Hellraiser 2 (1988) Prigionieri dell’inferno

Cos’è l’inferno? È quando lasci che altri girino un sequel di un grande film. «Ho tante cose interessanti da mostrarti» (I have such sights to show you). Mai promessa fu più mantenuta, se per “interessanti” intendiamo “devastanti”.

Il successo di Hellraiser (1987) è immediato e potente, quindi la New World Pictures di Roger Corman nei suoi ultimi singhiozzi di vita fa in tempo a metterci dei soldi per produrre (e non solo distribuire, come nel primo caso) un seguito alla vicenda.
Nelle interviste dell’epoca Clive Barker va dicendo che l’editoria non ha più gli strumenti adatti per la sua poetica e che ora per lui la nuova forma di comunicazione è il cinema, ma in realtà ciò che veramente ha capito è che il suo nome in copertina vende: non importa se poi il prodotto sia suo. Mentre Clive si mette a pensare al futuro Cabal, sta bene attento a non mettere neanche un dito nell’inferno dei seguiti di Hellraiser che sta nascendo: si limita a metterci qualche dollaro e ad assicurarsi che ci sia il suo nome in copertina.
Il primo dei figli storpi senza padre è Hellbound: Hellraiser II.

La grafica gli somiglia, ma siamo lontani dal primo film

«Intanto l’ultimo film tratto da un romanzo di Baker, Hellbound: Hellraiser II, è appena uscito negli Stati Uniti dopo una lunga battaglia con la censura per farsi togliere la “XX” del vietatissimo ai minori. Ci è riuscito soltanto tagliando qualche rasoiata con spruzzo di sangue qua e là, la decapitazione di un mostro e la scena in cui un fantasma di donna sanguinante e senza pelle divora carne umana al fine di farsi ricrescere la testa mancante».

Con una “r” mancante nel nome, con l’idea sballata che il film sia tratto da un romanzo e con dei particolari truculenti un giornalista anonimo annuncia agli italiani su “La Stampa” del 31 dicembre 1988 l’esistenza di un seguito di Hellraiser, intrigando i lettori con elementi davvero grondanti sangue e splatter.

Quando ho detto «spògliati», non parlavo della pelle…

Ma non è finita. Nel marzo del 1989 arriva a Roma Tony Randel a raccontare la sua esperienza di regia, un’occasione imperdibile per dire qualche banalità. «Mi piace Hitchcock, Charlot e mi è piaciuto molto leggere e rileggere i racconti di fantascienza di Wells, da La macchina del tempo a L’uomo invisibile». Non riporto le sue entusiastiche affermazioni su Kubrick perché siamo ai livelli delle mezze stagioni che non ci sono più.
Ciò che conta è che in quell’occasione, sempre su “La Stampa” (5 marzo 1989), la giornalista Simonetta Robiony ci anticipa che

«Nonostante i buoni propositi, in Hellraiser 2 c’è più sangue di quanto non ce ne sia nel n. 1 e una tale carica di orrore da avere avuto problemi con la censura che gli ha imposto di tagliare una scena in cui appariva un uomo mangiato dai vermi che per liberarsene li portava via insieme alla pelle a colpi di rasoio».

Insomma, ogni volta che viene raccontata la censura del film si cita una scena diversa…

da “La Stampa”, 5 marzo 1989

Per un film che ha colpito l’immaginario collettivo con dosi elevate di budella e carne maciullata, è ovvio che la campagna pubblicitaria si basi principalmente sui problemi con la censura: per un horror è in pratica un vanto, l’essere così “forte” da venir censurato.
E il nostro furbacchione Clive Barker lo sa bene, quando viene intervistato da “Fangoria” (n. 78, ottobre 1988), rivista specializzata in splatter ed effettacci cinematografici vari.

