Panic Room (2002) L’assedio di sicurezza


Nessuno sceglie di essere assediato, né in casa né altrove, ma a volte chiudersi da soli in una stanza blindata sembra l’unica soluzione. Nel ciclo dedicato al grande cinema d’assedio, come potevo non parlare di Panic Room?

Le uniche vedute esterne del film sono nel titolo

Presentato in anteprima californiana il 18 marzo 2002, la Columbia Tristar lo distribuisce nelle sale italiane dal 19 aprile successivo (fonte: ComingSoon.it) con una frase da lancio da applauso: «Il posto migliore nel caso peggiore».
La Sony Pictures lo porta subito in VHS e DVD a noleggio dal 5 settembre 2002, in vendita dal 30 ottobre successivo. Nel maggio 2004 presenta anche un’edizione speciale con addirittura tre dischi. Il Blu-ray risale al maggio 2011.

Non amo gli specchi che mi riflettano…

«La Foster col pancione nella stanza della paura» titola l’articolo del quotidiano “La Stampa” del 19 marzo 2002 che anticipa il film, riportando una dichiarazione dell’attrice:

«Due figli, uno di pochi mesi, mi rendono felice. Ho chiuso la casa di produzione perché voglio dedicarmi a me stessa».

Com’è che le donne appena cercano una scusa tirano fuori la storia del “voglio pensare a me stessa”? Comunque la Foster ribadisce che è questo il motivo per cui ha chiuso la sua Egg Pictures.

«Sono molto orgogliosa dei film che ho prodotto, ma sono arrivata a un punto della mia vita in cui desidero più tempo per me stessa. Quando faccio una cosa mi piace dare il cento per cento e tra recitare, dirigere e i bambini era diventato un po’ troppo. Ho bisogno di meno pressione e produrre non è veramente parte della mia personalità».

Quindi il film segna una specie di ritorno in pista dell’attrice, che dopo i primissimi esplosivi anni Novanta aveva molto diluito la sua presenza su schermo. In pratica dopo Nell (1994) la rivediamo in Contact (1997) e nel dimenticabilissimo Anna and the King (1999) e gli anni Novanta sono finiti. A parte il suo ruolo secondario in The Dangerous Lives of Altar Boys (gennaio 2002), è questo Panic Room il ritorno della Foster protagonista in un film ad alto budget.

Tranquilla, Kristen: non lascerò che i vampiri ci prendano!

Vogliamo parlare di David Fincher? L’unico regista passato dai videoclip al cinema e poi subito tornato ai videoclip? Sono passati esattamente dieci anni dall’apocalisse di Alien 3, un incubo a livello di produzione che ha marchiato Fincher a vita: è assolutamente indiscutibile che sia un regista dall’enorme talento, così come è indiscutibile che non sia un burattino nei mani dei produttori. E questo non va bene.
Per fortuna ogni due anni qualcuno gli affida un film che diventa un capolavoro, così dopo il massacro alieno della Fox arriva la New Line Cinema (e Cecchi Gori!) e gli fa fare Seven (1995), poi la Polygram gli affida The Game (1997), la Fox ci ripensa e gli fa fare Fight Club (1999): ora tocca alla Columbia Pictures. Ma nel frattempo, altri videoclip…

Ma ve la ricordate quella vecchia pellaccia barbuta di David Fincher?

«La chiamano la stanza del panico», spiega il venditore mentre il traduttore rende in italiano la panic room: bei tempi quando il doppiaggio doppiava, invece di limitarsi a snocciolare nomi inglesi pronunciati in modi discutibili. «Vanno molto di moda ora nelle costruzioni di lusso: meglio premunirsi contro le violazioni di domicilio». Non sentite che bella, la resa in italiano? In seguito l’home invasion è diventato il nome di un intero genere, ma siamo ancora in tempi in cui i doppiatori possono fare il loro lavoro e trasformare l’espressione in quello che è: violazione di domicilio. A forza di inutili inglesismi, capita di dimenticare quanto sia bella la lingua italiana.

