American Ninja 4 (1990) Guerriero americano 4

Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
L.

Saga: “racconto, storia romanzata di un popolo, di un gruppo o di un personaggio o di una famiglia lungo il succedersi delle generazioni”. Amen. E così sia. Quanto epos, quale afflato leggendario nel concetto sopra esplicato. Ma se, dico, ma se tale nozione la decliniamo nel cinema d’azione di serie Z, cosa succede? Vengono meno le bramosie? Si sgonfia ogni parvenza di memorabilità? Prende un colpo della strega al nobile cantore? Che dire. Nella nostra perversa attitudine a farci del male, non troviamo altra soluzione se non quella di sperimentare in presa diretta. Dunque, poniamo sotto la lente la saga del Guerriero americano e scegliamo, temerari, un episodio in là nel tempo e con sottotitolo notoriamente menagramo come Distruzione totale (vero Mortal Kombat?). Avremo così Guerriero americano 4 – Distruzione totale e, prima di iniziare la visione, è forse il caso che mettiate a letto i bambini. Per doverosa precauzione.

David Bradley

Si inizia con dei militari in fuga da ninja neri come la pece e già emergono le prime magagne: i pugni saltuariamente non producono alcun rumore, io non dico dovessero essere a livello “scazzottata di Bud Spencer” però… i tecnici del suono potevano sforzarsi un tantinello; inoltre, i morti dell’una e dell’altra parte emettono urla così fasulle e teatrali da far apparire il volto corrucciato di Barbara D’Urso una genuina espressione di sensibilità; infine, i soldati superstiti sono catturati perché quando arrivano al canotto spuntano da sotto le acque miriadi di nemici che li aspettavano lì. Sotto l’acqua. Trattenendo il fiato per chissà quanto tempo. Certo, come no. Lo scetticismo dello spettatore si implementa quando compare il protagonista, ossia l’agente Sean, interpretato dal mammasantissima della Z David Bradley; questi sta facendo il testimone di nozze (e già la cosa fa ridere così) quando lo chiamano per un incarico urgente, lui risponde tranquillo in piena chiesa, interrompe il reverendo bruscamente e convince il collega, lo sposo, il quale lascia la moglie all’altare esclamando «Non è più obbligatorio scambiarsi le fedi, tesoro, ciao!». Oh, a me la cosa che lascia più basito è quel “Ciao”. Capito? Mica “Scusa”, “Ti amo”. No: “Ciao”. Non ci sono più i matrimoni di una volta.

Comunque i due sono repentinamente spediti in azione contro il terrorista Mulgrew (James Booth) che sta progettando di far esplodere una bomba a New York e che ha preso in ostaggio i Delta Force di inizio film chiedendo un riscatto. Appena paracadutati in loco i nostri incontrano il contatto, cioè un bambino (sigh) che dice di chiamarsi, non ho capito bene, Pogo o Pongo (doppio sigh) e che esordisce declamando che la sua arma si mette a sparare da sola se lo sente nervoso (triplo sigh). Dopo i primi, non entusiasmanti, scontri con tanto di scontatissima rissa al bar, ciò che si nota è la clamorosa e invero stravagante eterogeneità del conflitto: il protagonista è americano, la storia è ambientata in Africa, il cattivo è inglese e al suo servizio ci sono ufficiali simil nazisti, ninja di nero vestiti e altri di rosso, blu e giallo agghindati. Sticazzi: mancano giusto i Puffi e Gargamella.

Michael Dudikoff strikes back

Intanto il prodigioso Bradley sconfigge un centinaio di nemici senza che questi riescano manco a sfiorarlo ed esibenti la consueta pecca derivante da mancato “corso di recitazione sul come non morire stile spaventapasseri impagliato”. Poi catturano il nostro eroe con una semplice rete ma ciò non ne depaupera l’onnipotenza. Anche perché quando lo frustano selvaggiamente sul suo volto non compare il minimo cenno di dolore: Rambo, scansati. E in questo profluvio di machismo stelle & strisce, a metà pellicola, guarda un po’ chi compare: Michael Dudikoff! Ebbene sì, il protagonista dei primi due film, nei panni del soldato Joe Armstrong, torna in sella. Farà lievitare la qualità del lungometraggio? Macché: esordisce mentre insegna ai bambini i valori dell’ambiente e della pace (che è come se Rodman diventasse testimonial del buon gusto), rientra in servizio e il primo personaggio che incontra è Pogo, Pongo o come caspita si chiama e negli scontri con i ninja si rivela abbastanza imbalsamato.

Come ai bei vecchi tempi…

Come se non bastasse finisce in un luogo dove se la deve vedere con la strana commistione di tipici colored africani e bianchi biker da sobborghi americani. Bah: rinuncio a capire la composizione etnica della pellicola perché mi stanno salendo pericolosi pruriti di semplificazione razziale alla Salvini.

Due ninja anni ’80

Seguono molti minuti, decisamente troppi, in attesa dello scontro finale con un Bradley messo in naftalina e un Dudikoff che recita con la convinzione di chi è capitato sul set per caso e all’estemporanea proposta di partecipare all’opera ha risposto «Vabbè, ormai che ci siamo…».

