Cujo (1983) Can che abbaia, morde pure

Quando il cinema d’assedio si fonde con il genere “bestiacce“, lo spettacolo è sempre garantito. Mi sembra dunque il momento di parlare del più famoso dei vari film con cani assassini nati nei primi anni Ottanta: Cujo.
Tratto dal romanzo omonimo del 1981 di Stephen King ed uscito in patria il 12 agosto 1983, il film arriva subito a Roma dove finisce nel programma della terza edizione della Mostra internazionale del cinema di fantascienza e del fantastico (13-20 ottobre 1983), ritrovandosi al fianco de Il ritorno dei morti viventi di Tobe Hopper (probabilmente un errore nella comunicazione alla stampa, come racconto qui) e Creepshow di George A. Romero (con cameo di King!)
Quando inizia la mostra il romanzo di King ha fatto a tempo ad uscire nelle librerie italiane, fine settembre 1983, e ad entrare subito fra i libri più venduti.

Mi spiace, Kubrick: sei stato scalzato dal Re…

IMDb cita il 2 dicembre 1983 come arrivo in Italia del film ma non si sa a quale fonte si rifaccia: non ho trovato notizia di effettiva programmazione in sala prima del 18 febbraio 1984, quando viene presentato come Cujo (Il nuovo nome del terrore), seguendo la curiosa abitudine di riportare sia il titolo del film che il suo sottotitolo in locandina.
La Fonit Cetra lo porta in VHS in data imprecisata, così come non è chiaro quando la Stormovie lo porta in DVD. Di sicuro quest’ultima lo ristampa nel febbraio 2010 e lo porta in Blu-ray nel gennaio 2012, a quanto pare in due edizioni.
Per questo post ho catturato schermate dalla messa in onda del film sul canale Paramount, il 12 agosto 2017: onestamente speravo in una edizione italiana, ma non si può avere tutto…

Spot del film

Avevo dodici anni quando Italia1 inaugurò una “Maratona Horror” che anticipava di qualche anno la storica “Notte Horror”: domenica 14 settembre 1986 il palinsesto dei canali Mediaset (ma all’epoca se non sbaglio era ancora Fininvest) sciabordava horror in varie salse, da Piano piano, dolce Carlotta (1964) a La “cosa” da un altro mondo (1951).
Alle 20.30 Italia1 mandò in onda Cujo, seguito dal mitico L’ascensore (1983) di Dick Maas e per finire Ballata macabra di Dan Curtis. Quest’ultimo film non l’ho visto di sicuro mentre quella sera credo di aver intravisto il primo morto dell’ascensore olandese: di sicuro ho visto Cujo.
Non lo dico oggi, con la memoria ormai sbrindellata, ma lo dice il me stesso del settembre 1991, quando in due settimane ho letto il romanzo di King mentre mi si affacciavano alla mente vaghe immagini del film visto cinque anni prima: per fortuna non ricordavo nulla così è stata una bella emozione fino alla fine.

Basta il nome… a far comprare un gatto!

In un’intervista del 1981 al “New York Times” King giudica il proprio romanzo non adattabile per il cinema, eppure vende senza problemi i diritti cinematografici alla Taft International (Sunn Classic Pictures): i soldi so’ soldi. Quando il progetto si va concretizzando, lo stesso romanziere scrive una sceneggiatura che poi non verrà utilizzata, o meglio verrà utilizzata in una parte così esigua che la WGA (Writers Guild of America) non giudicherà sufficiente perché si inserisca il nome di King nei crediti degli sceneggiatori del film. Il Re avrebbe potuto impugnare questa decisione e fare ricorso, ma pare che stesse girando l’Europa per promuovere un suo nuovo romanzo e non avesse voglia di impelagarsi nella questione.
Pare che un elemento utilizzato dalla sceneggiatura di King sia il finale, molto diverso dal romanzo, però questo elemento è stato accreditato agli sceneggiatori ufficiali, gli sconosciuti Don Carlos Dunaway e Lauren Currier.