Edward, vampirello mio, portami via da questa recensione…

Meg (Jodie Foster) e sua figlia Sarah (Kristen Stewart in tempi pre-vampirici twilightiani) si trasferiscono in una grande casa a Manhattan, pagata coi soldi del ricco maritino divorziando. Sembra la casa dei sogni, peccato che il vecchio proprietario abbia lasciato un tesoro a cui sono interessati tre ladri con pochi scrupoli.

La tipica faccia del ladro di Manhattan

Appena si rende conto di avere criminali in casa, Meg si fionda nella stanza del panico con la figlia, chiudendosi dentro. Il ladro Burnham (Forest Whitaker) sa che quella stanza è inespugnabile, visto che lui stesso è un tecnico installatore.
Inizia un assedio sul filo del rasoio, perché i criminali – fra cui schizzato Jared Leto che dimostra di essere Joker nell’animo – le proveranno tutte per entrare e Meg dovrà trovare un modo per uscire… e recuperare l’insulina per la figlia diabetica.

Perché c’è un Joker in me

Chiamare semplicemente “sceneggiatore” David Koepp è riduttivo: è un creatore di miti. Date un’occhiata alla sua filmografia e troverete cose incredibili, in tutti i sensi: sia capolavori d’annata come Arma non convenzionale (1990) che minchiate inguardabili come The Mummy (2017). C’è di tutto, e tutto di alto livello, sia nel bene che nel male.
Con tutto il rispetto per l’innegabile maestria registica di Fincher, che sa fare virtuosismi tecnici anche in un film per forza statico come questo, la potenza di Panic Room è tutta nel soggetto e nella sceneggiatura. Non è facile riempire 110 minuti di film con tre personaggi che ne assediano due, eppure non c’è un solo secondo di stanca o di “allungamento di brodo”.

Ho solo una domanda: da questa cazzo di stanza come se ne esce? (semi-cit.)

La qualità delle trovate è sempre alta, magari un tecnico saprebbe valutarne l’effettiva validità, ma da spettatore sono pienamente soddisfatto: mai una trovata banale, una stupidata o quelle vergognose trovate buffonesche che imperversano nel cinema dal Duemila in poi. (Peccato per il finale, assolutamente non all’altezza del resto del film.)
Non rivelo nulla perché dev’essere una visione spettacolare anche per chi ha già visto il film e non ricorda tutte le situazioni in cui si ficcano i personaggi, ma è davvero un assedio coi fiocchi: le forze sono sempre equilibrate e soprattutto credibili.

Sbrigatevi, che mia figlia si sta trasformando in vampira!

Come ormai abbiamo imparato, il vero nemico degli assediati e degli assedianti è in loro stessi: non si è mai tutti uniti ed è nello scontro fra pari che si annida il nemico che rende vano ogni assedio. Questa storia non fa eccezione.

La situazione sta leggermente sfuggendo di mano…

Un film da vedere e rivedere, perché ha una sceneggiatura d’acciaio come le pareti della panic room.

L.

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46 risposte a Panic Room (2002) L’assedio di sicurezza

  1. Cassidy ha detto:

    Per quello che vale, ho una stima assoluta per Jodie Foster, qui per altro ha preso al volo il ruolo che originariamente era stato pensato per Nicole Kidman (che fa un cameo vocale, mi pare si sente la sua voce al telefono se non ricordo male) ma risulta credibilissima, come la Kidman, a mio avviso, in un ruolo così non sarebbe mai risultata.