«Sentivo che il primo finale non era abbastanza perverso: ora abbiamo una fine spettacolarmente perversa, in termini visivi. Ci sono due o tre sequenze nel nuovo girato che sono estremamente forti, ma potremmo avere problemi con la MPAA [Motion Picture Association of America]. Il primo film riguardava una casa stregata [haunted house movie], mentre il seguito riguarda un manicomio [asylum picture]: è molto più forte, nella tradizione del Grand Guignol. Non so se l’MPAA interverrà, a questo punto mi seccherebbe. Ma il British Board of Film Classification un tempo mi ha dato un ottimo consiglio: non fare mai film pensando ai censori. Se stai al loro gioco quando giri, fiacchi il tuo stesso materiale, e alla fin fine te lo taglieranno comunque, per giustificare la loro stupida esistenza. Tutto questo sembra rancoroso o pessimistico, ma non lo è. Ho ricevuto risposte intelligenti dalla MPAA e dal BBFC riguardo ad Hellraiser: non ho dovuto litigare con loro.»

Ecco un messaggio per i censori…

Presentato al Toronto International Film Festival il 9 settembre 1988, con le notizie di un finale rigirato e di problemi di censura il film esce negli USA il 23 dicembre successivo. La Eagle Pictures lo distribuisce nelle sale italiane dal 12 aprile 1989 con il titolo Hellbound: Hellraiser II. Prigionieri dell’inferno.

Mi sa che questo cubo di Rubik è diverso dal solito…

La distribuzione stavolta è pessima, grasso che cola se appare una locandina sui giornali e tre mesi dopo è già finita la sua vita in sala. La Multivision lo porta in VHS lo stesso anno, anche in versione economica, chiudendo le porte dell’inferno sul film.
Ad esclusione di Italia1 che lo trasmette il 27 luglio 1993 in seconda serata, dopo il Festivalbar, non esistono più notizie del povero Hellraiser 2 finché nel 2005 la compianta Stormovie lo presenta in DVD. Nel 2012 ci pensa Koch Media a ristamparlo sia in DVD che in Blu-ray.

Ecco da dove arriva una sceneggiatura così maligna

Se la forza del primo film era in una trama semplice ma potente, tratta da un romanzo breve quindi con basi solide, qui arriva un Peter Atkins qualsiasi che prende lo spunto di Barker per poi scadere nel delirio più delirante, con una trama complessa quanto senza la minima solidità. Probabilmente il mandato è di esagerare perché sono arrivati i soldi e non è più un piccolo film sulle spese: nel caso, è stato il modo migliore per fallire.

Dite la verità: già vi manco, eh?

La povera Kirsty Cotton (Ashley Laurence) è ancora turbata dagli avvenimenti del primo film e si sta rimettendo in un manicomio di schizzati sanguinari, gestito da un pazzo: altro che Villa Quieta!

Occhio, William Hope, che con le ricce ti ha sempre detto male…

Per fortuna si occupa di lei William Hope che è appena tornato da Acheron, dove ha mandato i suoi marines a morire a causa della sua inettitudine: diciamo che avere lui vicino è una di quelle cose che ti fa stare proprio tranquillo tranquillo…

Ma… l’ultima volta qui non c’erano dei facehugger?

Il mattissimo dottor Channard (Kenneth Cranham) utilizza l’innata propensione dei pazienti a maciullarsi le membra per sacrificarli ad un altare di sangue: quel materasso sporco da cui “risorge” Julia Cotton (una sempre splendidamente malvagia Clare Higgins), la perfida mogliettina infedele e sanguinaria del primo film, nonché mamma dell’anno di Kirsty.

«Sono cattiva, ma mi sento così bene…» (cit.)

Questa è la parte in cui lo sceneggiatore ripercorre la strada di Barker e vediamo l’immonda resurrezione di Julia attraverso la carne e il sangue dei sacrifici umani, solo che a parte un paio di ottime inquadrature tutto si svolge in maniera veloce e raffazzonata, segno che il regista ha totalmente mancato l’obiettivo e sta buttando via la parte migliore per dedicarsi alle stupidaggini.

Una delle rare scene ispirate del film

«Non è stato il caso a chiamarci. È il grande desiderio» (It is not hands that call us. It is desire.)

Non è chiara la scelta del doppiaggio italiano: che c’entra il caso? Probabilmente era intraducibile quel riferimento alle mani. Il fatto è che i Supplizianti entrano in scena perché la scatola di Lemarchand viene azionata dalle mani della giovane disturbata Tiffany (Imogen Boorman), ma in realtà questa battuta che cito sembra riferirsi al fatto che i cenobiti avvertono la presenza del potente desiderio di Julia e seguono quella pista, lasciando in pace Tiffay.
Insomma, ad un terzo del film già tutto è andato in vacca e non ci sono più regole: inizia la noia più totale con personaggi lasciati in libertà che fanno cose a caso, non sempre comprensibili ma sempre brutte.