Sappiamo tutti che dietro c’è solo un Re…

Iniziano le riprese e dopo solo un giorno il regista Peter Medak molla tutto: la motivazione ufficiale è il solito mantra hollywoodiano, “divergenze creative”, che vuol dire tutto e niente.
A sostituirlo viene chiamato un regista molto stimato da King, quel Lewis Teague che aveva esordito al cinema con Alligator (1980). Il tagliente comico W.C. Fields all’inizio del Novecento disse che non si doveva mai lavorare nel cinema con bambini e animali: Teague si ritrovò entrambi sul set, a lavorazione già iniziata.
Teague – che ricorderà il film come uno dei migliori da lui diretti – non vuole farsi trovare impreparato e chiama un certo numero di cani identici da tenere per varie inquadrature: a quanto pare nessuno del cast sa dire esattamente quanti San Bernardo siano stati utilizzati durante le riprese. C’era anche una tuta canina da far indossare a un attore e un’altra tuta da far indossare… a un altro cane!

Cagnolone quanto vuoi, ma non gli farei annusare la mano…

La trama non credo ci sia bisogno di raccontarla, ma lo faccio giusto per dovere di completezza: in fondo tutti i grandi amanti di King che conosco sono troppo giovani per sapere cosa siano gli anni Ottanta quindi non è escluso che considerino questa una storia minore.
Siamo agli inizi dei rampanti anni Ottanta, dunque, pieni di broker di Wall Street e giovani in giacca, cravatta e bretelle che sognano di conquistare il mondo lasciandosi alle spalle il paesello da cui vengono. Giovani come Vic Trenton (Daniel Hugh Kelly), che si può permettere una villetta sulla costa del Maine, una Mazda GLC del 1977 rossa fiammante per sé e una Ford Pinto Runabout del 1978 per la moglie grazie solo ad una azzeccata campagna pubblicitaria per dei cereali. Nei film anni Ottanta bastava questo a fare ricchezza.
(Non ci capisco una mazza di automobili ma posso farmi bello nocciolando queste informazioni grazie al mitico Internet Movie Cars Database!)

Una Ford Pinto, un San Bernardo, e il film è pronto!

Dall’altra parte c’è Joe Camber, interpretato dal caratterista Ed Lauter: che ne sapete, voi gggiovani, di Ed Lauter, che ha partecipato a tutti i telefilm mai esistiti al mondo, e già che c’era pure una milionata di film. Sin da bambino, ogni volta che accendevo la TV c’era lui, da qualche parte…
Joe Camber, dicevo, è invece l’uomo rimasto legato alle proprie origini, al paesello squallido, allo sporco della sua officina dove quando la moglie non vede gioca a carte e gozzoviglia con l’amico Gary (Mills Watson, un altro super titanico caratterista).
È la provincia americana, baby, ventre sempre gravido di ogni orrore, cuore di tenebra da cui si cerca di scappare facendo i fighetti nella grande città ma che non si può sopprimere. Un cuore di tenebra da cui nasce il male.

Vieni fuori, borghese: assaggia la provincia americana…

La famigliola Trenton vive la vita felice tipica del cinema anni Ottanta: tanti soldi, poco amore. L’apparenza nasconde un disagio profondo che porta Donna (Dee Wallace), moglie affettuosa e madre premurosa, ad andarsi a consolare fra le capaci braccia di Steve Kemp (Christopher Stone).
Dall’altra parte, la moglie del meccanico ruvido e amareggiato non è che se la cavi meglio, e approfitta dell’arrivo inaspettato di qualche soldo per scappare il più velocemente possibile da quell’inferno di provincia.
Sono due donne agli antipodi – la ricca emancipata e la povera sottomessa – ma entrambe odiano la vita che conducono e stanno cercando un modo per sottrarvisi. E quando una donna alza la testa va punita: il cuore di tenebra del moralismo è sempre lì, palpitante.

Sento che la morale bacchettona sta per colpirmi…

Per una serie di eventi Donna e il suo figlioletto Tad (Danny Pintauro) portano l’auto scassata dal meccanico Joe, auto che esala l’ultimo respiro proprio davanti all’officina. Una bella fortuna: a quanti di voi è capitato di avere la macchina defunta nel punto più lontano al mondo da un’officina? Non è una bella sensazione, e di solito passi il resto del pomeriggio a tirar giù santi in ordine alfabetico.
Donna è stata fortunata e le si ferma l’auto davanti al meccanico: peccato che quell’officina isolata, sperduta nel nulla, sia completamente vuota. La moglie del meccanico ha tagliato la corda con il figlio, in cerca di una vita migliore, e il meccanico con l’amico sono già belli che digeriti nello stomaco di Cujo. Il San Bernardone che mangia tutti in un boccone…

