggermente sfuggita di mano…

L’inizio di tutto

Tutto questo lo rivela Weber stesso nel 1979, ma ovviamente nessuno gli crede: molto più plausibile che sotto la casa di Amityville ci sia intrappolato un demone evocato secoli prima da John Ketcham di Salem.
Di solito nei casi di truffa si ripercorre il flusso dei soldi: pensate a quanto tutti nel mondo dell’intrattenimento guadagnano da Amityville, e poi chiedetevi dove sia veramente il demone…

Dopo l’onesto Wrong Turn (2009) e lo spettacolare Maniac (2012) è un mistero come l’attore-regista Franck Khalfoun abbia sentito il bisogno di sporcarsi le mani con Amityville, addirittura nella doppia veste di regista e sceneggiatore.
Per fortuna la Blumhouse è di bocca buona, anche se butta un po’ via questa produzione. Infatti Amityville: The Awakening viene gettato nel giugno 2017 a girare il mondo per vedere di nascosto l’effetto che fa, passa per l’Italia il 23 agosto grazie a Notorious Pictures (fonte: ComingSoon.it) e viene timidamente portato negli USA solo ad ottobre. Probabilmente per sparire nel giro di pochi giorni.
Andiamo, è il 2017 in cui la casa di Jason Blum sta facendo fuochi d’artificio con Split, Get Out e Auguri per la tua morte: una robbetta amityvilliana la si può pure far uscire di nascosto.

Conoscete il profilo della casa, conoscete la sua fama…

Distribuito al cinema dalla Notorious Pictures come Amityville: il risveglio, la 01 Distribution lo porta in DVD in vendita dal 18 gennaio 2018.

Esiste anche la versione localizzata: che inutile onore!

Dal blog di Malastrana VHS scopro che il film pare abbia iniziato la sua gestazione nel 2012 ed originariamente era stato concepito come il solito found footage – infatti nel 2015 il film della Weinstein Company viene depositato del Public Copyright Catalog con il titolo alternativo The Amityville Horror: The Lost Tapes – finché per fortuna questa sceneggiatura è stata gettata via in favore di un’altra scritta dallo stesso regista Khalfoun. Scopro anche che l’uscita è stata rimandata ed alcune scene rigirate, e mi chiedo: perché tanto sforzo per il solito filmetto di Amityville che esce a cadenza quasi annuale?
La casa di Jason Blum è arrivata alla fine del processo a raccogliere ciò che rimaneva del film. Jason è uno pratico, conosce il suo pubblico e avrà detto: «A rega’, troppo sbattimento per ‘sta roba: serve solo una ragazza che salga e scenda le scale con in più un paio di jump scare. Non esiste altro nel genere horror.»

Bella Thorne, che se la tira proprio un pizzico…
(Photo by Lacey Terrell © 2017 Dimension Films)

La ragazza a cui è affidato il fondamentale compito di salire e scendere le scale è Belle (Bella Thorne, mi dicono una un po’ famosa ma profondamente antipatica a pelle), problematica figlia di Joan (povera Jennifer Jason Leigh, chi hai offeso per finire qui?), che si ritrova traslocata in una nuova casa e, immancabile, si ritrova nuova allieva di una scuola con gli immancabili problemi di inserimento che ne conseguono.

Jennifer Jason Leigh che pensa alla sua carriera ormai sfumata

Proprio quando lo sbadiglio è già potente, Khalfoun ha un’idea geniale: per la prima volta in un ciclo di film lungo quarant’anni… i personaggi conoscono il ciclo di film lungo quarant’anni!

«Andiamo, gli horror sono fatti per questo: per fuggire dalla realtà per un po’ con i tuoi amici. Quando ci ricapita di guardare Amityville Horror esattamente nella stessa casa? Però lo dobbiamo guardare alle 3.15 di mattina: è a quell’ora che Ron De Feo ha assassinato la sua famiglia, ed è proprio allora che la casa si risveglia.»

A parlare è James (Cameron Monaghan), il buono a prescindere che fa conoscere a Belle il Mito di Amityville in un delizioso gioco metacinematografico.

Il mito che cita se stesso

Non mancano i successi due altri film girati sull’argomento: invece di limitarsi a questi sarebbe stato bello se il personaggio avesse cominciato a sciorinare la secchiata di altri titoli che hanno riempito le videoteche degli ultimi quarant’anni.

Vènghino siòri, abbiamo Amityville Horror (1979)

Ah, e abbiamo anche Amityville Possession (1982)

E per finire, donne, abbiamo il remake Amityville Horror (2005)

E se il metacinematografico non vi basta, abbiamo anche il metaletterario: sempre James consiglia a Belle di leggersi il libro di Jay Anson da cui è nato tutto, nell’edizione Pocket Star del 2006.

Una lettura sempre consigliata

Finita questa brevissima parentesi intrigante, il film muore come muoiono tutti i film di Amityville di questi quarant’anni. Anche se in effetti il mio è un giudizio ingiusto: per morire bisogna prima essere vivi.
Il fratello paralizzato della protagonista si risveglia grazie al demone e cominciano cose senza senso perché in realtà la sceneggiatura consiste in Bella Thorne che se la tira per tutto il film.