    Ho visto il film, per intero, una volta sola, e ricordo la delusione di quel finale lì, malgrado un Forest Whitaker sempre intenso. Non ho mai rivisto il film dall’inizio alla fine, di solito mi limito a guardare certe scene nei passaggi tv, che non sono certo infrequenti. Ha un gran ritmo, è sempre molto tirato, Fincher fa anche troppi virtuosismi per farsi notare, ma dici bene, il grosso della riuscita della storia è merito di David Koepp, uno che ha fatto anche un sacco di porcheria, ma quando è in giornata dice la sua. Insomma a me piace molto questo film, ci sta proprio nella tua rubrica sugli assedi, che spavento rivedere Kristen Stewart, ricordavo la sua presenza nel film, ma qui sembra suo fratello, non so se ne ha uno 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah ovviamente non potevo ricordare la Stewart, visto che l’ultima volta che ho visto questo film risale alla sua uscita in home video – e Kristen non era nessuno – ma è stata una grande sorpresa quando ho visto la puntata del Graham Norton Show con ospite l’attrice, e Graham ha piazzato a tutto schermo una foto da questo film. La Kristen non l’ha presa troppo bene, ha fatto una faccia strana: forse era convinta di essere davvero un vampiro e che gli anni non passassero per lei 😀
      Comunque rivedere Panic Room è stato spettacolare: a forza di vedere filmacci – e parlo della serie A! – ci si scorda cosa voglia dire avere una sceneggiatura coi fiocchi…

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  2. Vincenzo ha detto:

    bel film, un must dell’home invasion..
    come ben dici Fincher è altalenante, alterna cose memorabili ad altre trascurabili… questo è decisamente più vicino alla prima categoria che alla seconda…
    a me Forest Whitaker piace da matti, mentre Jared Leto, sì qui non è male, ma secondo me ha fatto di meglio (ad esempio la sua piccola parte in Thin Red Line è a mio avviso una delle sue interpretazioni migliori)…

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    A forza di inutili inglesismi, capita di dimenticare quanto sia bella la lingua italiana: amen.
    Un film da vedere e rivedere, perché ha una sceneggiatura d’acciaio come le pareti della panic room: accidenti, sono affetto da quella fissa per cui la smania e la curiosità di vedere film inediti mi priva del piacere di riassaporarmi dei cult!

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Si dice che il diavolo stia nei dettagli, evidentemente qui aveva altro da fare: c’erano un paio di cose che per me non avevano senso

    – la Stewart aveva la stessa pettinatura di Jodie Foster: forse, negli USA piace la figlia che somiglia alla madre e non c’era altro modo se non trasformare la Stewart nella Piperita Patty che era la Foster da bambina?)

    – la panic room aveva di tutto: il cesso, la carta igienica, razioni di emergenza e acqua… ma non aveva un telefono (deve fare un casino per due secondi di chiamata) né del cibo zuccherato per la figlia (a volte, i diabetici hanno bisogno di zuccheri e il personaggio della Foster aveva solo mentine dietetiche)

    Chiariamoci, ho visto storie più sconclusionate, però il secondo punto in particolare era una sfilza di scemenze senza le quali il film sarebbe durato solo venti minuti e non sono molto tenero, quando una storia va avanti solo per i buchi di trama – invece mi piace quando va avanti perché ha un senso 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      L’invenzione del telefono è un dramma per gli sceneggiatori e ancora non l’hanno metabolizzata, quindi che sia un horror o un thriller di solito l’apparecchio viene fatto subito fuori. Qui in fondo una telefonata aziona un bel po’ di problemi….
      Non so se le panic room del 2002 le facessero davvero senza telefono, e in fondo il filo poteva benissimo essere tagliato. (E il cellulare non prende in una stanza blindata)
      Per il resto, ad avercene di film con questi soli difetti 😉

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      • Conte Gracula ha detto:

