Zio Portillo contro I ragazzi della Terza C (guest post)

Torna Zio Portillo a raccontarci una serie-evento del mondo televisivo.
L.

Altro telefilm che per me è stato un cult e di cui conservavo gelosamente alcune VHS con episodi registrati da Italia1. Peccato che il videoregistratore a casa dei miei abbia deciso poco tempo fa di abbandonare questa valle di lacrime così mia madre ha ben pensato di riempire un sacchetto delle immondizie e senza dirmi niente abbia cassonettato l’apparecchio guasto e una marea di vecchi nastri tra cui quelli di questa serie. Tra le lacrime e con la morte nel cuore ho deciso di omaggiare I ragazzi della Terza C.

I ragazzi della Terza C è un mio feticcio personale. E non sono l’unico ad avere questa fissa visto che il telefilm tutto nostrano ha addirittura un “fans club” ufficiale! Comunque da bambino amavo Benedetta Valentina (Nicoletta Elmi) anche più di Sharon Zampetti (Sharon Gusberti). Morivo dal ridere con le disavventure di Bruno Sacchi (Fabrizio Bracconieri) e dalla sua ruspante famiglia di borgatari romani formata da papà Spartaco (Ennio Antonelli prima e Paolo Panelli poi) e mamma Amalia (Nicolina Papetti). E sotto sotto desideravo essere figo come Massimo (Renato Cestiè) e avere un amico come Chicco Lazzaretti (Fabio Ferrari). Ero così in fssa col telefilm che mi sarebbe persino piaciuto farmi chiamare “Animale!” dal Commendator Zampetti (un Guido Nicheli in formissima). Anche se ero molto giovane quando Italia 1 nel 1987 trasmise per la prima volta questa serie formata da 3 stagioni per 33 episodi complessivi, le avventure della classe del Liceo Classico “Giacomo Leopardi” di Roma mi rimasero impresse a fuoco nella mente. La serie, il cui soggetto è frutto dei Vanzina (Carlo ed Enrico), alla prima stagione si aggiudicò un Telegatto come “miglior telefilm italiano” (1987).

Oddio… Tre stagioni… Diciamo che le stagioni vere e proprie del telefilm sono le prime due che durano per l’intero ultimo anno scolastico della Terza C e che si conclude con l’esilarante esame di maturità. La terza stagione (1989) inizia con i ragazzi al mare, nella classica vacanza post diploma, e prosegue con il gruppo che si iscrive compatto all’università andando pure a convivere assieme. Ma ormai la serie ha il fiato corto e le dinamiche extra-scolastiche non fanno presa sul pubblico. La quarta stagione (già nei programmi e nelle intenzioni della produzione) non verrà per questo mai girata. È curioso il fatto che nell’ultimo episodio della terza stagione (3×11 – “10 anni dopo”), Bruno Sacchi si risveglia da un sogno e parlando direttamente agli spettatori annuncia che lui e i suoi compagni torneranno l’anno successivo in TV. Uccello del malugurio!

I protagonisti sono lo stereotipo dei giovani italiani di metà anni ’80. Dall’abbigliamento, all’atteggiamento, fino ai modi di dire e al lessico usato dai “ggiovani” dell’epoca, tutto era fatto per avvicinarsi il più possibile al pubblico “ggiovane” di Italia1. E per questo non posso che complimentarmi con gli sceneggiatori tra cui spicca un giovane Federico Moccia (eh sì, proprio QUEL Federico Moccia!). Ora possiamo criticarlo quanto vogliamo ma sapeva come entrare nelle menti dei ragazzi e l’ha dimostrato più volte nel corso degli anni a seguire (il criticatissimo Tre metri sopra il cielo uscì nel lontano 1992 in pochissime copie ma si diffuse a macchia d’olio tra i ragazzi di Roma che se lo passavano fotocopiandolo a mo’ di dispensa universitaria. Poi il romanzo ri-adattato alla seconda metà degli anni ’90 esplose nel 1998 in un successo clamoroso).

Vabbè lasciamo Moccia ai suoi romanzi e torniamo a I ragazzi della Terza C e ai protagonisti. Dicevo che erano stereotipati all’ennesima potenza per renderli più riconoscibili possibile cosicché in ogni scuola superiore italiana (ma anche alle medie o alle elementari) si potevano identificare i ragazzi del telefilm con i propri compagni di scuola. C’era il pluri-ripetente Enrico “Chicco” Lazzaretti (Fabio Ferrari). Decano del Liceo Leopardi, capo carismatico della classe che guida in ogni avventura durante l’anno scolastico. E che non si tira indietro di fronte a nulla. Che sia un votaccio datogli dal professore di italiano (Antonio Allocca) quando lo coglie impreparato, o che sia un cazziatone infertogli da un perfido maestro di sci chiamato Bruno Kaiser quando la classe va nella classicissima settimana bianca (loro all’Abetone).