A questo punto la questione è la seguente: la dose action della conclusione compenserà le vergogne distribuite a piene mani in precedenza? Forse no ma probabilmente è meglio così. Perché una saga trash spegne bramosie, sgonfia memorabilità, attenta alla vita dei cantori eppure palesa, al contempo e proprio in virtù di queste disgraziate peculiarità, che lo spirito della Z titaneggia in ognuno di noi. Sempre e comunque.

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film, e ricordo che esiste un solo saggio al mondo che racconti il fenomeno ninja in ogni suo aspetto: “Ninja. Un mito cine-letterario“, a € 0,99 in tutte le migliori librerie on line.
L.


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42 risposte a American Ninja 4 (1990) Guerriero americano 4

  1. Cassidy ha detto:

    Quel “titaneggia” finale arriva dai Simpson vero? Me lo ricordo questo, i costumi che sembrano quelli di un cosplayer brutto di Mortal Kombat non si dimenticano 😉 Se l’amico del protagonista si sposa di solito é per far aumentare il dramma quando morirà e dovrà essere vendicato, ma non é questo il caso. Si hanno notizie della sposa? Ridotta in lacrime oppure torna? American Ninja 5 – La vendetta della sposa 😉 Cheers

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Citazione di Jebediah Springfield e del suo celebre motto “Un animo nobile titaneggia nel più piccolo tra uomini” voluta o involontaria? 😀

    Ricordo (ma ho pure dimenticato…) la serie “Guerriero Americano”. Era un appuntamento fisso e imperdibile delle estati di Italia 1. Quando bastava veramente poco per renderci felici. Due calci, un paio di tizi vestiti di nero con le katana che fanno brutto e il film da non perdere era bello e pronto. Se poi c’era la parata di ninja colorati come in questo capitolo… Da “imperdibile” si traformava in capolavoro assoluto. E ne parlavamo per settimane!

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Ma dai, i ninja col codice colore tipo Power Rangers! E Dudikoff lo sembra davvero, un Power Ranger – poi, bello il ninja vestito di giallo: molto mimetico, ma solo in un allevamento di Pikachu 😛

    Totalmente off topic: Lucius, questo commento dove è andato a finire? 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non hai avuto neanche bisogno dell’approvazione: sei apparso magicamente già bello pronto! A quanto pare la crisi è passata, come è passata la moda vestiaria dei ninja, con spalline e vita alta 😀

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      I ninja multicolore sono davvero abbaglianti ma non so se in positivo, a tale proposito una delle immagini messe da Lucius ben esemplifica l’arcobaleno ninja! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        All’epoca del primo film adoravo i variopinti colori dei ninja Cannon, non so perché. Ci pensarono i filmacci trash di Hong Kong a farmi passare la voglia…

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        È innegabile che visti ad un’altra età quei ninja colorati avessero ben altro fascino 😍

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      • Conte Gracula ha detto:

        Il problema è che l’aggettivo “vistoso” non andrebbe mai abbinato a un ninja.
        È come la birra analcolica, definita da un mio amico come una 0.33 di ossimoro 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In fondo il ninja stesso, come noi lo conosciamo, è un falso storico inventato negli anni Cinquanta, quando gli scrittori di sinistra riscrivevano i miti per criticare il potenti dell’epoca, che aveva distrutto il Giappone e ora stringeva le mani agli americani. L’odio del popolo, che era l’unica vera vittima della guerra giapponese, cercava un giustiziere: uno scrittore di sinistra pubblicò su una rivista di sinistra un falso storico dal successo travolgente. Prese una spia ed un assassino, disprezzato da ogni fonte storica, e lo trasformò in paladino della giustizia che corre in aiuto del popolo inerme. Difendendolo contro i veri nemici: i ricchi industriali corrotti dal potere. (Giusto per fare un sunto di una parte “storica” del mio saggio 😛 )

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      • Conte Gracula ha detto:

        Di sicuro, American Dudikoff non è il ninja storico! ^^

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non è neanche quello “mitologico” 😛 Il vero ninja americano (fra mille virgolette) è “Enter the Ninja”, con cui la Cannon inventava il genere in Occidente: un produttore di Hong Kong vide il film e disse “E che ci vuole? Metto una maschera a due atleti e ho fatto un film”, e nacque l’Hong Kong Trash, che ha venduto in ogni angolo del mondo e ha reso ricchi degli artigiani della qualità assente.
        Volendo fare del complottismo possiamo dire che la Cannon con “American Ninja” voleva sdoganare Tadashi Yamashita, molto più maneggevole di Sho Kosugi che ormai si era parecchio montato la testa. Avere due ninja era meglio, e soprattutto Yamashita batteva Kosugi, visto che era il primo giapponese ad aver fatto un film ninja americano (“The Octagon” con Chuck Norris!)
        A Yamashita è andata bene perché ha aperto scuole e fatto corsi su cassetta, ma al cinema non ha mai avuto speranze. (Kosugi era oggettivamente più bravo, anche se è “caduto” pure lui.)
        Yamashita tornerà in “American Ninja V” come maestro buono del protagonista… lui che era stato super-cattivo nel primo film!