        Beh, prima che taglino i fili del telefono, i criminali devono intuire che la protagonista sta per fare una telefonata di fortuna (oh, almeno il personaggio di Jodie era Mc Gyver da parte di padre, io quel collegamento coi fili non saprei farlo 😛 non era proprio imbranata allo stadio terminale)…
        Insomma, anche i criminali che non tagliano il filo prima!
        Poi, non lasciano nessuno a guardia della panic room – e infatti Jodie esce un paio di volte…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Be’, qualcosa dovevano pure inventarsi per mandare avanti il film, e rispetto a quello che di solito si vede rimane comunque una sceneggiatura di alto livello. Se la qualità dei film che l’hanno seguito fosse rimasta alta, potremmo dire che è giusto un simpatico filmetto: vista la qualità media delle sceneggiature, mi sento di dire che è un piccolo gioiello e ad avercene mille! 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        È un po’ come dire che se ti prendi una storta alla caviglia è una bella giornata, rispetto a quando ti hanno investito 😛
        La maggior parte dei film cade proprio per i dettagli… qualcuno disse che un’ottima sceneggiatura è tale perché produce un filmetto decente anche se viene a contatto con una torma di minus habens (sto parafrasando) però… diciamo che se i personaggi si fossero comportati in modo sensato, magari Panic Room sarebbe stato un buon corto di venti minuti anziché un filmetto da, boh, novanta?
        È uno spunto che non può durare tanto senza pestare l’acqua nel mortaio, secondo me 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Però questi critici così attenti non li sento sparare a zero su puttanate molto più note e blasonate, non li sento notare con raccapriccio che da circa il 2010 i blockbuster ci presentano invasioni aliene che ammazzano un umano alla volta per conquistare il mondo. (Almeno “Mars Attacks!” era una parodia), non li sento lamentarsi che non esista un solo thriller/horror dopo il 1995 che sappia gestire i cellulari nella trama, perché tutti gli sceneggiatori sono rimasti al fisso (e perché tutti gli horror, dalla A alla Z, non avrebbero modo di esistere se la vittima chiamasse subito aiuto), né è avvertibile una seccata presa di coscienza per le valanghe di “facciapalma” che dobbiamo subire dai prodotti anche i più blasonati: in mezzo a minchiatine per ragazzini e a ciarpame finto-horror per adolescenti, sì, “Panic Room” secondo me è un ottimo prodotto che riempie 110 minuti senza sbavature. (A parte il finale che svacca.)
        Nella narrativa “criminale” per forza i cattivi devono commettere errori, altrimenti la storia non esiste: giudico la qualità di una sceneggiatura da come fa commettere loro quegli errori. Dubito che tu reputi più soddisfacente la scelta di “Alien: Covenant” dove l’intera trama parte dal fatto che la tipa scivola prima di sparare e sbaglia mira: ecco, quella è considerata serie A, venerata da critici e blogger e considerata il meglio del genere. Se permetti, rispetto alla “serie A” questi difetti che vedi in “Panic Room” sono su una scala del tutto differente.
        Non è questione di caviglie storte, è che viviamo in un mondo dove i film americani non sentono più il bisogno neanche di cercarla, la coerenza, per non parlare della plausibilità, quindi un film che invece ci provi per me è già un piccolo gioiello.

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      • Conte Gracula ha detto:

        Alien Covenant non l’ho ancora visto, quindi non mi pronuncio 😉
        Riguardo a Panic Room, ti contesto giusto il “senza sbavature”, per me ne ha diverse che non mi hanno fatto piacere il film.
        Poi sì, ci sono film, anche blasonati e recenti, che non è che non mi siano piaciuti… mi hanno proprio fatto schifo alla mazza! XD
        O attori cani, o effetti speciali fatti col resto della macchina del caffè, o – frequentissimo – storie che quando va bene sono banali, quando va male sono buchi con la trama intorno e a vederli ti sanguina il cervello!
        E a volte sono tutte queste cose insieme. 😦