Addirittura il nostro Chicco partecipa ad un quiz televisivo (“Superstrike”) condotto dal vero Marco Columbro in un cameo, dove risponde perfettamente ad ogni domanda riguardante il gioco del calcio. Peccato però che all’ultima domanda, proprio sul punto di portarsi a casa un montepremi milioniario (in Lire), si tirò indietro riufiutandosi di rispondere. Ma perché? Semplice, la domanda finale era di elencare la serie di rigori con la quale si conluse la Coppa dei Campioni del 1984 tra Roma e Liverpool e che vide questi ultimi portarsi a casa il trofeo. Il persoanggio di Chicco, accanito tifoso romanista, non se la sentì di rispondere ritenendo la domanda come un’offesa personale e perse tutto inveendo contro il povero Columbro (accusandolo di essere un noto simpatizzante juventino!). Peccato che Fabio Ferrari sia tifosissimo della Lazio e dichiarò in seguito che la puntata dove partecipò al quiz lo mise a durissima prova.

Indimenticabile l’esame di maturità di Chicco dove “l’anziano” studente esce con gli occhi sbarrati ed incredulo esclama «Gli ho detto tutto!» e tra la sorpresa generale viene brillantemente promosso e gli tocca lasciare l’amato Liceo Leopardi.

Essendo questo un telefilm corale, non ci sono personaggi principali o secondari, ma i due che hanno decisamente più minutaggio e sono quelli a cui il pubblico si affezzionò maggiormente, sono il sopracitato Chicco Lazzaretti e il rubicondo Bruno Sacchi (Fabrizio Bracconeri). Lanciato da Carlo Verdone qualche anno prima in Acqua e sapone (1983), ne I ragazzi della Terza C Bracconeri ha il ruolo del pacioccone, timido, inesperto e imbranato Bruno Sacchi. Iper-coccolato da due genitori onnipresenti e super-protettivi, subisce gli umori e le lune di Chicco Lazzaretti che assieme a Massimo Conti (Renato Cestiè) lo imbarca e lo coinvolge in mille avventure.

Si passa dall’immancabile partita di calcio tra le due terze classi rivali del Liceo Leopardi (Terza C e Terza F), al corso di sopravvivenza in mezzo ai boschi (che era tanto di moda in quel periodo), all’ennesima sfida con la Terza F: una partita di paint-ball dove Bruno Sacchi sarà decisivo per la propria classe. Fino al tormentone per eccellenza del telefilm: il celebre «Sacchi… Tre!» con il professore di italiano che si accanisce sul povero, inerme Sacchi.

Segretamente innamorato della compagna di classe dark Benedetta Valentini (Nicoletta Elmi), il mite Bruno è pure la facile preda del cartolaio Ciro (Massimo Giuliani) che riesce, in una gag ricorrente, ad imbambolare a furia di chiacchere il timidissimo Sacchi e puntualmente gli vende di tutto. Quaderni, libri, penne, dizionari ma anche giocattoli, mappamondi, prodotti tecnici e perfino audiocassette e walkman per studiare mentre si dorme. E questi ultimi due aggeggi verranno usati da Bruno Sacchi per studiare in vista dell’esame di maturità con esiti disastrosi. Una citazione è d’obbligo per i signori Sacchi: Spartaco e Amalia interpretati dai due caretteristi Ennio Antonelli e Nicolina Papetti. Per me sono sempre stati esilaranti. Due borgatari romani, ruspanti e veraci. Coattissimi, ignorantissimi ma con un cuore grande così tutto per il loro piccolo Bruno. Non esitano a partecipare alle iniziative della scuola (mitiche “Le ricette di mamma Sacchi” per il giornalino della classe) e nemmeno ad ospitare in casa i compagni di classe del loro figliolo il giorno di Natale in una cena pantagruelica.

Bracconeri fu l’unico ad apparire ancora sul piccolo schermo visto che prima sarà nel cast di “College” assieme a Fabio Ferrari (altro telefilm italiano di buon successo dove Bracconeri avrà più o meno lo stesso ruolo), e poi, visibilmente dimagrito, farà parte del cast di “Forum”.