La protagonista scettica si ricrede, perché negli horror si inizia sempre scettici per poi credere a tutto; il demone manda come al solito prima le mosche poi bisbiglia dagli armadi; immancabile la scena in cantina e dopo qualche primo piano non rimane altro. E anche l’Amityville di quest’anno ce lo siamo tolti di mezzo…

Sali le scale, scendi le scale…

Il vero demone si risveglia ogni volta che qualcuno ha l’insana idea di fare l’ennesimo film su Amityville senza avere la benché minima idea di cosa dire, limitandosi a fare copia e incolla dai film precedenti. Qui sembra che si punti tutto su ‘sta queen of drama di borgata di Bella Thorne, che se la tira parecchio pur non avendone alcun motivo, e nel film non c’è altro.
Tutti gli altri personaggi appaiono tipo un minuto a testa quindi non serve stare a descriverli: il 99% del film è Bella che fa le faccette, che sale le scale, scende le scale, apre le porte, chiude le porte, sale le porte, chiude le scale. Capisco perché pure alla Blumhouse faccia schifo toccare ‘sta roba a mani nude.

Tranquilli che il demone è più vivo che mai ed ogni anno ci aspetta puntuale l’appuntamento con un filmaccio di questo genere: ci risentiamo per Amityville Cop (2018)…

L.

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24 risposte a Amityville: The Awakening (2017) Un inutile risveglio

  1. Cassidy ha detto:

    Il risveglio più inutile dopo quello della Forza 😉 Grazie mille per le citazioni ma soprattutto per aver tirato fuori un gran post da un filmetto di pochissimo conto, dici bene, persino Jason Blum lo ha fatto uscire in sordina.

    L’unico momento che conta è quello meta cinematografico (un po’ alla “Scream” se vogliamo) che hai ben descritto, il resto fuffa, nemmeno Bella Thorne, che ultimamente spunta più del prezzemolo, risolleva le sorti di questa robetta. Cheers!

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Intanto mi duole informarvi che non ho fatto nessun al 6 al Superenalotto… Il nostro film con Dolph cuoco dovrà attendere.

    Detto questo, nonostante la piacevole presenza della Thorne, posso tralasciare questa ennesima ciofeca? Grazie!
    Ho però una nuova idea per un horror dove i Warren possono indagare senza risolvere nulla: una sedicente santona/medium che parla solo urlando e ha una voce strana, tipo da posseduta. Uno pseudo santone colored maestro in magia nera che parla per aforismi e ha il dono di capire dove si nasconde il maligno. Una città magnifica, Roma, dove il Vaticano vuole mettere sempre tutto a tacere e dove i Warren avranno contro i poteri forti che vogliono riservatezza e silenzio. Formule magiche e riti diabolici con acqua e sale dove se il sale non si scioglie completamente SICURAMENTE c’è un demone e la signora Warren lo sa. Lo sente. Percepisce il maligno che si annida nell’acqua e nel sale. Il marito arriva di gran carriera, lancia qualche Padre Nostro, agita un paio di croci davanti al nulla e via per la prossima avventura. E possiamo pure metterci la scritta “Tratta da una storia vera”.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah il film si scrive da solo e mi sa che è pure più vero di quelli che di solito vantano quella scritta 😛

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    • Conte Gracula ha detto:

      Il sale deve essere quello rosa dell’Himalaya, che è più saporito e visto che è himalayano è pure buddista, così mettiamo una punta di sincretismo crisbuddista e parapsicologico.
      Il demone è una congrega di anime di piazzisti, uccisi da un pensionato di 96 anni, stanco di cambiare fornitore di corrente e di stipulare contratti per l’adsl non avendo nemmeno il computer.
      E poi ci mettiamo un cagnolino con le unghie laccate di nero, che sale e scende le scale, chiude le porte, va in cantina…
      E alla fine arriva Dolph, che smazza il demone perché non vengano fatti altri Amityville!

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  3. andreaklanza ha detto:

    Comunque Bella Thorne antipatica antipatica ma figa paura!

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  4. Cumbrugliume ha detto:

    Mi meraviglio che una sceneggiatura simile non sia stata candidata agli Oscar 😀

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  5. Vincenzo ha detto:

    gran bella sceneggiatura 😉 😉

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  6. Giuseppe ha detto:

    Si dice che “il diavolo è nei dettagli” ma qui, viste le reali premesse dell’interminabile baracconata dei Warren, “il diavolo è negli accordi” mi pare sia un’espressione più adatta 😉
    Comunque, visto lo sbadiglio incipiente e inevitabile di fronte a questo ennesimo sonnolento capitolo non richiesto, comincio a credere che in questa saga più che messer Satanasso sia Hypnos (rinomato dio del sonno) a essere davvero coinvolto 😛

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  7. Pingback: Children of the Corn 10 (2018) Runaway | Il Zinefilo

  8. theobsidianmirror ha detto:

    Quando riprenderai questa fantastica serie di post, socio? Sai, vero, che nel frattempo sono usciti altri due film?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio dell’offerta e della segnalazione, e in effetti quei due titoli in più sarebbero buoni per fare “conto paro” e passare da 18 film schedati a 20. Ma onestamente Amityville è un abisso infernale di Z così potente che non me la sento di tornare ad affrontare. Aspetterò ancora un po’, prima di rientrare in quella casa 😛

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