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      • Conte Gracula ha detto:

        I ninja americani hanno dunque la memoria storica dell’italiano medio!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah esempio calzante 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Non so se mi ha più emozionato il sunto storico di Lucius o il paragone “birrico” del Conte. Nel dubbio…mi godo entrambi 🙂

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    p.s. Lucius, gradirei una percentuale sulle vendite del saggio 🙂 🙂 🙂

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  5. Giuseppe ha detto:

    In effetti tutti quei nemici che ti aspettano in modalità anfibia senza essere degli anfibi, come fanno? Dov’è il trucco? Ci dev’essere qualcosa nell’acqua… ma sì, certo, sarà acqua ossigenata (quell’ossigeno che raramente arriva al cervello di cotanti sceneggiatori)! E che dire poi del “matrimonium interruptum”? Sarebbe stato perfetto per un intero Pomeriggio Cinque con Barbara D’Urso che, illuminata a giorno come suo solito per nascondere le rughe, ci avrebbe imbastito intorno la consueta caciara (“Le ha detto ciao, capite? CIAO! Come se n’è potuto andare e salutare sull’altare chi doveva sposare invece di restare lì ad amare?”) con un pubblico falsissimo intento ad applaudire una pacchiana performance di ninja colorati come pappagalli coreografati da Michael Dudikoff (pure lui ben illuminato in faccia per scongiurare l’effetto D’Urso), con il risultato di renderli sgradevoli e disprezzati così come storicamente dovrebbe essere. Per il resto, Willy, non posso permettermi di fare troppo l’ironico e/o il sarcastico a riguardo visto che la serie “Guerriero americano” ai tempi me la sono sorbita TUTTA pure io 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il bello dell’Italia1 dell’epoca è che eravamo TUTTI là davanti a guardarla, e più i film erano pacchiani più gioivi perché potevi prenderli in giro con gli amici il giorno dopo. Tempi dimenticati: dopo il Duemila sono usciti fuori mille canali che non guarda nessuno.
      Oggi Italia1 sembra voler rinascere, e addirittura trasmette dei film in prima serata – abitudine che aveva perso, lasciandola ai suoi “figli” Italia2, IRIS ecc. – ma ormai nessuno guarda i film in prima serata, quindi non tornerà mai l’ambiente giusto per la maratona American Ninja…

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Hai detto bene, sembra voler rinascere ma, temo, inutilmente. Se fai passare troppo tempo “cresci” generazioni non più abituate e un po’ di fidelizzazione è necessaria e non parte dal nulla…senza di ciò fai un buco nell’acqua 😦

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Anche dal 1999 è iniziata l’epoca dei reality, più falsi dei film: fra case, cucine e roba varia vedo più gente interessata a ‘sta roba che ai film, genere di intrattenimento ormai ampiamente minoritario. Se non addirittura una parentesi fra la puntata del reality e una puntata della serie del momento. Ecco perché i tanti canali nati in questi tempi ed interamente dedicati al cinema hanno un palinsesto pieno di porcate, che tanto non li vede nessuno… (Alpha e Spike I primi giorni di nascita erano pieni di film, poi hanno capito e ora sono pieno di reality puzzolenti!)

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Sì, effettivamente oggi siamo stritolati tra serie e reality che, per paradosso, non sono altro che film mutati geneticamente: i primi sono film spezzatino i secondi decantano realtà ma sono falsi come giuda, un film di fantascienza è ormai verismo allo stato puro al loro confronto

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sembra che gli spettatori ottengano dai reality quella parvenza di interattività che adorano, una roba posticcia e finta che però li manda in sollucchero. Se guardi il palinsesto di uno qualsiasi dei “nuovi canali”, ci troverai fiumi di reality. Maiali che sposano lupi, nani che sposano zoppe, missionari in un harem, un leghista che dice una cosa sensata: idee assurde che però funzionano ed evidentemente alla gente piacciono.
        Ovviamente i film, anche quelli più brutti, sono tutt’altra cosa…

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        “Un leghista che dice una cosa sensata” 🙂 🙂 🙂

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      • Giuseppe ha detto:

        Purtroppo hai pienamente ragione 😦 La “seconda giovinezza” di Italia 1 poteva forse -e dico forse- portare a dei risultati anni fa, non certo oggi che i film si possono recuperare in tanti e tali modi da aver ormai reso obsoleto da tempo presso i più il concetto stesso di programmazione televisiva, almeno per come la conoscevamo noi: lo sfacelo del digitale terrestre parla fin troppo chiaro a riguardo (né, del resto, la stessa Sky è riuscita a mantenere lo smalto dei tempi migliori)… gli addetti agli attuali palinsesti nemmeno si ricordano che queste maratone siano mai esistite, quindi come potrebbero tenere in considerazione le aspettative di spettatori per loro altrettanto inesistenti?

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Ahahaha! Tutto ruota attorno a Barbara D’Urso però, attenzione, da come ne parli, Giuseppe, sembra che tu la conosca bene…da spettatore sfegatato! Attendo smentita 🙂 🙂 🙂

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