La gioia del cane davanti all’obiettivo

Quanto amo le situazioni da assedio che Stephen King sapeva creare. Nel cinema d’assedio che abbiamo visto finora lo spazio in cui i protagonisti possono muoversi è sempre abbastanza ampio: stavolta è l’abitacolo di un’automobile, che se appena metti fuori un dito c’è un cagnone che te lo stacca.
Nessuna sa che Donna è lì – anche se in realtà ci sarà fin troppo “traffico”, durante l’assedio – e sotto il sole d’agosto rimanere imprigionata in un’auto rende chiaro che la situazione non potrà protrarsi a lungo.
Il regista si è lamentato che le condizioni atmosferiche non aiutarono le riprese, e dovette inventarsi mille trucchi per dare l’idea del caldo quando invece gli attori si stavano morendo di freddo: un altro pregio di una regia ottima.

Gary Morgan

Malgrado la critica, soprattutto moderna, non sia stata tenera con il film lo stesso il lavoro svolto è onesto e il prodotto fa quello che può fare un horror televisivo dei primi anni Ottanta. Non è una storia da cinema, e in fondo la velocità con cui la sceneggiatura scorre via impedisce di star male insieme ai protagonisti, il cui assedio in realtà sembra durare molto meno del previsto.
Non è un film su un cane assassino, come ce n’erano allora, ma un film sull’assedio e quindi le regole sono diverse. Come abbiamo visto, l’importante è ciò che vivono gli assediati, non ciò che pensano gli assedianti. Anzi, se il nemico non si vede è pure meglio. Infatti uno dei pochissimi ricordi che ho del romanzo è che per capitoli interi il cane letteralmente spariva: c’era solo la paura ad uscire dall’auto perché un nemico invisibile poteva essere là dietro, in agguato.
Questa sensazione manca totalmente nel film, dove anzi fin troppa attenzione è data al cane, così che in realtà si spezza questo aspetto della storia. Rimane però comunque un ottimo prodotto.

Huang legge King

Chiudo con una curiosità. Nella divertentissima serie televisiva “Fresh Off the Boat” (2015) la mamma co-protagonista, la grintosissima Jessica Huang (Constance Wu), d’un tratto scopre i romanzi di Stephen King e comincia a divorarli.
Nell’episodio 1×03 – dal più che esplicativo titolo The Shunning – la vediamo intenta a leggere proprio Cujo, nell’edizione Viking 1981.

Bibliografia

Scott Von Doviak, Stephen King Films FAQ (2014)
Tony Williams, Heart of Darkness. The Family in the American Horror Film (1996)

L.

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39 risposte a Cujo (1983) Can che abbaia, morde pure

  1. Cassidy ha detto:

    Super post! Mi piace questa combinazione assedio e bestiacce 😉 Da amante dei cani e di zio Stevie, incredibilmente ho frequentato Cujo pochino, penso di aver visto il film una volta sola, così come il romanzo, letto e piaciuto ma mai più ripreso. Lo stesso King negli anni ha quasi “disconosciuto” la storia, visto che è arrivato a dichiarare di non ricordarsi nemmeno di averla scritta, per via del suo problemino con la droga.

    Ma ignorando tutte queste cose da appassionato di horror ho sempre voluto bene a questo cagnone, ho visto il film in qualche passaggio tv, non so se fosse proprio la maratona horror di cui scrivi, oppure era il più classico zio Tibia arrivato dopo. Un solido film, che con questo post mi hai fatto venir voglia di ripassare 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ un peccato che King releghi nel suo passato alcolico questa storia, perché è 100% King, di quello buono. E’ “Il gioco di Gerald” in nuce, è puro terrore da assedio in spazio ristretto, è paura dell’ignoto che forse è dietro l’angolo e forse no. (Nel romanzo ad un certo punto il cane se ne va ma la protagonista non può saperlo!) E soprattutto non sono 800 pagine di allunga-brodo: sono 200 pagine densissime di pura essenza kinghiana. O almeno di quello che era all’epoca il Re.
      Ho letto il romanzo insieme ai grandi quindi per me non c’è alcuna distanza da titoli più famosi: semmai appartiene al periodo in cui King non aveva bisogno di 1.200 pagine per mettere paura 😛

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      • Cassidy ha detto:

        Dici molto bene, è un autore noto per i suoi tomi, ma che quando è rimasto più asciutto ha fatto davvero benissimo, non gli è capitato spesso, ma quasi sempre sono venute fuori le sue storie migliori e anche più sinceramente spaventose. Cheers