Il resto della classe è composto da giovani attori ma nessuno dei quali sfonderà veramente nel mondo del cinema. Il già citato Massimo Conti (Renato Cestiè) è il terzo membro del trio dei casinisti della classe. Sportivo, fighetto, amico/rivale di Chicco quando provano in tutti i modi a conquistare la bella della classe, Sharon, non lesinandosi colpi bassi. Renato Cestiè è uno dei membri del cast con rilevanti esperienze cinematografiche alle spalle. Infatti fin da giovanissimo recitò per Bava, Sollima, Lucidi fino a diventare il protagonista di L’ultima neve di primavera (1973) caposaldo dei “lacrima-movie” e imperdibile a casa di mia nonna in ogni suo maledetto passaggio televisivo (alla pari di Incompreso).

Un’altra attrice con buona esperienza era Claudia Vegliante che interpreta Rossella. Da bambina cantava e ballava in TV alla RAI, conduceva con Verdone e Rita Pavone lo show “Come Alice” (1982) il sabato sera su RAI Uno e pochi anni prima di far parte del cast del telefilm, era l’amore di Nino d’Angelo in Uno scugnizzo a New York. Mica male, no? Il personaggio che interpreta ne I ragazzi della Terza C invece è quello di Rossella. Una brava studentessa di buona famiglia, fidanzata da sempre con Daniele (Giacomo Rosselli). Ma mentre lei è posata, educata e con la testa sulle spalle, lui è il classico ritardatario cronico, morto di sonno e immaturo che non si assume nessuna responsabilità. Netta la contrapposizione tra i due che darà vita a gag e incomprensioni tipiche degli amori adolescenziali ma ci sarà pure la parentesi leggermente più seria quando Rossella, in seguito ad un ritardo, è convinta di essere incinta mettendo in allarme l’intera classe e facendo risvegliare per un po’ l’addormentato Daniele.

Altri due personaggi indimenticabili sono le secchione Elias e Tisini (Stefania Dadda e Francesca Ventura). In grembiule nero da brave studentesse modello, al primo banco e con la risposta sempre esatta alle domande del professore. Va da se che sono prese di mira e derise dall’intera classe in ogni episodio (con Chicco capo popolo), sono sempre preparatissime su tutto e, ovviamente, sono le cocche dei professori. A loro è riservato il secondo celebre tormentone del telefilm il «Quanto sei cretino… Carino!» che pronunciano in simultanea appena vengono offese o prese di mezzo.

Caratterialmente sono molto diverse. Mentre Tisini è ligia e perfettina, l’occhialuta Elias, pur essendo sempre preparatissima come la compagna di banco, sarebbe leggermente più frivola. In molte occasione ha dimostrato che se i maschi della classe (in particolare Massimo ma anche Daniele) le dessero corda, lei si scioglierebbe e sarebbe meno bacchettona. Diverso pure l’esito degli esami di maturità dove in seguito ad un battibecco con il commisario esterno, Tisini viene incredibilmente bocciata! L’occasione è quindi ghiotta per Chicco che in apertura della terza stagione proverà ad introdursi a scuola per falsificare i verbali della commissione e farsi bocciare al posto della compagna di classe. Sarà un buco nell’acqua ma alla fine Tisini farà ricorso al TAR e ripeterà l’esame umiliando gli esaminatori dall’alto della sua enciclopedica preparazione.

Curiosità. La sigla di chiusura del telefilm “Un giro nel cuore” fu scritta dai Vanzina con Augusto Martelli e fu cantata proprio da Stefania Dadda.

Penultima componente del cast è Benedetta Valentini (Nicoletta Elmi). Bellissima ragazza dai capelli rossi, magra, dark, cartomante, sensitiva, fissata con gli oroscopi, l’occulto, la meditazione, gli horror e i film coreani. Il tutto decenni prima che i film coreani fossero un must! Anche lei ha la sua bella frase-tormentone («Che angoscia!») che ripete come un mantra non appena le si rivolge la parola mettendole pressione o distraendola dai propri interessi.

La Elmi è una che il cinema con la C maiuscola l’ha fatto sul serio visto che sin da bambina ha preso parte a numerosi film horror e thriller nostrani (cito a nome di tutti Profondo Rosso). Le sue partecipazioni ai film di Bava e Argento (e ad altri horror italiani anni ’70 e ’80) le sono valse l’appellativo di “Linda Blair italiana”. Credo sia da prendere come un complimento ma non ne sono sicuro… Comunque il personaggio di Benedetta da il là a degli episodi legati alle sue passioni quindi c’è la creazione del giornalino di classe (“Sintaxi”) o il film horror amatoriale girato tra le mura della scuola che vede Bruno Sacchi protagonista. Viene anche lei promossa al termine della seconda stagione (col voto in sessantesimi di… 47! «Morte che parla!» esclama all’incredulo professore di italiano che le faceva da commissario interno) ma decide di non partecipare alla stagione seguente del telefilm. Dalla chiusura della serie la Elmi si è ritirata a vita privata.