Doug Bradley con qualche spillo in meno sulla testa

A parte qualche delizioso aforisma regalatoci la nostro amico Testa di Spillo (Doug Bradley), del tipo:

«Abbiamo davanti a noi l’eternità: presto conosceremo la tua carne» (We have eternity to know your flesh)

il resto del film è scritto così male che penso possa essere considerato supplizio valido per i cenobiti. Tornano tutti i personaggi del primo film a fare cose a caso mentre gli effetti speciali visivi raggiungono livelli di cialtroneria inaspettati.
Costruire una città-labirinto escheriano può sembrare una bella idea, sulla carta: il risultato, una volta fatto nel film, fa davvero pena. Così come i mostriciattoli in stop motion: Clive torna, che qui va tutto a puttane!

No, non ci siamo: questo è davvero un errore grossolano

Sempre a “Fangoria” Barker – che parla del film senza motivo, visto che non c’entra nulla con alcuna parte della lavorazione – cerca di verderci un po’ la cosa.

«Il primo film era molto claustrofobico. Per via del budget lavoravamo in una piccola casa di Cricklewood e su un piccolo set a nord di Londra. Il seguito è un film meno perverso ma in un certo senso più grafico: quando il sangue inizia a schizzare, lo fa in modo grandioso.»

Mi spiace, Clive: le chiacchiere sono belle ma il film è davvero una buffonata, e quando il sangue schizza… sta fuoriuscendo dagli occhi dello spettatore, a vedere ’sta robaccia!

«Touch me, baby, tainted love»

L’unico merito di questo filmaccio è di sdoganare la precedente vita umana del cenobita che i fan chiamano Pinhead (Testa a Spillo): non viene ancora detto il suo nome umano, ma avremo tempo di approfondire durante gli altri seguiti. Perché purtroppo questo è solo l’inizio.

«Dipende tutto da come Hellbound andrà al botteghino. Peter Atkins, lo sceneggiatore del secondo film, sta già lavorando al terzo proprio mentre parliamo.»

Ecco, Clive: ora sì che hai davvero messo paura…

Per favore, qualcuno gli rasi i capelli, che così nun se po’ vede’!

L.

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40 risposte a Hellraiser 2 (1988) Prigionieri dell’inferno

  1. Cassidy ha detto:

    «Un tripudio di morti e di budella…»
    «Si ma di che parla il film?»
    «…e gente morta ammazzata, decapitazioni, flagellazioni…»

    Sembrano tutte più o meno così le dichiarazioni sul film, ricordo la scena della resurrezione (che qui hai sottolineato con un’azzeccata didascalia presa da “L’armata delle tenebre” che ci sta come il cacio sui maccheroni) e il labirinto che ricordo figo e un po’ posticcio, giudicando dalla foto mi pare non sia cambiato tanto rispetto al mio ricordo 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Considera che vedere questi film nella nebbia delle vecchie VHS 4:3 aiutava tantissimo a mascherare i difetti: la pulizia impietosa del digitale penalizza tantissimo questi prodotti d’annata. Quel labirinto ora sembra una pacchianata di cattivo gusto, ma sono sicuro che all’epoca avesse il suo perché.
      Per il resto, la resurrezione di Julia è l’unico momento azzeccato del film 😉

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  2. Il Moro ha detto:

    Inizia la discesa nel pessimo! E vai!

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  3. rikynova83 ha detto:

    Il finale di Hellaraiser per me è perfetto. Non aveva bisogno di stupire con qualcosa di ‘perverso’ o con un colpo di scena, visto che era già un film ben costruito. Sì, vero, un po’ come Cabal la parte finale avrebbe potuto essere probabilmente più intensa, invece scivola via abbastanza leggermente. Pazienza. Hellraiser e Cabal restano due capolavori. Hellbound quindi è molto più gore del primo capitolo? Non ho ben capito con tutte queste censure 😀

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  4. Conte Gracula ha detto:

    È passato così tanto tempo, che non ricordo nulla, oltre all’esistenza di un manicomio 😛