        Non dico di notare tutti gli errori di una trama, ma quando ne noto certi, perdo il gusto della storia. In Panic Room, una madre che sa di avere la figlia diabetica, dovrebbe tenere qualcosa nella stanza fortificata.
        Se al posto della figlia ci fosse stata una persona che non frequenta spesso e che, con lo stesso problema, tenesse i farmaci nella borsetta, ma non avesse fatto in tempo a prenderla prima di rintanarsi, sarebbe stato più facile infilare la protagonista nella stessa situazione, e in modo più credibile.
        E poi, una persona che si fa fare una panic room dovrebbe avere in stanza anche uno o due sistemi di comunicazione alternativi: il cellulare non prende ed è credibile, a seconda di cosa foderi i muri, ma perché non un telefono via cavo, un computer connesso a internet, un telefono satellitare (la tipa è tutto sommato ricca, potrebbe) o un allarme collegato a un’agenzia di vigilanza… sono tutti sistemi che possono essere fregati comunque, ma almeno lo si farebbe in modo più sensato.

        Magari mi attacco io ai dettagli che noto, sono stato ripreso da uno che conosco perché gli ho smontato libro e film di Harry Potter e il calice di fuoco, però i difetti sono difetti!
        Al limite, si può essere più o meno sensibili alla loro gravità. 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Uh, mi spiacerebbe di aver spoilerato su Covenant se quella scena non avvenisse in pratica all’inizio della vicenda, e non fosse seguita da scelte drasticamente peggiori 😛 Torna a trovarmi quando avrai visto il film, che sono curioso di sapere che ne pensi 😉

        Pensa ad un mago, che perché il trucco riesca ha bisogno di distrarre il pubblico: se il pubblico fosse attento e non si distraesse, il trucco non può riuscire. Ecco, io penso che Koepp abbia fatto questa magia: distrae lo spettatore in modo da poter far andare avanti la storia, così che quelle che chiami sbavature o difetti non appaiano così tanto importanti, se alla fine lo spettacolo c’è ed è soddisfacente. Invece quando la magia non riesce e i difetti sono subito visibili, ecco che scatta la delusione e lo spettacolo è amaro.
        Probabilmente non ti sei lasciato “ingannare” dallo sceneggiatore, ma davvero non mi sento di criticare un film appartenente ad una categoria ormai estinta.
        P.S.
        Mi tengo a distanza da Harry Potter in ogni media, quindi per me puoi bastonarlo quanto vuoi 😀

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      • Conte Gracula ha detto:

        Sono immune agli spoiler 😉

        Harry Potter a me piace, ma non posso non notare i gravi errori che ha qua e là, ahimè 😕

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      • Kukuviza ha detto:

        Mamma mia, HP e il calice di fuoco: dev’essere la trama con la voragine più grande della storia delle trame.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Addirittura?

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    • Kukuviza ha detto:

      Sì perché [PSEUDO SPOILER] praticamente tutto quello che succede nel libro è un piano complicatissimo architettato da Voldemort che avrebbe potuto fare le cose in uun maniera mille volte più semplice. [FINE PSEUDO SPOILER]

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Come quando nei thriller il cattivo fa cose strane e immotivate invece di ammazzare subito il buono? 😛

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      • Kukuviza ha detto:

        Esattamente la stessa cosa.
        Arrivata alla fine del libro, avrei voluto buttarlo in un calice di fuoco gridando CHE GRAN CACCHIATA!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah “HP e il calice di fuoco che grida Che Gran Cacchiata”, il titolo è già pronto 😛

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      • Kukuviza ha detto:

        ahahah e chiameremo il rag. Fantozzi a dirlo!

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      • Zio Portillo ha detto:

        Quoto Kukuviza e il Conte. Il 4° libro di Harry Potter è deboluccio (eufemismo…) a livello di trama. Peccato perché sotto molti altri punti di vista la saga su carta di H.P. è perfetta.