Gli ultimi membri del cast principale sono gli Zampetti. Il padre Commendator Camillo Zampetti (Guido Nicheli) e la figlia Sharon (Sharon Gusberti).

Sharon è la bella, ricca e snob della classe. Appena trasferita da Milano, è l’oggetto del desiderio di Chicco e di Massimo che non perdono occasione per provarci. Lei avrà dei flirt con entrambi ma senza andare oltre a qualche casto bacio. La bella faccia della Gusberti si prestava benissimo a “vendere” i prodotti che il telefilm pubblicizzava neanche tanto di nascosto. Infatti I ragazzi della Terza C aveva del “product placement” all’interno dell’episodio. Alcuni più velati come da tradizione (il bar Totip con le insegne inquadrate sullo sfondo), altri volutamente messi in bella mostra dove i ragazzi reclamizzavano il prodotto in questione esaltandone le caratteristiche principali. La macchina di Chicco è una Opel prima e una Peugeut poi. I ragazzi a turno bevono la One-O-One (la pessima Coca Cola italiana), mangiano il Raider (che ora si chiama Twix) e Sharon… Sharon mangiava il gelato Algida. I morsi al cornetto “Cuore di Panna” erano la sua firma all’episodio. Visto il bell’aspetto sembrava destinata ad una ricca e fruttuossa carriera ma la recitazione legnosa e il suo “mettere su famiglia presto” l’hanno fatta ritirare dalle scene conclusa la serie.

Di tutt’altra caratura è il padre di Sharon. Il Commendator Zampetti è un Guido Nicheli in pieno spolvero. Il personaggio del ricco “cumenda” milanese è all’apice della notorietà e Nicheli ne è l’alfiere principe.

La parlata marcatamente milanese, le frasi ad effetto («Uè, animale!»), i neologismi («NCS! Non ci siamo!»), la ricchezza volutamente ostentata e gli affari prima di ogni cosa, rendono il personaggio del Zampetti una macchietta irresistibile. Da personaggio di puro contorno con il passare degli episodi diventa parte integrante della classe sponsorizzando le avventure della Terza C a patto di ottenere visibilità per il salumificio Zampetti. Ad esempio nel sopracitato episodio del giornalino della classe, sostiene economicamente il progetto ma il cambio ottiene di allegare ad ogni copia una confezioni di mini-wurstel per provare a lanciare il prodotto. Oppure sponsorizza la squadra di calcio della classe della figlia nella sfida contro la Terza F. Riuscendo, oltre alle maglie con lo sponsor, ad infilare il suo maggiordomo-factotum Aziz (Isaac George) come straniero aggregato al team, mascherandolo con delle treccine come il milanista Ruud Gullit.

Anche per lui la serie si conclude con… La maturità. Come i ragazzi, anche il Commendator Zampetti ha bisogno del diploma per ritirare un importante premio e per ciò deve sostenere l’esame. Impreparatissimo proverà a corrompere la commissione con risultati esilaranti.

Il resto del cast è formato da giovani attori ai primi lavori (si riconoscono Antonello Fassari, Fabio Reale, Riccardo Rossi…), oppure alcuni ospiti famosi che recitano in alcune scene (Mauro di Francesco, Francesco Salvi…) ma nessuno ha minutaggi importanti o personaggi ricorrenti. Anzi, se si guarda il resto della classe Terza C, nessuno apre bocca o fa qualcosa. Si limitano a far parte dello sfondo assecondando la scena ai membri principali.

Per me, questo telefilm è un cult assoltìuto che a cadenza regolare mi riguardavo spaparanzato in divano. Ritmi agli antipodi rispetto alle serie odierne visto che ogni episodio durava ben 45 minuti (un’ora con la pubblicità) e quindi non serviva condensare l’azione nei canonici 20 minuti. L’episodio si prendeva il suo tempo mostrando anche qualche inutile scena di raccordo. Ovviamente l’effetto nostalgia ha la sua componente ma se non l’avete mai visto (ne dubito…) è un modo carino per avere uno spaccato abbastanza fedele dei giovani sul finire degli anni ’80. E magari prova ad abbinare qualche vostro compagno di classe dei tempi del liceo col cast del telefilm.