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  5. Denis ha detto:

    Tony Randel poi girerà il nefasto film su Kenshiro con Gary Daniels,ho il terzo Hellraiser trovato in un mercatino,me ne ricordo pure uno nello spazio,il bello che Barker fece anche dei videogiochi usando le sue storie l’ultimo si intitolano Clive Barker’s Undying e Clive Barker’s Jericho

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  6. Zio Portillo ha detto:

    Dopo la cagarella che mi mise il primo quando ero ragazzino, questo l’ho visto per la prima volta solo qualche anno fa quando mi era presa la fissa di recuperare la saga. Ecco, queste prime due pellicole non sono nemmeno parenti. Tanto bella e perfetta la prima, tanto svaccata questa, tranne un paio di scene (ad esempio la resurrezione come fai notare). Peccato. E il bello (il bello?) è che non è neppure il film peggiore della serie! Poi le cose si fanno comiche sul serio…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Già pregusto la stupidate che stanno per arrivare 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        E “non ci sarà anestesia… non è divertente!” 😉
        Comunque, basta che non mi tocchino Hellraiser III e poi per il resto si può andare a ruota libera 😛
        Scherzi a parte, a me il mix fra incoerenza (i problemi di scrittura/riscrittura li aveva avuti eccome) e visionarietà di Hellraiser II all’epoca non dispiacque proprio, pur preannunciando già i problemi -qui, fortunatamente, ancora allo stadio “larvale” rispetto al prosieguo della (dis)continuity suppliziante- che avrebbero contribuito ad affossare la saga: scrittura dall’effetto lassativo, incoerenza a manetta, idee interessanti sottoutilizzate quando non buttate direttamente nel cesso, ecc.ecc…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Al di là di alcune scelte visive discutibili, tipo la stop motion e le cartoline del labirinto, secondo me il problema principale è l’aver mandato all’aria la struttura semplice e lineare del primo film, inventando regole sul momento che si vede sono improvvisazioni. Barker, come ogni buon narratore, aveva premesso delle regole e ci aveva costruito su una storia: già sballare quelle regole sarebbe stato sbagliato, inventarsene altre su due piedi è stato pure peggio.
        Per carità, è un sentimento che “comprendo” (fra mille virgolette) nel senso che proprio in quegli stessi anni giravo con la telecamera di famiglia un serial horror dal titolo “Il decapitato senza pace”, utilizzando un pupazzo Lego senza testa e vari mostri che avevo in casa. Dopo il primo episodio “ispirato”, gli altri che sono subito seguiti erano puro delirio in cui inventavo roba sul momento, in cui le regole cambiavano in continuazione e si moriva e si risorgeva senza alcun criterio. Ecco, da uno sceneggiatore che deve curare un franchise famoso a livello mondiale mi sarei aspettato più professionalità di un 16enne che gioca con la telecamera e i pupazzetti 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        E’ che anche gli sceneggiatori con grandi responsabilità sentono il bisogno di tornare ragazzini, di tanto in tanto 😛 Adesso mi aspetto però che Netflix ti contatti per proporti di mettere mano al remake della serie “Il decapitato senza pace”, dove introdurrai di persona ogni episodio esattamente come faceva Rod Serling in Night Gallery (o Anthony Quayle ne “Il soffio del diavolo”) 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        O, come sento più vicino, Lars von Trier in “Kingdom”. Mi presenterò in scena con lo smoking di Dreyer a sottolineare come sia il bene a vincere e il male a perdere, con sorriso sarcastico e voce fuori sincrono, che fa tanto cinefilo 😛

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Anche io lo “recuperai”, anche io concordo sulle poche scene ispirate e anche io preannuncio l’abisso della saga…che pur tuttavia ricordo sempre con affetto :-)!

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  7. Ti ho inviato un link, ma molto probabilmente WordPress non dà la possibilità di inserirlo…Hai una mail?