        Ma davvero @Lucius non hai mai letto Harry Potter? E come mai? (se posso chiederlo)

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non mi interessa, non mi piacciono i maghi adulti figuriamoci quelli bambini, e ogni singolo aspetto del mondo di HP mi tiene a debita distanza. Agli inizi del Duemila ho provato a vedere il film primo ma ho dovuto mettere stopo dopo tipo venti minuti perché ero nauseato: ho piena fiducia che la maschera da bambinismo nasconda concetti eterni e senza età, ma proprio non fa per me.

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      • Conte Gracula ha detto:

        A parte il classico amor vincit omnia (se il latino fosse sbagliato, prendilo come se fosse un incantesimo di Harry 😛 ) niente concetti eterni, ma era una saga fantasy divertente e spiritosa, anche scorrevole. I primi due film non erano male, dal terzo sono andati in calo… ma se non ti piacciono le magie, non è proprio per te! 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non mi piacevano i maghi da ragazzino, quando loro erano grandi, figuriamoci ora che sono grande io e piccoli loro 😀

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      • Conte Gracula ha detto:

        Già, si sarebbe potuto risolvere tutto [ANOTHER SPOILER] con una siringa, senza obbligare il protagonista a diventare più forte e senza fargli rischiare una morte prematura al torneo 😕

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      • Zio Portillo ha detto:

        @Conte: mio parere personale. I primi due romanzi sono un po’ così… Infantili? Dal terzo saga che ingrana la quarta e non si ferma più. Tranne qualche passaggio da matita rossa (tipo quell’inutile arzigogolo del torneo che avete riportato sopra) ma che derubrico a “banale scivolone”. In sette libri di cui 4 belli massicci ci può stare.
        Percorso inverso per i film: primi due carini, dal terzo in poi… Anche no, grazie. Persino l’ultimo capitolo che è stato tanto strombazzato. Viste entrambe le metà ma solo per onor di firma.

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      • Conte Gracula ha detto:

        D’accordo con te, infatti io ho detto che i film sono peggiorati dal terzo. Del quinto film salvo la Umbridge, era lei!
        I libri… i primi due erano leggerini, ma piacevoli. Il quarto, oltre a essere il calice di fuoco 😦 aveva quelle, boh, settanta pagine di coppa del mondo che anche no, grazie.
        Ultimo libro… avrei tagliato via Harry che legge la Gazzetta e quasi tutto il “campeggio”.
        E qua e là, ovviamente, c’è diversa roba che l’editor ha trascurato di far correggere alla Rowling, a cui aggiungo le scelte discutibili di chi ha tradotto il tutto, che il Re in giallo l’illumini!

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  5. il filone “dell’home invasion”… ecco, questo era uno degli anglicismi che mi erano scappati e che vado subito ad aggiungere ai miei elenchi! preziosa lettura questa! 🙂
    il film l’ho rivisto recentemente, lo hanno passato in tv da non molto, e l’hai inquadrato con molta maestria!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ un genere storico – credo che già film come “Cane di paglia” (1971) e “L’ultima casa a sinistra” (1972) ne facciano parte – ma che recentemente ha acquisito questo inglesismo come nome. Mentre il cinema d’assedio rimane italiano: il termine “siege” non mi sembra sia mai utilizzato da noi per descriverlo.

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      • sì è un anglicismo incipiente, i dizionari non lo annoverano… e non mi pare esistano equivalenti italiani in circolazione attestati, cinema d’assedio è altra cosa, come mi insegni. per cui le alternative autoctone possono essere solo sinonimie generiche come il genere del sequestro in casa, temo, al momento non trovo qualcosa di usato e affermato per renderlo