Zio Portillo

P.S.
Ringrazio Zio Portillo per questo articolo!
L.

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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41 risposte a Zio Portillo contro I ragazzi della Terza C (guest post)

  1. Zio Portillo ha detto:

    È sempre un onore essere ospitato qua con le mie cavolate! 😃

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    • Zio Portillo ha detto:

      Mentre scrivevo il post, oltre al discorso legato alle Lire (tipo il montepremi di Superstrike!), ho constatato che la mia maturità (1998) è stata l’ultima col vecchio ordinamento. I sessantesimi, il commissario interno e la commissione esterna,… Sono passati vent’anni e sembra un’eternita. Non so quanti anni hanno quelli che leggono il post ma a naso gli unici ad averla sostenuta alla “vecchia maniera” siamo io e Lucius?
      E poi la One o One, il Raider,… Tutte cose che non esistono più!

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  2. Evit ha detto:

    Ora mi spiego il soprannome che avevo al liceo: Chicco (in quanto io Enrico)

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  3. Cassidy ha detto:

    Incredibile quanti dettagli ricordassi ancora così bene, da Chicco che si rifiuta di ricordare la disfatta della Roma ai tormentoni, mi ricordo bene anche la puntata dove organizzavano uno partita di Paintball, e Bruno vinceva usando il tubetto di Ketchup il tutto agghindato come Rambo, tanto che uno degli avversari lo etichetta “Sylvester Panzone” 😉

    Per il resto devo dire che io ero nella sezione “C” a scuola e che avevo un professore di fisica (non educazione) che prima di appioppare il 3, si strofinava il naso (storia vera) citando proprio questa serie 😉 La mia preferita era la dark, tra film coreani ed horror non mi è difficile capire il perché, per altro una delle mie frasi ricorrenti è «che ansia!», vuoi vedere che a mia volta sto facendo come il mio ex professore? 😀 In ogni caso gran post, salto carpiato all’indietro sul viale dei ricordi 😉 Cheers!

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  4. Pietro Sabatelli ha detto:

    Eh già, davvero un telefilm cult, brutto ma indimenticabile 😉

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Che bellezza! Che ricordi! Con un’ombra però: quella citazione di Moccia mi ha fatto andare il boccone di traverso, nonostante la difesa, legittima e pertinente, dello Zio continuo a odiarlo vivamente 🙂 ! 🙂

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  6. Conte Gracula ha detto:

    Mi chiedevo: la “Linda Blair italiana”, in Profondo rosso, interpretava la bambina che torturava le lucertole?

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  7. Evit ha detto:

    Urge uno speciale portillino su “Operazione Vacanze”

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  8. pirkaf76 ha detto:

    Insieme a Classe Di Ferro è uno dei simboli della mia infanzia.
    Grandissimo post. 🙂

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    • Zio Portillo ha detto:

      “Classe di Ferro” era uno di quei telefilm Made in Italy che mi sarebbe piaciuto trattare. Avevo buttato giù una bozza ma non c’è molto da dire…
      Vedremo se di riffa o di raffa riesco a completarlo con qualcosa altrimenti è troppo corto.

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  9. Paolo D'Alessandro ha detto:

    Credo di non essermene perso neanche un episodio e mi fa molta nostalgia ricordarlo! Mi piaceva un casino e ancora mi piace Nicoletta Elmi… anche perchè all’epoca ero io stesso un dark, o aspirante tale! Ma la mia preferenza più che al personaggio va a lei come donna… molto più bella della “bella” Sharon! Anche Claudia Vegliante era carina assai e, in tutta onestà, anche le “due secchione” avevano doti nascoste: chi si ricorda l’episodio della festa mascherata dove si presentarono (s)vestite in abiti sadomaso? 😛

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  10. Giuseppe ha detto:

    Vecchio esame di maturità: presente (classe ’66… e patria servita nelle stesse modalità del Conte)! E’ che il mio liceo io lo amavo tanto, ma così tanto -modalità sarcastica- da farmi amare allo stesso modo tutto quello che anche solo lontanamente me lo ricordasse, seppur in modo poco realistico e stereotipato (non che da Moccia potessi pretendere chissà cosa, eh): detto in poche parole, NON ne sento la mancanza 😛 Di certo non quanto “Professione Vacanze” (con Jerry Calà ancora abbastanza “Gatto di Vicolo Miracol”i da essere divertente) o “Classe di Ferro”…

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  11. Lucius Etruscus ha detto:

    Segnalo che stanotte alle 0,30 su Italia1 viene rispolverata la serie “College”: che Mediaset sia lettrice del Zinefilo? 😀

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