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  8. Pingback: Hellraiser 3 (1992) Inferno sulla città | Il Zinefilo

  9. theobsidianmirror ha detto:

    Probabilmente lo avranno già scritto altri nei commenti a questo post e/o a quelli adiacenti….Il problema di questa serie di film, e di questo capitolo in particolare, è la totale mancanza di rispetto per il testo originale di Barker. Si sarebbe potuto fare molto di più.. ci sarebbe stata la possibilità di approfondire seriamente quei milioni di spunti che lo scrittore generosamente ha sparpagliato in un libretto di nemmeno cento pagine… eppure tutto si riduce al faccione di Pinhead che, avrà sì il suo bell’effetto mediatico, ma la cui descrizione in “Schiavi dell’inferno” si riduceva a mezza riga di testo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Direi che sembra il classico sequel che non ha più nulla degli spunti iniziali ma si limita a ripetere le cose piaciute di più nel primo film. L’assenza di Barker certo non ha aiutato: nelle interviste dell’epoca se la tirava da cineasta ma in realtà si limitava ad assicurarsi che ci fosse il suo nome: su “cosa” fosse quel nome, poco importava.

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  10. Austin Dove ha detto:

    Costruire una città-labirinto escheriano può sembrare una bella idea, sulla carta: il risultato, una votta fatto nel film, fa davvero bena. Così come i mostriciattoli in stop motion: Clive torna, che qui va tutto a puttane!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo Clive ha subito lasciato la barca e si è limitato ad incassare l’assegno, lasciando bene in vista il suo inutile nome. Ha lasciato che altri distruggessero la sua opera incassando gli spiccioli: magari aveva paura che a scrivere lui qualcosa sarebbe andata pure peggio…

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  11. Austin Dove ha detto:

    c’è un errore, te lo ho segnalato^^

    Piace a 1 persona

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  15. SAM ha detto:

    Mamma mia !
    Mi sono visto questo film oggi perché completo sul tubo ed è stato scioccante .
    Non avevo mai visto il sequel ( e neppure il terzo film ) e ho capito di non essermi perso gran chè.
    Se già il primo film non era un capolavoro ( ma cmq un film dignitosissimo ) , questo è una mezza ciofeca.
    “Mezza” perché qualche idea o scena ispirata c’è, ma è rovinata da un film poco splatteroso, dall’ atmosfera più “leggera” da un ritmo lento e poco ispirato e personaggi caratterizzati da fumetto americano di serie B.
    Julia, da borghesuccia ricca e annoiata in cerca dell’ evasione dalla banalità del quotidiano del primo film, diventa una dark lady che vuole dominare il mondo tramite il potere della scatola ( in che modo non l’ho capito).
    I Cenobiti appaiono e scompaiono a casaccio: nel finale, ci sarebbe questa trovata di farli combattere contro un altro cenobita ( che spara battutacce da tipico cattivo da blokbuster hollywoodiano) che poteva essere interessante.
    Invece viene fuori una lotta veloce e priva di pathos, dove il nostro Pin Head fa pure una figura di palta.
    Non ho manco capito bene come e perché il cattivo muore nel finale .
    Come al solito le nudità femminili sono bandite dal film : sia mai che i ragazzi rimangano turbati dalla vista di un seno femminile !
    In compenso corpi squartati e un pene mozzato appeso a un gancio ( nel finale , col pilastro dei lamenti ) sono considerati accettabili dalla censura .
    Mah!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo Clive Barker ha mollato subito l’unico suo figlio nato vivo e si è buttato anima e corpo su “Cabal”, che sebbene sia un ottimo film è nato morto: una cosa è un piccolo film indipendente come “Hellraiser”, che costa due spicci e può girare per il mondo a fare successo, un’altra un prodotto hollywoodiano come “Cabal”, che costa e le major adorano massacrare i film, tagliandoli a casaccio, distribuendoli poi malissimo e quindi determinandone la morte. Se Barker avesse continuato a fare piccoli film sarebbe diventato un maestro del cinema, invece del bidello com’è stato.
      Nelle interviste dirà sempre che nei primi seguiti ci ha messo lo zampino, dichiarazione sbagliata: visto che fanno schifo, era meglio se si stava zitto 😀

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      • SAM ha detto:

        Ti faccio però notare che la New Line non era più di Corman dal 1983, quando venne acquistata da Harry Sloan e Larry Kuppin.
        Due avvocati che entrati nel mondo del cinema, erano stati tra i primi a far passare l’idea che un attore lasciasse il set pretendendo un trattamento economico migliore.

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