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non so se esistano distinzioni condivise, magari anche solo dai fan, tra i film con ostaggi e film con assedi: credo che appena un nemico entri in casa il film diventa home invasion, al di là se poi i buoni vengono presi ostaggio dai cattivi (e quindi arriveranno altri buoni a salvarli) o se rimane un assedio, con i buoni che sfuggono e risolvono tutto da soli, come in questo “Panic Room”
        Per esempio una fusione dei due generi ha per titolo proprio “Home Invasion” (2016), un inutile filmucolo in cui criminali prendono in ostaggio donna e figlia ma poi sono loro stesse a risolvere la situazione.
        Credo che appena i cattivi mettano piede in una casa il film diventi un “home invasion”, al di là di cosa succeda dopo, se assedio o ostaggi, ma è una mia opinione. Magari domani la moda cambia e fa fede il film di Bruce Willis “Hostage” (2005), dove la trama è molto simile a “Panic Room” ma si parla di situazione di ostaggi perché c’è il negoziatore Bruce a fare da buono.
        Per “siege”, l’Internet Movie Database l’attesa come keyword di ricerca, ma il problema è che quella roba è fatta dai fan e quindi assolutamente non degna di fiducia…

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  6. Zio Portillo ha detto:

    Bel film questo “Panic Room” (personalmente lo avevo dimenticato…) che ha solo il difetto nel finale moscio rispetto a tutto il resto. E molto sottovalutata la Foster (sopratutto come attrice, come regista… mhmmm…) che è praticamente sparita. Ogni tanto riappare ma per me fa molto poco rispetto alle proprie capacità. Peccato.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Riesce poi molto bene in questi thriller (ricordo “Fightplan” che mi era molto piaciuto). Concordo, il finale è disarmante e assolutamente non all’altezza del resto del film.

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      • Giuseppe ha detto:

        Se non altro, fortunatamente, è un problema che riguarda solo il finale perché per il resto l’accoppiata Fincher/Koepp fa faville (e le/gli attrici/attori protagonisti si aggiungono ai fuochi d’artificio) 😉
        P.S. Riguardo ad Harry Potter che dire… è un fantasy per il quale non credo di essere mai stato il target ideale (anche filmicamente parlando, il maghetto alla fine non mi ha lasciato granché). Se si parla di magie preferisco di gran lunga farmi un salto ai tempi di Kull di Valusia, Conan il Cimmero, Bran Mak Morn Re dei Pitti o Solomon Kane, per intenderci 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ecco, già quelle magie sono più nelle mie corde, sebbene lo stesso non ci impazzisca. Sui maghi preferisco quelli sedicenti: i truffatori e spie di inizio Novecento che ci hanno regalato molte più emozioni di qualsiasi “vero” mago 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Eh, in effetti non hai tutti i torti 😉

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  7. Cumbrugliume ha detto:

    Fincher è un maestro, niente da dire. Questo è uno dei suoi film di cui si parla meno, e onestamente anche io ricordo di averlo visto solo appena uscito in homevideo, e poi mai più, nonostante mi fosse piaciuto molto. Non ricordo invece il finale… Può essere una scusa per un ripassino!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Lavora poco ma lavora bene, il caro vecchio Fincher. In questi giorni per il mio blog alieno sto traducendo articoli dell’epoca di “Alien 3” e ne esce fuori una tigre continuamente impegnata a non farsi sopraffare dai dirigenti Fox, che dagli studios arrivavano a Londra con il solo compito di arginare il “venditore di scarpe”. (Così chiamavano Fincher perché agli inizi della carriera aveva fatto uno spot per una casa di scarpe!)
      Sfiancati dalla mania di perfezionismo di Fincher, sforato di svariati milioni il budget, i dirigenti gli chiedevano perché mai si stesse impuntando su particolari che nessuno spettatore avrebbe notato, e lui rispondeva: “I miei amici registi lo noteranno”. Fincher non stava girando il terzo film di un franchise, una roba nata morta dalla produzione squinternata che avrebbe distrutto qualsiasi altro regista esordiente: Fincher stava lavorando per la storia, e la storia gli ha dato ragione.
      Credo che neanche una nota peperina come Jodie Foster sia riuscita a vincerla se la sua idea non corrispondeva a quella di David…

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  8. Kukuviza ha detto:

    Cmq la Stewart è esperta in facce da pesce lesso.

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