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      • Conte Gracula ha detto:

        Quando scrive laterizi, forse lo fa perché viene pagato un tot per ogni parola – così lessi negli anni ’90, chissà se è vero…
        Diciamo che sia vero: anche se uno è bravo – e lui lo è – allungare il brodo porta a scrivere periodi che si annodano, anziché lasciare l’essenziale per la storia o poco più.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Di sicuro gli editori preferiscono libri grossi perché si risparmia sulla carta – infatti non esistono romanzi moderni di successo di 100 pagine! – e di sicuro King sa allungare il brodo il modo gradevole e non forzato. Però se togliessero duecento pagine dai suoi romanzi sono sicuro che i lettori non se ne accorgerebbero 😛

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  2. Cassidy ha detto:

    P.S. Voglio il costume da Canuomo! 😀

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Son certo di averlo visto da bambino, ma non ricordo niente – anche perché il mio lato horror da fanciullo fu dominato da Poltergeist, che non mi lasciava spazio per i ricordi di altro XD

    Non vorrei dire boiate, ma credo che Cujo avesse trovato spazio in un episodio di Friends – Joey e Rachel si scambiano i rispettivi libri preferiti, Cujo e Piccole donne, poi si fanno accidentalmente spoiler su chi muore XD

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  4. Cristian Maritano ha detto:

    Lewis Teague è un cineasta degno di nota…anche Cat’s Eye è da scoprire…;)

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Film e libro che conosco solo per nome. Mai letto il romanzo e (credo) mai visto il film… Eppure le maratone horror di Italia 1 erano un appuntamento irrinunciabile.

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  6. Pietro Sabatelli ha detto:

    Il perché forse mia madre ha paura dei cani e anche io in verità, è spiegato in questo film 😀

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  7. pirkaf76 ha detto:

    Grande articolo per uno dei miei libri preferiti di King condito peraltro da uno dei finali più riusciti che abbia mai prodotto.
    Anch’io vidi il film su Italia Uno, ma cosa curiosa e che probabilmente non rivedo il film proprio da allora.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio, e in effetti è un film molto raro in Italia. Speravo che questo passaggio su Paramount fosse l’occasione per l’emittente di rispolverare l’edizione italiana ma purtroppo così non è stato.
      Temo che sia andato in onda in TV davvero pochissime volte.

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      • Giuseppe ha detto:

        Ed essendo riusciti a vederlo in quelle pochissime occasioni possiamo ritenerci dei privilegiati… francamente, non capisco questo ostracismo televisivo nei confronti di Cujo. Sta di fatto che però continua, e se non fosse stato per quelle mitiche e lontane maratone mi chiedo quanti lo conoscerebbero davvero (non mi stupirei se ancora oggi qualcuno, pur avendo letto il romanzo, ignorasse l’esistenza del film di Teague): del resto, anche i passaggi sul digitale terrestre semi-invisibili come questo sono la classica rondine che non fa primavera 😦

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Visto che nell’epoca di mio massimo amore per King andavo setacciando le videoteche di Roma, e di questo film dovevo accontentarmi solo del vago ricordo televisivo, temo che la VHS non abbia conosciuto una distribuzione capillare. Per anni ho studiato religiosamente le guide TV settimanali, sempre a caccia di chicche da registrare, quindi anche i passaggi televisivi temo siano stati pochini.
        Ok, è un film televisivo – quindi per famiglie – dai toni più forti rispetto a ciò che gli italiani pensano debba essere un film televisivo, ma allora perché non considerarlo film horror “normale” e mandarlo, che so, di notte? Ma almeno mandarlo…
        Per fortuna ora posso conservarmi la registrazione digitale di Paramount 😉

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  8. Willy l'Orbo ha detto:

    Curiosamente ho visto il film l’anno scorso senza averlo mai visto prima. Devo dire che, lì per lì, mi lasciò un po’ perplesso, forse per aspettative troppo alte, poi ripensandoci sono giunto a considerarlo comunque un prodotto solido (per usare la tua definizione). Sì, talvolta fo queste folli rielaborazioni mentali 🙂

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  9. nik96 ha detto:

    da quello che hai scritto pensa che non ho capito quanti anni hai.

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  10. nik96 ha detto:

    quanti anni hai se vuoi me lo dici.

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  11. nik96 ha detto:

    caspita ne hai 43 sei giovane

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  12. nik96 ha detto:

    prego non c’è di che

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